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Movimento dei focolari. Commenti ed e-mail tra critiche e confidenze

Vorrei, se mi riesce, fare qualche riflessione sugli effetti che sono scaturiti dalla pubblicazione da parte mia dei post relativi al movimento dei focolari. Ho ricevuto infatti molti feedback in tutto questo periodo, soprattutto all’inizio ma ancora capita che dal form dei messaggi privati riceva delle email in proposito.

Ho ricevuto sostanzialmente tre tipi di email: uno da parte di altri ex del movimento, due tipi invece da parte di suoi sostenitori.

Vorrei parlare inizialmente delle email dei sostenitori. Sono rimasta piuttosto sorpresa nel constatare che sono state davvero pochissime le persone che hanno mosso le loro obiezioni in modo pacato e maturo. Credo che in tutto, da circa 10 mesi a questa parte, siano state soltanto 5 persone e di queste solo 2 hanno accettato un dialogo alla pari.

Ho invece molto spesso trovato email e commenti che avevano una struttura sovrapponibile fra loro: cominciavano in modo pacato, ma nel giro di poche righe arrivavano rapidamente all’insulto, all’offesa personale. La maggior parte di loro ha cercato in altre parti del sito, spesso nel profilo, qualcosa che consentisse (a loro giudizio) di esprimere critiche personali orientate perlopiù sulle mie capacità professionali e umane e insinuazioni sul mio equilibrio mentale.

Molti di questi commenti erano redatti in pessimo italiano (forse sono stati scritti da non italiani?), quasi tutti ci tenevano a specificare di non appartenere al movimento.

Queste cose mi hanno generato il sospetto che i reali redattori di tali scritti fossero numericamente molto pochi, al massimo due o tre, e che lo scopo reale di tali scritti in fondo fosse quello di screditarmi e intimidirmi. Scopo risibile peraltro perché tali commenti hanno come effetto quello di solleticare il mio innato spirito di contraddizione e di spingermi invece ad andare avanti. L’unica ragione per cui finora non l’ho fatto è legata alla noia che è insorta nel parlare di un’organizzazione che ormai non mi rappresenta più nulla, né in bene né in male.

Nonostante questo però da qualche mese sto facendo delle riflessioni legate al primo tipo di feedback che ho ricevuto. La maggior parte di questi riscontri sono scritti da persone che vogliono rigorosamente mantenere private le loro esperienze, solo pochissimi hanno lasciato una traccia nel blog attraverso un commento pubblico.

Chi mi scrive lo fa in italiano, anche se alcuni sono di madrelingua spagnola, mi danno spesso i propri dati personali ma mi chiedono di non pubblicare nulla. Ho potuto verificare così che le esperienze di ingresso, permanenza e uscita dal movimento sono molto simili fra loro, mentre cambiano perlopiù particolari quali il settore in cui erano impegnati (gen, focolarini, volontari), cambiano gli aspetti della vita personale (matrimoni unici o multipli in successione…, numero di figli, tipo e livello di istruzione, tipo di professione).

Spesso si tratta di persone che hanno avuto una storia di permanenza all’interno del movimento molto più lunga della mia, con una media di circa 15-20 anni, e che presentano notevoli ferite nell’anima derivanti da tale esperienza prolungata e dal profondo senso di abbandono e solitudine che  hanno sperimentato in seguito alla decisione di lasciare il movimento.

Spero di riuscire a riprendere quest’argomento a breve, perché vorrei proprio parlare di queste ferite, straordinariamente simili fra di loro e simili a quelle che ho dovuto curare in me stessa negli anni successivi al mio allontanamento dall’opera.

Ci penso da mesi, non è un argomento semplice per molti motivi:

  • si tratta di un tipo di sofferenza legata a esperienze molto “sottili”, difficilmente comunicabili e difficilmente comprensibili per chi non ne ha avuto di analoghe.
  • queste sofferenze colpiscono una parte molto intima di sé e della propria identità personale
  • esse impegnano quello che è la spiritualità dell’individuo, che ne viene stravolta e confusa in un modo sconvolgente
  • il senso di solitudine esperito è talmente tanto grande che chi ne ha sofferto non accetta facilmente di esporsi a critiche, in quanto nella stragrande maggioranza dei casi sono fatte da persone totalmente incapaci di comprendere queto genere di esperienza, persone che mirano solo a far tacere la comunicazione di quest’esperienza per una difesa ad oltranza di qualcosa di indifendibile.

Ma vediamo quello che riesco a fare…

Intanto ho ripreso a mettere due righe una dietro l’altra, che è già una gran cosa.

Ah, dimenticavo:

BUON 2009!!!


