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Dalla parte degli ex:
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La storia di … : Sono praticamente nata nel movimento dei focolari

Ho avuto proprio ieri un contatto con una ex gen che si è offerta di raccontare qualcosa della sua esperienza, perlomeno le parti di questa che le permettevano di non essere riconoscibile. Le ho chiesto di scrivere lei stessa quello che voleva e ora pubblico il suo racconto esattamente come l’ho ricevuto, senza ulteriori commenti. Come al solito, avviso chi legge: non pubblicherò commenti che non siano meno che rispettosi nei confronti dell’esperienza di questa persona. Buona lettura.

Inizio a tutti (non) presentandomi. Ho un’età che va dai venti ai trenta anni. Non vi dico il mio nome. Non lo dico perchè non mi va, ma non lo dico anche perchè chiunque si possa identificare in me.

Io non ho mai scelto di entrare nel movimento: ci sono nata. Sono nata come figlia di genitori volontari, che sono parte del movimento con costanza e da molti anni. Solo ora e grazie a questo blog, ho capito molte cose di loro. Tante altre le avevo già capite: rapporti difficili e problemi con i loro genitori, li hanno portati a essere così, aggrappati alla religione. Nessuna colpa, nessun merito.

Nessuna colpa se non quella di aver voluto crescere i figli su modello di loro. Quello che è sbagliato per i genitori, deve essere e dovrà sempre essere sbagliato per i figli.

E così è stato. Perlomeno fino a che i figli non sono cresciuti.

I bambini sono sempre felici della loro condizione. Sono felici perchè amano, e loro sì che amano davvero. Non hanno occhio critico e accettano quel che gli si propone con gioia. Lo accettano ancora più volentieri, se chi glielo propone è un altro bambino, o un genitore.

Una di questi bambini gioiosi ero io: una bambina gioiosa del movimento.

Vestivo con vestiti di seconda mano: i vestiti firmati sono “superfluo”.

Se dicevo una parolaccia (per parolaccia si intende anche un normalissimo “che palleeeeee” o “che casinoooo”), ricevevo uno schiaffo.

Se volevo parlare di sesso durante l’adolescenza… bè, non volevo. Non mi passava neppure per la testa, quella parola.

Ogni settimana, o ogni mese, ogni qualvolta si presentava l’occasione, io andavo agli incontri. Per me erano cose normali.

“I tuoi genitori e tu siete parte dell’Ideale” Mi dicevano. Eh sì, questo Ideale lo scrivo con la I maiuscola, perchè è proprio così che lo descrivevano, calcando con forza la “I”, e l’importanza di questa parola.

“Non parlare del movimento a tutti i tuoi amici, non lo capiranno. Se vuoi, invitali a un incontro dei ragazzi per l’unità, o una altra iniziativa. Non tutti capiscono quello che fai.” Così mi dicevano. E io lo facevo. Per me era tutto normale: tutta la mia famiglia è “illuminata dall’Ideale”, anche alcuni miei parenti.

Quando qualcuno abbandonava le fila, mi sentivo sinceramente addolorata per loro. Se poi mi dicevano che avevano abbandonato perchè si erano scoperti atei, il mio sorriso dispiaciuto si univa ai tanti altri, che con tristezza pensavano: “Poverino. Non sa quello che fa.” Il tutto magari accompagnato da una preghiera.

Essere parte del movimento da bambini è facile: si fanno giochi, canti, si raccontano cose divertenti, si fanno campeggi tutte insieme (tutte, dato che gli uomini li fanno separatamente). Sono cose interessanti, per una bambina. Ci si sente diversi, speciali, e si può dire agli amici che tu hai passato un sacco di notti fuori casa e vai spesso in treno, e loro no. E se ti chiedono: come mai? Io rispondevo che andavo a degli incontri della parrocchia.

E di problemi ne ho avuti tanti. Ricordo una sera dopo avere visto il film “L’avvocato del diavolo” e avere parlato di esorcismi, non sono riuscita a dormire. Piangevo temendo che il diavolo sarebbe venuto a prendere anche me. Ci credevo veramente, nel diavolo che va a prendere le persone cattive. Per almeno un mese ho dovuto dormire con il rosario al collo: il rosario quello fosforescente, che faceva luce anche di notte… così non mi sarei sentita sola.

Poi però si tornava dalle gen, dove tutto era amore, dove si disegnava, si colorava, si rideva e si scherzava insieme. E il mondo tornava a apparire bellissimo.

