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Nuvola di parole

Le mille trappole della parola AMORE

Ho cominciato quest’articolo con l’idea di parlare di una cosa in un certo modo per un certo scopo. Ho proseguito così, lasciando che le mie dita sfiorassero i tasti, trasformando a poco a poco l’articolo in qualcosa di slegato e strano. Non voglio rielaborarlo. Se dovesse succedere che il discorso originario mi nasca in modo limpido in un secondo momento, lo metterò in un post a parte.

So che alla fine rischio di diventare monotona con i miei articoli sul movimento (prima o poi riprenderò a scrivere anche qualcosa di diverso), ma spero sinceramente di riuscire a mettere in parole alcune considerazioni che faccio anche come conseguenza di situazioni profondamente sofferte sia mie che di persone a cui voglio molto bene.

Una caratteristica che si verifica in movimenti, sette e anche certe organizzazioni politiche è che le parole molto spesso perdono il loro significato originario e ne acquistano uno nuovo attraverso il quale la comunicazione fra le persone percorre canali differenti. In questo modo gli appartenenti ad un’organizzazione di tal genere hanno la percezione di una possibilità di comprensione reciproca molto più intima e immediata. Tutto sembra acquistare un senso nuovo, più “pieno”, più “autentico”.

Nel movimento dei focolari si parlava molto di amore. “Amore” è una parola che ha acquisito molti significati, che veniva usata in tante circostanze diverse. La si vedeva pronunciata dai gen, focolarini, volontari e altri membri del movimento. La ascoltavamo pendendo dalle labbra di Chiara.

Ma cos’è l’amore? Parola dalla definizione sfuggente già in circostanze non inquinate da alcun tipo di ideale, può indicare un trasporto emotivo, una passione, un interesse, un sentimento stabile e tante altre cose connesse al nostro essere in relazione col mondo esterno.

Nel movimento veniva trasformata e assurgeva agli onori della stessa natura divina. Dio è amore, l’amore divino contrapposto al (semplice) amore umano, l’amore per il nostro prossimo, amare Gesù nell’altro. Svuotato dal significato più legato alla relazione, si trasforma così in un complesso concetto teologico che andava incarnato e veniva a sostituirsi a quella gamma di sentimenti e di emozioni caratteristici dell’essere umano.

Ciò che rende complessa la decodifica delle parole, è la mescolanza fra aspetti “comuni” e aspetti gergali, che consentono al nuovo significato della parola di penetrare usando come porta d’ingresso il significato più comunemente condiviso.

L’amore come esperienza e non come concetto logico. E’ una verità. L’amore non può, di fatto, essere compreso se non a livello esperienziale. Tentare di usare il ragionamento per comprendere la complessità dell’amore porta soltanto a una grande confusione e ad un’incapacità di immergersi in esso. Diventa un problema quando le esperienze vengono pilotate in una direzione tutt’altro che spontanea e naturale. Diventa un problema quando la strada imboccata per vivere tale esperienza esclude quella più “ordinaria”. A quel punto le capacità di condividere e comprendere l’esperienza dell’amore sono possibili solo fra gli adepti del movimento.

Amore divino e amore umano. E’ un’ennesima suddivisione in dualità di qualcosa che, io penso, non è nato come diviso ma unito. Non tutti hanno l’esperienza interiore del divino. Non è detto che questo sia un aspetto mancante. Non sappiamo niente in verità, siamo mossi da un miscuglio di emozioni, desideri, paure, aspirazioni. L’esistenza o meno della spinta alla spiritualità non può determinare la bontà o meno delle nostre capacità di amare. Classificare l’ “amore divino” come qualcosa di superiore e preferibile, rischia di trasformarci e di farci diventare disumani. Tutto ciò che spinge a qualcosa di ignoto distogliendoti da ciò che percepisci, rischia di trasformare la mistica in delirio, la spiritualità in intolleranza.

Perciò nel mio cuore dico:

Guardami prima di tentare di amarmi, perché senza la conoscenza, senza l’osservazione, il tuo amore è l’amore verso qualcosa che tu proietti addosso a me, schiacciandomi e annullando ciò che sono veramente. Abbi la consapevolezza che, a volte, io posso farti da specchio. Ma la natura dello specchio, comunque, non è l’immagine che proietta ma è fatta di vetro e argento.

Ama ME, non Gesù in me. Se tu ami Gesù in me, non sei in grado di amare ciò che io sono veramente, perché comunque una cosa è certa, io NON sono Gesù, né voglio esserlo.

