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Nuvola di parole

Occhi di cristallo

E’ strano. Mi sono sempre innamorata di uomini dagli occhi chiari. Verdi o azzurri, talvolta cangianti, ma sempre molto chiari. Non saprei dire il perché. E’ pur vero che nella mia vita ci son stati pochi uomini, ma erano tutti con gli occhi chiari.

Lo scorgo in mezzo ad altri colleghi. Piccolo, capelli grigi, occhi di cristallo, voce morbida. Non lo vedo da tanto tempo. Non ci parlo da diciotto anni. Una brevissima, fugace relazione che mi ha sconvolto la vita, un anno passato a soffrire come una bestia e poi la rassegnazione. In fondo capita più o meno a tutte le donne di essere ingannate sui sentimenti per ottenere una scopata.

Poi tante cose nella vita sono passate, tante esperienze, tante sofferenze, delusioni, decisioni impopolari. La nascita della mia splendida figlia. Il lavoro. Tante cose.

Lo rivedo circa una settimana fa. Ci siamo intravvisti solo altre due volte, allora avevo cercato di evitarlo ma questa volta lo saluto cordialmente. Durante la pausa pranzo ci mettiamo a parlare. Quasi subito lui introduce quei pochi ricordi che ci accomunano.

Scopro che ricorda tutto, con una precisione impressionante. Ogni gesto, ogni situazione. Mi chiedo se ricorda anche il nostro lunghissimo colloquio, un dialogo nel quale ci siamo scambiati l’anima, o così pensavo prima che lui sparisse i modo piuttosto antipatico. Sembra quasi che mi legga nel pensiero. Mi dice ancora “Io mi ricordo tutto”.

“Quanto tempo è passato?”

Faccio un calcolo mentale. Era il 1991. Diciotto anni. Glielo dico.

Mi dice che sono stata importante per lui. Io guardo quegli occhi cerulei che si posano con insistenza sul mio viso. Gli dico che ero convinta che per lui sia stata una storia fugace. Mi risponde di no.

“Ero molto coinvolto, questo mi ha spaventato molto e sono fuggito”.

Ci scambiamo ancora qualche parola. Lui mi chiedei il numero di cellulare e mi dà il suo. Poi mi dice di aspettarlo, deve andare in bagno.

Lo aspetto. Non torna. Il convegno rincomincia. Lavori di gruppo e poi la plenaria. Mi siedo al mio posto. Mi volto e lo intravvedo in fondo alla sala, per un attimo rivivo situazioni già vissute 18 anni fa. Il convegno è interessante, lo seguo volentieri. Quando finisce mi avvicino a salutarlo. E’ ancora seduto. Gli metto la mano sulla spalla, lo chiamo per nome e lo saluto. Lui prende la mia  mano e la bacia. Poi vado via.

Faccio fatica a riordinare il materiale e le mie cose, mi siedo in auto e torno a casa ma non posso restare ferma. Mi cambio ed esco. Vago per la mia città a passo lento, con mille pensieri in testa. Tutta una vita, tante sofferenze, tante scelte, tante cose maturate in me si sono sviluppate in un certo modo perché ho creduto fino alla settimana scorsa che una persona mi avesse ingannato, mi avesse scopata e mi avesse (più o meno diplomaticamente) mandata al diavolo.

I passi contano i miei ricordi, scandiscono come il battito di un orologio il vuoto strano, anomalo che sembra avermi cancellato, resettato l’hard disk.

Allora la paura di essere troppo coinvolto l’ha fatto scappare. Ha avuto esperienze finite male, alcune malissimo, ma è da me che è scappato via.

Passo dopo passo dentro me sento disgregarsi tante cose di questi 18 anni, e a poco a poco ricostruirsi con un senso differente. Non so dire se sono incazzata, triste o, in fondo contenta.

In fondo sono contenta perché per me questo vuol dire che nessuno mi ha mai voluto ingannare.

E sono incazzata. O forse molto triste. Le paure spesso impediscono alle persone di vivere qualcosa che, chissà, magari sarebbe stato molto bello e intenso. E’ la prima volta che mi scopro a giocare al gioco del “se fosse stato”. E’ un gioco stupido. Lascio che il casino nella mia testa e nel mio cuore trovi da solo il modo di sistemarsi. Torno a casa.

Ripenso a quello sguardo limpido come il cristallo, alla sua voce morbida, uguale a quella di tanti anni fa. Ripenso a quei momenti passati da poco, nella pausa pranzo.

“Aspettami, vado in bagno”

E’ scappato di nuovo.

Ci sono cose degli esseri umani che non capirò mai.

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Ci sono 10 commenti

  • rossana ha detto:

    E che c’è da capire, se non il fatto che è stato , diciotto anni fa come adesso, consapevole di non essere all’altezza. Effettivamente…

  • Uyulala ha detto:

    Ciao Rossana
    Sai, 18 anni fa aveva anche un senso scappare, visto che io ero innamoratissima. Ma ora? ❓

  • rossana ha detto:

    Domanda : come mai ricordava tutto dopo 18 anni?
    Te lo dico io, che non sono nata ieri: Soltanto un uomo che ha amato molto una donna se ne ricorda dopo tanti anni. Non voglio esprimere giudizi, forse si tratterà anche di un tipo eccezionale, fatto sta che è scappato . Ora, a meno che tu non avessi mostrato tendenze criminali o gravi mancanze di senso del pudore, la logica mi suggerisce che è stata la paura di doversi misurare con una donna troppo intelligente a farlo fuggire. La seconda volta è stato schiacciato dalla vergogna per essere stato vigliacco ed anche un po’ cafone. Mia cara, un uomo è capace di sopportare e perdonare tutto, ma soltanto un uomo eccezionale riesce a reggere una donna intelligente. Parere personale di una che molti decenni fa fu folgorata da due occhi azzurri e che ancora se li tiene vicini, benché il tempo ne abbia un po’ sbiadito il colore.

