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“Ho venduto la mia anima” – Monique Goudsmit, ex focolarina, si racconta in un libro

In questo post inserisco la traduzione italiana di un articolo in cui viene fatta una recensione di un libro scritto da una ex focolarina. Tengo a precisare che si tratta di una persona che racconta la SUA esperienza e, come un po’ tutti coloro che escono dal movimento, si limita a raccontare ciò che è avvenuto nella sua vita. Non risponderò pertanto a NESSUNA lettera e non pubblicherò NESSUN commento che sia meno che rispettoso verso Monique. E sono perfettamente in grado di cogliere la cattiveria che alberga dietro parole apparentemente gentili, sapppiatelo e regolatevi di conseguenza. Monique ha già sofferto abbastanza e io mi sono abbondantemente rotta le palle di persone che sparano cattiverie mascherandole da “amore”.

In calce insersco i link della pubblicazione italiana, inglese e dell’articolo originale.

Articolo originale di Koert van der Velde su Trouw

De verdieping Trouw – Ik had mijn ziel verkocht – l’articolo originale, in Olandese

Dopo il suo ritiro lo scorso anno il cardinale Simonis andò a vivere con un gruppo di Focolari, un movimento di laici cattolici che incentra la sua attività sul concetto di “unità’”. Secondo una ex-focolarina (cioè un membro dei Focolari che ha professato i 3 voti monastici di castità, povertà e obbedienza – n.d.T.), che ha lasciato il movimento di 25 anni fa, quella dei focolari è una vera e propria setta.

Fin da quando aveva dieci anni Monique Goudsmit, (ora ne ha 54), ha fatto parte della comunità dei Focolari nella città di Eindhoven, dove viveva.

Dopo la scuola quasi ogni giorno si recava lì, e, a volte, ci rimaneva anche la notte. Sua madre pensava che fosse bello avere una figlia così devota all’”unità” in Gesù’. La stessa Monique era molto entusiasta: “l’idea di essere uno con gli altri, immersa nel grande tutto, mi attraeva enormemente. La sera la passavo a letto a leggere le meditazioni scritte da Chiara Lubich, la fondatrice del movimento italiano. Aiutavo nell’organizzazione degli incontri giovanili; in breve ero diventata quello che si può definire il modello ideale di un giovane membro dei focolari. Il centro del mio mondo era Roma. Ero una vera fanatica. Credevo fermamente che la mia missione fosse far conoscere e interessare le persone al messaggio dei Focolari con ogni mezzo possibile “.

Per il suo diciannovesimo compleanno andò a vivere a tempo pieno nella comunità. In quell’occasione ricevette un “nuovo nome” da Chiara Lubich: e da allora si chiamò proprio come la fondatrice, Chiara. “Quando mi sono resa conto di quale fosse il mio nuovo nome sono caduta in stato di shock. Ero al settimo cielo. Forse ero predestinata a fare qualcosa di bello? Ho iniziato a credere che quella fosse una chiamata.”

Ma ora, guardandosi indietro, ha cominciato a capire che molte delle cose che le erano imposte erano sbagliate. “Dopo il liceo avrei voluto studiare presso l’Accademia di Balletto. Ma Lella, il leader del Movimento dei Focolari olandese e capo della comunità di Eindhoven mi disse, “Sarebbe meglio di no”. E, poiché tutto quello che desideravo era “essere in unità”, obbedii e mi iscrissi ad una facoltà di Scienze Sociali che lei approvava“.

Lella si trasferì ad Amsterdam e anche Monique andò con lei. “Quello che diceva il nostro Capo (in italiano, nell’originale – n.d.T.) era giusto e ne eravamo tutti convinti al 100%. Nessuno osava mettere in dubbio la sua parola. Essere uno con il Capo era una cosa essenziale, e tutti ci si dedicavano e si prodigavano per raggiungere questo obiettivo. Perché quello era il modo per essere uniti a Chiara in Italia. Per la stessa ragione, in casa veniva parlato prevalentemente l’italiano “, dice la Goudsmit.” Ricordo che una volta chiesi a Lella cosa significasse ‘dare tutto a Gesù in mezzo a noi’. Lei rispose: ‘Non è necessario che tu capisca fino a che c’è Chiara che capisce’ “.

Almeno una volta all’anno i focolarini si recavano a Roma per ascoltare Chiara. “In quelle occasioni mi sentivo parte di un clima di euforia collettiva ” ricorda Monique “ma mi sentivo in imbarazzo quando, dopo l’incontro, mi univo agli altri membri adulti per correre dietro l’auto di Chiara che andava via. Allora ero solita ripetere a me stessa – sei olandese, e hai troppo i piedi per terra per questo tipo di comportamento “.

Il grande ideale era “l’unità, secondo le parole di Gesù: ‘Se due o più sono riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro’. Presso i Focolari si respirava un clima amorevole, ” continua la Goudsmit.” Tutti erano sempre allegri, sorridevano sempre, la gente intorno a me sempre gentile e gradevole. Tutti erano sempre felici. Non mi rendevo conto che io in realtà non conoscevo la vera personalità che si celava dietro quei sorrisi perenni. Come del resto nessuno sapeva quello che stava succedendo dentro di me. Chi eri non aveva importanza. Quante volte Lella mi ha detto: ‘Monique, non dovrebbe esistere più , deve morire per l’unità‘. Solo dopo, con il tempo, ho capito che i membri della comunità non mi conoscevano e io non conoscevo loro, a dispetto del fatto che noi avessimo vissuto insieme per anni. Un’altra cosa strana era l’abitudine di rivolgersi a se stessi come “noi” come era usuale. Non avevo veri amici tra i i membri della comunità, perché ognuno era ipso facto un amico. Non era lecito fare distinzioni tra una persona e l’altra e perciò avere delle preferenze. E non si dovevano costruire amicizie al di fuori del movimento. Quando qualcuno nella comunità chiedeva, ad esempio, , ‘Come stai?’, si era soliti rispondere non solo con la ‘bene’, ma rafforzare il concetto questo con alcuni dettagli positivi. Ovviamente rispondere con qualcosa di negativo era tabù: qualsiasi avvenimento, ogni piccolo intoppo, ogni minimo ostacolo doveva trasformarsi in qualcosa di positivo. E questa cosa mi rendeva nervosa, perché mi chiedevo sempre se avevo qualcosa di positivo da dire in tutte le occasioni.”

Regolarmente era praticata la cosiddetta “Ora della Verità”: dovevamo a turno parlare l’uno degli altri raccontando le cose positive e negative di ognuno, e non ci si poteva difendere dalle critiche altrui.L’unica risposta accettata era ‘grazie’, perché in quel modo ognuno era aiutato a liberarsi dei difetti che ostacolavano l’unità. Quando ero a casa da sola, i membri della comunità mi telefonavano sempre per chiedermi cosa stessi facendo, e n seguito ho scoperto che questi rapporti venivano poi riportati alle autorità del movimento. Non tutti venivano controllati in questo modo “, dice la Goudsmit,” ma solo quelli che erano considerati deboli “. E lei stessa verificava il comportamento degli altri alla stessa maniera. Ora ovviamente ritiene che questo comportamento violi la privacy e l’integrità delle persone “Adesso non prenderei mai in considerazione l’idea di chiamare qualcuno per controllare che cosa stia facendo.”

Anche se Monique aveva un buon lavoro, non aveva i soldi per comprare vestiti. Tutto il suo stipendio mensile veniva trasferito direttamente sul conto della comunità. I vestiti venivano distribuiti occasionalmente. “Lella sceglieva qualcosa che mi serviva e mi dovevo accontentare di quello che lei aveva preso. Ringraziamo la Provvidenza,’ si diceva. E nessuno ha mai osato dire: ‘questo non fa per me, questo non mi piace.’ Ma dentro di me sapevo che spesso i vestiti che ricevevo erano ridicoli, lo sentivo. Casualmente un giorno ricevetti delle cose gradevoli: una maglietta verde mela molto graziosa e dei pantaloni azzurri. Per una volta erano veramente adatti a me, mi piacevano e mi fecero anche i complimenti al lavoro. Sono riuscita a goderne esattamente per un giorno. Lella dopo quella giornata mi ha costretto a darli a qualcun altro. ‘Sei troppo vanitosa,’ mi spiegò. Un’altra volta dissi che volevo un maglione di lana, ma Lella mi diede una camicia di cotone. Mi disse che era perché ero troppo preoccupata delle apparenze. E io non ho osai dirle che invece così avevo freddo tutto il tempo.

