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Ancora una volta, Storia di I.

In seguito ad un terribile commento ricevuto dall’utente “Felice45” in QUESTO POST, ripropongo uno scritto del 2005, che è comunque presente in QUESTA PAGINA del blog. Ora non ho la possibilità di fare altro se non un copia-incolla, ma vorrei riservarmi di parlare più estesamente di… tante cose. Dell’ateismo, del modo superbo e svalutante che i cosiddetti “uomini di fede” trattano coloro che hanno una visione della vita diversa dalla loro, di come certi filtri (poi, che si chiamino ideologie, che si chiamino Dio poco importa) di fatto vengano perlopiù usati per allontanare, per dividere, per ODIARE.

Ripropongo un post inserito nell’altro blog il 16 Aprile del 2005. La storia è assolutamente vera, di mia fantasia non c’è che l’accorgimento di mettere le iniziali al posto dei nomi…

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D’un tratto mi è venuta in mente lei.

Piccola di corporatura, piena di vita. Dalla risata buffissima, gorgogliante, travolgente. La donna del mio ex. Oddio, donna… sarebbe più esatto definirla “la ragazza” del mio ex. Si sono messi insieme poco prima che andassi a lavorare in Piemonte. F. aveva voluto farmela conoscere, perché aveva trovato la “SUA” donna (o ragazza….).

In quel periodo le capitava una cosa strana: aveva in varie parti del corpo delle tumefazioni strane, arrossate e vistosamente rilevate. Stava facendo analisi perché sembrava fossero di origine reumatica.

L’avevo trovata molto simpatica, soprattutto la sua risata mi aveva colpita. Era davvero buffa: impossibile non venir travolta da quella cascata di curiosissimi gargarismi. Dopo la nostra separazione F. sembrava finalmente sereno, felice. Ed io ero felice per lui.

I. mi aveva aiutato a ricucire col mio ex, e lo devo a lei se ora siamo in ottimi rapporti. Dopo anni di rancori sembrava impossibile riuscire a riavvicinarsi. Ma I. ci teneva molto. Faceva vedere a F. le cose sotto un’ottica differente, e F. aveva cominciato a mutare atteggiamento con me. Ed io l’ho poi mutato di conseguenza.

Allacciai rapporti telefonici con I., visto che poi partii per il Piemonte.

Aveva la leucemia.

Quelle lesioni che le avevo visto indosso erano il segno della leucemia. Glie l’avevano diagnosticata appena in tempo. Cominciò la solita trafila delle analisi, delle cure. Aveva un fratello col midollo compatibile e fece il trapianto.

Chi non sa cosa comporti il trapianto pensi che significa stare mesi in camera sterile, aspettando che le cellule del sangue si decidano a riprodursi e rimettersi a fare il loro dovere. E dopo dovette restare per lungo tempo a casa, senza poter vedere quasi nessuno, senza capelli a causa delle chemioterapie. Mesi senza poter toccare anima viva, e poi chiusa in casa, con la mascherina, disinfettando tutto quello che avrebbe dovuto poi toccare, dalla biancheria alle lenzuola, dai piatti alle suppellettili del bagno.

Aveva comprato tante parrucche, tutte colorate. Non solo dei colori tradizionali (castana, bruna, rossa), ma anche blu, verde, gialla (non bionda: proprio gialla). Si divertiva, quando riprese ad uscire, a cambiare colore dei capelli e vedere le reazioni delle persone. Rideva sempre, anche allora. Non si arrendeva mai. Ci facevamo lunghissime chiacchierate per telefono, e la sua voce gioiosa mi è rimasta stampata nella mente e nel cuore.

Ebbe una ricaduta. Ripeté tutta la trafila del trapianto di midollo. Sembrava essersi ripresa alla fine del percorso. Il fratello diceva: “Non c’è problema, finché ce n’è (di midollo) prendi tutto quello che vuoi”.

Le venne un tumore solido. Mediastinico. Ossia nello spazio che sta fra i polmoni, proprio accanto al cuore. Inoperabile. F. fino all’ultimo evitò di divulgare questa notizia.

Il mio ex era diventato un’altra persona. Proprio lui che si scocciava per qualunque cosa gli potesse impedire di divertirsi e di fare quello che voleva, si era trovato ad assistere questa ragazza senza batter ciglio. Proprio lui che non sapeva tenere un segreto neanche sotto minaccia di morte, si era trovato a tacere nel momento in cui poteva rischiare di togliere speranza a I.

Decisero di sposarsi. Una cerimonia privata con poche persone. Io non c’ero, non ricordo perché. Dieci giorni dopo morì. Soffocata dal tumore, che schiacciava polmoni e cuore. Morì fra le braccia di F., parlando fino all’ultimo, ripercorrendo con lui quegli anni trascorsi insieme. Sempre con la sua radicale voglia di vivere. I medici erano stupefatti: nelle condizioni di carenza d’ossigeno in cui si trovava, avrebbe dovuto essere in coma. E invece era lucidissima.

Morì in piena lucidità, sapendo che stava morendo, felice di essere vissuta e di aver vissuto un amore così grande.

Era atea. Rigorosamente e assolutamente atea. Così come F. del resto. Con molte difficoltà F. riuscì a rispettare la sua ultima volontà e la fece cremare. Era atea, ma non ho mai conosciuto una persona più religiosa di lei. Perché la sua religione era la pienezza della vita.

Aveva 29 anni.

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