Credo di avere iniziato ad avere un po’ di dubbi un giorno che una ragazza aveva raccontato a uno degli incontri del movimento di come aveva lasciato il proprio ex ragazzo: lo aveva mollato dicendo che lei amava dio e nessun altro. Mentre parlava, piangeva, e tutte le altre ragazze la guardavano ammirate. Io ho pensato a quel poveretto con compassione, ho pensato che non avrei mai fatto una cosa del genere. Lì per lì mi è anche venuto in mente che forse non lo avrei mai fatto perchè non avevo la forza di quella ragazza. Lei, poi, era sempre sul palco quando si facevano i canti o le rappresentazioni, le chiedevano sempre di raccontare le sue esperienze… lei era una saggia, e non io. Ragionando però… qualche dubbio mi è venuto. L’ho scacciato per un po’.

A 18 anni tutte le mie amiche e conoscenti raccontavano delle loro esperienze sessuali e dei loro ragazzi, attuali e ex. Io non avevo niente da dire. Non sapevo come rapportarmi con i ragazzi: non ci avevo mai avuto a che fare, l’ideale dice che per mantenere la purezza bisogna avere pochi contatti (meglio se nulli) con l’altro sesso. Con un ragazzo non ero mai stata amica, senza contare che nella fase dell’adolescenza si tende a avvicinarsi più alle donne, che agli uomini. Perchè si cambia. Che fare?

A 18 anni non avevo nemmeno una minigonna, un vestito corto, una maglietta scollata e un po’ carina per uscire: chi esce di casa e va a mangiare fuori spende i soldi inutilmente, e dato che uscire è una spesa inutile, figuriamoci i vestiti per uscire. Immaginatevi poi, se tali vestiti sono provocanti! Questi vestiti erano assolutamente proibiti dalla mia famiglia, e io non avevo soldi per comprarmente. Per supplire a questa mancanza, potevo pensare ai bambini poveri: loro avrebbero guardato con invidia i miei vestiti, anche se non ne avevo per uscire.

Ho fatto la mia scelta: ho chiesto a mia madre dei soldi per comprare una gonna per l’estate al mercato e sono tornata a casa con una super minigonna di jeans (ce l’ho ancora nell’armadio). Ho cominciato a lavorare e a comprarmi cose carine, tacchi, ballerine, magliette, canottiere allacciate dietro il collo (anche queste proibite dalla censura). I miei genitori non hanno saputo più dirmi nulla, e io sono diventata la pecora nera della famiglia, quella “pagana” (parole loro), che non va nemmeno a messa.

Questi vestiti “provocanti” (vestiti normalissimi per una ragazza di quell’età, ma proibiti dalla morale gen) non bastavano alla mia trasformazione interiore: non sapevo rapportarmi con i non gen, soprattutto se di sesso maschile. Avevo paura del sesso e dei sentimenti verso un’altra persona. Ho smesso di andare agli incontri: o loro o o me, la vera me, o loro o la vita sociale, quella che ho sempre sognato ma non avevo mai osato avere.

Con tanto coraggio e paura, ho avuto la mia prima storiella con un ragazzo. Tutto è finito in fretta, come tutte le storielle. Ma mi sono sbloccata: non ero parte dell’amore e dell’ideale, ma del mondo, quello in cui le persone si piacciono e se lo dicono con gioia!

Ora sono fidanzata da un tempo abbastanza lungo e sono felice.

Avevo cercato di dimenticare tutto, tutto quello che era successo, ma capivo che provavo sempre una sorta di malessere, una morale sempre incombente su di me. E non sapevo perchè.

Solo grazie a questo blog ho capito perchè nella mia famiglia non c’è dialogo, ho capito perchè se mi arrabbio mi sento in colpa, ho capito perchè a volte mi sento in colpa per cose stupide, ho capito perchè sento sempre che devo chiedere scusa a tutti, quasi fosse uno scusa che esisto, anche ai miei amici. Ho capito che io non ho le emozioni che hanno gli altri, ho emozioni attenuate che scoppiano di tanto in tanto e diventano più profonde e incontenibili e non so più cosa fare.

Con il tempo sto migliorando. Non che il movimento non mi abbia lasciato nulla di buono: l’aiuto agli altri, la gioia di vivere, la capacità di vedere il buono nell’altro. Sono capacità che non tutti hanno. Ho anche conosciuto un sacco di gente da tutto il mondo. Io, probabilmente, con la gioia di vivere ci sono nata: so di persone che hanno avuto problemi di molto peggiori dopo aver abbandonato il movimento. Io guardo la vita in faccia e con occhio critico. E la vivo con allegria ora. Chiamo il sesso con il nome sesso, l’amore con il nome amore, idem per le varie parti del corpo e per le parolacce… perchè fare censura? Quel che esiste esiste, e esiste per essere detto e definito con il suo nome.
So anche che provo un profondo senso di colpa, ancora ora, a scrivere del movimento: dopotutto, mi ha regalato anche attimi di felicità, periodi in cui mi sentivo al settimo cielo, mi sentivo unita agli altri e ridevo a crepapelle… senza però mai sapere perchè. Provo sensi di colpa a scriverne, perchè mi hanno sempre detto che nessuno avrebbe capito e che non dovevo parlarne agli altri.