I Focolari sono una sorta di grembo materno, accogliente e sicuro, nel quale potete dormire in posizione fetale il più a lungo possibile. Ma quando non ci riuscite più, quando non vi è più possibile, allora avete un problema “, dice la Goudsmid, che ha vissuto in comunità per quindici anni dopo il suo ingresso a diciannove. Quando aveva trentaquattro anni lasciò il movimento.” I Focolari in realtà sono una setta, “dice lei, anche se lei ammette di non essere mai stato costretta a nulla e di essersi volontariamente adeguata alle regole del movimento.” Non è mai stato versato sangue sul tappeto dei Focolari. “Ma è anche evidente che quando finalmente è riuscita a tagliare il suo legame con i Focolari, era in realtà ancora un bambina che non è abituata a fare le sue scelte, che non conosce i propri limiti, come gestire il denaro, come mandare avanti una casa, ma soprattutto come sviluppare rapporti d’amore o di amicizia. Guardando indietro si dà una diagnosi dura. “Pensavo che vivere nella comunità dei Focolari fosse stata una mia scelta personale, pura onesta e disinteressata, ma avevo venduto la mia anima nella segreta speranza di trovare un po’ di amore. “

L’impossibilità di gestire se stessa è costata cara a Monique. Successivamente è stata vittima di abusi sessuali per un lungo periodo di tempo, come descrive nella sua biografia di recente pubblicazione. Questo è anche il motivo per cui scrive e viene intervistata con uno pseudonimo

(traduzione dall’inglese a cura di Maria Teresa Mura)

Pubblicato qui:

Focolare.net – Ho venduto la mia anima – articolo tradotto in italiano

Fonti:

De verdieping Trouw – Ik had mijn ziel verkocht – l’articolo originale, in Olandese

Focolare. net – I sould my soul – articolo tradotto in inglese

N.B.: Maria Teresa non è mai stata nel movimento dei focolari. E’ un’amica che mi ha fatto la grande cortesia di tradurre l’articolo gratuitamente e a puro titolo di amicizia.

EDIT DEL 03.12.2009

Mi sono completamente dimenticata di dire che il titolo del libro è “Bevrijd”, che vuol dire “Liberata”.

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Ci sono 32 commenti

  • Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

    La traduzione italiana di una recensione uscita in un portale olandese. Si tratta di un libro scritto da un’ex focolarina, per ora solo in lingua olandese….

  • Mariela ha detto:

    Finalmente in italiano, almenno!!! Grazie per metterla sul tuo post!
    Mi dispiace molto per questa donna, veramente. Spero riesca a ritrovare l´anima di nuovo.

  • Uyulala ha detto:

    Ciao Mariela!
    io spero che facciano la traduzione italiana anche del libro, sarei la prima ad acquistarlo. Ma spesso questo genere di libri viene boicottato, qui in Italia.

  • Mariela ha detto:

    Cara Uyulala, e io sarei la seconda allora.
    Non ti preoccupare…. sai cosa é il contrabbando??!!! allora, stai tranquilla.

  • Uyulala ha detto:

    Facciamo le spacciatrici di libri??? 😆

  • Elena ha detto:

    Caspita che testimonianza! Purtroppo continuo a riscontrare cose che avevo notato quando ero all’interno del movimento dei focolari, anche se ci sono stata solo 3 anni. Penso che gli abusi sessuali però derivino da un passato ancora più remoto che ha influenzato enormemente questa donna portandola a essere fragile, influenzabile semplicemente perchè alla disperata ricerca d’amore, tutti cerchiamo amore.
    Io penso però che a seconda del tipo di personalità ci può essere un approccio diverso a questo tipo di gruppi. Ho sperimentato anche gruppi molto lontani dallo stile cattolico ma devo dire che per esperienza personale ho sempre visto alcuni atteggiamenti simili nei differenti tipi di personalità. Chi si adatta più facilmente spesso ha già vissuto dinamiche d’abuso,dolore,abbandono.sono persone alla ricerca di una soluzione al dolore e alla solitudine.I riti, le regole sono un balsamo per chi non ha punti di riferimento,lo so per esperienza.
    D’altra parte nel movimento dei focolari raramente vengono raccontate esperienze dolorose relative all’infanzia,il dolore è vissuto in modo estremamente riservato e deve essere donato e poi superato in fretta, ricordo la frase di Chiara in un episodio:”Mi sono risolta”.Il dolore deve essere risolto al più presto.Come un problema, una mancanza. Abbracciato perchè viene da Dio e poi lasciato andare, si parla sempre di vivere l’attimo presente.Essere continuamente nuovi.Sorridere per l’altro. Ecco questo proprio non riuscivo a capirlo.
    Molti appartenenti ci nascono nel movimento, partono gen 5(neonati) e durante l’adolescenza,alcuni si allontanano per crisi esistenziali e poi spesso ritornano. Alcuni almeno apparentemente hanno un’alta autostima, riescono a eccellere nella vita, nell’arte, nello studio e nello sport e hanno tanti amici. Ricorda un po’ il protestantesimo americano stile telefilm “Settimo Cielo”in questo senso.
    E devo dire che è molto facile eccellere e non avere paura se esci di casa per amare gli altri e vedere Gesù nell’altro. si avverte come una spersonalizzazione. Personalmente soffro tuttora di attacchi di panico e riuscivo a bloccarli in questo modo: “Io non esco di casa per piacere agli altri, esco per amare”, mi dicevo.Mi concentravo sull’altro,esistevo in funzione dell’altro e vincevo la paura che però rimaneva e lavorava in profondità. Le mie compagne di classe dicevano che il mio hobby principale era aiutare gli altri 🙂 e mi prendevano come confessore, confidandomi peccati e pensando che io non avessi corpo o esigenze.Sinceramente non capivo..capisco ora e penso che loro fossero più avanti di me, vivevano una vita per lo meno, imperfetta ma Vita.
    Mi ha sempre tanto colpito la ricerca di equilibrio e perfezione all’interno del movimento, più presente nelle donne che negli uomini.
    Mi chiedo.. ma Gesù è venuto davvero tra gli ultimi, non gli interessava altro che l’amore e il cuore delle persone,non la casa, nè la postura, non gli abiti, non l’istruzione, nemmeno lo stato civile o il prendere o meno una nota giusta. Dove sta questo bisogno di eccellenza a tutti i costi? Forse basta essere se stessi.

  • Elena ha detto:

    ehm scusa la lunghezza ma sono anni che mi tengo dentro queste riflessioni..e non ne ho mai potuto davvero parlare con nessuno.

  • Uyulala ha detto:

    per Elena
    Non preoccuparti per il commento: ho commentatori MOOOOLTO più prolissi di te. Mi fa molto piacere che tu scriva le tue considerazioni. Per quanto riguarda le ferite di Monique, non conoscendola direttamente non so risponderti (è amica di un amico) e se la conoscessi in prima persona ovviamente non potrei farlo. Però sai, al di là del fatto che possa aver avuto o meno problemi durante l’infanzia, credo che si corra un po’ il rischio di attribuire troppo a cause personali le difficoltà insorte in seguito all’appartenenza al movimento. A mio parere questra diventa troppo facilmente una scusa che gli interni del movimento usano per deresponsabilizzarsi e non vedere i problemi strutturali che ci sono.

    Poi, ognuno reagisce sulla base del proprio entroterra psicologico e educativo, chiaramente chi ha maggior tendenza alla dipendenza sarà più facilmente fagocitato da una struttura di tipo settario, chi ha una gran sete di potere e di “importanza personale” (per usare un’espressione cara a Castaneda) riuscirà facilmente a far carriera nel movimento, utilizzando consapevolmente o inconsapevolmente (o magari un po’ tutt’e due) tutti gli strumenti utili, in questo caso il potere delle parole che evocano una spiritualità.

    Fra le testimonianze raccolte c’è chi è uscito comunque distrutto dall’esperienza del movimento e non ha mai avuto particolari problemi né durante l’infanzia, né nell’adolescenza. Eppure sia chi ha avuto problemi precedenti l’ingresso nel movimento, sia chi non ne ha avuto, ha sviluppato disturbi quasi sovrapponibili, magari solo di gravità diversa.

  • dioamore ha detto:

    Il titolo di questo post mi ricorda la cacciata dal tempio dei venditori e dei compratori da parte di Gesù che rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe.

    Da wikipedia: “La compravendita è un contratto disciplinato dagli art. dal 1470 fino al 1509 del codice civile. Il c.c. la chiama semplicemente vendita, mentre la stessa si traduce in latino come emptiovenditio. Ex art 1470 del c.c. La vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo. ”
    http://it.wikipedia.org/wiki/Compravendita

    L’oggetto della vendita è la proprietà di qualcosa regolamentata dalla legge degli uomini che prevede un corrispettivo.

    Vendere l’anima o vendere la vita dal mio punto di vista equivale a vendere qualcosa che non ha prezzo e quindi è invendibile a meno di svalutarlo. La vendita non contempla il dono, perché il dono non prevede un corrispettivo.

    Se il titolo fosse stato: “ho donato la mia anima”, oppure “ho donato la mia vita” avrei apprezzato il gesto. Ma se hai venduto, probabilmente hai ricevuto un corrispettivo e io ti chiedo cosa ne hai fatto del corrispettivo?

  • Uyulala ha detto:

    dioamore
    Ma che fai, ti attacchi ad un titolo??? Non è Monique che ha messo quel titolo all’articolo. Il titolo del suo libro, tradotto in italiano, è “Liberata”

  • Mariela ha detto:

    “avrei apprezzato il gesto”

    Non mi dire che il libro é dedicato a lui….???!!

