Scrivo quest’articolo di getto e quasi senza correzioni. Lo lascio così, con gli eventuali errori ma anche con la freschezza delle idee buttate giù col cuore e non con la premeditazione.
La ragione per cui non sono riuscita ancora a riprendere il discorso sul movimento dei focolari è legata ad alcuni rapporti molto intensi e profondi che ho allacciato con alcuni ex appartenenti e alle esperienze scambiate e vissute grazie a loro.
Un aspetto molto comune che abbiamo vissuto, è una sorta di sdoppiamento di noi stessi, una dualità di cui abbiamo cominciato a renderci conto solo una volta lasciato il movimento.
Faccio un salto indietro. Parlo della mia esperienza personale, ma più o meno ho ascoltato racconti analoghi. Ho conosciuto il movimento all’età di 15 anni e poco più. Avevo partecipato ad una giornata per i giovani ed ho lasciato i miei dati. Dopo un po’ di tempo sono stata contattata e ho cominciato a partecipare agli incontri delle simpatizzanti. Non entro in merito ad altre cose, ce ne sono tante da dire (fra cui il fatto che solo in quest’anno ho scoperto che ogni contatto viene schedato). Dopo un po’ mi chiesero se mi avrebbe fatto piacere frequentare incontri più ristretti, che sarebbero stati di natura più profonda.
A quell’età la sete di relazioni profonde è molto elevata, ci si mette alla prova, si scambiano idee, emozioni, per chi mantiene una fede religiosa si cerca un contatto con la spiritualità, altri approfondiscono l’interesse per il sociale. Spesso si cominciano a fare delle scoperte importanti sul piano della cultura o dell’arte. Molti si cimentano a scrivere, è molto comune essere poeti durante l’adolescenza.
Ho accettato gli incontri per queste e tante altre ragioni. Ero già entrata nel movimento e non lo sapevo. Ero una pre-gen ma l’avrei saputo dopo molti mesi.
Io mi aspettavo che negli incontri più ristretti (era di fatto una pre-unità) si affrontassero tante tematiche diverse, un po’ sulla falsariga di ciò che allora capitava nei licei, ma non politicizzato e più orientato agli aspetti spirituali. Mi sono trovata invece a vivere un lento e graduale indottrinamento che veniva effettuato con tecniche che sembravano di tipo pavloviano: quando io o una delle altre compagne toccavamo argomenti che non dovevamo trattare, il nostro “bianco” (non sapevamo neppure che si chiamasse così) ci sorrideva, non diceva neppure una parola e passava a chiedere ad un’altra di noi qualcosa di completamente diverso, che avesse a che fare con gli insegnamenti di Chiara e con le nostre esperienze relative ad essi. Ora mi rendo conto che con quel sistema ci dirigevano gradualmente da ciò che eravamo a ciò che “dovevamo essere”. Chi lo faceva erano ragazze che in linea di massima non erano consapevoli di tutto questo ma probabilmente mettevano in atto un comportamento indotto. L’ascolto di cui siamo state oggetto quand’eravamo “fuori” a poco a poco si modificava, non era più incondizionato ma manipolato su alcuni temi.
Venni a sapere che appartenevo al movimento all’incirca un anno dopo, forse un po’ prima, quando cominciammo a frequentare incontri specifici per il nostro “livello”. A quel punto ero entrata nel movimento anche di testa e ho cominciato a mettere in atto un auto-indottrinamento che avveniva per emulazione delle gen più anziane e delle focolarine, soprattutto l’assistente gen. C’è sempre un gran bisogno di appartenenza nell’individuo, che durante l’adolescenza può essere particolarmente forte, e il cammino nel cosiddetto “ideale”, che dovrebbe essere un percorso di maturazione e crescita nella fede, di fatto diventa un processo di assimilazione nell’opera.
Ci dicevano di condividere tutto, ma nel tempo a poco a poco mi resi conto che non era proprio così. La condivisione totale e piena, diretta e sincera, che avrebbe realmente portato a quella tanto decantata “unità”, era scoraggiata nei fatti almeno quanto era propagandata a voce. Nelle pre-unità e nelle unità non bisognava dire tutto. Certi argomenti, quelli più impegnativi, più scabrosi, più legati al “peccato” e le sofferenze “non risolte”, non dovevano essere condivisi fra di noi, ma se ne doveva (DOVEVA) parlare con la focolarina assistente gen o con la capofocolare. Lì si ricevevano risposte che, ho potuto accorgermene solo dopo, erano molto stereotipate, sebbene apparentemente potessero sembrare tarate sulla persona.
Il gioco dei doppi messaggi diventa via via sempre più serrato man mano che ti addentri all’interno dell’opera, così come quel tipo di indottrinamento pavloviano secondo cui le gratificazioni ti spettano non se sei genuina ma se “lavori su te stessa” e alla fine ti trasformi in qualcosa di completamente diverso. Ti trasformi, di fatto, in una variante di Chiara. Tutto quello che hai di personale viene piegato e addomesticato per fornire al movimento una variante nuova di Chiara Lubich.
Questo però non fa morire il tuo vero io, perlomeno non accade a tutti. Esso rimane come sepolto vivo all’interno di un bellissimo sarcofago, diventando nel tempo sempre più immobile, silenzioso e atrofico. Così come i sarcofagi egiziani mostravano una maschera della persona reale, ma stereotipata in un’immagine scolpita nell’oro, ecco che noi ci siamo trovati ad essere e non essere noi stessi, nello stesso tempo. Non è facile da spiegare e uso molte metafore perché non so trovare parole adatte.
Il tuo vero io si cristallizza da qualche parte, rimpicciolito e inerme, e nel mondo ci mandi una specie di immagine apparentemente molto fedele ma totalmente fasulla che vive al posto tuo, che parla, lavora o studia, prende decisioni e, soprattutto, vive per il movimento. Non per Dio, ma per il movimento. Dietro la parola “Dio” di fatto si nasconde la struttura e alla fine chi è credente finisce per sostituirlo e per adorare altro.
Gli errori, i peccati e le crisi che vivevamo erano tanti momenti in cui il nostro io cercava disperatamente di farsi sentire, ma grazie all’aiuto dei focolarini, tutto questo veniva ricacciato via, o, come si diceva, “risolto”, superato. Il senso di colpa per non essere santi e perfetti giocava un ruolo fondamentale nel processo di trasformazione in Chiara. Senso di colpa che veniva instillato con molta dolcezza e amorevolezza all’inizio, man mano che si entra nella struttura però il lavoro di colpevolizzazione diventa sempre più esplicito e palese.
Io sono andata via dopo essermi sposata, circa un anno dopo. Ho vissuto il mio fidanzamento senza avere rapporti sessuali e vivendo ogni approccio sessuale con infiniti sensi di colpa. Le focolarine ci facevano domande sulla purezza, il controllo sugli aspetti più intimi era totale. Vedevo il matrimonio come il momento in cui, finalmente libera, avrei potuto vivere la mia sessualità in modo santo e approvato dalla chiesa e dal movimento. Non fu così. Dopo 6 anni di fidanzamento, a 22 anni mi sono sposata ma ero talmente bloccata da non riuscire a permettere la penetrazione e il mio matrimonio restò non consumato per 3 mesi. Riuscii a consumarlo solo perché, per superare i miei blocchi, mi sono ubriacata. Ovviamente non provai proprio nulla, tranne una grande commozione perché alla fine questo blocco era stato superato. Studiavo ancora e non volevo figli, molto ligia al dovere, usavo il metodo Billings per evitare una gravidanza, e questo voleva dire che non c’è mai stato nulla di spontaneo nei rapporti sessuali. Questo fu ciò che determinò l’inizio di un processo di cambiamento molto drastico. Credere nel valore sacramentale del matrimonio è stata una profonda e terribile illusione, a cui è seguita una delusione la cui gravità ha portato a incrinare quel sarcofago di cui parlavo. A me è successo così, altre persone hanno vissuto questa rottura per cause simili o diverse dalla mia, ma comunque più o meno a tutti noi la vita stessa ci ha costretti a constatare lo stridente contrasto fra l’ideale di chiara e la realtà, scoprendo che la vita è reale e molto più complessa, variegata di quanto non ci abbiano mai fatto credere.
Incrinare il sarcofago permette di far entrare aria al suo interno e il vero io comincia a respirare davvero dopo tanto tempo. Tutto diventa terribilmente doloroso, a quel punto, perché quest’essere tanto maltrattato, soffocato e la cui esistenza stessa spesso viene negata, è atrofico e si ritrova privo di protezione.
Ognuno di noi ha percepito come dolorosissimo questo sdoppiamento, in cui ci rendevamo conto che c’era qualcosa di profondamente finto in noi ma non riuscivamo a trovare ciò che è rimasto di autentico. Alcuni, io temo, vivono in quel limbo doloroso dove non sono più il sarcofago ma non sono ancora se stessi. Questo si ripercuote in tante aree della vita. Si fanno spesso molte sciocchezze, alcune delle quali sarebbero sensate in giovane età ma lo sono molto meno nell’età adulta. Si commettono errori che ci stravolgono e rischiano di creare, fra l’altro, altri tipi di sarcofagi per sostituire quello rotto. Le relazioni affettive più intime possono essere disastrose. Divorzi, matrimoni multipli, oppure comportamenti promiscui, incertezze sessuali sono piuttosto frequenti. Il lavoro della scoperta di se stessi, già difficile durante l’adolescenza, in età più matura diventa fortemente laborioso e sofferto. Cose che i nostri coetanei hanno vissuto e superato da tempo ci arrivano addosso come TIR a stravolgerci e investirci, lasciandoci spesso a pezzi.
E così fra le persone che mi hanno scritto ho sentito spesso espressioni quali: “Mi sento sdoppiato”, “non so chi sono io veramente”, “vivo un terribile vuoto interiore che non so come colmare”. Io stessa, in una seduta di psicoterapia, dissi al mio analista che avevo l’impressione di essere intrappolata dietro una grossa lastra di vetro e che a vivere la vita ci mandavo una specie di immagine di me, ma che non ero io. In un’altra occasione gli dissi che io facevo le cose, pensavo e vivevo ma tutto aveva come un gap, una sorta di rallentamento, che rendeva il mio pensare e il mio agire qualcosa di falso anche se era vero. Ho i miei dubbi che chi non ha vissuto le stesse mie esperienze possa capirlo, ma penso che gli ex sappiano a cosa mi riferisco.
Questo lungo periodo di circa un anno in cui non ho scritto niente è stato per me durissimo. Costretta dalla vita a confrontarmi con le conseguenze della permanenza nel movimento, ho dovuto fare i conti con cose che pensavo superate, con aspetti delle mie esperienze che pensavo che non dipendessero da quella del mio appartenere al movimento, ho avuto una immensa difficoltà a riordinare le idee e le emozioni che i contatti con alcuni ex mi hanno suscitato, a volte anche violentemente. Per ragioni di cui non voglio parlare, comincio ora a riprendere in mano questi temi, consapevole del fatto che rischio di scatenare un puttanaio, ma altrettanto consapevole che noi ex abbiamo un bisogno disperato di confrontarci, di riconoscerci, di sapere che le esperienze vissute sono comuni e spesso sovrapponibili, che NOI ANDIAMO BENE così come siamo, con tutti i difetti, limiti, errori e, anche, con la nostra difficoltà a conoscere quel nucleo autentico di noi stessi.
Ho cominciato un cammino molti anni fa in questo senso. Se il mio cammino, la mia esperienza, la mia sofferenza possono avere un’utilità per qualcuno, eccomi qui.
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Come sai ho avuto la fortuna di non incappare in niente di simile e trovo terribile che le persone possano trasformarne altre in “qualcun altro” soprattutto quando questo avviene in movimenti che forse dovrebbero avere altre finalità…
Un abbracci carissimo sperando che tu stia meglio (“non ci capisco niente” è meglio di “non ce la faccio”?), Lisa
Grazie per il post! E`buonissimo!
