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Nuvola di parole

Le maschere e la sopravvivenza nel movimento dei focolari

In una mail una persona, ex appartenente al movimento, mi ha scritto fra le altre cose questa frase:

[…] devo ammettere che almeno io ho salvato (ma con i maschi era comunque diverso) la mia salute mentale con una po’ di lassità appunto del super-Io ed un rapporto risultante egosintonico per la gestione della distanza tra l’essere ed il dover essere. Certo questo comporta l’uso di maschere, ma, da una parte, quando la maschera diventa pesante uno poi alza i tacchi, dall’altra, come ben insegna Pirandello, nella vita non è l’ultima maschera che indossi.

Ripensando a varie storie di ex membri del movimento, ho ricordato alcune situazioni che non rientrano nel mio discorso del post precedente e mi sono accorta che in questi casi la discriminante è legata proprio alla capacità di mettersi delle maschere, o comunque alla volontà di farlo o di NON farlo.

Non voglio esprimere giudizi, perché in ogni caso penso che siano infinite nella vita le circostanze in cui una maschera è indispensabile. Ciò che voglio dire è che in questi casi lo sdoppiamento era consapevole e voluto, di conseguenza “egosintonico” e sano, non ha comportato particolari problemi per la psiche e ha permesso alle persone che hanno vissuto così l’ideale di restare nell’opera finché essa poteva dare qualcosa, quando questo non è stato più possibile l’allontanamento è avvenuto solitamente con dispiacere e magari anche con un profondo dolore ma senza quel terribile carico di sofferenza psichica che ha comportato invece in altri.

Quello che mi preme sottolineare è il fatto che in questo tipo di strutture si favoriscano situazioni in cui ciò che risulta vincente è una doppia vita e chi sopravvive al suo interno o “muore dentro” oppure mantiene volontariamente la divisione tra ciò che si dovrebbe essere e ciò che si è.

Chi cerca di vivere l’ideale in modo integrale, questo è ciò che ho visto, perde una parte di sé e spesso si perde del tutto.

Faccio un esempio molto forte, un paragone che so essere terribile. Molti avranno sicuramente letto “Se questo è un uomo” di Primo Levi, che racconta la sua vita all’interno del campo di concentramento nazista. Il libro, lo ricorderete, si discosta molto dalla classica immagine che ci hanno presentato soprattutto attraverso i film. Descrive un mondo in cui le crudeltà erano anaffettive, fredde, raggiunte fra l’altro per gradi e attraverso delle regole. Regole assurde, certo, ma pur sempre delle regole per cui gli internati erano naturalmente portati a seguirle, assimilandone a poco a poco la logica in tutta la loro assurdità e introiettandole. Di fatto ciò che succedeva era che venivano stravolte tutte le norme etiche, per cui riusciva a sopravvivere chi diventava capace di ingannare, mentire, rubare; mentre chi lavorava con diligenza, mangiava solo il proprio ed aveva un comportamento comunque onesto era destinato a soccombere.

Ovviamente faccio tutte le proporzioni e i distinguo: il movimento non è un campo di concentramento e non ha lo scopo di uccidere una categoria di persone. Ma curiosamente c’è un meccanismo comune a queste situazioni tanto lontane, ed è proprio quello di avere norme di comportamento, modelli di riferimento, regole e via dicendo che portano l’individuo a imparare e a vivere una strada di doppiezza, consapevole o inconsapevole.

E’ un meccanismo preso dalla chiesa cattolica, il movimento si è limitato a rivitalizzarlo, renderlo più moderno e appetibile, probabilmente lo ha raffinato.

Ciò che vedo nella chiesa in primis e nel movimento in seconda battuta è proprio questo: stimolando un confronto con un ideale di fatto irraggiungibile, si crea uno scollamento fra la percezione della realtà nuda e cruda e l’ideale stesso. C’è chi cerca di aderirvi integralmente, e perde se stesso come ho descritto nel post precedente, e c’è chi invece salvaguarda la propria salute attraverso le maschere, mantenendo una certa capacità critica. Le regole troppo dettagliate, che invadono ogni angolo della vita dell’individuo, hanno come effetto (e forse proprio come scopo) quello di mantenere la persona costantemente sotto lo scacco dei sensi di colpa. Vivere nella “tensione alla santità” distoglie l’essere umano da se stesso, dalla percezione genuina degli altri, inoltre gli infiniti aspetti della spiritualità del movimento finiscono per creare un filtro attraverso il quale tutto dev’essere guardato. Vedere il mondo “alla luce dell’ideale” è di fatto non vedere affatto il mondo così com’è, ma così come, secondo delle persone, dovrebbe essere. Secondo degli esseri umani e non certo secondo dio, giacché, anche ammesso che esista (io mi metto apposta in quest’articolo in una visione agnostica, ma non posso onestamente dire di esserlo) di ciò che pensa non credo che nessuno sia veramente a conoscenza. A meno di non delirare o di avere allucinazioni, un minimo di onestà e di umiltà imporrebbe perlomeno il dubbio.

