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L’incapacità di decodificare le emozioni – 5° parte

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Chi esce dalla struttura si trova, spesso improvvisamente, sovraccarico di queste emozioni e sentimenti “negativi” e ne viene spaventato a morte. E’ una delle tante ragioni per cui chi esce si sente spesso sbagliato e cattivo, non è la sola ma è una causa importante di questa percezione di sé.

E’ comunque molto difficile agli esseri umani fare i conti con le emozioni e i sentimenti negativi, ma nel nostro caso queste difficoltà sono esasperate. La percezione di sé è molto fluida e incostante, imprecisa o, in alcuni momenti, quasi del tutto assente. Provare sentimenti e sensazioni “negativi” può comportare che si legga se stessi solo alla luce di queste percezioni. Non si conosce più il proprio nucleo interno, il più intimo e autentico, e ogni ondata emotiva resta apparentemente slegata e incontrollata.

Ci vuole un lavoro lungo e difficile per poter recuperare anche il valore delle emozioni negative, con il messaggio che esse ci danno, con ciò che possono dire del nostro rapporto con noi stessi e con il mondo. E’ una strada dolorosa, perché porta a scoprire che:

  1. siamo diversi da ciò che pensavamo di essere
  2. ci sono aspetti di noi stessi che non conosciamo e che ci spaventano
  3. non siamo perfetti, non siamo buoni, non siamo migliori degli altri
  4. possiamo fare qualunque cosa, per esempio possiamo essere in grado, messi nelle circostanze favorenti, anche di uccidere.

Ma alla fine di tutto, chi siamo veramente? In che modo possiamo recuperare la percezione di un IO unitario e sufficientemente stabile, tale da portarci a vivere emozioni, sentimenti e sensazioni, nonché le nostre esperienze senza ilo vissuto costante di essere come dei fuscelli trasportati dalle correnti?

E’ chiaro che queste sono domande che possono avere molte risposte. Ho degli spunti, ma devono essere presi per quello che sono, quindi non come delle “soluzioni” ma solo qualcosa su cui riflettere.

Una cosa che è successa più o meno a tutti noi, è che lentamente abbiamo imparato a svalutare le nostre percezioni. Noi “dovevamo” essere in un certo modo, sentire in un certo modo e poi, di conseguenza, agire in un certo modo. La prima cosa che abbiamo imparato a mortificare è il nostro io fisico. E’ vero che la spiritualità del colore “verde”, ossia ciò che ha a che fare con la salute e la cura di sé, e del colore “azzurro” nel quale è compresa anche l’armonia nel vestire, dovrebbero dare un senso alla nostra fisicità. Tuttavia quello che si verifica è che ogni cosa dev’essere ricondotta all’interno di certi schematismi e certi canoni. Di fatto spesso ci si omologa e si diventa “altro”.

Torno ancora sull’argomento legato al proprio SE’ sessuato. Incanalare e controllare gli aspetti sessuali della vita è un’operazione che porta via ingenti energie e comporta molto spesso la negazione di qualcosa di molto radicale di noi.

Quando il bambino nasce, ha solo il SE’ fisico, e sarà il continuo confronto del SE’ fisico con l’ambiente esterno che gli permetterà a poco a poco di sviluppare un SE’ e un IO più completo e ricco. Il nostro nucleo primordiale, alla nascita, è il nostro SE’ fisico. E questo è sempre un nucleo sessuato. Ogni cellula del nostro corpo è sessuata, è qualcosa di molto radicato e strutturale, fa parte di noi in modo indissolubile da tante altre parti di noi.

In queste situazioni (ma non solo in queste) nella vita un individuo deve scegliere fra il fidarsi di ciò che sente e percepisce oppure adeguarsi a ciò che “dovrebbe” sentire e percepire. Se prevale la seconda strada, ecco che plasmerà ANCHE la propria percezione di sé sulla falsariga di un modello rigido e non di un confronto dinamico come succede in condizioni più sane, quando si verifica la propria visione di se stessi e del mondo per somiglianze e differenze.