  • Uyulala ha detto:

    🙂 non ho mostrato con lui tendenze criminali, ma dopo se avessi potuto lo avrei strangolato con le mie dolci manine…

  • dioamore ha detto:

    Non solo gli uomini scappano. Anche le donne scappano. Non si scappa mai dall’altro, ma sempre da se stessi, dalle proprie paure, dalla propria anima o dalla propria ombra. Chi rimane ingannato alla fine è sempre colui che è fuggito da se stesso.

  • Uyulala ha detto:

    🙂 certo. Però sai, parlando di una mia esperienza personale ad essere scappato non sono stata io..

  • Mariela ha detto:

    Penso che il fatto di capire il perche di un certo tipo di esperienze dolorose, porta molta pace. Come per esempio, il sapere che non sei stata usata (parlo anche nel campo del lavoro, nei
    rapporti famigliari o con gli amici, ecc) . Come avere trovato la chiave della gabbia che rinchiude tutte le cose negative. Penso sia molto consolativo il vederle andare via finalmente.
    Bello! Sentiti fortunata

  • Franco Cuccu ha detto:

    La cosa strana o forse no e’ che anche io mi ricordo perfettamente tutto di quei 18 anni fa tra un fine aprile e un 17 agosto. Forse e’ solo una buona memoria. Ho sempre pensato anch’io che scappassero sempre gli uomini e io non rientravo in questa categoria. Ora a 48 anni anche io scappo ma soprattutto incontro donne che scappano; chiunque lo fa e’ perche’ ha paura di se stesso. Ha paura di crescere, ha paura di confrontarsi con l’altro, semplicemente non vuole mettersi in discussione, quando e’ molto piu’ semplice scappare e non complicarsi la vita. Tu non scapperai mai. Un bacio da un paio di occhi chiari

  • Uyulala ha detto:

    I miei primi occhi chiari erano occhi di mare di diciassette anni, cuore di bambino appena cresciuto, anima da clown di chi nessuno vuol capire. I miei primi occhi chiari son stati il primo bacio, il primo grande amore.
    Tanti problemi si sono interposti, la vita è spesso una merda, ma no, tu comunque non sei mai scappato.
    E neanch’io scappo. Non so se questo è un bene o un male, ma è così

  • trafaredire ha detto:

    L’amore è uno, ma anche tre. E’ amore erotico, amicizia ed agape uniti e distinti. L’amore dell’eros è amore di desiderio. L’amore dell’amicizia ama se contraccambiato (anche se è più gratuito dell’eros). L’amore agapico non è primariamente un “fare”, ma è un “essere” (comporta ascolto e silenzio, non fare né dare qualcosa, è più passività che attività). Sono amori diversi, ma sempre amore, sebbene l’eros e la philia (amicizia) siano sempre soggetti alla tentazione della chiusura, se non toccati e aperti dall’amore agapico; come al tempo stesso, l’agape è amore sostenibile e pienamente umano se ha la passione e il desiderio dell’eros, e la libertà della philia.
    Quell’uomo dagli occhi chiari di Donatella era un’amore erotico che non ha avuto il coraggio di divenire agapico (forse non ne ha avuto la consapevolezza allora ed ha vissuto nel rimpianto dopo). L’amore erotico, infatti, nasce da un’indigenza che si vuole colmare attraverso l’altro; e il corteggiamento ricorre ad espedienti per raggiungere lo scopo, per soddisfare il desiderio. L’eros è un amore che non richiede gratuità, ma è relazione mutuamente vantaggiosa nella quale nessuno è mosso dal bene dell’altro ma solo dal bisogno di colmare una povertà. Il centro della relazione erotica è l’io, non il tu. La molla che lo spinge è il desiderio. Il corpo scambiato dice proprio individualità, segna il confine tra me e te. Non mettiamo in gioco le nostre persone, non rischiamo la ferita, ma ci incontriamo attraverso (per mezzo di) cose (i nostri corpi). Questo incontro non è un dialogo, ma un monologo travestito da dialogo, dove ciascuno si incontra solo con se stesso. Se il corpo non diventa dono per l’altro (come accade nella relazione di amicizia e ancor più di agape), se non nasce una relazione “terza” dove ci incontriamo uscendo ciascuno da se stesso, non ci può essere il terreno comune dove uscendo ci incontriamo e ci contaminiamo. La presenza dell’agape apre ed eleva l’amore eros e l’amore philia. E’ come il lievito o il sale: se è assente, tutto perde sapore. Donatella si era persa in quegli occhi chiari ma cercava un amore completo. Quegli occhi chiari avevano una forte indigenza che ha trovato nel corpo di Donatella accoglienza. Tutti cerchiamo l’Agape ma non sempre ne siamo consapevoli. Fortunato chi la trova per sempre.

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