Nel movimento ci hanno abituato a sostituire l’ascolto delle nostre percezioni con questa visione distorta e filtrata, al punto che a poco a poco molti di noi hanno smesso di fidarsi di se stessi e sono diventati totalmente dipendenti da quel fenomeno che viene chiamato “Gesù in Mezzo”, grazie al quale comunque ciò che dici e fai non proviene più da te.

Smetti di assumerti pienamente le TUE responsabilità perché, visto che ciò che fai è approvato da questo “Gesù in Mezzo” (prima o poi descriverò cosa significa, per chi non conosce il movimento), è SICURAMENTE giusto. Non esistono più dubbi, non esiste più possibilità di critica ma solo una continua e costante autocritica quando il tuo IO cerca disperatamente di far sentire la sua voce.

Per quello immagino che ci sia qualcuno, sicuramente con difese più efficienti delle mie, che ha imparato a separare questi due aspetti della vita: quella nel movimento e quella tua personale.

Di fatto, secondo me, un ideale che dovrebbe essere orientato all’onestà e alla sincerità non fa altro che spingere gli interni in una situazione continua di ipocrisia, a volte consapevole e a volte inconscia. Gli effetti sulla psiche poi diventano ovviamente molto diversi nell’uno e nell’altro caso.

Lascio aperto il discorso, che sarebbe troppo lungo, riservandomi nel tempo di ritornarci. Mi rendo perfettamente conto che la mia visione critica rispetto al movimento dei focolari è diventata sempre più aspra. Come ho accennato nel post precedente, in quest’anno e mezzo sono venuta a conoscenza di cose che non avrei mai immaginato, è come se avessi sollevato una cortina impenetrabile. Dietro una facciata d’amore universale si nascondono dei processi e dei meccanismi che mi hanno lasciata completamente sconcertata, soprattutto perché non sono affatto legati alle frustrazioni dei singoli ma ad una scelta organizzativa. Scelta che comporta anche quella di far andare avanti proprio determinate persone, con quelle specifiche frustrazioni.

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 17 commenti

  • catimni scrive:

    Bellissimo post: grazie.
    Solo qualche osservazione e una domanda non retorica.
    La prima osservazione è che tutti i meccanismi di violenza atroce che tu descrivi sono tipici non soltanto di questa Chiesa Cattolica che conosciamo bene attualmente in Italia, ma di quasi tutte le religioni che si sono avvicendate in Italia e dintorni negli ultimi millenni. La logica di questa violenza è riconducibile al processo del sacrificio umano. Tutto ciò che dal punto di vista mentale è in gioco in un gruppo mentre offre un sacrificio umano si può riscontrare nella logica degli appartenenti a strutture religiose che distinguono una casta di eletti dai componenti più “semplici”. Studiando storia delle religioni troviamo paradigmi identici che si ripetono, e che hanno due caratteristiche in comune: quella di dipendere dalle categorie complementari di purità e impurità rituale e quella di risultare del tutto estranei, assenti, dal Nuovo Testamento (e dall’Antico se lo leggiamo con la dovuta accortezza).
    Da ciò la seconda osservazione: se noi possiamo scandalizzarci dei sacrifici umani (e dal mio punto di vista una persona che viene immolata nella sua struttura psichica subisce una violenza ancora più bestiale della violenza fisica) è perché ormai il Vangelo ha smascherato radicalmente la violenza del sacro, ora sappiamo che la vittima è innocente, che va difesa, mentre prima era riconosciuta colpevole (es. le sacerdotesse di Estia sepolte vive, es. la madre mafiosa della figlia collaboratrice di giustizia che va a profanare la tomba della figlia in nome della mafia dopo che la mafia gliel’ha uccisa. La mafia, insieme ad Auschwitz, forse è l’immagine che ci oggettiva meglio l’universo intrapsichico di chi è prigioniero in una setta).
    Terza osservazione, in forma di interrogativo-risposta, che accompagna la fine del tuo post: perché è possibile che una struttura ancora sacrale, violenta, omicida nella sua sostanza più profonda si dichiari diretta discendente dalla tradizione dei primi secoli del Vangelo,della quale non conosce né rispetta nulla?
    Tento questa risposta:
    Direi perché il terrore dell’impuro in ogni essere umano lo predispone a cadere prigioniero di strutture alienanti. E perché la nascita della coscienza dentro di noi non è affatto scontata, il processo di ominizzazione non corrisponde a quello di umanizzazione, affatto.
    L’umanizzazione è una conquista che passa attraverso la scoperta della responsabilità, attraverso il riconoscimento dell’Altro, solo allora la nostra coscienza che è trascendenza può emergere.

