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FaceBook e i discorsi sull’Uomo

Qualche giorno fa su FaceBook è nato un interessante scambio di idee in seguito alla pubblicazione di QUESTO LINK ad un articolo di GIORNALETTISMO, al quale ho contribuito come consulente.

Ben presto lo scambio di opinioni si è dirottato dal tema del razzismo (quello è infatti l’argomento dell’articolo) a temi più squisitamente esistenziali. Voglio riproporlo (dopo aver chiesto il permesso ai partecipanti) perché vi ho trovato degli spunti che non vorrei perdere.

Non riporto i commenti all’articolo, ma comincio da quelli che hanno dato origine alla “deviazione”.

[…]

Vera alle ore 4.41 del 17 gennaio

in cosa sono imperfetti gli uomini? Rispetto a quale canone di perfezione? Rispondimi solo di giorno:) Hai tempo un mese. Besos

Andrea alle ore 4.53 del 17 gennaio

Allora… vediamo se riesco a spiegarmi ora, in poche righe, anche se a dire il vero servirebbe un trattato.

Gli uomini sono imperfetti in quanto sempre e comunque votati all’interesse personale. Anche quando fanno opere di bene ed agli occhi dei più sembrano fatte senza malizia, essi ne traggono un giovamento o comunque una soddisfazione personale (materiale o morale che sia).

L’uomo perfetto è un uomo che compie azioni morali in quanto lui stesso morale. In parole povere, un uomo perfetto è colui che compie una buona azione senza trarne un qualsivoglia giovamento, è colui che pensa al bene comune e non al proprio. In una società di uomini di questo tipo potrebbe persino regnare l’anarchia in quanto il mondo si reggerebbe su una naturale propensione umana al bene comune. Cesserebbe d’esistere qualsiasi condizione di divario sociale in quanto verrebbe annullata a priori dall’azione morale.

Per giungere a questo punto bisognerebbe estirpare dalla mente umana tutta una serie di pregiudizi, false credenze, ideologie, stereotipi, credi religiosi, politici e riuscire a risvegliare in essa la necessità di una società senza conflitti.

Al contrario la natura umana si basa sul conflitto. L’uomo cerca sempre una nuova sfida per superare un altro uomo, per fama, potere, ricchezza, pseudo immortalità, idea di un posto comodo una volta morto.

Per tutti questi motivi sono stati creati credi religiosi, politici, beni di consumo, falsi bisogni per cui l’uomo resta ancorato alla propria natura di cacciatore/preda di sè stesso. Liberarsi di questo retaggio animalesco che ci portiamo dietro da quando il primo essere monocellulare ha iniziato ad esistere è pressoché impossibile.

Le scelte che compiamo tutti i giorni sono il frutto della nostra imperfezione ed il nostro essere ancora legati a filo doppio alla nostra origine animale. Pensare ed agire moralmente è impossibile finché non avverrà un’illuminazione mentale tale per cui l’uomo riuscirà a capire che ciò che egli desidera non è ciò di cui realmente ha bisogno.

Io stesso sono il primo tra gli imperfetti. Ho desideri di cose assolutamente inutili, che non faranno di me né un essere migliore né un essere peggiore. Eppure sono io stesso legato a questi desideri, a questi falsi bisogni e non so come scindermi da questi.

Dopo anni passati da cattolico, dopo essere stato battezzato, confessato, comunicato e cresimato ho scoperto ad esempio che non ho bisogno di un paradiso per voler compiere una buona azione. Ad ogni modo però, da una buona azione che compio non sono ancora in grado di non trarne una soddisfazione personale, un intimo godimento nel poter dire a me stesso “sono stato bravo”. Ce n’è tanto di lavoro da fare e sono solo all’inizio.

Comunque è un po’ impossibile per me risponderti di giorno, di solito quando sorge il sole io mi infilo nelle coperte e prendo sonno 🙂

Gli ultimi tempi sono riuscito a farlo grazie ad una breve vacanza dal lavoro e da Venezia.

Vera alle ore 5.37 del 17 gennaio

…ma grazie:D Leggo più tardi

Donatella alle ore 9.13 del 17 gennaio

@ Andrea: in compenso ti ho letto io ora e devo dire che hai esposto perfettamente quello che è ANCHE il mio pensiero. Eccetto il fatto che non sono buddista. Pur amando molto il buddismo non intendo appartenere MAI PIÙ’ ad una religione, quale che sia.

