Guardavo distrattamente dal finestrino del treno scorrere il paesaggio, immersa nei miei pensieri. Eppure quelle immagini, la vista di quei luoghi per me insoliti, è rimasta negli occhi, nella mente e nel cuore.
Dolci colline vedissime ondeggiavano davanti ai miei occhi, l’erba era fresca di primavera e di pioggia. Qua e là, come punteggiatura, case dal tetto spiovente, pietra a vista ed ampie finestre facevano da piacevole contrapunto all’armonico dispiegarsi di colli e valli.
Montoni gonfi di lana guardavano curiosi il passaggio del treno e cavalli magri, dalla schiena arcuata restavano invece indifferenti, col muso tuffato in quell’erba verde brilante.
Piccoli villaggi si adagiavano gentilmente sulle vallate e giovani madri portavano spesa e figli lungo le stradine. Il finestrino del treno diventava una piccola finestra su vite a me ignote, sul quotidiano affanno di persone che quasi sicuramente non incontrerò mai.
I due anziani seduti sulla panchina nei pressi della stazione somigliano nei gesti, nella postura, a tutti gli anziani del mondo seduti all’aperto a guardare e ricordare. I bambini seguono le madri, chiedono con le braccina tese di essere presi in braccio. E’ tutto uguale, dovunque. Nei piccoli gesti comuni delle persone potevo osservare quanto gli esseri umani si assomiglino fra loro.
Il treno passa e arriva a desinazione. Scendiamo. In stazione una voce manda i suoi annunci in una lingua che non conosco, ma con la stessa inflesione formale che sento in ogni stazione.
Nel pullman un’anziana signora ci sorride con molta gentilezza. Beh… forse non è proprio tutto uguale dovunque.
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quando le colline ondeggiano è buon segno, il pusher non ti ha fregato…