Io rispetto i focolarini per le loro scelte. Non ho rispetto per chi mi cresce i propri senza possibilità di scelta. Non ho rispetto per chi condanna le mie scelte. Se io non condanno loro, perchè loro devono condannare me? Dopotutto però, tutte queste persone fanno ciò in buona fede: loro credono di essere dalla parte del giusto, di fare cose che miglioreranno il mondo. L’intenzione buona c’è. E’ il risultato a essere negativo.

Noi siamo solo diversi, io e il movimento. Non ne sono parte. Non voglio più esserlo né lo sarò, sebbene raramente ancora qualcuno mi inviti agli incontri.

Ma non mi interessa. La mia esperienza è questa e voglio che tutti la conoscano perchè possano imparare da me. Cliccherò sul tasto “Invia” e manderò tutto senza rimpianti. e’ la decisione migliore. Resto a disposizione se qualcuno ha domande da farmi. Mi servirà parlarne.

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Ci sono 9 commenti

  • Mauro Pittaluga ha detto:

    Carissima Innominata,
    non ho mai risposto a nessuno su questo blog, ma avendoti letta, desidero farlo con te o forse ti uso per parlare con un’altra persona….
    Ho letto con interesse la tua storia.
    E’ vera “lo sento” e nasce dal cuore.
    Nessuno più di me, conosce queste cose, anche se io per mia scelta o per genealogia, non sono mai stato nel movimento se non giusto un “accenno” nel disperato tentativo infantile, di trovare persone che parlassero una lingua a me conosciuta, ma devo ammettere, che la vera motivazione era quella di cercarmi una ragazza che “peccasse” con me.
    Come puoi bene immaginare, ci sono riuscito solo in parte, anche se questa persona, era alla fine, una magnifica persona, che però, grazie alle “leggi del movimento”, ha preferito, ritagliarsi una vita “consona” che è diventata davvero una “valle di lacrime”, coronando forse eternamente (nel senso umano), una vita che ha privato il marito di amore femminile (che per me è sacro), che ha innondoato i figli di un amore “fanciullo e irreale se non surreale”, per fare parte di questo mondo, rendendoli da una parte geni e dall’altra disadattati, ma sicuramente, tutti con “turbe psichiche” derivanti (e questa è la mia modesta interpretazione), da “inespressività sessuale sana”.
    Ma quello che mi stupisce di te è che tu racconti la tua esperienza come se fosse unica, mentre è comunissima e non solo tra i gen o assimilati.
    Intendo dire che se tu, anzichè essere figlia di focolarini, che ti hanno instradata al loro modo di vita, fossi stata figlia di una coppia di sfegatati ultras pallonari (intesi come amanti del calcio) o se fossi stata figlia di una puttana in un bordello che ti avesse allevata secondo il suo modello, unico possibile di esistenza, i risultati non sarebbero molto differenti se non, nel “”rifiuto””, che è la prima e unica scelta, che tu hai davvero fatto da sola.
    E ogni volta che si fa una scelta “epocale” si manda a quel paese tutta la propria vita passata e questo sembra sempre un’opera ciclopica, ma col tempo, vedrai, ci farai l’abitudine, magari travestendo la tua scelta in modo che abbia sembianze “coerenti” con quella che tu, a tuo insindacabile e indiscutibile giudizio, avrai deciso come tua libera scelta di vita.
    Poco importerà se lascerai cadaveri sul tuo cammino, perchè noi, lo sappiamo, in nome di una buona motivazione, la storia giustifica ogni genere di crimine.
    Quello che oggi vanti come la liberazione da un sistema di potere uguale, purtroppo, a tanti altri, diventerà in futuro il tuo “credo” nelle porcate che insegnarai ai tuoi figli, esattamente come lo hanno fatto i tuoi genitori verso di te.
    Certo, non saranno i dettami Gen, saranno altri, ma è immensamente difficile e dominio di pochi eletti, non trasmettere ai figli le propie ideologie e i propri valori, visto che a discapito delle affermazioni di amore, di madri a dir poco immonde, la vera ragione della riproduzione da parte di madri, soprattutto, è quella di clonare molte sè stesse, per cercare di redimere gli errori che si sono fatti nel corso della vita e di cercare riscatto attraverso i figli, che si pretende di gestire a proprio profitto.
    So che questo posto non ti piacerà, come forse ad altri, ma è la vera e unica essenza di ciò che abbiamo giornalmente sotto gli occhi… purtroppo!
    Ma “per fortuna” i figli hanno sempre almeno UNA possibilità di riscatto: quella di diree di NO e andarsene.
    Su questa capacità di scelta io salvo il mondo e continuo ad avere fiducia.
    L’unico nemico? Il “seme di miglio”.
    Quel seme del dubbio che con l’educazione cristiana ti viene “impiantato” da piccola e dal quale non ti libererai mai se non attraverso la morte e che prima o poi tiriporterà “all’ovile”.
    Con affetto.
    Mauro