EDIT: dimenticavo di dire che ad un certo punto mi sono seccata degli insulti e ho cancellato i relativi commenti senza alcun senso di colpa. Però, per ogni evenienza, ho mantenuto le email di notifica dove c’è l’indirizzo di posta elettronica e l’IP del commentatore. Non si sa mai…



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Ci sono 8 commenti

  • dioamore ha detto:

    Finalmente ti rileggo. Mi interessa la tua esperienza perché io frequento il movimento da molto tempo e posso dirti che per me l’incontro con il movimento è stato una occasione di crescita e approfondimento spirituale notevole sulle tematiche del Vangelo, tanto più che ho dato vita ad un sito web personale di spiritualità cristiana che mi appassiona.

    Frequentando da molto tempo il movimento, può succedere che agli incontri “at large” si risentano sempre i soliti discorsi, si vedano video che si sono visti e rivisti, cosa che, per un veterano, possono annoiare e stufare dando un senso di monotonia, magari provocandone l’allontanamento, ma per chi li sente per la prima volta possono interessare ed entusiasmare.

    Con il sito web speravo di trovare un maggior feedback sia da parte degli aderenti del movimento con cui spesso mi vedo, sia da parte di credenti e non credenti comuni che invece non ho trovato nella misura in cui mi sarei aspettato. Questo mi ha un po’ deluso, ma mi ha fatto capire quanti luoghi comuni e stereotipi negativi circolano in merito all’opera della Chiesa, quanto poco interesse c’è sulle tematiche religiose più spirituali e quanta poca conoscenza approfondita c’è del Vangelo nelle persone comuni. Comunque buon 2009.

  • Lisa72 ha detto:

    Commento OT: ho provato a commentare il minipost ma non mi dà il form per farlo… quindi ripiego qui ^_^
    Trovo la tua soluzione ottima: ritengo inoltre che sia profonda maleducazione permettersi di offendere degli ospiti in casa d'altri!!!!!
    UN caro abbraccio, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    Lisa ho disabilitato i commenti per il minipost. Volevo solo avvisare quell'imbecille che comunque, anche se crede di essere anonimo, quando commenta lascia una traccia. Non ho pensato che altri lettori potessero esprimersi al riguardo. Ora rendo nuovamente abilitata la funzione dei commenti.

    dioamore scusa se non ti ho risposto… ho problemi di fantasia, ultimamente

  • trafaredire ha detto:

    Aristotele diceva che nessun uomo al mondo desidererebbe vivere senza amici; oggi si potrebbe riformulare questo concetto con altre parole: che non c’è felicità in assenza di reciprocità.
    Tutti però sperimentiamo che il rapporto con l’altro contiene in sé un’ambivalenza: se da un lato può procurarci felicità, dall’altro non esclude la possibilità della ferita.
    Per ridurre i rischi derivanti da questa ambivalenza limitiamo i nostri rapporti solo a pochi soggetti amici, tentando di risolvere il problema delle diversità escludendole dalla nostra vita quotidiana. L’altro, proprio a causa della sua diversità, viene vissuto sempre più come una minaccia e il rapporto diretto con lui come un attraversamento rischioso da sostituire con rapporti anonimi e forme di reciproca indifferenza immunizzanti.
    Ma, nonostante la paura di ferirsi, l’esigenza di reciprocità è innata nell’uomo e le persone sono più propense alla generosità quando si segue una logica di prossimità anziché di indifferenza: ad esempio è dimostrato che se i comportamenti scorretti suscitano risposte punitive, l’altruismo genera un altruismo di risposta. In altre parole: se tu non fai quello che potevi fare per me io sono anche disposto a perderci pur di punirti; ma se tu lo fai, rischiando del tuo, io sono disposto a ottenere guadagni minori per ricambiare. Anche in ambiti caratterizzati da situazioni di indigenza e miseria, se l’altro accetta il rischio di perdere qualcosa di suo, il condizionamento dello stato di bisogno passa in secondo piano e prevale l’impulso a ricambiare. Ciò significa che la fiducia, rischiosa e costosa, spinge chi la riceve a comportarsi in modo degno; riduce di molto gli opportunismi e favorisce lo sviluppo. Il segreto per superare l’indifferenza che ci impedisce di incrociarci e di incontrarci allora è quello di compiere atti di gratuità rischiosi per creare occasioni di reciprocità non sfuggendo al vero rapporto umano per paura di ferirsi.

  • César ha detto:

    Cara Uyulala,
    al dire il vero, la mia esperienza di lettura dei tuoi commenti mi hanno sempre portato a una introspezione profonda nei miei confronti ed anche del movimento. Penso non c’è gruppo umano che non ci patisce per il sol fatto di essere conformato da persone; non c’è neanche famiglia che non abbia dei membri malati, che tendono a creare un clima di sommissione degli altri, che non sono riusciti a maturare. Nonostante, anche se noi siamo una famiglia, dico quelli che apparteniamo all’Opera, questo non ci permette non accettare che siamo quello che siamo, che facciamo tanti sbagli e che, anche se non vogliamo, la nostra dinamica ha ferito diverse persone. Questo, penso, dobbiamo accettare con grande serenità e soltanto vale un chiedere un grande perdono per non essere stato alla altezza di quello che annunciamo. Io vorrei chiederlo perchè anch’io ho ferito qualcuno….
    Vorrei dirti, Uyulala, che ti ringrazio veramente di cuore, perchè anche se non condivido qualche pensiero, opinione, o interpretazione sui fatti o frasi, ho sempre avuto una percezione di grande rispetto da parte tua nei nostri confronti. Debbo anche dire che allo stesso tempo condivido molte delle tue riflessioni.Con questa stessa sincerità devo anche dire che questo non mi capita con l’altro sito delle ” luci e ombre dei focolari…”. Sento invece che in te si avverte una ricerca dell’uomo….e solo con il leggere “sacroprofano” mi porta alla tua ricerca, anche mia, di pienezza….
    Dio non ha sbagliato con nessuno…e veramente, non so se tu sei credente, ma comunque sento che la realizzazione del uomo è la tua e la mia strada, e ,umilmente lo esprimo, di Dio.
    Non so se ricordi un’altra lettera che ti ho inviato, anche chiedendo delle scuse per il mio italiano. Li ti dicevo che se l’ideale, il carisma non ci fa diventare più uomini, allora non va mica bene….
    Penso che non dobbiamo aver paura di confrontarci con l’umanità di noi stessi; non temere di fare le nostre sintesi, perchè sempre saremo noi a farle e nessuno può prendere quel posto e responsabilità di vivere la vita al nostro luogo. Per dire il vero, non so perchè scaturiscono degli insulti verso di te….o sono troppo ingenuo o magari ho capito male l’ideale …ma a me mi fa un bene immenso leggerti, non solo questa parte sul movimento; ce ne sono altri molto interessanti.
    Penso che quando ci esperimentiamo amati, ci rasereniamo….e possiamo amare in modo semplice…questo ci fa contenti…mette in atto ogni nostra potenzialità, capacità…
    Un grande abbraccio dalla Sudamerica,
    César

  • Uyulala ha detto:

    Spero che Trafaredire non me ne voglia se non dò una risposta al suo intervento. Ho già visto nell’arco di quest’anno che abbiamo due stili di comunicazione piuttosto diversi e a volte i colloqui con lui sono risultati complicati e farraginosi

    per Cesar
    mi ricordo di te, ho anche cercato fra le mie email quella che mi avevi scritto. Non l’ho trovata e mi chiedo se questo è dovuto al fatto che hai scritto proprio un commento: di solito le notifiche dei commenti non le conservo (presuppongo sempre che i commenti rimangano qui…)
    Ti ringrazio per le tue parole che percepisco sincere. Rispetto a quanto scrivi, io non sono così convinta che i problemi che io ho esposto e che altri ex hanno confermato siano legati a “pochi elementi”, penso che sia proprio la modalità in cui è strutturata l’opera che porta a tutto ciò. Ritengo invece che ci siano nel movimento delle persone che riescono a vivere un iteale in modo sincero NONOSTANTE la struttura dell’opera e in perfetta buona fede rispetto ad essa. Penso che probabilmente tu sia uno di questi e immagino che tu personalmente grosse sofferenze non ne abbia provocate.
    Questo genera in me un grande dispiacere perché poi alla fine la responsabilità di tanta sofferenza finisce per ricadere sulle spalle di chi è veramente sincero e “pulito”

    Un abbraccio!

  • monica ha detto:

    ciao uyulala, il mio italiano è disastroso, sono argentina. innanzitutto grazie per quanto hai scritto….pensavo che ero io l’unica a vivere così male l’allontanamento al movimento dopo 20 anni di appartenenza. adesso ho 31 anni e capisco che sn stata fortunata ad allontanarmi “in tempo”. Ho fatto un percorso molto simile al tuo con tante sofferenze (ancora oggi giacchè i miei sn parte del mdf e pregano da anni per la mia conversione!). è molto sollevante leggere quanto hai scritto. Ho letto tutto, con calma, identificandomi con ogni frase. Anch’io sn stata in una unità gen (pure unità arcobaleno) e poi il distacco e la dellusione c’è stata forte. Chissà se tutti quelli anni prima o poi avranno un senso nella mia vita…Ti ringrazio ancora. Monica

  • Uyulala ha detto:

    per Monica:
    Sono molti mesi che cerco di riprendere a scrivere, finora non ci sono riuscita per molte ragioni, alcune legate alla mia vita privata ed altre legate al fatto che le riflessioni sull’esperienza del movimento sono diventate molto caotiche e non sono finora riuscita a “restituire” gli effetti di queste riflessioni. Vorrei però riprendere, soprattutto perché ogni tanto mi scrivono delle persone che, come te, confermano quanto dico, i passi che descrivo e la sofferenza che sono costretti ad attraversare. E’ una promessa che faccio frequentemente ma che finora non sono riuscita ad onorare…

    Comunque il tuo italiano è molto buono

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