Puó sembrare una “ridicola storia inventata” (per chi non appartiene al movimento) oppure una “esagerazione”(per gli interni), ma veramente noi “gli allontanati” sappiamo quanto vero sono queste esperienze e quanto lavoro abbiamo fatto per liberarci dalla colpevolezza e dal loro ideale.
Anch´io ho passato per lo stesso modo di “ingresso” al movimento. Nel secondo incontro mi hanno subito coinvolto nel loro ideale… un sorriso e un po´di amore da parte di loro mi ha conquistato in “una avventura piú grande di noi”…
per Lisa: si, “non ci capisco niente” è molto meglio.
Per il resto… ora ho una grande difficoltà a rispondere ai commenti. Mi sento come svuotata
Carissima,
Grazie per averci resi partecipi di questa esperienza.
Ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato, con molto interesse, stupita che possano accadere cose del genere.
Spero che aiuti molte persone a non cadere in certe trappole che possono intaccare la loro personalità; con gravi conseguenze per il loro equilibrio psicofisico.
Cari saluti,
Cristina
Bello il tuo racconto. Io frequento il Movimento dei Focolari da molto tempo e condivido la spiritualità dell’unità. Tuttavia penso che i movimenti ecclesiali di forte spiritualità debbano essere al servizio dell’uomo e non il contrario. La spiritualità di un movimento o di un gruppo ecclesiale deve servire a far crescere spiritualmente una persona, arricchendola umanamente e non ad annichilirla, soffocando la sua personalità con assurdi sensi di colpa.
Penso che ogni persona senta il bisogno di essere accettata e accolta e quando una persona si sente accolta e amata da un gruppo di persone, è naturale che si senta a suo agio perché “in compagnia di solito si sta meglio che in solitudine” (ma questa è una gabbia mentale).
Detto questo, approfondendo la conoscenza del gruppo si scopre che quel gruppo adotta comportamenti, usi e costumi, rituali che gli sono propri e che vengono accettati a volte inconsciamente dalla persona anche quando stridono con la sua personalità, pur di continuare a sentirsi accolti dal gruppo.
Quindi, pur di sentirsi accettata, la persona può in certi casi illudersi di arrivare a cambiare se stessa, i propri pensieri andando anche contro il proprio io e la propria personalità, sdoppiandosi come giustamente dici.
Si arriva quindi a maturare forti sensi di colpa. Poi, il timore di sentirsi inadeguati o di essere giudicati e non più accettati se non ci si uniforma al pensiero dominante del gruppo, porta a maturare un disagio interiore, anche perché il gruppo tende a fare “muro” contro chi non si uniforma, forse per un senso di autodifesa e conservazione della specie.
Può succedere in tutti i gruppi religiosi o meno dove ogni gruppo ha i suoi tabù e dove chi li infrange viene messo al bando, a meno che non faccia violenza a se stesso indossando una maschera che non gli è propria, pur di sentirsi accolto.
Tu vai benissimo così come sei. L’errore sta sempre nel giudizio negativo, nel giudicare le persone. Non per niente qualcuno è venuto a dirci di non giudicare, perché alla fine il giudice più spietato è sempre il nostro io.
dioamore
è da molto che commenti gli articoli sul movimento dei focolari e da subito mi sono resa conto che tu non sei un interno del movimento. Probabilmente fai parte di coloro che vengono chiamati “aderenti” oppure frequenti i gruppi più esterni, come gioventù nuova, umanità nuova o famiglie nuove, che sono gruppi che non hanno fatto il percorso che abbiamo fatto noi. Lo deduco dal modo in cui parli, da come ti relazioni con noi, soprattutto con noi ex, da un’infinità di segnali.
Chi come te fa parte del movimento in modo così marginale intanto non sa assolutamente di come sia strutturata l’opera di Chiara (non di Maria, di Chiara, o per meglio dire, di Eli, giacché di fatto lei è da una vita il “papa nero”). Tu hai una libertà d’azione che chi si addentra nell’opera perde progressivamente fino a diventare praticamente nulla. A meno che non raggiunga i vertici, non entri a far parte di un nucleo molto ristretto, e allora acquisiresti un potere pressocché assoluto.
Se tu fossi un interno vero dell’opera non saresti neppure libero di leggere il mio blog né il sito focolare.net, tantomeno il libro di Gordon Urquhart “Le armate del papa”, perché “con gesù in mezzo” scopriresti misteriosamente che “è la volontà di dio” che tu ti tenga alla larga da noi.
Detto questo, io ovviamente posso riportare la mia esperienza personale perché non sono stata autorizzata finora a riportare quelle che mi sono arrivate via email o quelle che ho sentito direttamente con le mie orecchie, ma ti assicuro che lo schema di fondo di ciò che succede a chi si addentra nella tela del ragno è esattamente lo stesso, anche se ovviamente ci possono essere delle modalità differenti.
La cosa che mi ha sempre sconcertata da quando ho scritto il 1° post è stata proprio la sovrapponibilità delle nostre storie, a prescindere che chi le viveva fosse europeo o americano, italiano, inglese, olandese, argentino, brasiliano, australiano o peruviano (mi pare di aver citato tutti i paesi di provenienza dei contatti che ho avuto).
Il fatto che le esperienze fossero sostanzialmente le stesse nonostante le differenze culturali anche ENORMI, è un segno indiscutibile che i problemi che ho esposto (e che mi hanno esposto) non derivano da casi isolati e personali, ma da caratteristiche strutturali dell’opera, caratteristiche che ormai sono arrivata a credere siano create ad arte allo scopo di esercitare un controllo stretto sugli individui, piegandoli con tanto amore a sviluppare un pensiero unico, terribile preludio ad un annichilimento dell’individuo.
Questo è ciò che ho ricavato in quest’anno, rendermi conto di questo è stato terribile e mi ha di fatto impedito di proseguire fino ad ora.
La cosa tremenda, fra l’altro, è che vengono usate in modo distorto delle cose che di per se sono OTTIME, non solo buone, ma rivoltate in modo che diventino delle coercizioni che l’individuo stesso impara a fare su di sé.
Io ti auguro di cuore di non accorgerti mai di tutto ciò, di mantenerti sempre così beatamente ingenuo, e di non entrare MAI all’interno della struttura. Credo che comunque non ti chiameranno mai, perché secondo me tu in fondo sei un puro, al di là del fatto che ritengo che tu dica un sacco di ingenuità e che usi troppi luoghi comuni. E i puri, ho già visto, non fanno molta strada.
Carissimo dioamore,
io sono un GEN della Sudamerica, e non dubbiare MAI che sei un GEN, un FIGLIO DI CHIARA!
Resta sempre forte e bravo cosí come Chiara ci vuole.Ti lo dico io, un gen che si sente rispechiato nel tuo commento!
E` la prima volta che entro qui. Non ho mai prima sentito parlare di questo sito, é stato un amico gen a raccontarmi in segreto con dispiacere questa scoperta.
Io sono un gen da piccolo e ho vissuto tutta la mia vita sotto la felice protezione della famiglia dell´opera, ho un lungo e ricco percorsso su questa strada, ho fatto la esperienza internazionale a Loppiano per un´anno e ho visto che l´ideale del mondo unito non é una utopia. Ora sono il bianco della mia zona nel mio paese. Ho un sacco di impegni di zona al mio carico, ma sono felice di questa avventura. Per me é un dolce dovere che mi prende tutta la giornata e tutte le forze, ma sono felice di vivere allontanato da un mondo materialista, edonista e disumano per rendere visibile solo le cose buone nella mia esperienza di unitá con il mio focolare. Quindi sono felice della mia “ingenuitá”.
Ogni sera, dormo con la coscienza tranquilla di avere amato cosí come Chiara ci ha insegnato. E questa felicitá nessuno mi la puó mai togliere!
Anch´io penso come te. Nessuno puó giudicare il nostro Ideale.
Chiara ci ha insegnato ad amare al nemico e anche l´umiltá. Infatti noi abbiamo l`Ideale e non tutti hanno la vocazione per seguire la strada di Chiara.
“Tanti sono i chiamati e pochi gli scelti”.
Resta forte con me nella convinzione di possedere l`Unica Verità: Chiara.
Per me Chiara e´ una santa, e il suo Ideale: un disegno di Dio. A volte mi trovo con alcuni membri allontanati dell´opera e posso dire che l´Ideale mai sparisce dal cuore una volta che é entrato. Mi dispiace che Uyulala ha provato un grande dispiacere dentro dell´opera, ma credo che sono state incomprensioni umane nella sua esperienza all´interno. Credo comunque che i nostri difetti non possono essere piú grande che la sua ingratitudine verso Chiara, perché l´impronta dell` Ideale e´ indelebile.
Io esperimento una grande libertá essendo un gen e vivo in una continua comunione di anima con la mia unitá gen, con il mio assistente e con tutti.
Abito da qualche tempo con la mia fidanzata, abbiamo un rapporto serio e pieno di amore. Infatti i focolarini sono stati un po´dispiaciuti all´inizio (loro appartengono ad una generazione molto conservativa) ma sono riuscito, dopo una comunione di opinioni, a capire con loro che la purezza é un valore personale. Infatti voglio sposare lei ma sono costretto a vivere con lei temporalmente per via di tanti motivi pratici, e ora non abbiamo il tempo abbastanza per programmare “bene”la ceremonia del matrimonio.
Mi dispiace molto il tempo storico che Uyulala ha dovuto vivere: il respetto a forte tradizioni che devo cambiare anche all´ interno della Chiesa cattolica.
Fare come Chiara: amare tutti,… fino alla morte come lei. Io sono stato al centro dell´opera il giorno della sua partenza. In me é rimasto il suo grandissimo amore personale, ci ha salutato a tutti , uno ad uno, nella sua stanza di letto nonostante il dolore e la consapevolezza della sua vicina partenza. Io voglio amare come lei, al di lá del dolore essendo un altro Gesú Crucifisso.
E me ne frega le esperienze negative di coloro che ha lasciato il cammino di Chiara!!!
Ti sono unitissimo nell´ Amore!
Uyulala, hai ragione, io non sono un “interno” dell’opera e non ci tengo ad esserlo, perché so cosa vuol dire, perché comporta un impegno di tempo e risorse notevole che non è da tutti riuscire a sostenere e quindi preferisco vivere la spiritualità dell’unità come aderente, libero di partecipare o meno agli incontri dove scambiare esperienze e approfondire la spiritualità. Non ho proprio intenzione di fare strada da nessuna parte, se non verso il regno di Dio. Per il resto lascio le altre strade a chi le vuole fare, se questo è un bene per chi si impegna in tal senso.
Sono contrario a qualsiasi forma di annichilimento della personalità e penso che la TV sia un mezzo ben peggiore di un movimento ecclesiale nell’annichilire la personalità di una persona.
Come dice Pop Corn, mi dispiace anche a me, per la tua esperienza negativa in questo movimento. Io credo alle tue storie e sono il primo a condannare certe forme di indottrinamento come hai descritto, perché Gesù vuole renderci liberi nella gioia e non annichilirci nel sacrificio.
A Pop Corn dico che per me Chiara non è l’Unica Verità, ma una testimone tra i tanti della Verità, perché, secondo me, la Verità è Gesù e l’opera di Maria è la Chiesa con tutte le sue parrocchie.
“[...] io non sono un “interno” dell’opera e non ci tengo ad esserlo, perché so cosa vuol dire, perché comporta un impegno di tempo e risorse notevole che non è da tutti riuscire a sostenere”
In questo libro
http://www.amazon.com/Combatting-Cult-Mind-Control-Best-selling/dp/0892813113/ref=pd_bxgy_b_img_b
è scritto che le persone che entrano nelle sette sono spesso persone idealiste e molto capaci, proprio perché viene chiesto loro un notevole impegno di risorse e di tempo.
Credo che le persone del Movimento che hanno fatto danni enormi hanno potuto farlo grazie al fatto che il Movimento dei Focolari, per come è strutturato, affida a persone senza preparazione psicologica il ruolo di assistente-guida di altre persone che spesso (soprattutto se molto giovani) seguono la loro guida in maniera acritica.