Aderire ad un modello rigido è un altro modo di creare un muro, oppure (come ho descritto in un altro articolo) un vero e proprio sarcofago. Rotto il muro e distrutto il sarcofago, il nostro IO si presenta atrofico, piccolo, incapace di sostenere il peso pieno del nostro essere al mondo, con tutto il carico emotivo che questo comporta.

Arrivo finalmente al punto: credo che una strada utile per recuperare se stessi sia proprio quella di ascoltare il nostro essere FISICO, imparando a osservare senza interpretarle le nostre sensazioni. A partire da quelle più elementari, come caldo-freddo, asciutto-umido, luce-buio, suono-silenzio, dolce-amaro etc; passare attraverso l’ascolto della risonanza emotiva che hanno queste sensazioni, e soprattutto accettando la natura sessuata del nostro essere. Gli uomini DEVONO percepirsi come uomini e le donne DEVONO percepirsi come tali, e gli uni e gli altri hanno necessità di percepirsi nella forma di sessualità (e quindi di affettività ed emotività) che gli è propria per genere ma anche per orientamento. E’ importante, io credo, che si accetti tutti i rischi che questo comporta perché la sessualità entra di prepotenza nel nostro mondo relazionale e quando non viene accettata e riconosciuta può generare conseguenze che si possono ritorcere contro noi stessi.

Ed è importante non mettere interpretazioni di tipo morale al nostro percepirci come esseri costituiti di un corpo, ma sentire noi stessi in modo diretto, privo di filtri ideologici e di idealismi, in modo crudo.

Attorno tale percezione del nostro essere fisico sarà più facile veder coagulare altri aspetti che altrimenti restano, forse, slegati e sparsi nel nulla. E’ attorno alla nostra percezione fisica, diretta e cruda, che acquisteranno un nome e un senso le nostre emozioni, che potranno trovare radici i nostri sentimenti, che potremo vivere le sfumature delle une e degli altri in modo ricco e pieno.

Nonostante la lunghezza, ho comunque la sensazione di non essere riuscita ad essere esauriente. Purtroppo l’argomento è molto complesso ed ho la sensazione di viaggiare come all’interno della “Storia Infinita”, in cui ogni passo apre nuove storie e nuove strade.

“Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta”…

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 24 commenti

  • maddalena ha detto:

    Salve a tutti.
    Sono una semplice aderente del Movimento. Lo sono dagli anni sessanta. Un bel po’ di strada, no?
    Ho conosciuto tante persone all’interno; ognuna con i suoi pregi e con i suoi difetti, come accade in ogni altra associazione.
    Ogni associazione umana è fatta di persone e fra tante persone troverai sempre quella attaccata al potere, quella che cerca di imbrogliarti, l’ipocrita. Siamo tutte donne e uomini pieni di difetti.
    Ma quello che fa il Movimento e intendo dire in particolare il dialogo con altri cristiani, altre religioni, atei, ecc. mi sembra una buona cosa e anzi l’unica strada percorribile in una società sempre più multiculturale come la nostra.
    Ho partecipato a tanti incontri, convegni, portando ogni volta a casa qualcosa di nuovo e di buono che mi ha arricchita.
    Nessuno mi ha mai obbligato a far nulla, spesso mi hanno chiesto se potevo partecipare, aiutare a fare tante iniziative, con la massima libertà. Spesso ho detto sì, a volte però ho detto no!
    Credo anche che sia giusto e normale che un “interno” debba “ubbidire”, “rispettare delle regole”, “rispettare la gerarchia”; è così che funziona in ogni associazione sociale, politica, ricreativa.
    Ho visto anche, è vero, diverse persone uscire. Uscire da un’associazione è sempre doloroso; penso solo al divorzio per dire una cosa comune. I divorziati si sentono liberi ma smarriti, per loro è necessario che costruire col tempo e col dolore nuovi equilibri. Spesso maturano sentimenti di astio dopo la separazione.
    Ma non sono mai stata a conoscenza di situazioni in cui l’uscita di un interno dal movimento sia stata osteggiata, dietro ricatti morali e minacce, cosa che invece è tipica delle sette; tante di questo tipo ne ho sentite ad esempio nei Testimoni di Geova.
    Ho visto alcune persone sfiduciate e depresse dopo l’uscita; vivono un po’ come se parte di loro stessi fosse ancora dentro.
    Mi sembra che l’immagine che qui viene data del Movimento sia un po’ deformata dal dolore vissuto da coloro che raccontano; che prevalgano sentimenti di avversione che, come è noto, non solo lo stato d’animo migliore per descrivere una realtà in modo obiettivo e distaccato.
    Mi sembrano anche un po’ eccessive alcune posizioni rispetto alle religioni, specie quelle tradizionali e mi appare un po’ fuori luogo l’elogio dell’ateismo in una società come quella del giorno d’oggi che è dominata piuttosto dalla superficialità e dal consumismo.
    Ma, per carità, con questo messaggio esprimo solo il mio punto di vista, frutto della mia esperienza di quasi cinquant’anni di movimento.
    E il mio sostegno va sempre ed in ogni caso contro ogni forma di violenza fisica e psicologica nei confronti di ogni essere umano.
    Quindi laddove violenza c’è stata, laddove sopruso c’è stato ad esso va’ posto rimedio. Senza discussioni.
    Auguro alle persone che hanno avuto il coraggio di raccontare le loro esperienze dolorose di ritrovare presto la serenità e l’equilibrio.
    E’ difficle dimenticare, ma superare si può.

    Saluti a tutti.

  • Uyulala ha detto:

    Che dire, Maddalena? Mi trovo a rispondere ai commenti come il tuo sempre nello stesso modo. Comunque, ancora una volta darò la mia risposta.
    1. essere aderente e essere interno sono due esperienze notevolmente diverse
    2. i problemi sono strutturali, ubiquitari e radicati, e non sono limitati a singole persone o ad aree geografiche particolari
    3. se la tua esperienza nel movimento è positiva (anche grazie al fatto che non sei interna), va bene così
    4. le visioni della vita di tipo non teistico sono molte e ognuna di esse ha la propria dignità, ha il proprio spessore e il diritto di esistere e di essere rispettato, al pari delle visioni di tipo teistico. “Ateo” è un termine fuorviante e non amo usarlo.

  • maddalena ha detto:

    Teismo?
    Non so dirti.
    Sono una persona semplice. La mia religiosità mi nasce dal cuore.
    E ho sempre sentito vicino il Signore.Nei momenti belli e soprattutto in quelli meno belli.
    La fede vissuta in modo semplice è un’esperienza meravigliosa. Senza di essa no so veramente se avrei superato le difficoltà.
    Ripeto sempre: “Signore se non vuoi spostare le montagne, dammi almeno la forza di superarle”; e finora quella forza l’ho sempre avuta, nella fede.
    Ciao

  • Uyulala ha detto:

    Sono tante le persone che hanno quella forza senza una fede in un dio

  • Sandra ha detto:

    Santo cielo! No ne conosco nessuna!

  • Uyulala ha detto:

    A volte i pregiudizi rendono ciechi, sai…

  • Sandra ha detto:

    a volte veramente mi stupisco di come il pregiudizio sia vero.

  • maddalena ha detto:

    Ironia o cinismo, questo?
    Sgradevole, in ogni caso.
    Invochi la religione del dio “relativismo” e poi dai del cieco e del prevenuto a chi non la pensa come te…
    Boh! Non ti capisco. Parrebbe proprio che tu stessa non sia scevra da pregiudizi, anzi!

