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Nuvola di parole

Nello scorrere immobile dell’illusione del tempo

L’oracolo lo guardò con occhi lontani e liquidi.  Il suo sguardo trapanava il cranio e si depositava oltre la nuca, al di là del monte e dietro i confini dell’orizzonte.

Parlava con voce piatta e monotona ed ogni parola era pesante come il granito dello strano trono su cui era seduto.

Io morirò e le tue parole non avranno più senso alcuno. Dei mille pensieri non uno resterà legato alla tua mente. Io morirò e l’estate lascerà il posto all’autunno gonfio di mosto e foglie ingiallite. Morirò nelle tue rughe ogni anno più profonde, nelle tue ossa più rigide e nei tuoi muscoli sempre più deboli. Io morirò e non vedrai più quegli occhi che hai amato tanto, e la tua vita si riempirà di “se avessi detto”, “se avessi fatto”.

L’oracolo sospirò senza quasi muovere il petto. La tunica candida ricadeva sulla pietra dura come le sue parole, scintillante sotto il sole di mezza estate.

I tuoi pensieri come stormo di corvi neri coprono i raggi del sole e tu non vedi, e tu non senti se non lo sbattere sgraziato delle ali e il gracidìo rumoroso del loro inutile starnazzare

Ancora una volta un sospiro, mentre il tempo pareva fermarsi e l’aria bollente pareva non intaccare il candore della veste né imperlare di sudore la fronte canuta.

Epimeteo il titano guardava indietro quando Prometeo suo fratello rivolgeva lo sguardo al futuro. Ma il tempo scorreva fra l’uno e l’altro insinuandosi fra le pieghe dei loro sguardi lontani per confondere gli umani e per riempire la terra di illusioni e false speranze.

All’improvviso l’Oracolo guardò all’interno delle pupille l’uomo venuto da un paese lontano, e quello sguardo bruciava come il fuoco di mille sfingi.

E io svenni incapace di resistere a quello sguardo e quando mi svegliai era notte fonda, una notte buia senza luna e senza stelle, senza un lume e neanche un fuoco fatuo che potesse farmi capire dov’ero. Nel silenzio della notte assoluta gridai la mia paura e il mio dolore ma la voce risuonava nel mio cuore senza spandersi nell’aria tutt’attorno. Le parole dell’Oracolo provenivano da una lingua a me ignota eppure in un modo inspiegabile nella mia mente le ritrovai tradotte, ma il loro significato mi era, comunque, completamente sconosciuto.

Toccai le mie stesse mani e le trovai ossute e vecchie, ché solo il tatto mi era rimasto fra tutti i sensi.

E morirà il mio amore, e morirà il mio dolore come la gioia, la speranza e l’illusione, uccisi tutti dai corvi neri dei miei pensieri inutili e affollati, gracchianti e chiassosi.

Piansi lentamente mentre la paura diventava terrore, e il buio più cupo spegneva ad uno ad uno ogni mio pensiero. Chiusi gli occhi tremante e quando li aprii il sorriso dello stregatto mi sogghignava beffardo senza volto e senza occhi.

Quanto tempo passerà perché io riesca a lasciar andare la mano, stretta sui miei pensieri e sull’immagine distorta di me stesso, e liberarmi di una prigione da scimmia?

Si girò da un lato, le lacrime scorrevano ancora nel buio dell’anima, mentre una mano femminile carezzava inutilmente quel volto…

Passerà ancora l’estate e lascerà il posto all’autunno con le foglie rosse e d’oro e il profumo del mosto in fermento…

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Ci sono 2 commenti

  • Lisa72 ha detto:

    Sempre un piacere leggerti 😀

    Come va? Qui tutto nella norma eccetto la mia più marcata incapacità di sopportare il caldo… 🙁

    Ti abbraccio forte, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    Oh Lisa, se vogliamo parlare di caldo abbiamo anche qui degli ottimi argomenti!

    Va a fasi alterne, purtroppo la stanchezza ormai è cronica e questo non è sempre un toccasana per l’umore…

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