    Da qui la domanda, non retorica, che ti pongo.
    Davvero credi che sia meno danneggiata la personalità di un Focolarino che sceglie di indossare maschere, che mente, che tradisce la fiducia, che inganna, rispetto a quella di un Focolarino che rinuncia alla propria vita psichica perdendosi nell’Ideale?
    A me sembra che il primo in realtà sia stato derubato di se stesso molto più del secondo perché la deresponsabilizzazione equivale a uno scollamento da sé estremamente difficile da “riparare”, anche se certo non impossibile, equivale comunque a una sofferenza psichica insopportabile. (Mi pare che Elie Wiesel racconti un’esperienza atroce di questo tipo in La Notte, quando viene costretto dalla vita nel lager a rinnegare l’amore per suo padre, pur di restare vivo). Il secondo Focolarino invece mantiene la coerenza tra le sue parole e la sua vita, benché annientata nell’Ideale, e in questo modo non si perde del tutto come il primo, ma una “zona” della sua coscienza rimane preservata grazie a questa coerenza delle parole con ciò che esse significano. Non ti pare che sia così?

    Ecco. grazie ancora, per il post, per l’ospitalità, e soprattutto grazie perché, benché tu ti dichiari non cristiana, a me tu testimoni il Vangelo nel tuo scandalo per la violenza che hai incontrato nella tua storia e incontri nelle storie di amici ora. E nella tua determinazione a denunciare, a chiedere giustizia. Scrivere qui ogni tanto per me è innanzitutto cercare con te questa giustizia, per chi la attende senza saperlo, per chi è costretto a sopravvivere in una vita non sua, per chi subisce quotidiani incessanti ricatti che fanno leva sulle sue disperazioni, sul suo senso di inadeguatezza al mondo, sul terrore di restare solo o sola…
    Scrivere qui per me è innanzitutto preghiera per loro.

  • dioamore scrive:

    Interessante la tua analisi. Mi sembra che tu stia facendo “l’ora della verità” al movimento. Io invece mi chiedo e ti chiedo, per dirlo con le tue parole, il perché “Dietro una facciata d’amore universale si nascondono dei processi e dei meccanismi che mi hanno lasciata completamente sconcertata, soprattutto perché non sono affatto legati alle frustrazioni dei singoli ma ad una scelta organizzativa”. Perché questa scelta organizzativa?

    Già la divisione tra maschi e femmine nei nuclei o nelle unità mi è sempre parsa assurda e fuori dal tempo, non solo nel movimento, ma anche nella Chiesa, perché secondo me è contraria alla Bibbia, là dove Dio crea l’uomo maschio e femmina, creazione che io intendo come unità e non come separazione.

    Quel fenomeno che tu chiami “Gesù in mezzo” a me invece piace tantissimo e ci vado a nozze, perché è Vangelo vissuto. L’importante è comprendere cosa vuol dire mettere Gesù in mezzo, non travisare il significato o abusarne.

    L’esempio forte e terribile che fai, lo potremmo fare, sempre con le dovute attenuanti e distinguo, anche per altre realtà sociali, là dove esiste una organizzazione comunitaria di tipo gerarchico, come quella militare con il nonnismo o quella lavorativa con il mobbing o quella scolastica con il bullismo.

    Sono fenomeni sociali con forti risvolti psicologici che con il Vangelo non hanno nulla da condividere, ma mettono a nudo soltanto la crudeltà dell’essere umano che lotta per la sopravvivenza.

  • Uyulala scrive:

    Ho letto entrambi i commenti alcune volte, penso che li dovrò rileggere quando la notte ha consumato il mio sonno.