  • Mauro ha detto:

    Sono nato nel movimento. I miei genitori ero interni già alla mia nascita. Sono quindi cresciuto nel cuore della struttura e ne sono uscito da adolescente. Posso dire, innanzitutto, che c’è una profonda differenza nella vita degli interni al movimento e in quella dei “consacrati”. I secondi, di fatti, possono essere accomunati a dei monaci e come tali seguono delle regole. I soldi vengono messi in comune e si fa voto di obbedienza. E’ una scelta. Anche la gerarchia non è rigida ma c’è una sorta di rotazione. E, di fatto, le personalità deboli, che non sono in grado di portare avanti certe scelte, vengono invitate a scegliere delle vocazioni meno impegnative. Non c’è nessuna violenza psicologica o quantomeno non più di quella che si riscontra in una qualunque comunità parrocchiale. In definitiva posso affermare che in 15 anni di frequentazione ho sempre visto una profonda buona fede a tutti i livelli. Di contro ho riscontrato un radicato bigottismo ma non più dell'”azione cattolica” o della parrocchia di paese. Sicuramente come in tutti gli ambienti, la scelta sbagliata del singolo leader può creare notevoli problemi locali, e questo si sarà verificato nel caso in questione. Purtroppo di idioti è pieno il mondo e anche se in buona fede, gli idioti restano idioti.

  • Giuseppina ha detto:

    Caro Mauro gli idioti restano idioti ma è anche vero che se sei fragile è molto più facile che tu cada vittima di plagio psicologico (anche se fatto in buona fede) e il risveglio, credimi può far molto ma molto male: è come versare olio bollente su piaghe e ferite profonde…
    So molto bene cosa intede dire Elena quando dice:
    “Personalmente soffro tuttora di attacchi di panico e riuscivo a bloccarli in questo modo: “Io non esco di casa per piacere agli altri, esco per amare”, mi dicevo.Mi concentravo sull’altro,esistevo in funzione dell’altro e vincevo la paura che però rimaneva e lavorava in profondità.”
    ma ora…dopo il mio brusco risveglio…questo non funziona più e i miei “attacchi di panico” non riesco più a controllarli perchè sono crollati tutti i miei ideali e non ho più la mia “Ancora di salvezza”

  • Giuseppina ha detto:

    Donatella se esce il libro di Monique in Italia faccelo sapere,lo voglio anch’io… ehm… ti lancio un invito…
    visto che il libro di Gordon è praticamente introvabile perchè non pubblichi qualcosa tu sul blog per tutti quelli come me che non sono riusciti a comprarlo?
    una abbraccio a tutti voi.

  • Marco ha detto:

    Quello che dice Monique mi ha colpito molto, soprattutto quando scrive che ha dato la sua anima ai Focolari con la segreta speranza di trovare un po’ d’amore. E’ una riflessione molto profonda, una motivazione in parte psicologica che mi fa pensare anche al mio passato. Mi piacerebbe molto leggere il libro che ha un titolo bellissimo.

  • Uyulala ha detto:

    Spero che venga fatta una traduzione in italiano in tempi brevi. Anch’io vorrei leggere il libro, non solo le recensioni

  • FULVIA ha detto:

    HO GIA’ SCRITTO QUELLO CHE PENSO NON SO DOVE SIA FINITO PERO…

  • Francesca ha detto:

    Ognuno di noi ha una sua storia personale e fa delle scelte di vita più o meno radicali!Nella mia esperienza personale non ho mai subito pressioni di alcun tipo, non ho mai idolatrato nessuno men che meno Chiara, nè tantomeno lei lo ha mai richiesto nè approvato, anzi lo avrebbe fermamente condannato! Una scelta radicale si fa solo se pienamente consapevoli e non perchè si è alla ricerca di affetto, di considerazione da parte di altri! Inoltre il Movimento è fatto da persone e non da Santi per cui non mi stupisce che si possano fare delle esperienze negative,anzi mi stupirei del contrario!se incontri le persone sbagliate che hanno problemi legati alla loro personalità al loro carattere e non al loro essere nel Movimento,può succedere e lo dico per esperienza personale! ma da qui a definirlo setta! è proprio un’assurdità che chi si avvicina al Movimento recide i propri legami familiari anzi tutt’altro, io ho sempre avuto problemi in famiglia e vivere per DIO e nel Movimento mi ha aiutato ad affrontarli! So che non pubblicherai il post ma non importa voglio solo dirti che
    -ho una formazione fortemente scientifica per cui non mi faccio condizionare assolutamente da retaggi filosofici vari.
    -non sopporto alcun tipo di adorazione verso altri uomini/donne non ho mai avuto idoli musicali/sportivi/attori ecc…
    -ho scelto razionalmente di credere in Dio
    -nel movimento non mi è mai stato detto cosa pensare e cosa no
    -non ho mai obbedito a nessuno anzi mi è sempre stato sottileneato che siamo tutti uguali. Che le decisioni si prendono con Gesù in mezzo non vuol dire assolutamente che altri decidono per te ma che mettendo in comune un problema e parlandone insieme a chi ti ascolta senza già pensare alla risposta preconfezionata (comportamento che tutti gli uomini attuano quando ascoltano)tu stesso puoi chiarirti e trovare la risposta!e per inciso se non vuoi farlo sei liberissimo di tenere i tuoi pensieri per te nessuno li può estrarre a forza dalla tua testa!
    -quando mi sono sposata e ho capito che l’esperienza gen non era più adatta alla mia età NESSUNO si è permesso di dirmi cosa dovevo o non dovevo fare anzi tutt’altro mi hanno consigliato di vivere i primi anni (3 ancora in corso!)di matrimonio senza preoccuparmi di essere a tutti i costi nel movimento ma di mettere basi salde nel costruire il mio rapporto di coppia altro che indottrinamento!
    -e avrei mille altre considerazioni da fare ma sarebbe troppo lungo… come vedi è ben diverso da quello che riportate voi nelle vostre esperienze!
    Stiamo attenti a gettare fango sugli altri e sulle loro scelte perchè come è stato per voi doloroso fare questa esperienza per molti altri non lo è stato e anzi son felici di farla e potrebbero sentirsi feriti da tanto accanimento!
    Provate veramente a guardarvi dentro e a chiedervi perchè attribuite tutti i vostri fallimenti passati ad altri!è più facile che pensare che il problema potrebbe essere nato da noi!
    Per quanto riguarda Monique solo una considerazione: non ha capito una cosa fondamentale l’anima non va data al Movimento dei Focolari ma a DIO e questo ti assicuro che ti viene ben spiegato e rispiegato SEMPRE!Mi spiace per lei ma non credo che la sua scelta sia stata ben ponderata e questi sono i risultati, si entra in focolare senza essere veramente coscienti di cosa significhi e poi quando ti accorgi che non è la vita adatta a te vai in panico e ti allontani, per carità scelta sacrosanta, ma certamente non quella di sparare fango poi su quello che invece per altri è importante e appagante!
    Quello che leggo su questi post è talmente lontano dalla mia esperienza! ho cercato il più possibile di essere obiettiva e non aggressiva nell’esporre la mia idea mi spiace comunque per tutti quelli, però che ne sono usciti scottati, spero che riusciate a ricucire le ferite e a capire che non siamo tutti uguali!

  • Uyulala ha detto:

    Francesca, non appena esce la traduzione italiana del libro di Monique, lo leggerò e ne farò una recensione. Per quanto riguarda il resto, le persone che hanno contattato me o che hanno scritto su Focolare.net, su
    Focolare.info e sui blog ad esso affiliati riferiscono la stessa cosa: hanno tentato in tutti i modi di parlare ai responsabili del movimento di quanto hanno notato. Nessuno di loro ha avuto risposta. Anche ora, se tu provi a mandare una email o un commento critici sul sito del movimento, non ti verranno pubblicati e non avrai risposta.
    Ti puoi incacchiare quanto ti pare, tu non ti senti costretta e so bene che chi resta all’interno ha questa percezione. Di fatto non è una COERCIZIONE che si verifica, ma un atto di SEDUZIONE graduale, lento e spesso autoindotto. Ma so bene che le mie parole non hanno senso per te. Io non ti chiedo, né chiedo a nessuno degli interni del movimento, né chiedo al movimento stesso di interrogarsi sui danni che fanno (e ne fanno tanti). Non lo faccio perché ciò che scrivo sul movimento non è indirizzato a te, né agli interni, né al movimento stesso. E’ indirizzato a chi è uscito, si trova solo e abbandonato da tutti. Io voglio fornire semplicemente il punto di vista dei fuoriusciti per poter dire a tutti che NON SIAMO SOLI, ci stiamo conoscendo e riconoscendo, noi NON siamo né sbagliati né immaturi, siamo semplicemente delle vittime.

    Amen.