Se il Movimento fosse stato strutturato in maniera diversa, sarebbero stati fatti molto meno danni. Chi ha progettato la struttura del Movimento dei Focolari ha quantomeno colpa di averlo progettato in maniera ingenua; è una organizzazione che non è né a prova di stupidi, né di psicopatici né di maleintenzionati. Anzi, questi possono raggiungere importanti ruoli di resposabilità…
Una falla, ad esempio, sta nel fatto che spesso la “volontà di Gesù in Mezzo” rischia di essere confusa con la volontà (anche in buona fede) di chi fa’ da guida. E la volontà dell’individuo, nel Movimento, è spesso
ritratta come qualcosa di negativo, egoistico, da perdere per fare la volontà di Dio.
Ne segue che, sopratuttto nel ramo femminile dove la gerarchia ha più peso, chi si fa’ guidare finisce facilmente col seguire la volontà della sua guida. O comunque una volontà che non è la sua.
Personalmente, mi ritrovo molto nella descrizione del
“sarcofago”. Si tratta di un fenomeno molto simile ai “postumi” dell’appartenenza ad una setta: all’interno della tua persona convive il tuo io ed un’io-non-io, artificiale, che ti è stato lentamente costruito dentro. Talvolta è difficile distinguere tra la tua volontà e quella dell’io artificiale. Tra ciò che tu pensi sia giusto, e tra cosa una parte di te sente essere giusto. In certi momenti non capisci
quale parte di te ti stia parlando in quel momento, se il tuo vero io o l’io-non-io…
Forse nel caso del Movimento non si tratta di un io artificiale, ma piuttosto di pezzi di personalità artificiale
innestate su un io reale. La metafora del sarcofago cercava
di spiegare questa strana situazione.
Per Pop Corn: chiediti perché il tuo amico ti ha detto “in segreto” di questo sito.
Sul concetto della libertà, sappi che anche i membri delle sette si sentono veramente liberi. Ma la percezione della libertà e la vera libertà sono due concetti diversi.
Vorrei anche che ti ponessi anche questa domanda: Chiara Lubich era perfetta?
per Igor Fobia
per me è stato molto difficile spiegare, sia pure attraverso metafore, questa percezione tra falso sé e sé autentico perché è evidente che non si tratta dela stessa cosa che capita in alcune patologie psichiatriche o in alcuni disturbi di personalità, anche se ho notato che ci sono caratteristiche somiglianti. Il fatto che sia comunque uno stato indotto lo rende “strano”.
Come ho scritto ho ricevuto molte lettere, e fra queste nessuna delle persone che hanno scritto mostravano segni di una delle patologie o disturbi della personalità che hanno questa caratteristica di indurre la creazione di un falso sé. Si è sempre trattato di persone che, comunque, sono riuscite a farsi una vita sociale sufficientemente sana, che soffrono intensamente di questa grande difficoltà a conoscere se stessi e a ricomporre un mosaico che sembra essere andato a pezzi. Eppure queste sensazioni, descritte in molti modi, sono straordinariamente simili poi nella sostanza.
Io stessa, come ho descritto, ho avuto problemi al riguardo e so che per venirne fuori ci vuole molta pazienza e spesso molta sofferenza, bisogna darsi l’opportunità di sbagliare senza paura, bisogna imparare a sentirsi soli, senza stampelle o appigli.
Per quanto riguarda Pop Corn, la mia impressione è che sia un fake, ma anche se non lo fosse il semplice fatto che abbia scritto qui sarebbe per me la dimostrazione che non è un GEN.
Ho saputo (sono stata avvisata, a dire il vero, da qualcuno che nel movimento ha avuto un ruolo “forte”) che agli “interni” è proibito leggere gli scritti critici (cartacei o virtuali che siano) e che i nostri siti sono, comunque, controllati da un ristretto gruppo di persone. Per tante ragioni sono propensa a crederci, sebbene queste cose mi facciano un po’ sorridere e mi gratifichino enormemente l’EGO
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Cosa succede del proprio io in chi appartiene a quest’organizzazione? Attraverso la mia stessa esperienza e la lettura di quelle di altri ex, sto arrivando a comprendere a poco a poco gli effetti a lungo termine di questo tipo di percorso di vita….
Cara Uyulala,
ciao! mi fa moltissimo piacere ritrovare questo sito, avevo pensato che non lo avresti più aggiornato…
C’è un blog che credo ti farebbe bene vedere, se non lo conosci già:
http://blog.brunovergani.it/
in particolare il post “memorie di un ex monaco”, che attualmente è il numero 4.
Dico ti farebbe bene non perché sia un post confortante, tutt’altro. E’ durissimo, si sente un dolore che rimane addosso per parecchio. Si tratta del racconto di un ex consacrato ciellino, uno dei Memores Domini, uno come Formigoni per intenderci. Questo racconto è un monologo teatrale, che l’autore mette in scena.
Ti farebbe bene, credo, perché penso che scoprire la stessa struttura del sacro, del dio pagano in attesa di quotidiani e cruenti sacrifici umani, mai sazio, nel cuore più riposto di tutti i Movimenti della Chiesa Cattolica significa secondo me rilevare quanto la struttura pagana della Chiesa Cattolica Trionfante sia un dato storico inconfutabile da Costantino ad oggi. E come TUTTI gli abitanti della penisola, non soltanto i “praticanti” cattolici, siano immersi in questo “paganesimo strutturale” che dall’Impero Romano è passato al Vaticano. Non soltanto le persone più sincere e più fragili, che finiscono nelle maglie di un Movimento, ma anche milioni di non credenti cercano una risposta alla morte attraverso una struttura sacrificale che è innanzitutto psichica, segretamente soggettiva, prima di essere vissuta in modo pubblico e condiviso.
Quello che vorrei dirti è che tu e gli ex ora siete diversi da tutti gli “italiani” (intendo dire da tutta quella struttura sociale, in Italia e fuori, che si identifica con il paganesimo dentro e fuori le chiese), perché voi ora non siete più pagani come TUTTI gli altri. Pur con immensa pena, pur con cicatrici che sanguinano, voi ora avete lasciato gli idoli, come dice il Genesi, ora siete nella Terra dell’Alleanza perché ora potete cercare risposte senza sacerdoti, senza mediazioni, potete creare le vostre risposte. Nel Vangelo di Giovanni questo si dice: adorare in Spirito e Verità.
Tu hai mai letto le sette maledizioni del Vangelo di Matteo?
Te le posto di seguito.
E’ il Vangelo che ha distrutto il paganesimo fuori dall’ “Italia” (sia chiaro che non si tratta di una connotazione geografica da cui magari si possa fuggire… La nostra splendida devastata penisola va liberata, non abbandonata…) e inesorabilmente sta procedendo a sgretolare il sacro, a smascherare gli idoli.
Non è per caso che nei Movimenti il Vangelo NON SI LEGGE!!! Si leggono le Lodi, gli scritti del fondatore… ma il Vangelo resta sigillato, nel senso che non ci sono studi storico-critici che lo possano dischiudere ai focolarini, dei ciellini etc etc, ignoranti e all’oscuro delle scoperte esegetiche: PERICOLOSISSIME!!
Non è paradossale? Persone che dedicano tutta la loro vita alla “Chiesa” non sono in grado di citare uno studio recente in merito alla Scrittura, non sanno il greco, ci mancherebbe poi l’ebraico… perché? Se la loro “vocazione” è questa perché almeno non provare a imparare qualcosa… perché si accontentano di recitare a memoria litanie inventate da altri? Ovviamente perché è proibito, perché potrebbero rischiare di interpretare con la loro testa, con quel residuo di coscienza che rimane nella violenza… quindi solo preghiere a memoria, di cui nessuno di loro in realtà capisce nulla.
Sono davvero molto felice che tu sia di nuovo qui, mi sembra che tu, anche se con grandissima sofferenza, sia tornata perché hai bisogno costruire la libertà per te e per gli altri “compagni di viaggio”, perché hai bisogno di schierarti per la libertà, ad ogni costo. Non so spiegarti quanto sollievo mi dia questo, e quanto per me le tue parole siano impregnate del profumo della Parola che ti posto di seguito.
Sono con te!
Un bacio grande a te e Mariela
Si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei [...] essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? [...]
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri. Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna”? Matteo 23, 1-36
ps
(La Geenna è l’inferno. Se leggi il racconto di Bruno Frugoni, l’attore ex monaco ciellino, scendi all’inferno, è una percezione quasi fisica. Credo che attualmente vivere dentro un Focolare per “Popi” e “Pope” non sia per niente diverso, ed è orribile pensare a quanti in questo momento sono all’inferno senza che NESSUNO provi ad aiutarli. Nessuno, perché da fuori si pensa che loro hanno la “vocazione”… i tossicodipendenti si curano, invece chi fa parte di una setta cattolica ha la “vocazione”. Secondo il Vangelo di Matteo, se la “vocazione” esistesse sarebbe dunque la vocazione all’inferno…).
E’ molto crudo quello che scrive Catimni, ma è ovviamente vero. Sono lontani i tempi in cui i cristiani leggevano Bonhoeffer che, in epoca bellica pochi mesi prima di morire giustiziato in una prigione nazista(e quindi ben a contatto con quella morte che, come dice Catimni, dà origine alla quaestio su “un Dio”), riconosceva che il mondo ha raggiunto la maggior età e non ha più bisogno di Dio per giustificare il male, il dolore, la morte. In particolare “…Il cristiano non ha sempre un’ultima via di fuga dai compiti e dalle difficoltà terrene nell’eterno…ma deve assaporare fino in fondo la vita terrena come ha fatto Cristo ()…” e ancora: “Non dobbiamo attribuire a Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell’incompletezza delle nostre conoscenze…” (“Resistenza e resa” ed. san Paolo 1988; lettera a Eberhard Bethge del 27 giugno e 29 maggio 1944 pag.412; 382). Però forse è doveroso aggiungere una nota; l’iter che ogni uomo fa per avvicinarsi alla Verità (e, sia ben chiaro, non sarà mai sufficientemente neppure prossimo) è vario, passa anche attraverso, per alcuni (per me per esempio), i movimenti; ad un certo punto per diversi motivi, diversi qualitativamente (buoni/cattivi, positivi/negativi) con diversi frutti (cioè: la verità -qui “v” minuscolo perchè verità solo soggettiva- è che Dio c’è / la verità è che dio non c’è) ogniuno può superare quel momento e diventare un po’ più adulto. Adulto nel senso di colui che, cresciuto, non ha più bisogno dei genitori per sapere cosa deve scegliere e agisce in proprio: esercita finalmente veramente la più grande facoltà dell’uomo (la libertà) [quella facoltà che ad una lettura comune che non condivido -e non sono solo- di Genesi, ha "fregato" il mondo intero]. Il problema ovviamente sorge quando il vissuto precedente crea delle “cicatrici” deturpanti (ovviamente la psiche) come è successo a molti. E’ ovviamente tragico che il la venuta di Cristo sulla terra in qualche modo possa aver creato tanta sofferenza (ma ovviamente qui c’è la mano dell’uomo). Tanti saluti
catimni, ho letto i tuoi interventi, molto belli e vorrei chiederti cosa proponi in alternativa a quello che chiami “paganesimo strutturale”. Forse il Vangelo che ha distrutto il paganesimo? Se è quella l’alternativa, allora abbiamo un punto in comune. La cosa mi conforta. Il Vangelo lo si legge in chiesa, durante la messa, il sacerdote poi lo commenta. Perché dici che nei movimenti il Vangelo non si legge? La Parola di Vita, per esempio, è una lettura del Vangelo poi commentato. Parli di scoperte esegetiche pericolosissime. Mi piacerebbe che tu le riportassi, così come hai saputo riportare il blog di Bruno Vergani, tra l’altro interessante.