  • Uyulala ha detto:

    Sandra e Maddalena: ribadisco che sono molte le persone che, senza l’aiuto di una “fede”, hanno forza, entusiasmo e ricchezza interiore. Non volete vedere questo, e questo vi rende povere. La fede non è una garanzia di maturità, ovviamente neanche il contrario lo è. La maturazione dell’individuo è un processo che avviene per canali spesso insoliti e sorprendenti.
    Entrambe confondete il “pensare” con la constatazione della realtà. Non è un’idea o una filosofia che mi ha fatto arrivare a ciò che espongo, ma semplicemente l’osservazione della realtà, la voglia di conoscere reatà diverse dalla mia, la voglia di amare l’essere umano così com’è, per quello che è e non per quello che dovrebbe essere.

    Ho molta pietà di voi.

  • Sandra ha detto:

    Per Uyulala,
    è bello sentire che la tua constatazione della realtà non è frutto dell’ideologia… ma nenche la mia.Anche io constato una raltà… che tu pietosamente non vuoi ammettere.Chi ti dice che non accetto l’uomo così come è? L’ateo è meravigliosamente infelice… come l’innamorato è
    meravigliosamente innamorato. Questa é una mia constatazione non ideologica che nasce dal’ossservazione , nella mia lunga vita, dei miei vicini infelici esseri umani
    Grazie per la tua pietas.Tutti abbiamo bisogno di pietas
    Tutti gli uomini aspirano alla felicità ma chi crede in Dio è convinto che solo Lui sia il sommo bene e quindi anche la somma felicità.

    Il credente crede appunto che ci sia un “bene assoluto” cui tutti gli altri sono subordinati mentre chi non crede ritiene che ci siano tanti “beni relativi”. Si può essere felici senza ciò che è bene? Chi non crede in Dio allora cercherà questo “bene” in altre cose.

    Tutti i beni sono relativi è perciò limitati. Qualsiasi bene di questo mondo mi puoi presentare si può facilmente dimostrare che è limitato e che ha bisogno di altro per sussistere. Mentre Dio è un bene assoluto che non può venire a mancare in nessun momento.

    Con i beni relativi si può essere relativamente felici, cioè nella misura in cui questo bene ci appartiene ma con Dio si è assolutamente felici perché Dio non può mancare in nessun momento. Inoltre tutti gli altri beni presuppongono un bene maggiore ma nessun bene è superiore a Dio.

    grazie per la pietas che ci rivolgi

  • Uyulala ha detto:

    vedi Sandra, il punto è proprio questo: parti da un presupposto astratto. E’ quello che voglio dire. Il “bene assoluto” è un presupposto astratto e non conoscibile, la felicità assoluta lo stesso, Dio, lo stesso Dio è un presupposto astratto e non conoscibile (a meno che tu non abbia la presunzione di essere “in intimità” col padreterno, non so).

    I presupposti astratti ti impediscono di entrare in contatto diretto e autentico con le persone. Io, semplicemente, non guardo se chi mi sta di fronte è ateo, agnostico, buddista, animista, cristiano, mussulmano, shintoista, taoista o quello che vuoi. Non me ne frega assolutamente nulla perché queste sono questioni estremamente intime dell’essere umano, delicatissime, e non mi sogno di entrare in un campo così delicato. Ma percepisco l’altro al di là di quello che è il suo credo o la sua filosofia, e questa percezione mi ha indicato che felicità e infelicità sono equamente distribuite, senza distinzione di sesso, razza, nazionalità, religione e codice fiscale.

    PER TE nessun bene è superiore a Dio, e se questo ti rende felice buon per te. Ma presupporre che chi non ha lo stesso tuo sentire sia destinato all’infelicità o, al massimo, ad una felicità parziale e incompleta è semplicemente da presuntuosi. Mi sembra di vedere la pubblicità di un detersivo: il mio dio lava più bianco del tuo, ma che superficialità è questa? Se davvero esiste un dio, uno qualunque, ma ti pare che a lui piacerebbero questi discorsi? Hai bisogno di dimostrare a te stessa di aver fatto la scelta giusta? Io no, non credo che ce ne sia una giusta. Se mai, una volta morta, dovessi scoprire che effettivamente esiste un dio, andrei da lui a testa alta perché non ho considerato mai niente e nessuno né superiori né inferiori a me.