    N.B.: ho ricevuto spesso il suggerimento di non approvare commenti come il tuo, visto che nei siti del movimento non napprovano commenti critici. Finora ho sempre pensato che non fosse giusto, ma comincio veramente a rompermi le palle, dopo quasi tre anni che ricevo insulti più o meno velati.
    Per chi appartiene al movimento: tenetevi la vostra vita idilliaca, chi ve la tocca? Ma non cercate di far credere al prossimo che le nostre parole siano false o che voi non avete nessuna responsabilità nelle sofferenze degli ex. Perché dite delle grossissime falsità, consapevolmente o inconsapevolmente.

  • catimini ha detto:

    http://blognew.aruba.it/blog.brunovergani.it/L_inculcatore_45022.shtml

    questo post di bruno vergani mi sembra una risposta perfetta al commento di Francesca.

    Secondo me fai BENISSIMO a pubblicare questi commenti, anzi io se fossi in te non ne lascerei fuori nemmeno una virgola, sono questi commenti che smascherano nel modo più clamoroso il funzionamento di questo Movimento. Di fronte a un racconto di dolore come quello di Monique la reazione di Francesca è: nessuna pietà. NESSUNA, fa venire i brividi leggere una cosa come questa che lei ha scritto, dopo aver letto la storia di Monique.

    L’assenza di compassione, quantomeno di empatia, anche solo di disagio per gli ex che denunciano la violenza subita è un’evidenza che ricorre in tutti i post: la crudeltà di intimare il silenzio a chi osa squarciare il velo di una storia di abusi, la crudeltà di non fermarsi nemmeno un istante a valutare se certe parole inviate al blog non risultino davvero come una lama di coltello che taglia, nella vita di un’altra persona che forse legge. Mi domando: ma perché?? Mi chiedo il motivo di questa crudeltà in particolare dopo aver letto il commento di Francesca, perché qui non ci sono dissimulazioni. Questo non é un commento ipocrita, non c’é la solita captatio benevolentiae nei tuoi confronti, qui la crudeltà é proprio essenziale. Mi domando il perché e forse grazie a Francesca stasera lo intravedo.

    Fin’ora ipotizzavo più o meno che si trattasse di una reazione di difesa omertosa: alcuni sono preoccupati che il tuo blog possa nuocere al Movimento e cercano di insabbiare il più possibile ogni critica nell’ottica solita dell’universale trionfo della causa ideale sulla vita concreta, singolare: le singole storie raccontate vengono sentite come minacce, come un pericoloso attentato al loro Movimento del quale i membri sono naturalmente partigiani, e vanno pertanto eliminate, con tecniche varie, alcune precipitose altre più meditate, vanno eliminate senza soffermarsi sul contenuto.
    Quindi, pensavo, lo “scandalo” di qualcun’altro che possa permettersi di criticare, addirittura di tacciare di setta il Movimento in qualche modo costringe a bypassare l’esperienza di tale altro, di Monique in questo caso: si é portati a ignorarla perché vale immensamente di più l’offesa bruciante che la sua testimonianza arreca all’Opera, l’Assoluto in cui non si possono tollerare voci dissonanti. Da ciò discende il vero e proprio orrore che suscita una denuncia come quella di Monique, e la conseguente violenza verbale che da tale orrore scaturisce.

    Eppure no, non é solo questo, questo non abbastanza per giustificare la totale indifferenza alla storia di Monique che si legge nel commento di Francesca, io direi la ferocia che si legge in questo commento.
    Il fatto é che i sentimenti non sono innati negli esseri umani: é l’educazione, é un certo tipo di esperienza vissuta che permette di provare dei sentimenti di empatia, di compassione, di condivisione, di rispetto della vita dell’altro, anche se potrebbe danneggiare la mia, rispetto soltanto perché é la sua vita, per nessun altro motivo, rispetto e basta, perché ho davanti a me un essere umano che non sono io, che é altro da me.
    Da un’esperienza, da un habitus di apertura all’altro, può nascere il sentimento della compassione, ma se questo habitus non é mai stato instaurato in una persona, il sentimento corrispondente non esiste.
    Nella sua vita psichica non l’ha mai provato, non sa cos’é. Da una po’ mi interessa la sindrome di Asperger, che tu senz’atro conosci meglio di me. Non ti pare che questo commento rientri bene nel quadro? E che molti di quelli che sono cresciuti in una setta ne presentino i “sintomi”? E’ chiaro: stare dentro un mondo chiuso, e un Movimento lo é per eccellenza, impedisce l’esperienza dell’altro.

    Ho conosciuto gente appartenente a Movimenti che vive in missione da decenni con immani fatiche e sofferenze e tuttavia non ha idea di cosa significa uscire da sé per incontrare un altro. L’altro in questione in quel caso, i poveri, sono semplicemente funzionali al proprio senso di onnipotenza, anzi rafforzano l’identità del gruppo chiuso che se ne occupa, l’esperienza dunque non c’é, nonostante le condizioni la possano, la dovrebbero suscitare. Il potere delle parole ancora una volta é immenso… L’interpretazione della realtà che é stata fornita a Francesca é una barriera impenetrabile, come dice Vergani é una realtà inculcata che é come un “tappo”, ma non soltanto nella sua mente, sarebbe troppo semplice, non si tratta di giudizi, si tratta dei sentimenti stessi, della precezione stessa che lei ha del reale, in virtù delle parole che interpretano. E’ enorme vero?? Le guerre iniziano qui. Le guerre non nascono dal rifiuto ragionato dell’altro, ma dall’impossibilità di percepire un dolore che non sia il mio. E’ molto banale, però la difformità della percezione tra un essere umano e l’altro, che a questa banalità è sottesa, a me sembra veramente invece un abisso ancora inesplorato.

    Il Cardinal Martini diceva un po’ di tempo fa una cosa semplice e geniale, ovvero che non si tratta mai di distinguere tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti. Ovvero il fondamentalismo settario non viene dalle religioni, viene appunto da un bisogno di appartenenza che porta a ottenebrare il pensiero. Tra le righe di Francesca si legge che il Movimento é la sua famiglia, che lei ha un bisogno inestinguibile di far parte di qualcosa di giusto e di buono, non può permettersi nemmeno di ipotizzare che non sia questa la sola realtà. Il bisogno di Francesca è legittimo, é il primo bisogno di ogni bambino, ma ha portato a conseguenze che le impediscono di provare pietà. Glielo impediscono radicalmente, non sa cos’é.
    Come se ne esce? Di solito, cioé da millenni, sterminando gli “altri”. Senza rimorsi accessori, e appunto Francesca fa così, nel suo piccolo: cancella Monique cancellando la sua innocenza, lo dice chiaramente che è colpa sua, che deve smettere di lamentarsi perché se l’è voluto.
    è il classico meccanismo che scatta quando una donna denuncia un abuso e la colpa unanimemente non viene data al branco ma alla minigonna. Così la vittima é annientata, niente di diverso da uno sterminio fisico, da un genocidio che elimina l’altro.

    Qui però inizia l’azione sovversiva del Vangelo: di fronte al gruppo che vuole annientare la vittima colpevole, indubitabilmente colpevole (i dubbi non sono mai consentiti in un gruppo), di fronte alla disimmetria della percezione dunque, che sta per portare a uno degli assassini più efferati, la lapidazione, di fronte alla violenza feroce di chi NON SA provare pietà, le parole che fermano tutto, che disinnescano l’automatismo di millenni e millenni di violenza, sono queste: chi é senza peccato scagli la prima pietra.
    il discorso da fare sarebbe lunghissimo ma verte tutto sulla possibilità di conversione del sentimento di colpa in percezione dell’altro. è un rovesciamento che fa leva sull’universalità imprescindibile del sentimento di colpa, universalità previa, antecedente ad ogni altra universalità percettiva. Anche un Asperger conosce perfettamente la dimensione “simmetrica”, universale, del sentimento di colpa! Anche nella psicosi più grave, anche nei casi di impossibilità dell’attaccamento più elementare, nelle situazioni di totale rifiuto della responsabilità per l’altro, in un essere umano resta COMUNQUE la consapevolezza di essere parte dello stesso genere umano nell’istante in cui si riconosce colpevole. Ma é soltanto una considerazione rapisissima. Nel Vangelo dell’adultera io credo che approfondendo si possano rintracciare tutte le “linee guida” per liberare una persona da una setta. “Ad uno ad uno” lasciavano andare le pietre, alla fine sono diventati dei singoli, del tutto “sbrancati”, e la violenza infatti é scomparsa, e la vittima prescelta non è più una vittima a cui si può togliere anche la vita ma un essere che non si può più toccare, che va rispettato nonostante la possibilità di ucciderlo rimanga: resta lì nella sua vulnerabilità ma nessuno più osa colpire. Quelle parole hanno provocato un inizio di sentimento, hanno provocato un inizio di percezione dell’alterità, cioé dell’inviolabilità di ogni vita anche se essa non rientra nei miei canoni, anche se essa anzi osa trasgredirli. Quelle parole hanno trasformato tutto, hanno raggiunto il cuore della vita psichica di ogni singolo nonostante il gruppo, hanno riportato il singolo alla sua autenticità indipendente da ogni gruppo, alla loro solitudine davanti alla propria inalienabile responsabilità.
    Quindi è possibile 🙂

    Scusa tantissimo la lunghezza… un bacio buonanotte!