Non cercare di amarmi se ti sto sulle palle. Il tuo non sarebbe amore, ma un modo ipocrita di impedire a te stesso di percepire odio e antipatia. Fai i conti con i tuoi sentimenti e le tue emozioni, perché se non ne sei consapevole il tuo comportamento diventerà sottilmente devastante.

Amami così come sono, qualunque opinione hai di me e di ciò che faccio, oppure vai al diavolo. Se vuoi “farti uno in tutto fuorché nel peccato” cercati un’altra persona. Io ho un modo di vedere la vita che può essere molto lontano dal tuo e quello che tu chiami “peccato”, spesso è solo “esperienza”.

Non cercare di farti uno con me. Io preferisco che tu sia distinto da me, che mi mostri ciò che sei veramente, compresa la tua ombra, comprese le ferite della tua anima e le gioie legate a ciò che consideri profano.

Non cercare “il mio bene”. Tu non sai cos’è il mio bene e dove esso possa avere dimora. Abbi un po’ di umiltà e cerca di capire che la vita è immensamente più varia e complessa di quello che una religione, un’ideale può suggerire. “Il mio bene”, probabilmente, è ben al di fuori delle tue idee.

E soprattutto, non cercare di dominare l’amore. Non è possibile. In qualunque modo esso ti prenda, sia attraverso le spinte mistiche, sia attraverso l’unione con un compagno o una compagna, sia attraverso una passione, una causa, è l’amore che agisce in te e non viceversa. Ciò che può dare gioia, soddisfazione e vita può trasformarsi in dolore, frustrazione e morte se viene vissuto in modo forzoso o se ne viene rifiutata la sua reale natura… E non pensare che l’amore possa prendere gli altri nello stesso modo in cui ha preso te.

Ed il mio post, che doveva nascere quasi come se fosse un post “tecnico”, è diventato man mano che lo scrivevo qualcosa di diverso.

Voglio concludere inserendo un link affinché possiate leggere qualcosa che ha dato un’impronta forte alla mia vita e al mio modo di vedere tante cose: Una strada con un cuore.

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Ci sono 12 commenti

  • Enzo ha detto:

    “Non cercare di farti uno con me. Io preferisco che tu sia distinto da me, che mi mostri ciò che sei veramente, compresa la tua ombra, comprese le ferite della tua anima e le gioie legate a ciò che consideri profano”.

    Sarebbe una recita, se così non fosse….
    Si smussano reciprocamente gli angoli, ma, non a caso, si dice “essere in due”…

    Quanto al dominare, si domina facilmente solo ciò che non regala passione, sentimenti profondi, desiderio di condivisione di gioie e dolori….

    potrei andare avanti a lungo, ma…forse ho espresso ciò che intendevo anche così…

    ergo si torna a lavorare!!!
    baci!

  • Uyulala ha detto:

    Eh, Enzo, il problema sta proprio nel diverso significato che si dà alla parola “amore”. Quando per amore intendi quello divino e non quello umano, si corre il rischio di disumanizzare le relazioni

  • Uyulala ha detto:

    perchè, sai Enzo, il “farsi uno” non ha nulla a che fare col rapporto di coppia, ma al modo con cui nel movimento si interagiva con TUTTI

  • Enzo ha detto:

    Si, infatti (oggi ti cito per danni, perché mi distrai dal lavoro. Dunque, ti proibisco per i prossimi giorni di scrivere qualcosa di interessante!!!! ahahaaahhaha), è bene tenere i due piani assolutamente separati…

    il divino, o ciò che trascende la nostra essenza fallibile, e tocca aspetti fideistici, nulla a che fare con l’umano…
    Ci sono dei momenti nei quali ci si sente umanamente uno, ma umanamente…
    è sublime, ma questo aspetto non compromette la distinzione individuale…

  • Uyulala ha detto:

    vedi Enzo, quello che dici per me è bellissimo, perché chi è uscito dal movimento fa una fatica boia a capire, ad accettare l’esperienza che tu descrivi. Ci mettiamo una vita per recuerare qualcosa che, normalmente, succede in modo spontaneo e semplice.

    Ehm… mi citi per danni? 🙂

  • Enzo ha detto:

    Grazie!
    :-))))
    Io non posso che parlare da difettoso umano….
    Il commento sopra ti eviterà la citazione danni per distrazione da lavoro…!!!!

  • dioamore ha detto:

    Voi donne siete specialiste in questioni d’amore, molto di più di noi uomini. Non per niente il Movimento dei Focolari è nato da una intuizione di una donna e sempre una donna è stata eletta a madre di Dio.