Io credo che la sofferenza sia dovuta al rifiuto dell’uomo di uscire dalle maglie mostruose e tuttavia rassicuranti, sicure, della rete in cui il Sacro lo tiene prigioniero. Il Vangelo è venuto a smascherare ogni religione, è venuto a chiamare con il suo nome la violenza. Recentemente ho letto questo:
“A Roma Estia fu venerata come la dea Vesta. Qui il suo fuoco sacro univa tutti i cittadini in una sola comunità. Nei templi veniva custodito dalle vestali che dovevano incarnare la verginità e l’anonimato della dea. In un certo senso, ne erano la rappresentazione umana, sue immaigini viventi, al di là di ogni raffigurazione scolpita o pittorica. Le fanciulle scelte come vestali venivano portate al tempio in età molto giovane, per lo più quando non avevano ancora sei anni. Tutte vestite allo stesso modo, con i capelli rasati come neo-iniziate, qualunque cosa le rendesse distinguibili e riconoscibili veniva eliminato. Vivevano isolate dagli altri, erano onorate e tenute a vivere come Estia: se venivano meno alla verginità le conseguenze erano atroci. I rapporti sessuali della vestale con un uomo profanavano la dea. Come punizione la vestale veniva sepolta viva in una piccola stanza sotterranea, priva di aria, con una lucerna, olio, cibo e un posto per dormire. La terra soprastante veniva poi livellata come se sotto non ci fosse niente. In tal modo la vita della vestale (personificazione della fiamma sacra di Estia) che cessava di impersonare la dea veniva spenta, gettandovi sopra la terra, come si fa per spegnere la brace ancora ardente nel focolare”.
Leggere tutta questa violenza ora ci fa inorridire. Ma allora per i Romani questo era normale.
Leggere che alcuni monaci benedettini nel Medio Evo venivano offerti al monastero da bambini ed erano più importanti degli altri in quanto restavano perennemente vergini forse ci fa inorridire allo stesso modo, ma nel Medio Evo era normale.
Sapere che oggi ci sono persone che ritengono di dover vivere una vita come quella che Bruno Vergani (non Frugoni, è stato un lapsus) racconta invece non fa ancora inorridire tutti.
Perché? Perché ancora ci muoviamo nella logica del Sacro e non in quella del Santo. Quello che tento di dire è che se la Chiesa produce sofferenza ciò avviene esclusivamente nella misura in cui ha tradito il Vangelo, perché l’ha barattato con il potere delle religioni pagane.
E però, se finalmente possiamo riconoscere la violenza di tante vittime, è solo perché il Vangelo ce l’ha permesso, non ci sono altri motivi. (Il Vangelo che ha aperto il senso dell’Alleanza antica, che ha compiuto l’Antica nella Nuova: nella lunga storia del popolo d’Israele nessuna vestale è mai stata offerta alla dea vergine…)
Sono d’accordo con il doveroso distinguo di George: far parte di un Movimento è stato fin’ora senz’altro molto meglio che subire la legge del Sacro in altre forme molto più alienanti.
Però a me pare che questo valga per chi all’interno del Movimento non viene offerto in sacrificio dagli altri, per chi vive “al riparo” del sacrificio degli altri.
E mi pare che attualmente, nel mio post precedente c’era questo attualmente, la struttura sacrificale stia sommergendo i Movimenti Cattolici. Vent’anni fa forse era diverso, forse anche dieci anni fa.
Ora i lefevriani fanno scuola, guarda caso il loro merito è che riempiono i seminari di “vocazioni” ,e la xenofobia dei lefevriani, come l’antisemitismo, è essenziale alla loro interpretazione della Chiesa.
Per questo le mie parole sono crude. Perché mi sembra che ci siano persone prigioniere, ricattate, inchiodate nel loro passato, usate dal potere del Sacro e questo avviene in nome del Vangelo. Come possiamo permettere che il Vangelo venga usato per impedire a una persona di crescere, di scoprire la guarigione del proprio dolore, di incontrare il futuro preparato per ognuno di noi?
La “vocazione”, che il Concilio aveva voluto equiparare al matrimonio, negandone la esclusiva “perfezione” sta identificandosi invece sempre di più con la Chiesa stessa, tanto che in certi ambienti si dice che la “vocazione” è nata con il Vangelo!!????!!!!
La “vocazione” viene da lontanissimo, si perde nella notte dei tempi, e rimane come il residuo più pericoloso del paganesimo.
Questo non significa affatto condannare il celibato, ognuno è libero di vivere il Vangelo come più gli è congeniale, significa condannare la tesi che il celibato sia perfetto perché purezza contrapposta all’impuro. E’ questa la tesi pagana in cui si sta inabissando la vita dei Movimenti che ruotano attorno alle figure dei consacrati.
Mi dispiace per la crudezza del linguaggio, ma a me pare che la responsabilità per questi “consacrati” destinati a “impersonare la dea” sia in primo luogo di chi dal Vangelo è stato liberato.
Chi rappresenta la dea, interscambiabile con gli altri identici rappresentanti, obbedisce perché non esiste in quanto individualità: dissolto nella neutralità impersonale di una coscienza collettiva che non può tollerare esclusività.
La sorte della vestale non più vergine mi sembra descriva simbolicamente nel modo più sintetico quello che Uyulala ha scritto qualche giorno fa: chi si libera incorre nella vendetta della dea, che le fornisce l’ambiguità di luce, acqua, cibo ma senza più aria. Una libertà finta, perché il senso di colpa, la colpa di aver trasgredito la legge della purità rituale, rimane attaccata all’anima e la soffoca.
La morte per soffocamento non è altro che la rivelazione di ciò che già prima costituiva l’essenza della vestale: il dovere di incarnare la colpa di ognuno, il dovere di soffocare ogni desiderio di vita in nome di questo dovere, il dovere di soffocare la propria umanità nell’incarico sublime di prendere su di sè la colpa del resto del gruppo.
Questo è il dovere di chi ha la “vocazione”.
Come se la Resurrezione non fosse nel mondo, come se non ci fosse qui, VIVO, il Risorto che guarisce da ogni colpa.
Mi pare che le persone che cadono nella trappola della “vocazione” siano quelle che per la loro storia sono più sensibili al senso di colpa, le persone che già sono state vittime, che già si sono sentite più deboli, che già si sono sentite soffocare…
Queste persone, “consacrandosi”, rimangono prigioniere del proprio passato, non ne possono uscire perché lo rimettono in scena ogni giorno: sono le vittime del sacrificio.
Mi pare che la vocazione, la sola per tutti, è quella di scoprire la verità di una frase del frère Roger di Taizé che mi ha sempre fatto bene leggere:
il tuo passato nel cuore di Cristo, il tuo futuro nelle Sue Mani.
grazie davvero George, per le tue parole.
buonanotte!
per dioamore
Ciao!
ho letto ora il tuo post. Certo che abbiamo “un punto in comune”!
Dico che il Vangelo non si legge perché non si studia: mi pare di aver scritto da qualche parte in questo blog che secondo gli Ebrei la Parola è come un recipiente che contiene il vino: deve per forza di cose essere sigillato, diversamente il vino non è buono. Leggere il Vangelo senza studiarlo è come osservare il recipiente dal di fuori. Senz’altro se è di vetro, ovvero se qualcuno è in grado di spiegarcene il senso, se ne potrà apprezzare il colore, si potrà rimanerne affascinati, ma non è ancora come berlo. Per entrare in contatto con la Parola è necessario cercare, magari a tentoni, magari con la fatica di notti e notti, la sedimentazione dei sensi che vi sono nascosti, è necessario scoprire il contesto in cui è nata, la storia che l’ha generata, è necessario attraversare in qualche modo le due lingue che presuppone: il greco della stesura e l’ebraico di chi l’ha annunciata e poi scritto in greco.
Allora la Parola comincia a parlare a noi personalmente, perché solo allora riusciamo a renderci conto delle domande alle quali la Parola è venuta a rispondere, e possiamo trovare che sono le nostre stesse domande, le più riposte, le più segrete dentro di noi.
Ognuno di noi che legge davvero, che beve il vino, scopre una gradazione del gusto completamente nuova perché la nostra strada verso la Verità è come ognuno di noi unica al mondo.
Il mistero della Parola è l’infinita ricchezza del suo gusto, che è diverso per ognuno di noi eppure lo stesso, che si dispiega attraverso i secoli, che vibra di un’intensità sempre maggiore attraverso ognuno di noi, senza perdere in nessun modo la sua assoluta alterità, la sua sostanzialità indipendente da noi.
La Parola vive di vita propria, non è dentro di noi, è fuori, e se cominciamo a incontrarla sul serio non possiamo non sentire nostalgia ogni volta che la perdiamo, per dolore, per disperazione, per troppa fatica…
Ecco perché è chiaro che mezz’ora alla settimana durante la predica (e quante volte la predica parla del Vangelo?)è scandalosamente poco… e Parola di Vita, che tu citi, se non sbaglio è una rubrica di Città Nuova che esce una volta al mese (e che io quando lo leggevo molto tempo fa trovavo il miglior giornale cattolico in circolazione, capace di raggiungere con semplicità tutti, colti e meno colti).
A me pare che i protestanti abbiano moltissimo da insegnarci in merito allo studio del Vangelo. Il tuo Movimento se non sbaglio resta tutt’oggi il solo che abbia tentato la strada della riconciliazione tra le Chiese, che credo fosse una delle più grandi preoccupazioni di Chiara. Perché, proprio per questa particolarità dei Focolari, non imitare un po’i protestanti nella loro passione per la Parola?
D’altronde il tuo Movimento ha appena fondato una Università, no?
Se non puoi frequentare corsi, puoi comprare libri, e leggerli magari piano piano, quando riesci, quando puoi tornare, con nostalgia. Io ti posso consigliare, anche in merito alle “pericolosissime novità esegetiche”, di seguire un biblista che insegna Giudaismo in Facolta Teologica a Milano, il solo biblista italiano che non si è laureato in una università ecclesiastica, e che dal mio punto di vista affronta l’esegesi del Vangelo con una delicatezza estrema, con una lucidità rara: Piero Stefani.
Quest’estate ha percorso l’Italia intera con convegni e conferenze (ha un blog in cui pubblica le date dei suoi interventi: http://pierostefani.myblog.it/ ), e ha scritto molti libri. E, tra i libri di esegesi, ti posso consigliare quelli della Queriniana, che sono i più coraggiosi: in Italia non è facile trovare tradotti gli studi più recenti.
Buona ricerca…
E io chiedo scusa a Uyulala se ho occupato tutto questo spazio nel blog in soli tre giorni, ora per un po’ non potrò più scrivere, ma direi che è abbastanza…
Grazie per quest’ospitalità che è stata molto preziosa per me. Buona serata!
Ciao Catimini,
grazie mile per i saluti! Sono molto contenta di ritrovarti qui e leggerti dopo tanto tempo! Anche a mi mancavano i post di Uyulala.
Anch´io vedo che dentro del Movimento la biblia non si studia. È Chiara a dare una interpretazione della biblia e basta.
Certo, essiste la Scuola Abba, un gruppo di teologi e di gente intelligente che studia l´ideale di Chiara. Ma di solito (io ricordo) le interpretazioni di queste persone(per i suoi membri nei congressi, o attraverso video, libri, scritti, ecc) sono molto facile da capire, senza approfondire molto. E tutto sulla base di Chiara. Niente di storia, nè di semantica, ecc. Niente di niente che possa esigere l´uso del cervello.
È un movimento in cui “solo basta amare”, e per le altre cose (come le semplice domande esistenziali, la interpretazione della biblia, il agire della Chiesa, ecc )”bisogna tagliare la testa per amore”.
Perchè? perché il movimento é un movimento di moltitudine. Il movimento non si complica la vita con tanto studio, perchè come si diceva: Chiara ci da tutto pronto.
E meglio così per loro, perché fare studiare”bene”a un pre-focolarino a Loppiano e a Montet diventarebbe per loro troppo costoso, poco pratico e PERICOlOSISSIMO (come hai detto).