Vera alle ore 11.05 del 17 gennaio

“un uomo che compie azioni morali in quanto lui stesso morale. In parole povere, un uomo perfetto è colui che compie una buona azione senza trarne un qualsivoglia giovamento, è colui che pensa al bene comune e non al proprio.” beh sì, il nostro è un mondo imperfetto ed aggiungo:quelli che tendono comunque alla perfezione rischiano di essere chiamati stolti, di essere fraintesi e di far dubitare che ci sia invece un qualche furbo progetto nei loro gesti.

comunque ho letto tutto ora:) Poi non ce l’ho fatta e sono andata a letto

Andrea alle ore 23.07 del 17 gennaio

Donatella, non considero il buddismo una religione, la considero un modo di vivere e non mi sento d’appartenergli, è il buddismo che m’appartiene perché sono stato io a sceglierlo e nessuno me l’ha imposto. Lo prendo e lo pratico in via meditativa quando più ne sento il bisogno, è comunque una disciplina che mi permette d’allontanarmi dai miei desideri e di riavvicnarmi alle mie reali necessità.

Donatella alle ore 23.35 del 17 gennaio

Andrea: si, ho amici che vivono il buddismo in modo simile a quanto descrivi. Ma il buddismo è anche una religione, sebbene tu possa non viverlo in questo modo. Dentro di me è maturato un bisogno di non-appartenenza e seguo questo mio bisogno. Io non appartengo. Non seguo uno schieramento politico, sul piano spirituale non rientro in nessun tipo di spiritualità sebbene abbia attinto da molte fonti. Come psichiatra sono molto anomala e mi sono anche rifiutata di appartenere ad una società di psicoterapia perché ho potuto constatare che le società di psicoterapia diventano molto spesso simil-religiose.

Ho provato pratiche meditative ma a me fanno l’effetto opposto: mi allontanano da me stessa.

Fra l’altro ho notato che tutto può diventare religione se hai il temperamento che ti spinge a farlo. Ognuno dovrebbe imparare a seguire le proprie caratteristiche personali. Sono convinta che il tuo modo di vivere il buddismo per te vada benissimo.

Andrea alle ore 23.49 del 17 gennaio

Donatella, effettivamente hai ragione, poche ore fa parlavo con un collega dell’indottrinamento vero e proprio che fanno certe compagnie alberghiere nei confronti dei loro manager, snaturando il nostro lavoro che è fatto di flessibilità, parlantina, battuta pronta, facendolo diventare una specie di catena di montaggio, cosa che non può essere in quanto il rapporto umano qui è essenziale ed il recepire il linguaggio non verbale è fondamentale.

A me piacerebbe poter credere in una cosa sola: l’uomo. Purtroppo però è difficile poterlo fare e le delusioni sono tante.

Donatella alle ore 23.55 del 17 gennaio

Eh Andrea… entriamo in un discorso che ci porterebbe a parlare per un anno intero. Ho l’impressione che l’essere umano stia scivolando sempre di più verso un imbarbarimento e una perdita progressiva della capacità di maturare e di diventare consapevole. Non riesco a capire perché ciò succeda, ma lo noto. In queste condizioni come si fa ad avere fiducia nell’uomo? Difficile…

Andrea alle ore 0.17 del 18 gennaio

Beh, credo che il motivo per cui l’uomo in generale stia autotarpando la consapevolezza di sé sia da ricercare nell’uomo stesso.

Droghe, alcol, religioni, beni di consumo sono strumenti che permettono di non pensare.

Non pensare, anestetizzare il proprio io, è più facile che non affrontarlo e conoscerlo. Basta mezza bottiglia di whysky per dimenticarsi per un giorno e mezzo i propri problemi è un’ottima soluzione per chi non ha il coraggio d’affrontarli. E’ come chiedere al drogato perché si droga, lui non lo sa ma è per sfuggire alla realtà ed evitare di pensare. Lo stesso per chi segue ciecamente un credo religioso. E’ solo per evitare di prendere decisioni e per scaricare i propri fallimenti su di una volontà “divina” sulla quale lui non ha il controllo.

Il problema principalmente è che siamo talmente tanto “lobotomizzati” durante i nostri primi anni di vita che ci dimentichiamo cosa significa provare un’emozione vera e quando la proviamo ci prende il panico.

E se l’emozione che proviamo porta tristezza la troviamo insopportabile.
Siamo cresciuti con l’idea che la vita debba essere facile e felice, con la conseguenza che ora vogliamo che le persone che ci stanno attorno vivano per sempre per non provare la tristezza di un lutto.