    Entrambi mi avete fatto nascere molte considerazioni, spero di riordinarle nella mente e di riuscire a rispondere con calma.

  • aghost scrive:

    parlo da ignorantissimo: a me pare che le religioni e i vari movimenti, siano in fondo delle strategie di sopravvivenza. Perché alla fine, gira e rigira, l’istinto di sopravvivenza è il motore che muove tutto.

  • Mariela scrive:

    Penso che un interno non usa una “maschera” (ti rendi conto solo dopo avere uscito!)

    Spesso sentivo dire che solo basta capire l´Ideale e avere la vocazione, che Dio é piú grande che i nostri diffetti e dubbi.
    Cioè, il movimento sempre cerca motivi per farti restare, come il dirti che hai una dono da non spreccare, una grazia da usare al servizio di dio, la chiamata, ecc, ecc e tantissimi “ecc”.

    Dopo leggere il tuo post, penso che il uso nascosto di maschere e il avere una doppia vita all´interno è molto comune e anche tollerato. Queste cose non sono chiamate dal suo nome e vengono giustificate con delle belle parole. Perchè la vita nel movimento é una di profitto reciproco fino a quando una delle parti non vuole piú.

    Per me é un po´ strano e “nuovo” rendermi conto che ho fatto parte di un gruppo in cui l´applicazione della psicologia é molto comune.
    Avvolte preferisco non pensare a questo, per me è difficile accettare che un movimento di “amore” pieno di esperti in varie dicipline sia cosí ingenuo e non si renda conto dell´ipocresia di cui si nutre e che io ho fatto parte di questo…

    (Grazie di nuovo per i tuoi post!)

  • Mariela scrive:

    Caro dioamore,

    Tu dici che, “Gesù in mezzo” è Vangelo vissuto. E anche che: “L’importante è comprendere cosa vuol dire mettere Gesù in mezzo, non travisare il significato o abusarne”. E tu pensi che sia così facile??!!
    Il problema é che nella pratica questo puó (e ha fatto) tanto male.

    Hai detto anche che non sei un interno, ma tu hai la ingenuità di un “popo”. Dovresti provare ad impegnarti nel movimento. Sei “bravo” e tu vedi le cose attraverso gli occhi della Chiesa e della Bibbia. Hai una capacità limitata di comprensione e una voglia sempre presente di riconciliare parti in conflitto con dei mezzi in cui l´importante é l´intenzione.

    Il movimento é pieno di gente come te. In realtá dovresti provare, oppure ancora non sei stato invitato agli incontri degli interni? Perché la cruda realtà è che non tutti sono eletti dipende tanto dalla simpatia.

    Dici anche che il movimento comporta un impegno di tempo e risorse notevole, ma non é vero. Gli incontri si fanno soltanto una volta la settimana. Poi, se hai il tempo di seguire questo sito, come mai non hai tempo di seguire Dio in modo concreto?

  • Uyulala scrive:

    Questo è un genere di argomento che funziona un po’ come le ciliegie: una riflessione ne tira un’altra. Ho ricevuto una mail dalla stessa persona che mi aveva fatto il commento che riporto nell’articolo dove mi fa notare che comunque l’assunzione di maschere non è stato per lui un processo consapevole. Infatti quando questo meccanismo è diventato consapevole, lui è uscito dal movimento.

    E’ complicato il discorso sui rapporti fra processi consapevoli e processi inconsci. Tempo fa (molto tempo fa) avevo scritto una serie di post proprio su quest’argomento. Se li ritrovo edito il commento e posto qui i link.

    EDIT
    ecco i link

    L’ipocrisia fin nel profondo della mente. Ovvero la perfidia della buona fede. Prima parte: i meccanismi di difesa

    L’ipocrisia fin nel profondo della mente. Ovvero la perfidia della buona fede. Seconda parte: gli svenimenti del giovane Jung

    Terza parte: La “buona fede”, le motivazioni vere e quelle di facciata. Quando si arriva ad un bivio

    Quarta parte: l’inconscio, burattinaio delle nostre azioni

    Si tratta di articoli molto duri, com’è in fondo nel mio stile. Tendo ad essere spietata nell’esprimere questi concetti, ma ciò che faccio all’esterno rispecchia esattamente ciò che faccio con me stessa.