(Allora non capisco di cosa serva l´università Sofia a Loppiano… Non so se lo sai, ma non é una universitá per i popi. Anzi é aperta a tutti, ma non ha niente da fare con lo studio dei pre-focolarini)
Interessante quando parli sulla “vocazione all´inferno”. Un complemento al post di Uyulala. La vocazione a sopravivvere nell`inferno, la capacita di ringraziare Dio e i “fratelli” per ogni meritato castigo e di amare loro per ogni male ricevuto e anche dato… Che bravi siamo stati con la protezione del “sarcofago” !!! Ora costa tanto sentirsi nudo e da solo. E´ come imparare a camminare a una età adulta.
Grazie catimni, interessante il blog di Piero Stefani.
Ciao!
volevo solo dirvi che leggendo un po le vostre esperienze cosi diverse le une delle altre, che far parte del Movimento dei Focolari (o di altri movimenti) e solo un modo per poter vivere il Vangelo.
Cio che Chiara ci ha insegnato, l’Ideale, non e altro che cio che Gesu ci dice, ma lei l’ha messo in un modo piu adatto ai nostri tempi.
Io faccio parte del Movimento da bambina, e sono ben impegnata!!! Certo che ci sono tante cose, atteggiamenti, modi di fare…. che non mi piacciono! Ma ho imparato a parlare, a dire tutto cio che mi disturba, E ASCOLTO C’E SEMPRE!!!!! Di piu, vi dico che grazie a me ed a altri che hanno fatto come me, siamo riusciti a cambiare tante cose verso il meglio.
Bisogna ricordare infatti che il Movimento e una espressione umana dell’Ideale del unita dato da Dio all’umanita attraverso Chiara. Chi si occupa del Movimento sono persone con le loro limite, modi di fare, che certo non piaciono a tutti… Ma vi dico che MAI e in NESSUN ALTRO GRUPPO, ho visto la LIBERTA che c’e dentro il movimento. C’e cio che devi fare, e c’e lo stile di vita proposto, ma SEI LIBERO DI FARLO o no… Penso che ogni generazione di gen soffrira di qualcosa nell’Opera di Maria che viene dalla generazione precedente, ma anche cambiera qualcosa verso il meglio, e questo succede in ogni espressione nella vita, nella storia per esempio, nelle famiglie, nei govervi, etc…
Poi, accanto alla GIOIA, PACE, LIBERTA, AMORE, AMICIZIA VERA, che trovo nel movimento, tutto il resto, i problemi, sono secondari… Ho ricevuto TANTO da Chiara, senza di lei, mi saro esaurita, perche il mondo e cosi brutto, e la vita e cosi difficile…
Vi saluto tanto, e dico a tutti quelli che sentono dolore di non dimenticare la preghiera… Pregate Gesu e Maria, affidate a loro i vostri dubbi… Pregate anche per il Movimento, per le persone che ci hanno responsabilita affinche possano essere piu coerenti con cio che Chiara a ricevuto da Dio per tutti…
Vi abbraccio…
M.
Ciao Marie e benvenuta.
Voglio farti alcune osservazioni.
Se sei nel movimento fin da bambina, dubito che tu abbia avuto occasione di conoscere davvero tutti gli aspetti della vita. Chi nasce e cresce all’interno del movimento fa una vita “in cattività”, come se fosse allo zoo. Rivece da mangiare e da bere, ma non è libero. Solo che, non avendo provato altro, è convinto di vivere lì la vera libertà.
Riconosco che sicuramente le tue parole sono dettate da una totale buona fede, ma la vita è un’altra cosa.
Poi: io NON sono più cristiana. Ho un concetto della spiritualità, della vita, del senso della vita molto lontano da ogni monoteismo. Non ho nessun motivo per pregare le icone cattoliche. Anzi, io vedo molta idolatria nella maggior parte delle pratiche del cattolicesimo.
Ancora: una filosofia di vita che comprenda simboli e metafore esclusivamente di una religione, inevitabilmente lascerà fuori da essa tutti coloro che credono in altro. Ho avuto testimonianze da parte di ex del movimento, non cattolici, che hanno scoperto che l’ecumenismo del movimento è solo una facciata, ma alla fine tutto deve ritornare al cattolicesimo.
Ma farai la tua strada, qualunque essa sia ti auguro ogni bene.
Grazie Uyulala per la tua risposta…
Certo che le mie parole non andranno a chi non crede in Dio, ma piuttosto a chi ha Dio nella sua vita, ed ha pero dubbi sul movimento dei focolari… Quindi, cio che ho scritto serviranno ad altri… a credenti…
Ti assicuro che ho “avuto occasione di conoscere davvero tutti gli aspetti della vita” E vero che sono cresciuta all’interno del movimento, ma sono una persona molto attiva in tanti campi (nel sociale, in altri gruppui, e altro…) ho un lavoro indipendente che mi da occasioni di trattare con tante persone diverse, i miei fratelli hanno altre scelte nella loro vita, quindi non sto per niente vivendo una vita “in cattività”, come se fosse allo zoo. Ho avuto tanti problemi nella mia vita, e ho sofferto tanto, so quanto la vita puo essere difficile, e non e stato il movimento ad aiutarmi. Anche se tanti membri sono stati accanto a me nei momenti difficile, come l’hanno fatto anche amici e famiglieri che non c’entrano con il focolare!
Cio che vorrei dire e che gli insegnamenti della Chiesa e del Movimento non sono lontani gli uni degli altri… e secondo me, chi si sente male all’interno del movimento, magari non e proprio fatto per una vita comunitaria, o collettiva, o, semplicamente, non ha un carattere abbanstanza forte, e si lascia andare dai sentimenti, attaccamenti che dopo sente delusione, perche i membri del movimento sono persone umane, e possono sbagliare o non essere al 100% fedeli a cio che ci insegna Chiara.
Rido questo consiglio di PARLARE quando ci sono dubbi, DIRE cio che non ci piace. Il movimento non e una struttura chiusa, il movimento e sempre in “movimento” c’e sempre da migliorare, ed ogni membro puo dare un contributo proprio nelle cose che li fanno soffrire.
Auguro il migliore a tutti!
Marie
Per Marie
mi fa sincero piacere della tua libertà e crescita umana nell’appartenere al movimento e alla chiesa.
Avverto invece ingenui e superficiali i motivi, o meglio i giudizi che elenchi riguardo a chi abbia fatto scelte diverse dalla tua:” magari non e proprio fatto per una vita comunitaria, o collettiva, o, semplicamente, non ha un carattere abbanstanza forte, e si lascia andare dai sentimenti, attaccamenti che dopo sente delusione, perche i membri del movimento sono persone umane, e possono sbagliare o non essere al 100% fedeli”.
Per esperienza personale credo invece che sia necessario distinguere. Perché il livello di coinvolgimento nell’obbedienza a chi quida il gruppo non è il medesimo per tutti. Talvolta il prendere le distanze è questione di sopravvivenza. Ti incollo l’ultimo post che ho pubblicato nel mio sito sull’argomento, spero di tuo interesse.
Bruno Vergani
Memorie di un ex monaco. Note sull’obbedienza.
Sappiamo dei vantaggi e delle difficoltà dei gruppi umani. Il club sostiene, stimola e talvolta consola. Poi chiede il conto alle soggettività in gioco: adattamento, tolleranza, comprensione e qualche rinuncia in nome della causa comune. Ho osservato gruppi, atei o con fede, con soggettività assolutamente eterogenee rimaste stabilmente unite. Questione di bilancio: probabilmente il dare/avere raggiunge, per ogni singolo appartenente, un discreto equilibrio.
La compagnia sacramentale è altra cosa. E’ permanenza di Cristo presente nel rapporto con l’autorità. Si esprime in una compagnia guidata da uomini che per processo analogico, direi misterico se non evocasse qualcosa di pagano, rappresentano Cristo stesso. Il mistero dell’autorità è il mistero di Cristo. Gli addetti ai lavori chiamano la modalità di questo rapporto carisma. Alcuni sperimentano il carisma in modo vago. Credono che il Papa rappresenta Cristo nella storia e così lo guardano con devozione al telegiornale delle 13 e un paio di volte nella vita vanno in piazza San Pietro a battergli le mani sotto la finestra. La modalità di relazione con l’autorità non determina significativi cambiamenti del loro vivere. Continueranno amando e lavorando come riterranno opportuno, ispirandosi di tanto in tanto a quella generica figura di riferimento, con la quale manterranno informe e intermittente fedeltà e obbedienza.
Per altri la modalità di rapporto col Dio presente attraverso l’autorità assume maggior concretezza e precisione. Seguono un responsabile nel gruppo ecclesiastico a cui appartengono. Siccome la compagnia è guidata per adempiere al precetto si recheranno una volta al mese dall’autista, così a colloquio con il Dio che si manifesta attraverso il superiore metteranno sul tappeto le scelte di vita che decideranno di riferire al superiore, poi cercheranno di aderire alle indicazioni avute.
Siccome non è proibito anche se non è necessario possiamo far sì che la verifica umano esistenziale del carisma si concentri maggiormente, per appurare quanto sia è plausibile che Dio si possa mostrare attraverso l’autorità di uomini. Addentriamoci nei pericolosi territori dove si fa esperienza del carisma al massimo grado. Alto dosaggio, concentrazione fino alla saturazione rifiutando modalità di rapporto con l’autorità generiche, intellettuali, vaghe e indeterminate. Esperienza fisica completa, attrito radente. Nella sala prova motori rasentiamo il fuori giri per appurare se il pistone grippa o si esprime in tutta la sua gloria. Carisma con oggetto reale. Vincolo netto. Fatti. Nomi. Carisma che concresce, che si rapprende e indurisce. La verifica al massimo dosaggio va pur eseguita, perché un po’ di veleno a bassissime dosi può anche curare, quindi ci sembrerà innocuo o assolutamente utile. Solo nell’aumentare la concentrazione capiremo se è mortifero o salvifico. Ambiente di prova congruo all’esperimento: ambienti monastici. Lì nel ruolo di ultimo novizio, subalterno a tutti, potremo verificare sul campo quanto il carisma specifico, come modalità di rapporto assoluto con l’autorità, ci farà fiorire in umanità, energia, passione e vitalità. Il minimo sindacale che si possa chiedere ad un Dio incarnato che promette il centuplo quaggiù. La verifica sarà totale, assoluta, pragmatica e precisissima, così dai frutti riconosceremo l’albero. Escludiamo teologie o filosofie inquinanti, solo carne e sangue, nomi e cognomi: novizio Antonio, capo casa Gennaro. Dentro questa obbedienza materica full time verificheremo quanto Antonio nell’obbedire per davvero al capo casa Gennaro si realizzerà come uomo attraverso il carisma. Nel farlo non basta ad Antonio il far proprie le ragioni di Gennaro, individuando ed accogliendo e quindi eseguendo l’informazione di fondo che il capo esprime. Nella pratica quotidiana del novizio Antonio non basta accondiscendenza, accettazione e neppure identificazione con Gennaro. Antonio dovrà perlomeno appropriarsi dei contenuti, dei giudizi e delle opinioni di Gennaro per farle diventare intimamente proprie sentendone il valore in quanto Gennaro è Cristo presente. Ma questo non è ancora sufficiente, per Antonio urge- indifferente al grado di sensibilità, onestà e verità del capo- l’assoluta interiorizzazione di Gennaro per la sacramentalità dal capo espressa e significata. Le parole che accompagnano il processo appaiono affascinanti: carisma, analogia, segno, mistero, sacramento ma tutte significano una cosa: che Antonio abbia a dipendere ontologicamente da Gennaro. Ontologicamente vuol dire che è questione di vita o di morte. Anzi di più. La stessa percezioni d’essere di Antonio dipende dall’obbedienza a Gennaro. Il codice penale, che nulla capisce di queste cose, definiva tale dinamica plagio. Don Giussani che invece comprendeva la chiamava Mistero così si attardava a giocare col fuoco.
