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Elena: “Il movimento rischia di trasformarti in una statuina plasmata”

Riporto sul blog alcune mail che mi ha inviato Elena. Le ho lasciate pressoché intatte, tagliando solo qualche frase non utile al contesto. Si tratta della sua esperienza, delle sue osservazioni e delle sue considerazioni. Lo scritto è ricavato da 3 mail, è un po’ lungo.

Dice di sé:

Sono italiana, sono nata nel 1984 e sono stata nel movimento dei focolari prima come gen 4 per 3 incontri e poi dai 14 anni ai 17, continuando poi dai 19 ai 21 con la parola di vita una volta al mese, ho partecipato a 3 Mariapoli, Genfest a Roma nel 2000 con Giubileo e 2 congressi a Castelgandolfo.


01 dicembre 2009 19.58

Non sai che sollievo leggere queste cose sul movimento dei focolari, non sai come mi sento capita! Sono stata nel movimento dei focolari dai 13 ai 16 anni.. Sono uscita perché non avevo nessuna voglia di trasformarmi in una statuina plasmata. Sono uscita perché dentro di me so distinguere cos’è l’amore vero, che nasce da dentro e che espandi alle persone dall’obbligo perfezionista. Per me l’obbligo imposto di amare tutti non è che una maschera, riuscivo a distinguere quando ero amata e quando no. Sono sempre stata critica e ribelle, vedo sempre entrambi i lati della medaglia e faccio un sacco di domande. tra cui: “ma voi mi volete bene perché sono nel movimento, perché dovete vedere Gesù nell’altro o perché sono io?”.. Davanti a tutti mi è stato detto dalla mia responsabile che truccata ero di cattivo gusto, durante la mia prima Mariapoli.. solo perché le mie compagne di stanza hanno voluto truccarmi per gioco.

Sentire al congresso frasi come : “se vestendovi fate vedere l’ombelico significa che non amate Dio” mi facevano accapponare la pelle..

E’ un posto dove davvero ho conosciuto la durezza, l’ipocrisia, la mancanza di comprensione.

Vedendo Chiara ai congressi non ho provato nulla, assolutamente nulla e questo mi ha fatto sentire indegna. Ma ho conosciuto anche belle bellissime persone, anche se filtrate sempre da un velo, comunque non mi pento di nulla.

Mi spaventa notevolmente questo amore per il sacrificio, per il dolore.. Donare a Dio il dolore per gli altri mi pare una cosa molto molto pericolosa.

Quando c’ero io era presente una grandissima attrazione per l’arte ma intesa in senso veramente isterico, senza collegamento al corpo, come fossimo solo anima.

[…cut…]

Tutto nell’ideale fa pensare alla rigidità e alla freddezza. Tutto è misurato e neutro, senza corpo e vita.

Si parla appunto di Ideale.

Ma siccome più si reprime se stessi più l’ombra lavora e si amplifica ecco che nel movimento si creano spesso situazioni allucinanti.

Ci sono prospettive interessanti, ad esempio l’economia di comunione, la ricerca del dialogo con persone diverse da sé.

Ma perché vedere Gesù nell’altro? bisogna che l’altro sia Dio perché ci abbassiamo ad amarlo?! Non ha già in sé qualcosa di straordinario nel bene e nel male?

Perché parlare di purezza? come se il sesso fosse qualcosa da sublimare costantemente… e in realtà i gen non seguono praticamente mai questa idea tranne negli incontri.

Poi non potevo sopportare quando si era praticamente obbligati a fare comunione d’anima e le frasi erano tutte costantemente uguali.

Mi sembra di non aver conosciuto nessuno realmente purtroppo. C’è molto perfezionismo, senso di eccellenza, per amare Dio bisogna fare le cose perfette, questo è il messaggio, anche i vestiti devono essere belli e l’arredamento, tutto ideale.

[…cut…]

La mia esperienza nel movimento però si conclude così:

Alla fine qualcuno per interesse personale ha detto cose terribili sul mio conto e nessuno mi ha difeso, mi sono ritrovata completamente sola, nessuno mi diceva nulla sulle voci che giravano anche se chiedevo per capire come difendermi (successivamente alcune persone mi hanno chiesto perdono ma con la scusa dell’attimo presente e del lasciare da parte l’uomo vecchio, non so ancora oggi cos’è accaduto).

Nonostante tutto sono rimasta dentro ancora per qualche mese e ho dovuto affrontare un colloquio con la mia responsabile che mi ha detto cose davvero sgradevoli per le quali successivamente mi ha chiesto scusa. Ho resistito perché ero davvero ingenua, sono andata a Loppiano per la prima volta e successivamente al mio ultimo congresso a Roma che per me è stato davvero orribile, avevo la totale consapevolezza di non sentirmi più parte di nulla e di non condividere più nulla. poi ho deciso di uscire, quando l’hanno saputo chi non mi rivolgeva nemmeno la parola ha iniziato di colpo a parlarmi. Ma questo mi ha fatto decidere ancora più velocemente.

Successivamente ho partecipato ancora per qualche anno alla parola di vita ma poi ho visto che non era proprio la strada per me.

