Le relazioni pericolose è un romanzo molto particolare, da cui son stati tratti alcuni film. Il più noto è quello interpretato nel 1988 da Glenn Close e John Malkovich. Un brano di questo film mi interessa particolarmente, ed è quello in cui Valmont lascia la donna che ama (interpretata da Michelle Pfeiffer) utilizzando come un sinistro mantra la frase “It’s beyond my control!”, “Trascende ogni mio controllo”
L’arte, quand’è vera arte, ha sempre la straordinaria capacità di esasperare le caratteristiche umane per renderle più evidenti.
Molto spesso infatti usiamo espressioni simili nella nostra vita. Per esempio:
- Non ci posso fare nulla
- Io sono fatto così
- E’ il mio carattere
- Non controllo questa cosa
Mi sono spesso chiesta fino a che punto siamo sinceri nell’usare queste espressioni o invece non sia un modo molto comodo per sottrarci alle nostre responsabilità. Ultimamente con la mente torno spesso all’argomento legato all’ipocrisia della mente umana, ai trucchi che riusciamo a mettere in atto per nascondere prima di tutto a noi stessi le nostre reali intenzioni e la nostra volontà più profonda.
Quante volte, mi chiedo, abbiamo usato con gli altri o con noi stessi una di queste frasi per giustificare una scorrettezza, una cattiveria o per evitare un cambiamento che era, invece in nostro potere?
Nel frattempo che ci riflettiamo tutti, godiamoci i filmati, in italiano e in inglese
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- Samsara


























Si chiama anche “mancanza di senso di responsabilità nell’assumersi le proprie colpe”.
Assolutamente vero!
A volte però un “questo è il mio carattere” è un modo di affermare la propria identità difronte a cerca di spingerti a diventare quello che lui vorrebbe…
Un caro abbraccio, Lisa
per Lisa
di solito le mie osservazioni hanno lo scopo di generare una riflessione verso se stessi. Solo tu puoi sapere se quello che dici corrisponde ad una reale caratteristica di carattere o è una menzogna detta prima di tutto a te stesso.
Proprio pochi giorni fa stavo riflettendo (una volta ancora) sui mille modi con i quali mentiamo o ci nascondiamo a noi stessi: siamo fatti di talmente tanti strati che fare i conti con ciascuno, scendere davvero in profondità, richiede una disciplina e una determinazione che pochi hanno, specie quando questo comporta come risultato la distruzione dell’immagine di noi stessi che abbiamo pervicacamente costruito. E’ più facile continuare a raccontarcela: “sono così, sono cosà”, e trovare il modo di far passare per pregi anche i nostri difetti.
Ti abbraccio
Ciao Paolo!
Che piacere ritrovarti!
Hai espresso esattamente quelle che sono anche le mie riflessioni. Grazie.
Sai, la cosa veramente importante è che uno lo sappia per sé stesso com’è il suo carattere. Se ci riesce senza raccontarsi palle, indipendentemente da quello che poi se ne fa, di questa consapevolezza, tanto di cappello, questo è quasi nirvana.
Quello che raccontiamo agli altri per proteggerci (che magari Valmont ha un carattere del piffero e lo sa benissimo) o salvarci la faccia è un’altro discorso.
Io ho imparato una bella cosa da mio marito: a stare attenta alle palle (bugie bianche, si dice) che racconto, perché poi l’altro cerca di trovare una soluzione al preteso problema e non se ne esce fuori senza ulteriori palle o una figuraccia.
D’altronde ce ne sono di cose nella vita che sarebbe meglio non dire agli altri. E non gliele dici.
per Mammasterdem
infatti credo che l’unica cosa veramente importante nella vita sia quella di rendersi consapevoli di quello che si è e di conseguenza di quello che si fa. Sono assolutamente d’accordo che poi ognuno è responsabile di quello che fa con questa consapevolezza.
Il guaio è che spesso le balle le raccontiamo PRIMA a noi stessi e POI agli altri incasinandoci in passaggi successivi e arrivando al “prodotto finale” con un groviglio tale da far invidia ai gomitoli di lana usati da una famiglia di gatti…
« Nella condizione umana c’è una verità: che tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che mentono». (Dr. Gregory House)
> “Mi sono spesso chiesta fino a che punto siamo sinceri nell’usare queste espressioni o invece non sia un modo molto comodo per sottrarci alle nostre responsabilità.”
Tu cosa guardi? Il comportamento di lui o la reazione di lei?
Si può rispondere alla tua domanda se ci conosciamo a fondo e sappiamo cosa vogliamo. Se non ci conosciamo e non sappiamo cosa vogliamo ogni risposta rischia di cadere nella menzogna o nell’ipocrisia. E’ forse più sincero dire “non ho voglia”, senza vergognarsi di passare per svogliati.
purtroppo, dire queste frasi è un privilegio che non posso permettermi
“Mi sono spesso chiesta fino a che punto siamo sinceri nell’usare queste espressioni o invece non sia un modo molto comodo per sottrarci alle nostre responsabilità…”
Chi è senza peccato scagli la prima pietra…
E chissà, quante volta sono state usate strumentalmente nei nostri confronti, queste autoconsolazioni….
ciao carissima…
in fase pigrizia creativa????
Eh… la crisi creativa dura ormai da tanto tempo…
Queste non sono solo frasi di circostanza adoperate per giustificarsi di fronte a terzi o a sé stessi. E’ vero, hanno questa funzione; io ad esempio me le sono ripetute decine di volte quando si trattava di evitare estenuanti e inutili lotte per cercare di migliorarsi, o di rinunciare a vani tentativi per cessare cattive abitudini. C’è del realismo in queste affermazioni che possono apparire solo di comodo.
Se i nostri comportamenti hanno anche (e forse soprattutto) una base biologica, allora dire:<> è una presa d’atto che il nostro libero arbitrio ha dei limiti piuttosto ristretti. Comunque dei limiti. Siamo liberi ma la nostra libertà non è assoluta.
errata corrige
dopo “allora dire” compariva una frase di quelle elencate nel post.