Sapendo quanto il peccato originale rende i bambini e gli adolescenti ingenui dovevano alzare l’età di ingresso nelle case dei Memores almeno ai quarant’anni. Però, se ben ricordo, in quegli anni si chiamava “Gruppo adulto” un nome giusto. Quando ho eseguito l’esperimento ero giovane quindi ingenuo ma non innocente, perché già capace di far del male a me stesso. Dovrebbero scriverlo sulla porta delle case dei Memores: vietato l’ingresso agli ingenui. Però non è escluso che in qualche modo misterioso Iddio si veicoli agli uomini con la somministrazione di carismi specifici. Attenzione ai dosaggi.
http://www.brunovergani.it
Stavo cercando di penetrare dentro il mondo delle Scuole di Partecipazione del Movimento Politico per l’Unità. Ero rimasto disgustato dall’annuncio del quotidiano “La Sicilia” a proposito delle nuove lezioni a Catania con “l’obiettivo di formare giovani alla fraternità universale quale categoria politica”. Frase oscena alla luce di alcune mie conoscenze che tutto mi sono sembrate tranne che solidali, amorevoli e benigne. Adesso capisco meglio l’idea della loro “assenza” con la teoria del sarcofago atrofico, splendente fuori, ombroso dentro.
Il racconto è una sorta di doloroso e coraggioso outing pubblico, il momento fondamentale del distacco dal tunnel da una dipendenza, da uno disturbo bipolare
È terribile ciò che si legge. Ha il sapore della denuncia. Eppure in questo atteggiamento di generosità, di disvelamento dal fasullo, dall’indotto, dal precostituito c’è già un enorme recupero della ragazza dei 15 anni, la ragazza che pulsa, che ha un cuore, che ha tanta voglia di recuperare. Accettare la diversità uomo-donna, i limiti e i vizi, le contraddizioni, le debolezze (non amo la parola “difetti”) dell’umano.
Certo, è vero, diventa tutto un “puttanaio” se non si riesce a costituire una comitiva (ti piace questo termine?) sempre più grande e internazionale che porti questi dolori alla conoscenza dell’opinione pubblica. Forse in psichiatria esiste una terapia contro il disturbo da settarismo? Il settarismo va condannato in tutto le sue forme, anche quelle più “angelicali”. Dietro si nasconde sempre violenza e prevaricazione.
Quindi allargare il giro delle conoscenze, incentivare e stimolare una partecipazione di un numero di “ex focolarini” con confessioni pubbliche, creare un maggior numero di siti d’assalto contro le nuove Scuole di Partecipazione del Movimento Politico per l’Unità, vere e proprie vetrine d’indottrinamento.
Lottare, lottare, lottare.
Per l’amico siciliano:
sarebbe l’ideale che le persone provenienti da movimenti settari – religiosi e non – si esponessero e raccontassero la propria esperienza. Ho però notato che esiste in questo senso una grandissima difficoltà ad esporsi. Spesso le persone sono molto, troppo ferite per rischiare di essere sottoposte a critiche e incomprensioni.
Ti riporto questo passo dalla pagina 13 del Fatto di oggi, 12 novembre, dedicata alla presentazione di “Dentro l’Opus Dei”, di Emanuela Provera, edito oggi da Chiarelettere e alle lettere della madre di un Numerario:
“Ci sono in gioco le vite di centinaia di giovani. Questo libro vuole aiutare chi oggi non ha il
coraggio di denunciare il proprio malessere per riguadagnare la libertà. E vuole riprendere –
attraverso una ricostruzione dei documenti “interni”, non ufficiali, che rivelano come funziona
davvero l’Opus Dei –, la questione sollevata da una interrogazione parlamentare di più di venti anni
fa, ovvero “se il governo non ritenga che… l’Opus Dei dovrebbe qualificarsi come associazione
segreta vietata dalla legge”. A noi ex numerari la domanda pare attuale”.
Perché non pensi a una sorta di dossier in cui raccogliere le testimonianze degli ex Focolarini, magari anonime, per ovvi motivi,e lo proponi al Fatto? Lo stesso proporrei a Bruno Vergani per quanto riguarda i Memores Domini. Il Fatto ha coraggio, perché Marco Travaglio è veramente cristiano: non ha paura degli idoli. Io credo che pubblicherebbe tutto.
Se leggi le lettere di questa madre pubblicate oggi vedi che ci sono psichiatri che invece di guarire, di liberare, lavorano al servizio della setta, della violenza. Com’è possibile? Ma perché gli psichiatri italiani non denunciano questa situazione? Non lo capisco. Certo c’è omertà per paura di un sistema di potere sempre più forte, ma è possibile addirittura che ci siano psichiatri e psicologi riconosciuti come tali magari da un servizio pubblico che poi lavorano per una setta?
Non ho più scritto poi quello che pensavo di quegli articoli di cui avevi inserito il link. Mi sono stati utilissimi per chiarire meglio alcune cose, e soprattutto mi è piaciuta moltissimo l’idea del “bivio”. Mi sembra che in vista della cura di una persona mantenere ben ferma la prospettiva del “bivio” sia l’arma più efficace in assoluto. E in questo stesso senso intendo l’idea di pubblicare una denuncia. Quante persone fragili sospese in quel “bivio” potrebbero forse prendere coraggio, scoprendo che qualcuno ha coraggio di scrivere per tutti quello che loro non osano nemmeno pensare? Quante… forse molte, ma se anche fosse una sola sarebbe già valsa la pena, per tutti gli ex, della sofferenza inevitabile che si prova esponendosi.
Mi piacerebbe che tu ci pensassi!
I Focolarini, Numerari, Memores, sono le persone più sincere, le più ingenue, le più vulnerabili. In ogni gruppo umano le vittime predestinate per il sacrificio sono quelle che hanno meno possibilità di difendersi. Quelle che non hanno parole proprie, che devono vivere del linguaggio impersonale del gruppo. Mi piace molto una frase famosa di Albert Camus:”chi scrive è portavoce di coloro che non sanno o non possono parlare”. Scriviamo, non fermiamoci, quanto più conosciamo il dolore di non poter parlare.
buona giornata a tutti,
Catimini
Mi risulta che gli ex Memores restino nel movimento ecclesiale, magari si sposano ma rimangono nell’ambiente, quindi non esistono testimonianze. Ho ricevuto al riguardo molte mail di ciellini. Il giudizio che mi comunicano riguardo ai fuoriusciti dal gruppo monastico è comica. Superstiziosa. Sembra credano alle minacce dei parroci della bassa padana che, negli anni cinquanta, assicuravano completa cecità a seguito della masturbazione, così gli risulta assolutamente certo che i fuoriusciti dai Memores “si spengano dal punto di vista umano”. Quanto comunicano con i loro interventi stereotipati testimonia proprio il contrario. Al riguardo non sto ad ostentare il mio curriculum intimo e sociale pre e post Memores, già mi sono attardato in miei scritti sull’argomento. Conosco l’ambiente. Non dubito pregiudizialmente della buona fede di chi obbedisce e anche di chi conduce, rispetto i percorsi, ma chiedo a chi ha responsabilità come possa riuscire a dormire serenamente la notte, quando di giorno insegna e garantisce che Iddio si manifesta ai subalterni attraverso di lui. E’ davvero un grande mistero, non è escluso che Dio esista per davvero e in qualche modo, a me ignoto, li anestetizzi dalla consapevolezza dei danni che procurano.
Aggiungo alcune mie constatazioni riguardo la missione, l’apostolato.
Gli appartenenti militanti si attivano organizzati ad accogliere l’altro, ad andarlo a cercare con singolare urgenza per “amarlo spiritualmente” e salvarlo miticamente. Missione e apostolato come necessità per occultare a loro stessi d’essere persone fragili, tenute insieme con lo scotch di concetti e preconcetti validi solo nel gruppo, ma assolutamente incongrui per tutti gli altri. Così il cercare e l’accogliere l’altro, il diverso che sta nel mondo, diventa una vera e propria dipendenza, alibi necessario per autogiustificare, nel suo assioma incontestabile e ammirabile, che non sono nell’errore ma nel giusto, che non sono fragili ma forti. Di fatto, in questo apostolato, non accolgono nessuno se non le idee del gruppo e così si autosostengono in un circolo vizioso che rafforza la dipendenza degli appartenenti al gruppo aumentando nel contempo la fragilità personale e la chiusura al diverso. Missione per esasperata difesa personale e del gruppo religioso potenzialmente minacciata dall’altro per il semplice fatto che c’è, che esiste con la sua diversità pericolosamente destabilizzante, specialmente se tutto sommato non sta poi tanto peggio dei missionari anche se miscredente. Il fragile attivista, in missione per conto di Dio, nell’accogliere l’altro per inglobarlo nel suo pseudomondo si metterà un po’ al sicuro dalle insidiose critiche e ironie del diverso, pericolosi grimaldelli alla sua presunta forza incapace di autocritica e autoironia. Se l’altro, cercato e accolto con sommo amore, non si adegua ai salvatori, per il semplice fatto che rimane sé stesso, viene allora inopinatamente combattuto e se persiste negato.
Ciao
Bruno
Credo che ci siano elementi comuni in tutti i movimenti religiosi e, probabilmente, in tutte le organizzazioni con caratteristiche settarie. Probabilmente anche i problemi degli ex appartenenti sono molto simili
Sempre per Bruno e Uyulala, e per quelli che volessero sentire, (forse l’avete già aperto dal sito Voglioscendere) ecco il confronto con l’Opus Dei:
http://www.youtube.com/watch?v=Gn-ASkTRmXk
è un’intervista, mi pare, estremamente equilibrata e lucida. Quello che propone è: apriamo un’indagine della Magistratura sui documenti interni segreti (che ci sono in tutti i Movimenti), perché da fuori non si sa come funziona davvero.
E poi è appena uscito un libro che comincia a denunciare con chiarezza:
Lo scisma silenzioso.
Dalla casta clericale alla profezia
della fede,
di Piero Cappelli (Gabrielli Editori, 256 pagine, 15 euro).
Alla fine del libro
“L’autore ha parole impietose per i cattolici “formati e inquadrati”, spesso membri di movimenti,
sempre pronti a fare da spalla all’autorità, ma improvvisamente critici (anche se in modo curiale,
senza clamore) quando il vescovo non concede loro la gestione delle attività ecclesiali.
Sono, questi, i laici-clericali, durissimi nel rimbrottare i laici-laici e sempre pronti nel giudicare
automaticamente fuori dalla Chiesa chiunque, attraverso l’uso della ragione, si permetta di pensare
con la propria testa. Quando si entra in questo tipo di polemica il rischio della generalizzazione è
forte. Utile, al di là delle accuse, è però aprire la discussione sulla ridotta capacità di elaborazione
culturale dei cattolici e su quanto poco si faccia per formare cattolici pensanti” (Aldo Maria Valli su Europa del 20 novembre 2009).
Sono d’accordo con Uyulala: ogni religione ha più o meno gli stessi meccanismi di violenza. Ma il fatto è che il Cristianesimo (come l’Ebraismo dei Profeti, come l’Islam autentico) non è una religione. Che dall’Editto di Milano in poi lo sia diventata è una tragedia che non riguarda per nulla il Vangelo. Riguarda soltanto noi, pagani, che da millenni non abbiamo il coraggio di guardare dentro al Vangelo, e distruggiamo la vita delle persone più sincere e più fragili spacciando per vita cristiana il plagio di una setta. Quello che a me sembra più grave è che chi “si converte” dentro una setta e poi riesce a fuggirne, come voi, poi rimane comunque prigioniero della setta perché non può più distinguere il Vangelo dalla violenza che gli hanno fatto in nome del Vangelo.
Questo è spaventoso, spaventoso. Chi produce questa violenza, a sua volta plagiato, quanto è responsabile?