Come in ogni cammino ci sono state cose da imparare e bei momenti, non rinnego nulla ma mi ha segnato da tanti punti di vista questa esperienza. E ora tengo gli occhi aperti. Appena vedo che cercano di plasmarmi mi mantengo distaccata e se vedo che non va proprio, scappo a gambe levate.

________________________

Qui Elena risponde ad una mia mail in cui le racconto che chi (come me) parla in termini critici del movimento subisce attacchi pesanti

01 dicembre 2009 22.00

Mi dispiace che stiate subendo queste cose. Ma spero che non smettiate per questo. Non è questione di rabbia ma bisogna parlare, le cose che ho letto sono assolutamente Vere. Della mia unità gen dopo di me se ne sono andate almeno in 4. Una era quasi diventata popa, non posso parlare per lei ma era costretta a tenere un diario dove doveva scrivere tutto alla sua popa di riferimento, qualunque segreto che le venisse detto intendo, anche i miei.

Un’altra ragazza mi ha confessato che quando ha cominciato a fare l’amore non riusciva per il senso di peccato, la prima volta ha pianto per due giorni dal rimorso.

Un’altra ancora si è venuta a confidare con me che l’ho incontrata per caso perché ha trovato un ragazzo ed è andata a convivere in segreto. Viveva due vite separate!

Non si può svendere per amore un modo di concepire la vita in questo modo. Ho trovato molto più amore nello studio di un’analista junghiana che mi ha praticamente salvata da ansia e depressione dandomi il “permesso” di vivere,accogliendomi veramente, come nessuno ha mai fatto prima,considerando il mio essere davvero speciale e aiutandomi a scoprire me stessa. Ho trovato Dio, visto che sono naturalmente credente, in momenti semplicissimi e sacri, senza bisogno di regole assurde e manifestazioni isteriche.

Perciò non sopporto le balle di chi uccide qualunque tentativo di essere se stessi facendolo passare per volontà di Dio. E non è nemmeno abbastanza umile da accettare una versione differente.

Per quanto riguarda l’omosessualità: io studio psicologia e mi sono sentita chiedere da una persona del movimento da cosa era causata questa malattia!! Le ho sorriso e le ho risposto che non è considerata da molti anni una malattia, è semplicemente un diverso orientamento sessuale. E le ho spiegato che anche negli animali esiste l’omosessualità, non può essere di certo un trauma a causarla. Mi ha guardata veramente male e mi ha parlato di un incontro che avevano organizzato nella sua città con uno psichiatra del movimento che sosteneva che si potesse curare, mi ha detto che non ero informata! e ha cominciato a discutere. Le ho detto che chi cerca di farsi “curare” lo fa proprio perché non è accettato e si sente in colpa. Ma uno psicoterapeuta sensato dovrebbe semplicemente aiutarlo ad accettarsi al di là di quello che pensano gli altri, che è un percorso molto doloroso nella nostra società. Non c’è posto per la vera accettazione purtroppo, anche se non tutti nel movimento sono così, ho conosciuto persone davvero illuminate, per lo più focolarini sposati.

____________________

Questa è parte della mail in cui mi autorizza a pubblicare ciò che ha scritto. Dopo il suo permesso, mi scrive ciò che posto di seguito.

08 dicembre 2009 19.37

Quelle che ho scritto sono idee che mi sono fatta in anni di riflessione, possono essere falsate dalle emozioni che provavo e anche dall’età in cui le ho vissute: 16 anni ma hanno per me un grande valore. Come tu sai c’è del buono in quasi tutte le esperienze però bisogna secondo me arrivare a discernere cosa è buono e cosa no e avere sempre la libertà di scelta. Solo così i pensieri, le regole, i riti mantengono un senso vero, altrimenti si svuotano. A mio parere dove si mette al primo posto la regola rispetto alla persona e alla sua unicità si rischia di fare un grande errore, di arrivare perfino a rovinare delle vite. Per questo parlo.

Ricordo un segnalibro con un fumetto, comprato a un congresso [i congressi sono gli incontri nazionali o internazionali del movimento dei focolari – nota mia.], il personaggio disegnando macchiava il foglio, si dispiaceva e nella vignetta successiva ricominciava a disegnare su un foglio bianco, c’era scritto “l’importante è ricominciare”. Secondo me le macchie non vanno pulite o cancellate, la mia personalità di oggi si basa anche su queste, non è ricominciare, come se gli errori rendessero vano il percorso,stile videogioco dove ricominci il livello. più che altro è custodire tutto come un tesoro prezioso e proseguire. Non bisogna essere nuovi ogni giorno, se abbiamo memoria degli avvenimenti un motivo ci sarà..

Una persona molto saggia che si chiama L. mi ha sempre detto “di una cosa sono certa, siamo qui per imparare e per vivere la vita nella sua interezza, essere troppo spirituali non va bene, siamo fatti di carne e sono importanti anche le esperienze materiali, gli errori soprattutto.

E quando sono entrata nel movimento, davanti a un bicchiere di coca cola mi ha detto : “Attenta Elena, sicura eh di non essere entrata in uno di quei luoghi dove cercano di fare le persone a forma di biscottini tutte uguali? Stai sempre attenta a chi ti vuole cambiare, a chi vuole che si parli, si pensi, ci si vesta tutti uguali e se non sei d’accordo con qualcosa non è male, mantieni sempre il tuo pensiero”

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