  • Uyulala ha detto:

    Catimini:
    Bruno Vegani è straordinario, grazie per aver segnalato questo suo articolo. E grazie a te per aver esposto in modo così forte quelli che sono anche i miei pensieri.
    Capisco quando dici che invece è giusto che io pubblichi i commenti, solo che alla fine mi trovo davvero stanca. Stanca di ripetere continuamente le stesse cose (non so neppure più ormai quante volte ho cercato di spiegare il punto di vista di chi non viene mai ascoltato), stanca di dovermi incazzare ogni volta che qualcuno insulta, denigra, svaluta e svilisce l’esperienza di una persona che, in una forma o in un’altra, ho ospitato nel blog.

    Credo che ci sia uno scopo molto più terra-terra in questo nuovo fiorire di commenti, che sta avvenendo in questi giorni. Siamo a marzo e non manca molto al 3° anniversario della morte di Chiara. Mi sono spesso chiesta se questo non sia, in fondo, un modo per distogliermi dall’idea di scrivere un articolo commemorativo… a modo mio. In fondo, se sono occupata con i commenti, ho meno tempo per un nuovo post, no?

  • Fabrizia ha detto:

    Cara Francesca, mi permetto di rispondere al tuo “ho scelto razionalmente di credere in Dio”.
    Non credo, e ne sono convinta, che Dio sia frutto di una scelta razionale. Ci si “innamora di Dio”. Come afferma Kierkegaard il trasporto verso Dio, verso la fede, è un salto senza mediazioni e “intromissioni” razionali. Perché l’uomo si abbandona a Dio in un rapporto in cui è solo con Dio. Per questo, se vuoi, la fede può diventare, anzi lo è, un paradosso. Nella misura in cui accetti di abbandonare ogni riferimento razionale, perché la fede supera la comprensibilità umana. Ricordi la richiesta di Dio ad Abramo? Il paradosso sta qui nel non fare domane. O credi o non credi, la fede non può essere misurata.
    Tutto questo può essere discutibile,io credo, fino ad un certo punto. Credo fermamente in questo, o lo accetto o ti scosti. Non credo, al contrario, nella legge umana che organizza e regola il trasporto verso Dio, l’amore verso Dio, il mio innamoramento. E’ un uso strumentale che ha molte sfaccettature.
    Il bene cristiano è molto condizionato. E’ passando attraverso di sé, è conoscendo e conoscendosi nelle “oscure profondità” che possiamo amare Dio come egli ci ha voluto.
    La massima espressione dell’amore è amare non solo ciò che siamo ma riuscire ad amore il prossimo per quello che realmente è, cosa a mio avviso difficile e raramente riscontrabile.
    L’amore è senza condizioni e senza giudizio e questo è un sentimento raro.
    Per essere spiritualmente liberi occorre intelligenza e buon senso, l’accettazione a-critica di rigide regole di comportamento rimangono a scapito di una “vita autentica” che è fatta di scelte, anche dolorose, e cambiamenti inaspettati.
    Quanto sono più amabili gli uomini nelle loro piccolezze, mentre arrancano nel tentativo di far corrispondere il pensiero all’azione, l’intento umano all’amore puro. E’ proprio qui, ma non solo, che si snoda l’amore per Dio.
    Dio contiene non preordina, Dio raccoglie non scompone, Dio potenzia e non qualifica, Dio ascolta e non giudica, Dio attende non dispone. Come forza attrattiva, unica, a cui ogni cosa per natura tende e in questo cammino si delinea un percorso differente e personale per ognuno, perfettibile e doloroso.
    Ma la “volontà” in Dio è più un sentire che un dire no?
    fabrizia
    Un saluto a Donatella

  • Uyulala ha detto:

    Un saluto e un abbraccio a te, Fabrizia

  • Mariela ha detto:

    Uyulala: Catimini ha toccato il tema della sindrome de Asperger e i membri di una setta.
    Tu hai fatto prima un post sulla sindrome di Zelig e il farsi uno.
    Non ti dimenticare che ti ho chiesto tanto tempo fa di fare un post sulla sindrome di Stocolma e l´ora della veritá !!!
    Ora non dire che non sei ispirata…

    Catimini: ciao!, sei bravissima per descrivere le cose, tu proprio capisci!!! Ma comunque credo che saresti stata in problemi se fossi stata una interna… Per una persona come te le parole ti mancarebbero per descrivere tanta crudeltá e ignoranza se li avessi vissuta personalmente… A veces es bueno no pasar por ciertas experiencias, como se dice: “Dios te da el peso que puedes cargar”. Tu hubieras terminado muy mal, o mas bien, eres demasiado inteligente y te hubieras lo mismo salvado de caer como nosotros.

  • Uyulala ha detto:

    Mariela: puoi spiegarmi in che modo vedi correlata la sindrome di Stoccolma con l’ora della verità? Perché mi sembra che di sindrome di Stoccolma si possa parlare in modo più generale per quelle le relazioni nel movimento in cui esistono dei dislivelli (il capofocolare e gli altri focolariti, il responsabile di una branca e gli appartenenti a quella branca ecc.)

  • Francesca ha detto:

    Volevo dire a Fabrizia che, al solito non sono molto brava con le parole, ma la frase ho scelto di credere razionalmente vuol dire che ad un certo punto della mia vita mi sono chiesta se per caso la mia fede fosse puro indottrinamento o autoconvincimento e ho iniziato a notare riflettendo/ragionando le innumerevoli volte che nella mia vita Dio si è concretamente manifestato ancora oggi faccio così cerco di riconoscere non solo con i sentimenti, con il Sentire, ma anche nel vedere come Dio opera nella mia vita. Non so se riesco a spiegarmi ma per me che ho studiato scienza è importante oltre al sentire il trasporto verso l’infinito anche confrontarmi con le prove che questo Infinito esiste e riconoscere come opera nella mia vita! non tollererei mai che qualcuno provi a influenzarmi su quello in cui devo o non devo credere ed è per questo che avevo deciso di scrivere per dire che non per tutti era così.
    Se le mie parole possono essere state fraintese e hanno potuto far soffrire Moniquè me ne scuso ma di certo i commenti che ho letto qui nei miei confronti dubbi non ne lasciano proprio e di certo lasciano il segno e una profonda amarezza.
    Mi rammarico profondamente di aver espresso la mia opinione perchè mai avrei avrei pensato che bastasse dissentire dalle posizioni qui espresse per essere tacciata di essere senza pietà, feroce, crudele…da chi nemmeno mi conosce e travisando parole che si fa presto ad interpretare a proprio piacimento e soprattutto a dare interpretazioni più o meno filosofiche!
    Io non ho dato alcun tipo di risposta filosofica perchè mi baso solo sulla MIA esperienza e vorrei sottolineare che io non sono IL MOVIMENTO! sono solo Francesca con i suoi pregi e i suoi difetti.
    1) Non ho mai detto che è certo che il problema nasca da noi ma ho usato la parola “potrebbe” che indica una possibilità e non una certezza,e penso sia giusto che ognuno di noi si interroghi bene su “tutte” le componenti da cui può nascere una difficoltà/sofferenza.
    2)Non mi sembra di essere stata senza pietà verso Monique perchè ho chiaramente detto che la sua scelta di uscire dal focolare è stata sacrosanta (cosa c’è di interpretabile in queste parole?)io non la giudico per avere scritto della sua esperienza drammatica nel Movimento nè tantomeno giudico voi come qualcuno con molta più superficialità ha fatto con me!Ho chiaramente detto che la capisco riporto testuali parole “se incontri le persone sbagliate che hanno problemi legati alla loro personalità al loro carattere e non al loro essere nel Movimento,può succedere e lo dico per esperienza personale”! Io ho provato in parte ciò che può aver provato lei e ripeto il movimento è fatto di persone e la loro presenza non vuol dire che necessariamente tutte siano per bene, non si fa certo l’esame di bontà ad ognuno! Ma non per questo vuol dire che tutti siano uguali! ho scritto su Monique solo perchè volevo aprire uno spunto di riflessione su una frase che però senza Pietà è stata tacciata di crudeltà ed espressamente sulla frase peraltro non scritta da me “ha dato la sua anima ai Focolari con la segreta speranza di trovare un po’ d’amore”! Cosa c’è di crudele nell’interrogarsi sulla possibilità che forse e sottolineo forse ( la frase” non credo che” per me significa questo)qualcuno possa fare delle scelte senza aver riflettuto/capito/conosciuto a sufficienza cosa quella scelta comporta e che questo possa provocare dei problemi successivamente quando scopriamo che quello che pensavamo perfetto non corrisponde alle aspettative? Cerco di spiegarmi meglio ma scrivendo non mi risulta facile: quando dico che forse non ha capito che l’anima va data a Dio e non al Movimento intendo dire che forse spesso ci si può far affascinare da questa realtà e soprattutto dal focolare che a molti sembra la più alta delle vocazioni e ci si convince che per poter andare dietro a Dio bisogna scegliere questa strada che però non è per tutti come non lo è la vita monastica, prendere i voti è qualcosa di molto radicale e difficile e bisogna stare attenti a non prendere nessuna decisione con “la segreta speranza di trovare un po’ d’amore”! Nessuno ti può obbligare ad entrare in focolare e per chi non fa questa scelta più che consapevolmente può diventare un ‘inferno!Se poi incontri le persone sbagliate anche peggio!ed è lì che una vita può rimanere segnata e anche pesantemente condizionata. Potrebbe per qualcuno essere successo questo? è possibile almeno farci venire un dubbio o non è concesso? o forse questo vuol dire essere crudeli?
    Questo non vuol dire no rispettare Moniquè,la sua decisione o il suo dolore che conosco perfettamente perchè conosco bene persone uscite dal focolare alcune delle quali con forti sofferenze altri con grande serenità(per alcuni di loro ho partecipato anche ai successivi matrimoni!quindi si capisce bene che non posso certo essere una che giudica sulla base dell’appartenenza o meno al Movimento!)
    Come è stato doloroso per ciascuno di voi e anche per me fare delle brutte esperienze è altrettanto doloroso sentirsi attaccati solo perchè si racconta una realtà diversa da quella degli altri e questo potrebbe (condizionale) a volte succedere non solo nei vostri confronti (come voi sottolineate) ma anche per chi vive un’esperienza diversa dalla vostra e si sente giudicato e condannato per questo.
    Solo qualche precisazione
    – non ho mai avuto l’intenzione di intimare il silenzio a nessuno anche perchè credo fermamente nella libertà di chiunque di dire e fare ciò che vuole senza però offendere o etichettare gli altri. una cosa è esprimere un’opinione una cosa è dare una certezza. (“potrebbe” vs “so bene che le mie parole non hanno senso per te”)
    – e ancora non ho mai parlato di vita idilliaca: come io non posso conoscere le vostre sofferenze voi non potete conoscere le mie. Il rispetto deve essere reciproco.
    – non ho mai detto che dite falsità, credo a tutto quello che voi raccontate perchè parte della vostra esperienza personale, dico solo che ciò che raccontate è diverso dalla mia esperienza, che però voi non accettate, giudicandola come non vera o plagiata da altri. Senza se e senza ma, senza neanche provare a credere che possa non essere per tutti come è stato per voi!
    – non ho INSULTATO nessuno, tu ivece insulti me quando insinui che io sia stata sedotta o addirittura autoindotta ma come si fa a credere che tutti siano plagiati e non possano avere una propria capacità di decisione!
    -io ho fatto delle ipotesi, su di me sono arrivate dei giudizi ( CRUDELE;FEROCE;SENZA PIETA’)
    Un’ultima cosa probabilmente il mio precedente commento può essere stato male espresso e potrebbe aver causato dolore a Moniquè o a qualcun’altro, me ne scuso ancora, ma una cosa è certa i vostri hanno fatto del male a me e non come membro del Movimento ma come persona!