Non so. E’ un mistero abissale. Eppure ancora più vertiginosamente misterioso è il “bivio” di Uyulala, la possibilità della libertà che sempre, in ogni istante, è aperta per ognuno di noi, nonostante tutto, nonostante l’orrore subito. Il presente inchiodato all’orrore può diventare un futuro capace di alzarsi, sollevarsi, staccarsi per sempre dal passato. Può.
Catimini, ogni volta resto senza parole per ciò che scrivi. Posso solo ringraziarti per i tuoi contributi, sempre molto profondi
Ciao Catimini!
il link che hai messo mi ha portato a un video “turistico”-musicale israeli… scusa non l´ho vista tutta (non sopporto l´ipocrisia del giudaismo), ma non credo sia il link che hai voluto dare.
Riguardo all´Opus Dei, per fortuna c´é molta informazione critica in spagnolo (www.opuslibros.org)anche sui documenti interni.
Bello ritrovarti di nuovo! Buon week-end!
Ops, ho sbagliato il link!!
ecco, questo è quello giusto:
http://www.resetradio.net/2009/11/emanuela-provera-dentro-lopus-dei/
l’altro link però è proprio in tema, perché quel canto degli Ebrei Messianici dice il contrario di quello che i Movimenti in genere vogliono inculcare: il sacrificio. Invece il canto dice:
“ha dato la Sua Vita al posto della mia”.
Ovvero mai più sacrifici, quello è stato l’ULTIMO,ora nessuno può più domandarne agli altri.
Nessuno può chiedere l’obbedienza, la militanza per la causa, la dissoluzione nell’ideale, ora la nostra vita appartiene a noi, perché “è stata pagata a caro prezzo”!
Non è facile capire la teologia di Paolo, perché presuppone la conoscenza di quella ebraica, ma quando si comincia è sempre più meravigliosa, e sempre più anarchica, genialmente fuori dalle righe, è la sovversione di ogni legge. Ce lo hanno presentato come un bieco castigatore inacidito nella sua “vocazione”, e invece ora emerge che era sposato e riteneva il suo matrimonio così assolutamente superiore a ogni cosa da durare oltre la morte della moglie e dei figli, fatto che per un rabbino come lui violava ogni prescrizione: lui avrebbe DOVUTO risposarsi. Invece sua moglie, una sola persona, una donna, morta, ovvero il massimo dell’impurità, per lui era talmente preziosa e viva da essere superiore ad ogni Legge, e ha rifiutato di risposarsi, non l’ha mai abbandonata, scendendo fino in fondo nella morte, nel tormento ogni giorno rinnovato di averla persa, di essere solo (la “spina nella carne”), per non non abbandonarla.
Certo se leggi una traduzione qualsiasi delle lettere paoline non trovi tutto questo, bensì l’esatto contrario, a riprova di quanto il Nuovo Testamento sia rimasto chiuso al buio per ben 2000 anni… ma ora la luce comincia a filtrare.
grazie a te perché scrivere qui mi fa molto bene, come ti ho già detto il tuo desiderio di libertà annuncia forte il Vangelo.
buonanotte e buon fine settimana!
Ciao Mariela!
come stai?? Quegli Ebrei della musica sono Messianici, molto perseguitati in Israele…loro chiedono di essere riconosciuti come pienamente Ebrei ma di poter dire che il Messia è venuto, e la sua vita è scritta nei Vangeli. Vengono ritenuti traditori…è molto difficile la loro vita in questo momento in Israele.
Il giudaismo ultraortodosso spesso è vero è molto simile ai Movimenti cattolici più violenti. Però credimi: l’Ebraismo autentico è diversissimo da come l’antisemitismo delle Chiese ce l’ha presentato lungo i secoli. Hai presente chi è Moni Ovadia in Italia? Le battaglie che sta facendo lui per gli immigrati sono proprio l’essenza dell’Ebraismo, che è l’inizio del riconoscimento dell’Altro, dello straniero, del povero. Sotto ogni pratica della religione ebraica, che può sembrare oggi incomprensibile, sta il significato fondamentale dell’etica, della battaglia gratuita per chi è schiavo. Purtroppo moltissimi dei nostri pregiudizi vengono non soltanto dalla nostra ignoranza ma anche dalla sistematica propaganda contro gli Ebrei fatta in questo secolo in particolare dalla Chiesa Cattolica. Leggevo cose terribili poco tempo fa sul fatto che in Polonia dopo il 1945, dopo l’arrivo degli Americani nei Campi, ci sono stati dei pogrom dei Polacchi contro gli Ebrei sopravvissuti!! E la Chiesa in Ungheria (Hai visto “Senza Destino”? Un film bellissimo…)e in America Latina ha continuato ancora parecchio a presentare gli Ebrei come “deicidi”, perfidi e dediti a sacrificare bambini… c’è voluto il Concilio per metter fine a tutto questo.
Ma adesso la situazione è critica: i Lefevriani che verranno presto riammessi nella Chiesa Cattolica sono esplicitamente antisemiti e rinnegano il Concilio.
Verranno riammessi perché hanno i seminari pieni di “vocazioni”, e c’è bisogno di preti, la gerachia sta alla frutta secca… Dunque ben vengano i negazionisti della Shoà. Prova a dare un’occhiata al blog di Andrea Tornielli, che per il Giornale di Feltri si occupa di “Sacri Palazzi”, e vedrai come i Cattolici di destra, tradizionalisti e ciellini e quant’altro, detestano gli Ebrei. La lettura sacrificale del Vangelo presuppone la condanna dell’ebraismo, perché nella sua essenza l’ebraismo sceglie la singolarità contro l’omologazione, rifiuta radicalmente l’idea della vittima offerta: Abramo non può uccidere Isacco. Se lo guardi dimmi cosa ne pensi!
Baci e buon fine settimana anche a te, a presto!
Cara Catimini,
grazie per l´informazione.
Il mio rifiuto verso Israele non viene per niente dalla propaganda cattolica in contro gli ebrei, io sono nata dopo quei tempi. Da piccola ho sentito spesso(e molto piú che adesso)il nome di Arafat, la OLP e il suo “terrorismo”.
Io credo e so, che ci sono anche in Isreale dei ebrei che sono in contro delle barbarie del giudaismo. Non ho dubbio che ci possa essere qualche ebreo decente, corretto. Ma questo no si vede, non si sente, sono troppo pochi.
I giudei, purtroppo, sono diventati una peste. Tutto quello che accade a Gaza é molto piú tragico e disumano che l` olocausto. Ora loro sono sparssi su tutta la terra. Sono un gruppo importante di potere politico e economico. E Israele(una nazione inventata) ha l`immunitá per i sui genocidi.
Scusami per i miei commenti di prima, riguardo il video, ma non c´era la traduzione e sembrava un video turistico per una nazione “inventata”.
Riguardo la religione ebrea posso parlare, imparare, ecc. Ma riguardo “Israele” non ho il piacere.
Leggeró con calma il blog di A. Tornielli. Lui sembra ormai un cattolico di destra… Ci sono tanti articoli, ho bisogno di pazienza e tempo per capire l´italiano. Comunque é interesante conoscere queste cose.
Grazie di nuovo Catimini! e buon fine di settimana!
catimini@
Grazie per i tuoi interventi puntuali e acuti. “Non si può più distinguere il Vangelo dalla violenza fatta in nome del Vangelo”. Vero. O si rimane dentro al gruppo in una agonia che ti uccide o per istinto di sopravvivenza si esce buttando via l’acqua sporca con il bambino dentro, come ho fatto io. Ma anche se l’esperienza è devastante poi si comprende che nessuno possiede il Sommo Bene e che il bambino nella forma che si immaginava non esiste, e’ perduto da sempre perché mai esistito se non nella mente di chi ce lo propinava, anche se non si può far a meno, in modi e forme diverse, di ricercarlo. Questa è la condizione umana, questo è il percorso che si discosta e ci emancipa dalla ingenuità che credeva in un assoluto bene per di più equivocandolo con dei poveretti. Dopo tanti anni che non li sentivo si sono fatti vivi (da quando mi sono esposto recentemente nel mio blog), per farmi tornare all’ovile. Ho riferito che sto piuttosto bene, ma loro insistono con esaltazione, frenesia, eccessi, incomprensibile urgenza, misteriosi struggimenti. Mi comunicano, come quando ansiosi si chiede dov’è la toilette all’autogrill dopo otto ore di autostrada, il loro intimo impellente bisogno fisiologico che abbia a rivedere le mie scelte. Per un po’ mi sono intrattenuto con loro un po’ per divertimento, un po’ giocando con le loro ombre con infantile vendetta (eddai è il minimo sindacale che possa concedermi). Ma adesso mi sono annoiato. Ho da fare di meglio di ascoltare tutta la prevedibilità di posizioni strumentali che giustificano e consolidano lo status quo ecclesiale. Volontà di difesa ad oltranza, che è sempre cattiva consigliera. Così sfogliano il dizionario delle idee comuni invece che costruire nuove cattedrali del pensiero. E’ davvero difficile il dialogo. Garantisco. Quindi chiedo: ha senso avere addosso l’etichetta dell’”ex”? Alla fine l’odiosa esperienza del lager religioso pur forte ed estrema è stata un semplice tassello di una interessante, variegata e coraggiosa esistenza, niente di più. Chi è dentro la bolla dei movimenti integralisti e ci crede non si schioda dalla croce. Quindi a che serve esporsi?
A quanto comunichi cara catimini, ha invece senso raccontare la propria esperienza perché potrebbe rivelarsi comunque utile per qualcuno. Se così fosse io ci sono. Un grazie a Uyulala per lo spazio concessomi e per tutto il resto.
ciao
Bruno
@Bruno
Sono andata a guardare il tuo sito e l’ho trovato molto interessante. Spero di avere il tempo di dare più che solo uno sguardo…
L’anno scorso sono riuscita ad avere l’edizione italiana di un libro edito nel 95 (mi pare) che parla di 3 movimenti: quello dei focolari, CL e i neocatecumenali. E’ un ex focolarino inglese che lo ha scritto, Gordon Urquart, che ho avuto anche il piacere di conoscere personalmente (persona simpaticissima e tutt’altro che triste e tormentata
). Il libro, in inglese, si intitola “The pope’s armada” (“Le armate del papa”) e purtroppo l’edizione italiana è ormai introvabile. Ha uno stile giornalistico e racconta fra le altre cose delle interconnessioni fra le gerarchie ecclesiastiche e i movimenti, almeno questi 3. L’ho trovato profetico perchè, avendolo letto a distanza di oltre 10 anni dalla sua pubblicazione, ho potuto constatare che ciò che è accaduto nella chiesa cattolica è esattamente ciò che aveva visto allora Gordon.
Per quanto riguarda Catimini, posso capire il suo amore per il vangelo, ma io mi sono spostata senza tanti rimpianti dal cristianesimo ed ho una visione più lontana, nata da letture e studi disordinati ma molto utili su altre religioni e altre filosofie.
Il messaggio dei vangeli mi piace, spesso lo trovo anche attuale (non in toto però), ha indubbiamente molta saggezza, ma ho trovato spunti forti e salienti in altri testi sacri, in testi che non hanno la pretesa di essere sacri.