  • Uyulala scrive:

    Ok, ottenuto il permesso dall’amico di cui parlo, riporto gli stralci del nostro scambio di mail:

    __________________________
    LUI:
    Ho letto il tuo commento e quello di catimni, entrambi per quello che mi riguarda siete taglienti e va bene, l’unica aggiunta che posso fare è che il processo di egosintonia e di assuzione della maschera è riconosciuto da una disamina a posteriori e non è mai (penso per nessuno) pienamente cosciente e deliberato nel momento presente(una deliberata situazione così falsa e doppia sarebbe incompatibile con qualsiasi livello di onestà morale/intellettuale -forse, per qualcuno non certo per me-); appunto quando diventa consapevole e la maschera diventa pesante alzi i tacchi e te ne vai.

    __________________________
    IO:
    Si, ho dato per scontata una cosa che invece non lo è. La questione della consapevolezza è molto strana, esiste sempre una specie di gancio nella nostra coscienza che ci permette di tirar fuori ciò che è nascosto, e spesso l’essere umano ignora questo appiglio e lo ingora con un atto voluto e attribuendo “ragioni” spesso anche molto valide ma fondamentalmente non vere o di copertura. Da quando mi sono resa conto di questo meccanismo tendo a non fare in me molte distinzioni fra processi consapevoli e processi inconsci, e sono portata ad applicare a tutti questa consapevolezza.
    Hai presente quando realizzi una cosa e, col senno di poi, ti dici “in fondo l’ho sempre saputo”?

    Solo che per arrivare ad usare questi “appigli per l’inconscio” devi imparare ad essere molto pulito, e QUESTO è un processo tutt’altro che semplice. Devi imparare ad andare al di là dei tuoi desideri, delle tue speranze, della tua volontà di primeggiare ed essere considerato bravo, del tuo senso di onnipotenza. Tutte cose che, fra l’altro, non scompaiono mai del tutto, e ogni volta il processo di valutazione dell'”appiglio per l’inconscio” diventa un atto sufficientemente laborioso da non poter entrare in automatico.

    Se vuoi posto per te il commento che hai fatto qui, in privato.

    __________________________
    LUI:
    Si certo, va bene, aggiungerei questo: c’è un rapporto che non permette, per definizione l’assunzione di maschere, l’ho imparato proprio pensando alle maschere che mi sono scoperto utilizzare, a posteriori come ho già detto, nel movimento (poi a parte spiego come lho scoperto, perchè potrebbe essere interessante); il rapporto inevitabilmente pulito e netto: quello che hai con il Dio che è in te (o la soggettivizzazione del Dio oggettivo) il Dio che è in te ti vede grezzo. Non voglio costruire delle risposte divine che non esistono perchè fanno parte del Dio oggettivo che non è accessibile, le parole del Dio oggettivo non sono accessibili a nessuno (checchè millanti in Papa); però per ogniuno è percettibile lo sguardo silenzioso (appunto) del proprio Dio (soggettivo) che ti vede grezzo, senza maschere così come sei. Lo sguardo di questo Dio silenzioso ma amoroso vede i nostri poveri stracci così come sono che si dibattono in questo mondo più o meno in balia delle “frombole”, come direbbe Amleto, e, questo mio Dio, che è parte, probilmente infinitesimale, del Dio oggettivo, questo Dio piange (come Gesù davanti alla tomba di Lazzaro: grande momento!) piange perchè mi vede soffrire (ricordi ho già citato “Anche Dio è infelice” Turoldo). … saluti, buon fine settimana.

  • dioamore scrive:

    Mariela 👿 , per me seguire Dio in modo concreto significa amare una persona fisica: Gesù nel prossimo. Il movimento dei Focolari, come tanti altri movimenti ecclesiali, invece è una persona giuridica con i suoi statuti, sebbene riconosciuta dallo Stato e dalla Chiesa. C’è differenza tra persona fisica e persona giuridica e non sono la stessa cosa.

    Dio invita ad amare il prossimo, cioè le persone fisiche più vicine e non le organizzazioni o gli Stati che si fanno persone giuridiche pubbliche o private, sebbene queste siano formate da persone.

    Non è neanche corretto, dal mio punto di vista, impegnarsi in un movimento e poi rischiare di trascurare gli impegni presi nei confronti del movimento stesso e quelli nei confronti dei propri famigliari o comunque i doveri nei confronti delle persone fisiche e di chi ti è più prossimo: consorte, figli, genitori, fratelli, parenti, colleghi di lavoro, vicini di casa, ecc. per mancanza di tempo. Concetti che sono già stati ben espressi da Chiara.