Che egoismo!

Io stesso ci sono passato, ci sono uscito e devo dire che mi vedo e mi sento più forte di prima. So anche cosa vuol dire cercare di “non sentire” e devo dire che ho cambiato idea su questa decisione a causa dell’effetto degli ansiolitici che mi facevano sentire male ma non riuscivo ad esprimerlo e mi sentivo scoppiare.

Donatella alle ore 0.25 del 18 gennaio

si, pienamente d’accordo. Mi rimane sempre l’interrogativo: perché succede? Perché tutto questo bisogno di non pensare? Le sofferenze in questo modo aumentano anziché diminuire

Andrea alle ore 1.17 del 18 gennaio

Allora, m’è successo più di una volta nella mia vita che quando passavo un certo periodo vivendo a stretto contatto con una persona, questa mi dicesse che vivere accanto a me gli/le faceva sorgere dei dubbi riguardo la sua vita e trovava questo insopportabile.

In questo modo ho perso diverse amicizie e diversi rapporti sentimentali a cui tenevo molto.

Mi sono reso conto che la maggior parte delle persone preferisca non doversi misurare con sé stessa per evitare di scoprire d’essere inadeguate alle loro stesse aspettative.

Accettare d’essere persone imperfette è difficile, doloroso.

Oltre a tutto questo: siamo sicuri che gli esseri umani vogliano essere felici? Oppure dicano di voler essere felici e dimostrare di non esserlo solo per ottenere l’attenzione altrui e l’altrui soccorso?

E’ un po’ come quando si è ragazzini e non si vuole andare a scuola, si finge il mal di pancia e se la mamma o il papà ci credono è fatta. Oltretutto se mamma e papà ci credono oltre a non mandarci a scuola ci cureranno come fossimo veramente malati. E non si prova una distorta soddisfazione da tutto questo?

Sarebbe meno bello dire: “oggi non ho voglia di andare a scuola altrimenti finisce che mi interrogano in matematica e non so nulla!” e mamma e papà che ti rispondono: “va bene, prendi 50 euro e vai a farti una passeggiata in centro, fai un po’ di shopping e comprami un chilo di pane”, non credi?

La verità è che essere felici è difficile, più difficile che essere infelici ed essere infelici (veramente o no) è più redditizio nei rapporti umani.

Abbiamo bisogno di contatto fisico e mentale con gli altri esseri ma abbiamo paura di mostrare come siamo realmente e quindi ci mettiamo addosso questa specie di (passami il termine colorito) “preservativo dell’anima” per sentire il contatto ma non lasciar uscire niente di noi, non infettarci e non essere realmente raggiungibili.

E se per caso troviamo una persona che non ha il “preservativo” addosso e questa ci tocca e ci rende partecipi di ciò che realmente è ci spaventiamo e scappiamo via.

Probabilmente sono un pazzo a scrivere certe cose ma è quello che sento io nei miei rapporti con il resto del mondo e credo lo sentano un po’ tutti. Non sono io quello speciale, anzi, tutto il contrario, semplicemente io ho solo le parole per dirlo e spiegarlo.

Vera alle ore 1.36 del 18 gennaio

la felicità non è più un valore…perché raramente la si riesce a condivider con gli altri…forse

Andrea alle ore 1.38 del 18 gennaio

Mi sa che dobbiamo mettere su un circolo se continuiamo così.

Vera alle ore 1.38 del 18 gennaio

è qualcosa che non si vende, che non si compra, che non ha una forma…in buona sostanza non ha mercato….che cinica:)

🙂 Io sono di poche parole. Mi piace ascoltarvi. A presto, notte

Andrea alle ore 1.52 del 18 gennaio

Vera, la felicità intesa dall’uomo comune è legata al possesso: ho una bella villa, ho una bella macchina, un bel vestito, una bella moglie, dei bei figli e allora sono felice. Poco importa se per avere tutto questo sono un farabutto che frega gli altri, io possiedo quindi sono felice.

Togli gli status symbol a questa persona e si suiciderà perché non saprà vivere con sè stessa.

Chissà perché mi viene in mente quella canzoncina per bambini che fa: “Era una casa molto carina, senza soffitto, senza cucina…”

Vera alle ore 2.03 del 18 gennaio

io allora sono fortunata. Perché in fondo conosco un’altra felicità come conosco il dolore.