    E mi accorgo che di me è proprio questo che rode alle persone che hanno un certo tipo di religiosità (ed io godo come una matta nel constatarlo :-D)

  • Sandra ha detto:

    Se sei così sicura di te perchè hai bisogno di dimostrare a te stessa più che agli altri di godere come una matta…
    a contestare le varie forme di religiosità. Boh !
    Io, infatt, non ritengo di essere più serena nel sapere che gli altri non stiano bene con se stessi, che non dormono la notte, che piangono… che non svolgono bene il proprio lavoro, che penano di non essere buone madri, che vivono una vita da pubblicità esteriore alla ricerca del superficiale…che per la carriera …son capaci di ogni cosa.
    Quando vedo questo mi rattrista e cerco di capire il perchè di questa infelicità e vedo che non è equamente divisa. Questo è un mistero : Io sono felice e non mi sento degna di questo.
    Comunque se a te rende più felice sparlare dei focolarini fai pure e non ammettere la realtà dll’infelicità umana. Fai pure , io sono felice per te.

  • Uyulala ha detto:

    io godo come una matta nel vedere che ci sono persone che si rovinano il fegato per pura presunzione. Credo infatti che in fondo ci siano molte situazioni in cui le persone si creano da soli l’inferno, e questo mi diverte moltissimo. Mi diverte quando ci sono persone che cercano disperatamente di rivoltare le frittate, che pretendono di sapere quello che gli altri provano, come sanno amare, come sanno soffrire o gioire o godere. Rido molto di questo, e a volte con qualcuno (un’amica, in particolare) ridiamo da matti dei commenti che ricevo. A volte l’essere umano è molto buffo.

    Poi, è chiaro che ci sono tante cose che non sono divertenti, perché tante persone vivono un inferno che non hanno voluto e non meritano, quello non mi fa per niente ridere e certamente non ne godo.

    Il mio lavoro ha a che fare con la sofferenza, più spesso psichica ma anche fisica (tante diagnosi di malattie somatiche le ho fatte io). E’ un lavoro che amo e che ho scelto perché, al di là degli inutili sentimentalismi, ho avuto ed ho il desiderio concreto di far qualcosa per alleggerire nei limiti delle mie caratteristiche umane il dolore delle persone. Sono una privilegiata, perchè posso avere molto chiaro il senso delle proporzioni fra dolore reale, grave, e semplici masturbazioni mentali. Non tutti hanno questa possibilità. Ovviamente questo mi rende spesso antipatica, dura, scanzonata, ironica. Sono tante le cose che non prendo sul serio, proprio perché purtroppo ne vedo tante di cose che sono veramente serie e gravi. Con buona pace di coloro che mi leggono e… del loro mal di fegato nel leggermi 😉

  • Sandra ha detto:

    Non sei nè dura, nè ironica,nè scanzonata e nenche antipatica a me sembri una persona molto e profondamente seria.
    Se godi come una matta con la tua amica a leggere i post.. dei religiosi che non la pensano come te meglio per te : vuol dire che ti sai ancora divertire.
    Io quando ho letto dei post dove veramente vengono rivol te le frittate o non si risponde ai commenti perchè non si vuol perdere tempo o si pretende di conoscere l’essere umano solo perchè siè una psichiatra(non una psicologa)sorrido molto anche io… che ho 75 anni che sono stata insegnante e che ne ho visto veramente tante e che ti aspetto a quel varco in cui anche tu cederai al mistero.
    Un bacio

  • maddalena ha detto:

    Vesti la giubba,
    la faccia infarina,
    la gente paga e rider vuole qua
    e se Arlecchin
    s’invola Colombina,
    ridi pagliaccio
    e ognun t’applauudirà.
    Tramuta in lazzi lo spasmo e il pianto,
    in una smorfia il singhiozzo e il dolor,
    ridi pagliaccio
    sul tuo amor infranto,
    ridi per quel che t’avvelena il cor!