    Poi io auspico che il movimento si faccia vera famiglia universale, come dice Chiara: “siate una famiglia”, ma anche come dice Gesù che riconosce i propri famigliari in coloro che mettono in pratica i suoi insegnamenti, vivendo Gesù in mezzo. Ma per questo penso che ci voglia ancora molto tempo e maturazione spirituale da parte dell’umanità.

  • Uyulala scrive:

    dioamore
    la questione di amare “gesù nel prossimo” ha causato problemi a non finire. Di fatto, in questo modo, non ami veramente l’altro, diventi a poco a poco incapace di riconoscere i tuoi sentimenti autentici, che spesso non sono per nulla esaltanti, e così permetti a questi sentimenti di avvelenarti l’anima e le tue azioni. Inoltre c’è un altreo aspetto: se tu ami gesù nel prossimo, che te ne renda conto o meno, NON AMI L’INDIVIDUO CHE TI STA DI FRONTE. Ho in bozza un post su questo, ne ho tanti a dire il vero, su gesù abbandonato, su gesù in mezzo, su altri aspetti della pseudomistica del movimento. Solo che non è facile rendere il discorso comprensibile per tutti, anche per chi non ha mai appartenuto al movimento

  • Mariela scrive:

    dioamore,

    io non ti ho chiesto di amare il movimento, ma di diventare un´interno!

    Se vuoi amare al prossimo”bene” hai bisogno di una guida (da solo non puoi capire la bibbia nè capire cosa Dio ti chiede attraverso la luce di Gesù in mezzo, per essempio), allora il movimento sarebbe per te un punto (tra tanti) di riferimento. Questo volevo dirti.

    Comunque creo che tu non hai le idee chiare. Ti piace il movimento e Chiara. Hai participato al Genfest e sicuramente a tanti altri incontri. Ti metti a diffendere il movimento e la Chiesa su questo blog. Ma al tempo stesso dici che “ci voglia ancora molto tempo e maturazione spirituale da parte dell’umanità” (e altre cose dal genere in altri post).

    Ma come pensi di corregere le cose se non accetti le critiche???!!! e persino critiche ad un movimento che non intendi entrare???!!!

    Cosa fai qui?

    Mariela 😈 👿 😈

  • dioamore scrive:

    Uyulala, comprendo che possano sorgere problemi nel dire: “Amare Gesù nel prossimo” e hai perfettamente ragione quando dici: “se tu ami gesù nel prossimo, che te ne renda conto o meno, NON AMI L’INDIVIDUO CHE TI STA DI FRONTE”. Il rischio è proprio quello di amare una astrazione disincarnata dalla realtà, idealizzandola, perdendo di vista la persona concreta con i suoi difetti e che ti sta di fronte e quindi non amarla per quello che è.

    Non è quello che intendevo dire. Del resto ho specificato bene che la persona da amare è una persona fisica concreta e non una astrazione religiosa. Il Vangelo offre esempi molto concreti sul concetto di amore.

  • dioamore scrive:

    Mariela, mi chiedi cosa faccio qui. Mi confronto con Uyulala su argomenti che mi interessano. Le critiche ben vengano, le accetto. 😀 😀 😀

  • Mariela scrive:

    Dioamore,
    certo, mi sono resa conto da tempo, per quello ci sei sempre qui :mrgreen:

  • catimni scrive:

    Ho letto l’articolo a puntate linkato, grazie, e ci sto pensando…
    a presto, buona giornata!

  • Uyulala scrive:

    Per tutti: starò via fino a domenica notte e dubito che riuscirò ad approvare i commenti. Se non li vedete pubblicati è solo per quello 🙂

  • salvo scrive:

    CIAO…. 😉 che dire …. io sono bahai da più di un trentennio …. il primo principio che anima questa giovane fede universale è LA LIBERA E INDIPENDENTE RICERCA DELLA VERITA ….e tale principio toglie a chiunque il potere di condizionare la tua indagine e la tua conseguente visione interiore……
    se vuoi approfondire , ti invito in un forum … che scherzosamente , ma non tanto definisco di ILLUMINATI
    http://digiland.libero.it/forum/viewforum.php?f=59

    puoi anche leggere qualcosa nel mio blog …

    http://blog.chatta.it/luomodelponte/default.aspx

    a presto ciao

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