Andrea alle ore 2.09 del 18 gennaio

Si, sono in pochi a poter dire d’essere fortunati senza aver bisogno di cose inutili… 🙂 Sei molto fortunata 🙂

Donatella alle ore 9.11 del 18 gennaio

Sono andata a dormire e mi sono trovata questa bellissima conversazione ulteriormente sviluppata. Purtroppo qui su FB lo spazio è veramente sacrificato per riuscire a sviluppare adeguatamente questi emi.

Andrea: nel tempo ho imparato a tacere, ad esprimermi il meno possibile sui temi di cui tu parli e con i quali mi trovo perfettamente in linea. La cosa singolare è che, nonostante questo, a me succede più o meno la stessa cosa: mi ritrovo sola. Come se, al di la delle parole, trasparisse in me l’insofferenza per un certo modo di vivere e di intendere la vita. A dire il vero la cosa non mi dispiace affatto: non ci tengo, sinceramente, ad impostare le relazioni umane su un piano di superficialità e lo faccio solo quando non posso farne a meno, come nel caso dei rapporti di lavoro.

In alcuni casi mi è dispiaciuto molto perché ho potuto vedere nel tempo che persone originariamente di un certo spessore e decisamente “belle” a poco a poco (e a volte neanche tanto lentamente) vendessero le proprie caratteristiche per ottenere potere, più soldi, prestigio o anche solo una considerazione sociale fasulla e superficiale. All’inizio questa cosa mi sconcertava e mi addolorava, ora neanche più questo. Non è che mi ci sono abituata ma lo prendo come un dato di fatto. In alcuni casi sono riuscita a cogliere i segni iniziali di questo percorso di involuzione e sono stata io stessa ad allontanarmi, in punta di piedi. Vedo poi le persone arrabattarsi e combinare dei casini pur di ottenere queste “cose” (come dicevi tu, Andrea). A dire il vero spesso ho anche i miei dubbi che la gente cerchi di ottenere la felicità. Penso che ciò che vogliono ottenere sia in fondo solo di non guardare dentro se stessi per mantenere quell’ideale di sé infantile e fasullo e potersi raccontare la fesseria di essere, in fondo, come dei.

Donatella alle ore 9.22 del 18 gennaio

Tra l’altro questa parte di conversazione è così interessante che vorrei copiarla sul mio blog, se voi siete d’accordo…

Vera alle ore 13.24 del 18 gennaio

ciao, riesco a connettermi solo ora. Io son d’accordo ma poco ho detto:D

Donatella alle ore 13.29 del 18 gennaio

Aspetto Andrea allora 🙂

Andrea alle ore 1.11 del 19 gennaio

Perfetto, fai pure e scusa il ritardo.
Di giorno io dormo 🙂

Kipapa2SuGiu2


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Ci sono 6 commenti

  • IO ha detto:

    Prova di commenti

  • Logico ha detto:

    Se su “faccialibro” si arriva a stimolare queste chiacchierate, forse dovrei rivedere la mia posizione di non iscrivirmici….
    O forse potrei cercare qualche testo dei classici filosofi greci e dialogare un po’ con gli antichi… Pensavo di farlo qualche giorno fà, valutando che l’unica vera democrazia la hanno avuta solo loro (=quella per partecipazione diretta). Ma era solo un tentativo di autoconsolazione per la delusione dopo il senso di impotenza per i fatti recenti di Gaza.

  • Uyulala ha detto:

    Penso che, come la stragrande maggioranza delle cose della vita, anche FB non sia di per sé né buono né cattivo, dipende da come lo usi. Quella discussione è stata così bella per me che mi è sembrato un vero peccato che venisse inghiottita dagli aggiornamenti successivi.
    Per quanto riguarda Gaza… che vuoi che ti dica, su FB (come in altre zone di internet) l’unica cosa che si possa fare è sostenere Vittorio Arrigoni. Lui sta lì e quando può aggiorna sia il suo FB che il suo blog. Almeno riporta informazioni di prima mano…

  • dioamore ha detto:

    Secondo me la felicità consiste nel riuscire a diventare amore. Volevo poi proporti questo video: DONNE URLATRICI
    it.youtube.com/watch?v=IqEHWCl4Ikg e sapere cosa ne pensi.

  • riccardo gavioso ha detto:

    in età adulta alcuni uomini riescono ad evolvere, ma la maggioranza involve nella direzione che hai indicato…

  • Uyulala ha detto:

    per Riccardo
    … e purtroppo sono proprio questi ultimi che si fanno sentire maggiormente…

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Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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