  • Uyulala ha detto:

    Sandra, ok, tanto dobbiamo finire tutti lì, è solo una questione di tempo 😉
    Maddalena, dai, scrivi una poesia di tuo pugno, non essere modesta!

  • Sandra ha detto:

    Si ed io, visto la mia età ti precederò e ti aspetterò…insieme agli angeli e allora il tuo spirito finalmente avrà pace

  • Uyulala ha detto:

    Non è detto che mi precederai. Sono perfettamente consapevole che la vita è incerta e ho già rischiato di morire una volta per potermi permettere di illudermi diversamente. E, vedrai, ti renderai conto che molte delle tue idee sono luoghi comuni del tutto errati. Compresa l’idea che il mio spirito non sia in pace. Tutto ciò che mi spinge, nella vita, è solo amore. Comprese queste critiche al movimento, che ti fanno venire tanto l’orticaria. (ehm…un antiistaminico?) 😀

  • Sandra ha detto:

    Sarà bello invece aspettarti nella… pace… Pace per me e per te e non servono medicine o pallaitivi per la tua e mia orticaria. l’ orticaria del vivere !! Non so mettere le faccine ma immaginane una sorridente.
    Buona fortuna per l’amore che ti sospinge nella vita e sii finalmente serena perchè avere calore interiore, affettuosa gentilezza ed essere una persona compassionevole schiude la nostra porta interiore mentre coltivare ostilità e rabbia ,sentimenti che nascono dalla scontentezza e dall’odio per sè ,porta all’ annullamento della la nostra presenza di spirito e dellla nostra capacità di giudizio.
    Per questo mi dispiace quando tu critichi i focolarini non per loro ma per te

  • Uyulala ha detto:

    L’ostilità e la rabbia sono nella tua testa, non nel mio cuore. Io ho molta pena per i focolarini, diventati ingranaggi di un sistema che non vedono, non capiscono e i cui veri scopi sono, forse, ben lontani da queli per cui vivono e muoiono. Ciò che scrivo è rivolto a delle persone le cui ferite sono gravi e profonde, persone che hanno necessità di una chiave di lettura e di un piccolo accendino – parlare di luce è decisamente troppo – per orientarsi in un dolore generato da questa struttura.

    Vedi, tu dici che sei dispiaciuta per me, io invece mi diverto, perché so che tutti questi equivoci sono legati ad un rifiuto di andare al di là di una visione monotematica e piatta della realtà.

    Come ho scritto più volte, non scrivo i miei articoli per persone come te. Tu (e gli altri come te) vivi nelle tue sicurezze ed io mi guardo bene dal volerle scardinare. Il mio messaggio va a coloro che sono soli, umiliati, feriti, a coloro che hanno visto la propria vita sprecata in un’organizzazione che li ha spremuti e poi, spesso, buttati via. Tu puoi anche non credere che questo è ciò che è successo, padronissima. Io me ne infischio di questo, ognuno è libero di credere in ciò che vuole. Ma per me è importante far sentire a queste persone ferite ingiustamente che non sono sole, che esiste un perché del loro dolore e che ci sono altri che hanno passato e che passano lo stesso inferno e che si può risorgere, ricominciare da capo e far tesoro anche di questa forma di dolore, subdola e pericolosa come può esserlo un crotalo avvinghiato ad una caviglia.

    Ecco perché mi diverto tanto, perché non me ne frega nulla di convincere te, né chiunque altro. Io sono semplicemente qui, mostro delle esperienze, mostro dei meccanismi psicologici. Tutto è semplicemente qui. Non vado da nessuna parte, non scrivo in altri siti, non commento in altri blog, non cerco di convincere nessuno. Sei tu che vieni qui a cercare di convincere me e quelli che hanno avuto esperienze analoghe. Perché? Che bisogno hai? Se sei tanto sicura di essere nel giusto, perché hai tanto bisogno di entrare a casa degli altri per criticare? Accontentati della tua sensazione di essere “brava e buona” e dell’idea che finirai fra gli angeli del cielo. Io questa certezza non ce l’ho e non voglio averla. L’incertezza mi rende umana e mi permette di non lasciarmi mai andare ad un’autocelebrazione.