  • Uyulala ha detto:

    Francesca. Non sono sicura che Monique legga i commenti. Probabilmente ha visionato l’articolo che, ci tengo a sottolinearlo, non è mio, ma di un giornale on line in lingua neerlandese. Ho semplicemente ospitato nel mio blog una traduzione di quell’articolo. Purtroppo ormai è stato rimosso dal sito, mi sarebbe piaciuto che tu avessi controllato.

    Degli aspetti di seduzione (o di indottrinamento “dolce”) e di autoindottrinamento ne ho parlato in un altro articolo, prima di essere a conoscenza della tua esistenza. In quella parte del mio commento non c’è nulla di personale. Ma permettimi di continuare a ribadire che, comunque, nel percorso di formazione all’interno del movimento (ma è così anche all’interno di tanti altri movimenti, cattolici e non) è esattamente quello che si verifica. Non ha nulla a che vedere con l’intelligenza del singolo adepto, anzi! Spesso sono proprio le persone più sensibili e acute che ne risentono maggiormente.
    Come ha osservato anche qualche altro commentatore in altri post, gli effetti di questo fatto non si possono notare finché sei un interno. Li vedi solo retrospettivamente, ti accorgi di tante cose che, quando sei dentro, è impossibile vedere. Quando dico queste cose, chi è all’interno lo prende come un insulto personale alla loro intelligenza e capacità di autodeterminazione. E invece è una pura constatazione. Dipende dal fattore “vicinanza”: tanto più un elemento complesso è vicino a noi, tanto meno riusciamo a distinguerne i confini, ma tant’è so bene che queste parole finché uno non esce non può coglierle. Poi, capita che tutto ciò vada benissimo a molti, che restano infatti in questi movimenti anche tutta la vita. Ma sai, io mi ricordo che quando frequentavo da simpatizzante gli incontri (allora non esisteva ancora la parola “aderente” per definirci), ci dicevano sempre: “non si può spiegare, bisogna vivere”. Io ti dico la stessa cosa: puoi anche incazzarti per quello che ti dico, ma, sappilo, certe cose le puoi capire solo se il tuo percorso maturativo ti porterà FUORI dal movimento. E con questo senza nessun tipo di insinuazione sull’intelligenza, che non c’entra una beata mazza.

  • catimini ha detto:

    Per Francesca:
    sono molto contenta che tu abbia chiarito le tue intenzioni, per tutti quelli che leggono l’italiano e che forse hanno la stessa storia di Monique. Sono del tutto consapevole del fatto che la mia risposta fosse estremamente dura, ma quello che il tuo commento diceva, proprio in merito all’eperienza di dolore che viene raccontata in questo post, dal mi punto di vista era molto molto più duro. Se ti sei espressa male e lo ammetti, è tutta un’altra storia, e apprezzo le tue precisazioni. Nella scrittura c’è un’oggettività, è uno stile comunicativo diverso dall’oralità, le parole scritte sono come pietre, non le puoi correggere con l’espressione del viso o il tono della voce. Mai sentito dire che “carta canta”? Scrivere e parlare sono due cose completametne diverse, renditene conto.

    Il giudizio duro che ho dato non è ovviamente su di te, non so chi sei, come potrei giudicarti??? è sulle idee che quel commento comunicava, oggettivamente, e che ho trovato terribili.

    Il tuo nik è Francesca ma per me puoi anche essere Federica, non è certo te che giudico nè credimi mi potrebbe interessare farlo. Come dicevo a Pietro, in un blog non si può giudicare una persona, si giudica una tesi, un concetto, è questo il bello della Rete: scambiarsi idee, opinioni, che senza conoscersi diventano eloquenti per quello che valgono davvero, non per il prestigio o la parlantina di chi li espone. In Rete abbiamo proprio il contrario della comunicazione della televisione: è una comunicazione che lascia finalmente parlare le parole. E dal mio punto di vista evidentemente le tue parole com’erano espresse sopra erano qualcosa da cui difendere immediatamente chi ha fatto un’esperienza come quella di Monique.

    Scusa se mi permetto ma mi domando se senza la durezza del mio commento ti saresti mai accorta che forse potevi dire già dall’inizio un po’ meglio le stesse cose: perché non hai scritto subito questo secondo commento, che spiega perfettamente la tua posizione, senza ferire nessuno?? Tieni conto che ci sono persone che sono uscite e che ancora soffrono TANTO e leggono questo blog per trovare un coraggio che non hanno, per cercare di non sentirsi sole al mondo, e le righe del tuo primo commento le leggono come indirizzate a se stesse, immaginati come si sentono.

    A me sembra che in un solo caso è necessario e doveroso giudicare: per difendere chi è più fragile. E lo ripeto non si tratta mai di giudicare le persone, soprattutto qui è proprio impossibile, anche volendo, ma le convinzioni.

    Nel Vangelo di domani, ci pensavo oggi, c’è un avvertimento che vale a maggior ragione per un Movimento, ovvero un insieme di persone umane che si è organizzato per annunciare il Vangelo. Ci sono alcune persone che hanno scacciato demoni e operato prodigi attraverso il Nome del Signore, ma si sentono dire: io non vi conosco. E’ lo stesso monito di Paolo: se anche darai il tuo corpo per essere bruciato, ma non hai la carità, a nulla vale.

    Il pericolo di ogni insieme di persone che si organizza per annunciare il Vangelo è da sempre questo: far precedere il “fare i gesti” del Signore sull’ “essere come” il Signore. Per questo Francesca io credo che il tuo Movimento dovrebbe RINGRAZIARE questo blog, perché la coscienza critica non è mai abbastanza se si è onesti. Se persone che hanno bisogno dolorosamente di venire qui vi mettono in guardia, a me pare che questo sia un grande regalo per chi è incaricato di vigilare sul pericolo di sentirsi un giorno dire: io non vi conosco. Pericolo che davvero secondo me riguarda ogni insieme di persone che hanno incontrato il Vangelo, ogni comunità che lo vuole vivere insieme, che sia una famiglia o un corpo di milioni di persone com’è il vostro. è IL pericolo, per tutti, perché siamo esseri umani e sbagliamo, e se siamo sinceri con noi stessi non possiamo che chiedere aiuto per non sbagliare.