    Tuttavia io voglio precisare una cosa. Tu dici: “Guardami prima di tentare di amarmi, perché senza la conoscenza, senza l’osservazione, il tuo amore è l’amore verso qualcosa che tu proietti addosso a me, schiacciandomi e annullando ciò che sono veramente”.

    E’ molto vero quello che dici. Eppure quando una coppia che si ama decide di avere un bambino, quel bambino viene amato quando ancora non c’è, senza la possibilità di poterlo guardare e conoscerlo per decidere se amarlo o meno.

  • Uyulala ha detto:

    dioamore, non so se tu hai dei figli. Vorrei fare delle osservazioni:
    1. l’istinto genitoriale è un mito, non sempre esiste e non sempre il genitore ama in modo genuino il proprio figlio manco quando c’è
    2. è un elemento molto comune nelle nevrosi dell’adulto scoprire che durante la crescita i genitori non lo hanno amato per quello che è ma per un’idea di “figlio” che era nella loro testa. E parlo per lo più di genitori normali. Anche i genitori devono imparare a vedere il proprio figlio, altrimenti il loro amore è un mero sentimentalismo più dannoso che utile
    3. non è la norma il fatto che i genitori “decidano” di avere un figlio. La norma è che un figlio nasce perchè una coppia fa l’amore senza la protezione di anticoncezionali. La maggior parte delle persone nasce così.

    Imparare cosa è veramente l’altro è FONDAMENTALE, soprattutto per i genitori, perchè i figli possano crescere in modo armonioso.

    E te lo dico da figlia, da mamma e da psichiatra

  • […] ultimi cinque commenti pubblicati Uyulala su Le mille trappole della parola AMOREdioamore su Le mille trappole della parola AMOREEnzo su Le mille trappole della parola AMOREUyulala […]

  • dioamore ha detto:

    Uyulala, vedo che hai sapientemente glissato il termine “sposa” sostituendolo con “psichiatra” in quella trinità di tre punti che hai elencato.

    Hai fatto bene a sostituire l’ipocrisia del termine “sposa” con “psichiatra” in una realtà che, non conoscendo la misericordia, non comprende nemmeno il valore del matrimonio, ingannando le persone semplici trascinandole in una trappola.

    Le trappole che citi hanno tutte origini nella storia e nell’egoismo umano. I figli non ci appartengono, ma i genitori, in virtù di un diritto naturale, quasi tutti rivendicano la proprietà sui figli rivendicando la paternità e la maternità. Il matrimonio diventa semplicemente una gabbia ben studiata, regolata dalla Legge, per garantire all’uomo la paternità o meglio la proprietà dei figli, dove la donna viene legata all’uomo al fine di evitare confusioni nei rapporti sessuali.

    Esistono per fortuna maternità e paternità adottive e spirituali dove l’amore non si ferma a ciò che si vede e si conosce ma va oltre il visibile in una dimensione dove il rapporto sessuale con o senza anticoncezionali non ha senso, perché non c’è.

  • Uyulala ha detto:

    dai per scontato che al di fuori del matrimonio tutto sia “male”. A mio parere è un luogo comune di pessimo gusto. Io ho esperienze professionali di gravi disastri causate proprio da famiglie tradizionali, con tanto di matrimonio “benedetto da dio” e di maternità e paternità vissute in modo pessimo proprio perché in un certo senso erano obbligatorie.
    Non ho glissato sulla parola sposa, semplicemente io NON sono una sposa, tutto qui. E comunque, l’esperienza che cito ha a che fare con 3 aspetti, non 4: la filialità, la genitorialità e gli aspetti patologici dell’una e dell’altra.

  • Laryssa ha detto:

    Io che non riesco quasi mai a dire a voce ti voglio bene e preferisco esprimere i miei sentimenti in inglese e non in italiano… capisco benissimo cosa vuoi dire. La parola amore è stata usata fino al vomito, al punto che diventa così banale, magari come la parola “supermercato” o “casa”. E così, finsci per non usarla più, dopo averla usata troppo.
    E’ bello non essere “uno”, ma essere tanti, perchè il mondo esiste grazie alla diversità delle persone e delle cose.
    Lo sdoppiamento della personalità è vero… io a 10 anni mi ero straconvinta che se lo chiedevo a dio sarei dimagrita… e non dimagrivo mai, chiedendomi sempre perchè. Eppure, pensavo, i gen mi dicono “chiedi e ti sarà dato”. Pensavo che insieme a me vivesse dio, o proprio quel gesù che io dovevo vedere nell’altro.

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