    Puoi dire quello che vuoi, ma ricordati: questo blog è casa mia, non sono io che ho cercato te, sei tu che cerchi me. Non è una differenza da poco.

    Sei la benvenuta, Sandra, ma ricordati che sei tu l’ospite qui dentro.

  • Sandra ha detto:

    ma si tu sei l’ospite ed io sono l’ospite … il termine indica entrambi. Io per età potrei esserti pù madre che sorella e penso che sia stato questo a spingermi a scriverti lasa tenerezza nei confronti di un ospite così giovane, intelligente e arrabbiata .
    ancora…che dire se sei convinta che il tuo dolore venga da quella struttura,che per te questa è una mission hai ragione ad andare avanti …ma a me dispiace
    vedere il fiore della tua enrgia disperdersi. addio

  • Uyulala ha detto:

    Tu non sai chi sono, non sai cosa mi piace mangiare, cosa mi fa ridere e cosa può farmi piangere. Non sai chi sono i miei amici, non conosci la mia famiglia. Non sai cosa provo quando guardo gli occhi di mia figlia né le emozioni che mi suscita il sorriso di una mia paziente che sta finalmente meglio. Non sai nulla di me e pretendi di sapere tutto. Pretendi che ciò che hai in testa sia la realtà e non accetti che, semplicemente, le cose possano essere diverse dalle tue idee. Non sai e non vuoi capire che a me di quella struttura non importa un fico secco, né se esiste né se non esiste, ma io amo profondamente, intensamente e con tutta me stessa delle persone che ne son state distrutte e desidero aiutarle a ricostruire se stesse.
    Le persone che costituiscono questa struttura saranno giudicate dalla vita stessa, non da me.
    Io non ho avuto danni di quella portata, son rimasta per relativamente poco tempo, quell’esperienza per me è acqua passata. Ma altri sono rimasti 20-25 anni, hanno avuto la vita distrutta, hanno riportato ferite dolorose. Persone buone, la cui infanzia è stata normale, la cui anima è rimasta limpida. Io stringo al mio cuore il cuore di coloro che amo, ne accolgo lo spirito e condivido il dolore, laddove mi è possibile ne curo le ferite o cerco, quantomeno, di fornire qualche mezzo affinché riescano a curarsi da soli.
    E penso a volti precisi, al colore di occhi che conosco, al colore di capelli che mi sono noti, a nomi e cognomi, a numeri di telefono, indirizzi email. Penso a persone vive e reali quando scrivo, non ad idee astratte, e non ho nulla da dimostrare, solo tanto da amare.

    Chi ha la coda di paglia può dire quello che vuole. Vuoi credere che io sia arrabbiata? Fa pure, non posso impedirtelo. Anche tu morirai e tante cose le vedrai nella loro reale natura. Io conosco qual è la mia reale natura e non ho paura. Non conosco qual è la tua, ma so perfettamente che non è l’età che determina la maturità di una persona. Oh, quante persone della tua età ed anche più anziane di te sono passate davanti ai miei occhi, e quante volte ho visto gli effetti di una vita trascorsa nell’arrogante convinzione di essere nel giusto! Ho salutato donne centenarie; ho raccolto gli effetti devastanti di madri indegne, morte a più di 90 anni, che per mantenere ferme le proprie posizioni hanno distrutto figli buoni. Ho visto operare ricatti tremendi da persone della tua età. L’età non è una garanzia di maturità e saggezza, è solo la distanza temporale fra l’oggi e il giorno della nostra nascita.

    Io non ti ho cercato, e non ti butto fuori (sebbene mi sia anche capitato di farlo con qualcuno). Puoi venire o andar via, per me fa lo stesso.

  • Sandra ha detto:

    addio mia cara

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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