    Fare i gesti del Signore è una comunicazione potentissima, che cambia SUBITO la vita delle persone. Ma il problema è il tempo che segue: se sotto quei gesti non c’è l’essere a Sua immagine, quel cambiamento non può durare, è stato effimero, come una persona che guarisce davvero ma non sa tornare a ringraziare: si ammalerà di nuovo. Se invece sotto c’è il Suo modo di esistere, allora quel cambiamento, quella trasformazione del mondo che abbiamo operato con il nostro annuncio, non verrà mai meno, sarà IRREVERSIBILE. E come essere sicuri di essere in questa “seconda possibilità” dell’annuncio se non ascoltando, consolando ogni dolore sincero?

    Io se fossi in te ESIGEREI che i coordinamenti del tuo Movimento raccontassero a tutti i membri la storia di Monique, per mettere in guardia chi sta facendo scelte sbagliate.

    Ecco, spero di essere stata chiara, e che quindi non ti rimanga amarezza. Poi perché credi che la filosofia sia così negativa? Ho un amico fisico che la pensa come te, te qui non posso giudicarti perché non ti vedo, lui nemmeno posso giudicarlo perché gli voglio bene, però penso che se voi scienziati aveste obbligatorio almeno un bell’esame di filosofia della scienza, materia meravigliosa, saremmo tutti più felici 🙂
    notte.

  • catimini ha detto:

    Mariela querida,
    sei tornata!! lo sapevo… 🙂 🙂 🙂

    e per metà scrivi in castigliano evviva!! Ti dirò, io per la verità mi sento sempre un po’ tontita… 🙂 però sono sicura di una cosa: non siete voi ex ad essere “caduti”, no, caduto è chi da dentro vi vuole sistematicamente ignorare, voi siete liberi ormai, anche con tantissimo dolore, chi vi ignora invece è schiavo, e se non prova dolore è solo che sceglie di anestetizzarsi. Tu senti dolore adesso ma se hai fiducia viene un giorno in cui il ricordo della violenza subita si scioglie perché ti accorgi che chi ignorandoti continua a farti violenza DEVE fare i conti con la sua coscienza, e scopri quanta paura ha di restare solo con la sua coscienza. Scopri che se ti ignora è perché senza il gruppo non sa vivere, perché la sua vita è vuota, mentre la tua anche se dolorosa è piena. Scopri che la potenza del gruppo che può escludere e distruggere è solo finzione, e invece la verità è che sempre “il re è nudo”: ognuno che crede di essere potente per il potere che dà l’appartenenza a un sistema in realtà è nudo come un verme e desolatamente solo davanti alla sua coscienza e nella sua vita SI VEDE, basta aprire un po’ gli occhi e si vede la sua solitudine. Perché solo chi è libero può avere amici veri, e infatti tu ne hai, che ti scrivono a notte fonda… 🙂

    un abbraccio forte forte, bentornata!!

  • catimini ha detto:

    Per Alessandra
    invece di inviare ho appena cancellato un commento che finalmente ti avevo scritto, e mi piaceva anche molto quello che ti stavo scrivendo, m istavo congratulando con me stessa perché ho così sonno che evidentemente stavo scrivendo in sogno ma veniva bene, e ho cancellato tutto!!!!!!!!!!!!! 🙁 🙁 detesto perdere parole così, svanite nel Web, solo perché ho troppo sonno e mi dimentico di salvare… quanto prima ci riprovo, forse meglio non quando non ho così sonno, mi spiace un sacco buonanotte…

  • Mariela ha detto:

    Ciao Uyulala! In realtà la mia era piuttosto una barzelletta facile da capire -pensavo- e non pensai che potrebbe diventare un commento strano.
    Ma un po´per darti una idea. Quando Chiara viaggiò in Africa a trovare le diverse comunità del movimento, lei lanciò “l’inculturazione”. Questo molti anni fa e io proprio non ricordo bene tutto. Ricordo solo che Chiara chiedeva di vedere Dio (le parole del Vangelo, ecc) nella propria cultura, ma diceva anche di dare Dio alle culture non-occidentali con il loro linguaggio, attraverso le loro tradizioni ma trovando prima dei punti in comune. Chiara parlava molto della “regola di oro” che esiste in tutte le culture, cioé l´amore al prossimo (in altre culture non si parla forse di “amore” ma di compassione, rispetto, preoccupazione, ecc).
    Allora la nostra capozona (un’europea) ci chiedeva di trovare nella cultura del nostro paese questi punti in comune. Non fu una richiesta facile, perché per via del razzismo molti hanno rifiutato la cultura degli antenati e c´è molta ignoranza. Ma qualcuno trovo una frase famosa (e comica) della idiosincrasia della cultura originale del paese:
    “mas te quiero, mas te pego”
    Vuole dire che ti picchio perché ti amo. Ed é piuttosto una spiegazione alla violenza famigliare e al maschilismo della cultura originale del paese. Questa era una proposta equivalente ad “amare Gesù Abbandonato”. Non so se la capozona informò Chiara di questa piccola scoperta, perché era piuttosto buffa e triste (é la donna che crede che il marito la picchia perché si preoccupa per lei, e perché con la violenza dimostra di essere l’uomo di casa). Ma questa frase era come quella che usano loro : “non c´é spina senza rosa”. Cioè: è il dolore l´importante, quello che ci fa santi, la “rosa”. (Sicuro qualcuno del movimento mi dirà che ho frainteso la cosa. Ma devo dire, che nella prattica, nella convivenza con gli interni, il dolore -Gesú Abbandonato- é una cosa difficile di capire e quindi vissuta male. MOLTO male)

    Comunque, ora ritorno al tema, io credo che nell’ora della verità si fa una forma di violenza che si vuole chiamare amore e che deve poi diventare un segno di amore reciproco.
    Nell’ora della verità ci sono: la tua unità e la tua/il tuo assistente. Non si fa spesso e credo che attualmente si faccia ancora molto di meno. L´unità (il rapporto umano e spirituale) tra tutti nel gruppo deve essere molto buona. Se l´assistente crede che i gen non siano ancora “maturi” per questa esperienza allora semplicemente non si fa. Ma comunque è una cosa da fare perché è proposta nel programma di formazione del Centro mondiale. L’assistente avvisa con anticipo la realizzazione di questo, finché si possa pensare bene cosa dire.
    Cosa è questo? è il dire “con amore” all’altro quello che ti piace e dispiace di lui (primo, tutti dicono insieme il negativo, e poi -un po’ per consolarti- si dice dopo, il positivo). Dire all’altro il suo negativo è dire quello che ti sembra non sia di aiuto nel comune santo viaggio (la strada spirituale fatta in gruppo che ti deve portare un giorno a Dio). La mia assistente diceva che uno non può conoscersi da solo, che neppure davanti ad uno specchio riesci a vederti tutta, che c´è il fratello che ti racconterà come è la tua schiena. E questo si fa nell’ora della verità: il fratello con amore ti fa sapere le tue mancanze nell’Amore.
    Si deve dire e fare con amore, cioè non puoi insultare, non puoi svelare cose della sua vita privata, parlare male del suo fisico (ma puoi chiedere di non usare troppo trucco perché non è armonioso o di non usare la mini gonna perché va contro la purezza, ecc).
    La prima volta che io partecipai fu in una scuola internazionale. E le regole erano le stesse. Ma penso che sia stata una esperienza molto incompleta e che poteva dare contrasti. Eravamo di paesi diversi. Per esempio c´erano delle ragazze che nella loro cultura mangiavano abbastanza rumorosamente, altre con le mani, altre con il ginocchio sul tavolo e la gamba sulla sedia, ecc. Sinceramente a me (e non sono razzista) questo fu spiacevole all’inizio. Ma “per amore” lo sopportavi o lo accettavi. Ma c´erano delle ragazze molto “light” che mostravano chiaramente il loro dispiacere. Ricordo che una di un paese arabo portò alla casetta un suo fratello e un suo amico per il pranzo, loro si volevamo molto bene e il pranzo era diventato una occasione di festa. Una ragazza belga li guardava con chiaro spavento e guardava noi come chiedendo/supplicando di partecipare al suo dispiacere. Poi, in un´altra occasione una del Giappone fece “sushi”. Con molta preoccupazione aveva chiesto ai suoi tutti gli ingrediente attraverso la posta e con grande emozione ci fece conoscere cosa era il sushi (erano gli anni ´90, non so se in Europa erano già famosi i sushi). Questa belga prese il sushi con coltello e forchetta e persino con grande talento tolse la lamina di alghe….!!! Una brutalità!!! (dovrei dirlo in francese, la sua lingua madre, per potere esprimere meglio la ignoranza del fatto…?? poi se si pensa che la lamina di alga è costosa… )
    Nei paesi occidentali si crede di essere i “più civilizzati”. Ma chi vi dice qualcosa quando parlate sul tavolo con la bocca piena di cibo? vi suonate il naso o usate lo stuzzicadenti anche sul tavolo davanti a tutti o parlate di cose spiacevole anche? o raccontate i dettagli della propria malattia? oppure quando parlate e parlate e non lasciate l’altro mangiare fino a quando il piatto è freddo? Queste cose, in altre culture sono orribili!
    Penso che anche “per amore” siamo stati ipocriti. Diventa più facile sedersi all’altro lato del tavolo per non dovere guardare come mangia l´altro quando invece per amore avessimo potuto dire il nostro spiacere e cercare un accordo.E così ogni giorno fino a quando viene l´ora della verità e ci troviamo davanti un problema, criticare le abitudine culturale di qualcuno o forse meglio parlare in privato con la persona in questione? Nella mia epoca non si faceva niente, era più facile ridere dell’altro che mettersi in un problema multiculturale molto delicato, che sarebbe stato anche un cosa da dire in una ora di verità.