Non sento la mancanza della visione evangelica, che trovo comunque parziale. Non considero Gesù figlio di dio, ma ritengo che sia stato idolatrato. Beh… è un discorso complesso. Sull’esistenza o meno di dio ho delle idee abbastanza fluide, ma sicuramente la mia visione è molto lontana da quella delle religioni monoteiste. Forse, dico forse, sono più vicina al panteismo, ma chissà…
Uyulala se hai tempo visita il sito di
Isabella di Soragna
cara amica, trovi l’indirizzo nel mio sito nei link degli amici, sono certo ti interesserà
ciao
bruno
Per Uyulala:
Ciao! Sai io penso una cosa. Che ormai la Resurrezione è nel mondo, è qui, e la realtà è completamente diversa da com’era prima della Resurrezione. Mi pare che il modo più efficace di spiegarmi sia quello energetico, anche se è estraneo alla mentalità cartesiana che è un po’ comunque la nostra: da 2000 anni c’è un’energia diversa nel cosmo, sul Pianeta, negli esseri umani. L’Antico Testamento, per nulla cartesiano, parla sempre in termini energetici, presenta una medicina, un sapere, delle pratiche energetiche che gli Ebrei hanno conservato per millenni, pensa alla Qabbalah, alla pietra filosofale, a Maria l’Ebrea, al Golem… anche attualmente la medicina spagirica sfutta in vario modo quel patrimonio di conoscenze che noi guardiamo con grande diffidenza, ritenendole magie, favole…
Il Nuovo Testamento risponde con lo stesso linguaggio. Ecco perché Paolo afferma che ADESSO non c’è più bisogno della circoncisione, che era una pratica energetica. Non ce n’è più bisogno perché le tensioni nel cosmo sono ormai del tutto diverse da prima.
Non so se riesco a spiegarmi, tutto questo per dire semplicemente una cosa di cui sono convinta: io credo che se qualcuno oggi cerca con onestà, con desiderio autentico della Verità, non può fare a meno di vivere secondo la Resurrezione.
Non so se riesco a chiarire bene. Mi viene in mente un discorso che fa Marco Paolini, l’attore veneto, non so se lo conoscete, sulla laicità.
Che cosè la laicità, dice, se non la responsabilità per l’Altro. L’Altro più debole viene protetto, i diritti vengono estesi a tutti ,anche a quelli che non possono farli valere, le leggi proteggono la vittima dal sacrificio. Certo è un cammino lungo, certo noi in Italia non è che ne vediamo ancora un granché, eppure è in corso, ed è in corso dentro ogni religione, dentro ogni filosofia. Basta che si sia sinceri, e non si può fare a meno di incontrare quello che ormai è evidente, è reale. Una prova di questo secondo me è ancora il tuo discorso sul “bivio”, che tu hai trovato dentro la tua riflessione autonomo, ed è un modo meraviglioso di dire la Resurrezione. I modi sarannno sempre di più, sempre più inimmaginabili, sempre più belli. E ogni modo porterà una prospettiva del tutto nuova, particolare. E’ il Vangelo di Giovanni a dirlo: lo Spirito verrà e aumenterà l’intensità di ogni parola scritta nel Vangelo, la farà vibrare di suoni nuovi, inauditi prima.
Per Bruno:
GRAZIE A TE. Per il tuo coraggio, per aver scritto parole limpidissime, che a me hanno dato un grande coraggio. Se ti cercano con questa insistenza, secondo me è che le hanno intese anche loro, e ne hanno paura… ormai però sono scritte, e vengono diffuse, non possono più fermare la Rete. E quindi se anche tu hai bisogno di riposarti, di stare a vedere cosa succede, di riprenderti il tuo silenzio, ormai queste parole corrono per te.
Per Mariela:
Ho un’amica carissima che è musulmana e conosce bene molti Palestinesi che vivono nella mia città. Quest’estate sono andata alla Festa palestinese che c’è ogni anno, e c’era uno striscione che mi ha colpita:
la tragedia dei palestinesi è di essere vittime delle vittime
è proprio così secondo me, e se non ne teniamo conto rischiamo di non comprendere nulla di quello che sta accadendo. Sono sicura che tu sei in assoluta buonafede, ma il tuo discorso è pericolosamente antisemita. Cosa accadrebbe se Israele venisse cancellato dlla cartina? Lo sai quanti gruppi neonazisti si stanno preparando all’eventualità in Europa e altrove? quel film che ti dicevo c’è anche in spagnolo, Sin Destino, credo che vederlo valga più di mille parole. Israele così come sta “funzionando” non può continuare, certamente!! Moltissimi Ebrei nel mondo denunciano la situazione. Ma bisogna necessariamente che qualcosa cambi e possa “funzionare bene”, perché per millenni gli Ebrei sono stati massacrati in Europa, dalla Guerra Giudaica in poi. La costituzione dello Stato d’Israele è stata fin’ora una potente garanzia culturale contro l’antisemitismo, guarda caso il Vaticano preconciliare non la vide affatto di buon occhio: gli Ebrei non sono più i diversi, esposti ad ogni discriminazione, sono cittadini di uno Stato come tutti gli altri.
Quello che succede in questo Stato, attenzione, non lo sappiamo fino in fondo. Non ci crederai ma alcuni Ebrei ultraortodossi sono filo-palestinesi! Dire che la maggioranza degli Israeliani è favorevole alla politica del governo, perché lo dicono i sondaggi, sarebbe come dire che tutti gli Italiani in questo momento sono berlusconiani, come direbbero certi sondaggi. Se tu vai in giro per l’Italia ti accorgi che non è così! Allora perché tollerano questo governo? Perché nel Ventennio hanno tollerato il Fascismo?
Credo che quello striscione, scritto da Palestinesi, dicesse davvero una verità che ci preserva dalle generalizzazioni e dall’antisemitismo… la questione è complicatissima, non è possibile giudicare con facilità gli attori di questa guerra infernale fatta sui corpi e sui sogni dei bambini. Certo invece è indispensabile, urgentissimo giudicare la guerra, che DEVE finire.
Grazie Mariela che senti questa urgenza, e per il mio errore nel link, mi hai dato per lo meno la possibilità di parlarne. E’ proprio per come ho sentito autentica la tua urgenza che ho voluto dirti esattamente quello che pensavo, spero di essere riuscita a spiegarmi… Un’altra amica l’anno scorso aveva tentato di mettere in contatto i Palestinesi che vivono qui con alcuni disertori in carcere in Israele, con l’obiettivo di rendere pubblica la cosa. Non so poi come sia andata, ti farò sapere.
buonanotte a tutti!
Grazie Catimini per la pazienza di rispondermi con grande benevolenza, nonostante il mio “antisemitismo”…
Sai? qualcuno in un´altro post ha fatto un commento:
…). Altri invece non sono “molto” buoni,ma tutti in genere sono molto prudenti.
“Mi spiace per l’autrice di questo sito…è così piena di rabbia…”.
Ma io in questo sito trovo gente con molta pace, gente con un grande cuore (per esempio l´autrice di questo sito
Io invecce ho molta cattiveria e violenza, e penso che qualche giorno “l´autrice di questo” sito sará costretta a bloccarmi l´accesso qui per la mia “rabbia”…
Forse io sia antisemita, non lo sò. Sinceramente non lo vorrei ma purtroppo ci sono dei fatti molto gravi ed Israele continua a godire un´immunitá dappertutto. Capisco il tuo discorso e la tua comprensione a me. Ma a questo punto é difficile credere nella loro buonafede.
Dello stesso modo, e personalmente, penso lo stesso riguardo a un dialogo col movimento: non sarebbe un Davide e un Golia a lottare, ma il piccolo Davide e MOLTISSIMI Golia armati fino ai denti. L´esercito di Golia con gente della Chiesa, della media, polici, ecc. Io esagero, ma solo per dire che neppure nelle semplice chiacchierate c´e´ un vero ascolto.
Si impara tanto parlando con te!!, ma forse é meglio fare una pausa tra di noi, perché non é il tema del post e soprattutto il post é di Uyulala… Magari ci sia sempre una occasione!!!
Grazie mile Catimini!!!
per Mariela
Ciao!!
grazie mille a te, aspettavo la tua risposta e mi fa tanto piacere… domani scrivo meglio, adesso non posso tenere gli occhi aperti, buonanotte!
Certamente la maggior parte di voi lo ignora, per ragioni di età, ma io posso dirvi cosa fu il Movimento dei Focolari nella realtà della guerra e del primo dopoguerra.
Si ignora che ai quei tempi la Chiesa era prevalentemente una realtà clericale, che i laici recitavano un ruolo da comprimari; che il vangelo vissuto era una bizzarria del mondo protestante ed evangelico in particolare.
In quegli anni preconciliari i movimenti religiosi liberarono le energie di una religiosità compressa fra riti religiosi e pie opere assistenziali.
Parlare di Dio Amore oggi può apparire scontato, ma a quei tempi , quando la paura dell’inferno era uno dei principali ingredienti del cristianesimo, era una novità assoluta.
Allora la lettura dei testi sacri era sconsigliata al di fuori della guida di un sacerdote; si studiava piuttosto il catechismo.
Non so quanti degli episodi che riguardano le prime focolarine fossero veri o semi-inventati, ma quello che è certo che l’atmosfera che si respirava a Trento in via Cappucini era di grande euforia ed entusiasmo, e come accadde già ai tempi delle prime comunità cristiane di Gerusalemme, Roma, Efeso, questo clima creò un interesse ed un’adesione che se vogliamo sono alla radice dell’esplosione dell’Opera negli anni successivi.
Quando si valuta e si giudica il Movimento dei Focolari bisogna assolutamente riferirsi ai primi tempi e alle intuizioni che lì nacquero: Dio Amore, Gesù Abbandonato, Maria desolata, il carisma dell’Unità, Gesù in mezzo, la Parola di Dio vissuta.
Da un punto di vista sociologico è assolutamente ovvio che l’uscita del Movimento da Trento prima (una città non basta) e dall’Italia e dall’Europa poi siano state all’origine della creazione di una complessa organizzazione, di una rigida gerarchia che certamente non era pensata a scopo di comando, né tantomeno di prevaricazione, ma piuttosto per garantire il mantenimento dell’originalità e dell’identità dell’Ideale.
Ma purtroppo, come sempre avviene nelle esperienze utopistiche,dall’isola di Tommaso Moro in avanti i tempo e le dimensioni insinuano all’interno delle organizzazioni degli elementi che ne prevaricano gli scopi, causandone lo snaturamento.
Nell’idea di Chiara Lubich, la presenza del Risorto e di Maria nell’Opera avrebbero dovuto evitare questo, ma una volta in più la storia dimostra come un grande ideale, senza la libertà dell’individuo si trasforma fatalmente e repentinamente in una grande prigione. Una grande piovra che stende i suoi tentacoli e distrugge coloro che finiscono in suo potere.
Ho cominciato a guardare con dubbio al movimento mano a mano che sorgevano cittadelle dell’amore, si tenevano grandi convegni mondiali, nascevano aziende, case editrici, diramazioni del movimento in ogni branchia della società reale, la famiglia, l’arte, la politica, la musica, gli affari.
La mio dubbio è diventato scetticismo nel momento in cui si è cercato di far convivere nello stesso movimento, cattolici, protestanti, musulmani, atei; espressione questa di un irenismo surreale.
Non trovo invece nulla di strano in quegli aspetti che hanno creato sgomento nell’autrice di questo sito e in alcuni post in esso pubblicati; l’indottrinamento e a pressione psicologica non sono specifiche e proprie del Movimento del Focolari, ma di ogni organizzazione ed ordine religioso. Lo stesso ho sentito dire a proposito di Azione Cattolica, di Comunione e Liberazione, di Rinnovamento nello Spirito, ecc. ecc.
Per questo credo che una discussione in questo senso dovrebbe essere più vasta e non andare ad attaccare il solo Movimento dei Focolari.
Personalmente pur nello scetticismo su questi movimenti e nell’idea che l’opera di Maria sia come altre presto destinata ad un naturale tramonto, credo che alcune sue intuizioni siano tuttora valide ed un riferimento su come vivere la propria fede in famiglia, al lavoro, nella società civile.
Saluti
Trovo veramente pacato e interessante l’intervento di Felice45.
Ma sono spariti gli altri post da lui scritti ? perchè?
… non so che dire Alfredo. Credo che il plugin di modifica dei commenti consenta agli utenti, se vogliono, di cancellare i propri commenti ma mi sembra strano… Posso dirti che io non li ho toccati. Provo a guardare se ho ancora le notifiche email dei commenti di Felice.
ho modificato le impostazioni. Così gli utenti non possono modificare i commenti dopo che qualcuno ha postato, nè possono cancellarli. Col cambio del blog, non avevo visto queste impostazioni del plugin.