    Comunque, voglio dire che l´ora della verità è una forma di plutocrazia. L’assistente è la persona che controlla cosa viene detto, è quella cerca che tutto quanto si dica sia giusto e nell’amore. Cioè, lei ha il potere. Addirittura, la vittima di turno (la persona esaminata) non può contraddire ne’ difendersi, deve sentire tutto per amore e in questo la assistente deve essere attenta nel grado di crudeltà delle parole… Ma personalmente, ho visto e sentito tante piangere per le cose che le vengono dette e poi visto l’assistente restare in silenzio perché secondo lei -anche se ingiusto- “Dio lavora in lei”….
    L’assistente è un essere umano che difficilmente può essere imparziale, anche lei sente simpatia o antipatia per questa persona e forse anche lei si è resa conto dei difetti di questa persona.
    Dire all’altro i suoi difetti è difficile, neppure lo fanno le coppie, le famiglie, i veri amici. Perché si crede che sia più facile dirlo “con amore” in una unità gen? Di solito non si sa cosa dire, e tutte ripetono quello che ha detto la prima persona e persino cercano di dirlo “soavemente”. Ma come puoi dire con amore che sei una egoista, che ti vesti con poco buon gusto, che esageri nelle tue esperienze, che fai troppi drammi nel tuo modo di affrontare i problemi, che parli troppo e fai poco, che non dimostri amore agli altri, che non sei concreta, ecc?
    Questa è una cosa pericolosissima. Come si può dire a qualcuno che non è concreto quando questa persona lo pensa diverso?, quando nel suo interno patisce perché non riesce? L´ora della verità allora diventa un colpo inaspettato. Le tue amiche di unità ti dicono una dopo l´altra delle cose che avrebbero potuto dirti personalmente. Ma te lo dicono con amore e devi perdonarle, e non te lo dicono loro anzi è Gesù a dirtelo attraverso loro, e lo fanno per amore, per il tuo bene. Essere umile tra gli amici è facile, i tuoi segreti restano custoditi tra quelli che ti vogliono bene. Per 10 minuti ti hanno picchiato spietatamente ma ora non deve essere l’uomo vecchio a vivere in te. Devi dare il passo. Senti persino gratitudine.
    Certo, non tutte le ore della verità hanno un “finale felice”, ma saresti capace di ribellarti se senti che non è giusto? tutti ti giudicherebbero: è il tuo uomo vecchio che parla, non sei nell’Amore, non sei umile. Se in questo blog è difficile entrare in dialogo con gli interni, puoi immaginare quanto difficile sia come interno discutere con un altro interno? sempre c´è la giustificazione del “io ho la grazia di capire per te” e ecc. Come puoi almeno discutere con qualcuno che semplicemente si “blocca nell’amore” e “per amore” non vuole entrare in dettagli? Infatti non ti resta che accettare in triste silenzio e forse credere che almeno sia Dio a capirti.
    Non ti sembra che il fatto di accettare e di restare dentro del movimento nonostante questa forma di violenza sia comparabile con la sindrome di Stoccolma?
    Tutti vogliono stare bene, le altre ti ameranno di più per sollevare tutto quanto ti hanno detto e anche tu le amerai per non mostrarti ferita, debole né diversa di loro. E continuate così nel vostro proposito comune.
    Io vedo la cosa così, perché vedo violenza. Leggendo i commenti di Francesca mi sono resa conto che io non uscii dal movimento, io fuggii. Per circa un anno avevo una crisi riguardo alla mia vocazione come gen e le focolarine non volevano lasciarmi andare. Appena mancavo ad un incontro mi telefonavano oppure una gen veniva a casa a chiedere mie notizie. E quando affrontavo il tema della mia crisi con loro, io sentivo di non essere ascoltata, mi facevano sentire colpevole e mi spingevano ad uscire da me. Secondo loro io ero una esagerata, erano gli ormoni, l´età, l´uomo vecchio, ecc, ecc e io come povera idiota lo accettavo, fino a quando non potevo più e cadevo di nuovo nei miei dubbi e di nuovo in questo circolo vizioso lungo un anno. Ad un certo punto ebbi l’occasione di andarmene lontano lontano della mia città e solo così riuscii ad allontanarmi del tutto. Niente telefonate, né visite, né lettere, ecc. Prima di viaggiare ero così felice che persino dissi tranquillamente in faccia alla mia assistente che era inutile darmi l’indirizzo del focolare del posto dove sarei andata perché comunque non volevo più contatti. Io devo dire che io “fuggii”, perché usare la parola “uscire” è riduttivo, sarebbe come dimenticare che per circa di un anno ero “incarcerata” nella loro voglia di non perdere un numero nelle statistiche del movimento.
    Adesso posso capire bene perché il titolo del libro di questo post si chiama “Liberata”, non c´è migliore parola per esprimere un’esperienza di oppressione e la lotta per potere fuggire. Perché fuggire descrive la violenza. Uscire descrive la benedizione.
    Brava Catimini quando mi dice “scopri che la potenza del gruppo che può escludere e distruggere è solo finzione”. Arrivare a questa scoperta e vincere la PAURA non è facile. Liberato è una parola troppo forte, e forte è stata questa esperienza.
    Scusami Uyulala, sono uscita dal tema a volte e ho fatto questo commento troppo lungo, ma mi sono venuti tanti ricordi…
    Catimini… vai a dormire più presto per favore, anch’io ti voglio molto bene!. (E´ strano che in questo blog si possa trovare sollievo da gente che non ha da fare col movimento…. Sai? dopo 3 anni in cui non ho avuto per niente contatti con gli interni venni a sapere che la mia capozona aveva detto a mia madre che io stavo male, che avevo bisogno di un psichiatra!!!! Io però non ho molto chiaro come mai ha potuto dire questo, ma sento che gli interni non perdonano. In tre anni lei mi ha “ricordato con tanto amore”, un amore che la ha spinto a dire a mia madre -che neppure lei mi aveva vista in tre anni- una cattiveria cosè grande e persino a una madre, per lei -che voleva molto bene questa capozona- fu una grande umiliazione, mah… anche lei resta nella sua ignoranza perché lei è una volontaria… ancora.
    Io veramente prendo sul serio questo di partecipare su questo blog. So che è difficile discutere con un interno, ma sento che almeno la nostra voce serve per chi sta pensando di entrare al movimento. Buenas noches! y usted no tiene nada de “tontita” !!!)

  • catimini ha detto:

    Cara cara Mariela,
    credo che al tuo commento non ci siano commenti perché è così forte che non ci sono parole da aggiungere, tranne una che ti dico io ed è GRAZIE. Grazie perché non hai avuto paura di rischiare scrivendo che si riaprissero ferite, perché non hai temuto che il passato tornasse mentre lo raccontavi, e soprattutto non hai preso in nessuna considerazione le intimidazioni, consapevoli o no, che spesso si leggono qui nei confronti di chi prova a raccontare (in un italiano praticamente perfetto, complimenti!!). Credo che questo significa che la tua vita ora è libera, e anche se certo hai il bisogno e il diritto assoluto di proteggere la tua libertà puoi “permetterti” di raccontare. Io credo che questo sarà sempre più vero man mano aumenteranno intorno a te le persone che sanno capire cosa è stato il tuo passato, persone con le quali non c’é bisogno di spiegarlo, perché ne hanno attraversato uno simile o perché riescono a mettersi nei tuoi panni siccome ti vogliono bene. Io prego per te, perché queste persone aumentino sempre di più nella tua vita, e sempre più da vicino, e allora il dolore venuto dal passato sarà colpito a morte, sarà annientato, come ombra che con la luce svanisce. Desidero fortissimo che ti succeda, e la mia preghiera per questo stanotte ti raggiunge, in qualsiasi parte del mondo ti trovi.
    un abbraccio grande grande

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