  • Marco ha detto:

    L’esperienza di questa ragazza mi sembra la storia vera di una bellissima evoluzione personale. Anch’io sono sempre più lontano dal Movimento dei Focolari ma ho un bel ricordo di quegli anni e forse il modo di vivere la morale allora era ancora più duro, negli anni ’70-’80. Una piccola critica, quello che si racconta è anche mediato dal modo di vivere in casa cioè non sappiamo come questa ragazza sarebbe stata con una famiglia rigorosa di più o di meno. Fatto sta che ad un certo punto della crescita si va in crisi e qui è avvenuto nel momento che lei diventava una donna, in fondo come per ogni adolescenza che però la presenza di una comunità così particolare e in molti aspetti anche affascinante ed idiallaca rende più complicato e a volte quasi impossibile. Io rimpiango quelle cose belle ma è stato meglio così. Sono pienamente in accordo con quello che dice lei e cioè che l’intenzione buona c’è ma il risultato in molti casi è negativo. Non è detto che siccome si vive l’Ideale si ha la verità su tutto, si può sfiorare la presunzione. In fondo stiamo parlando della vita umana che non si ha il diritto di rovinarare e distruggere per un modo di vivere

  • Laryssa (sceglierò questo nome) ha detto:

    Inizio rispondendo a Mauro:
    la mia esperienza non è unica, infatti l’ho raccontata eliminando il nome, perchè tantissime persone hanno provato quello che ho provato io e questo racconto potrebbe essere di una persona qualunque. Io, del resto, sono una persona qualunque, non sono importante, non sono ricca. Posso però considerare la mia esperienza come “unica”: ogni persona vive una vita sua, diversa da tutte le altre, e io ho voluto raccontare un pezzetto della mia perchè qualcuno possa imparare dalla mia esperienza a scegliere la propria strada consapevolmente e ad avere il coraggio di ribellarsi se qualcosa non va.
    Inoltre, non è detto che se qualcuno ha dei genitori che nutrono una forte passione verso qualcosa (sia esso dio, sia esso… il pallone), la impongano ai propri figli e li condannino se essi non seguono la loro strada.
    Al momento i miei genitori si stanno sforzando a non condannarmi, ma io non posso andare in vacanza con il mio ragazzo, o incorrerei nei commenti maligni di tutto il parentado… non è una vita tranquilla questa. Ma non chiedo a nessuno di compiangermi, voglio solo raccontare.
    Seconda cosa: io i bambini li adotterò e chiederò sempre a loro cosa vogliono fare e cosa no. Se diventeranno come me bene, se vorranno fare le escort o gli idraulici bene, se vorranno diventare professori… fatti loro. Appoggerò sempre le loro scelte, l’importante è che tra me e loro ci sia dialogo e rispetto. Non voglio certo dire che nn sbaglierò mai… ma se ci vorremo anche bene e ci sopporteremo a vicenda, tanto meglio!
    Ognuno ha i suoi problemi e io ho solo esposto il mio.
    Il mio problema autentico e vero, certo.

    Per Marco: ognuno vede le cose dal proprio punto di vista. Questo è il mio e lo propongo per confrontarmi, anzi per fare confrontare gli altri con me. Se qualcuno con il mio stesso problema mi legge, si sentirà sicuramente più sollevato. Se qualcuno si chiede come sia nascere in una famiglia del movimento, eccolo accontentato.
    Se fossi nata in una famiglia con tante più libertà, sarei cresciuta sicuramente molto più serena, ma anche meno agguerrita e determinata. Sono contenta di essere quello che sono, nonostante i miei difetti caratteriali dovuti alla mia situazione familiare e al mio passato nel movimento.

  • Francesco ha detto:

    Carissima,
    ho letto la tua lettera e te ne ringrazio! Hai avuto tanto coraggio! Forse la tua testimognaza puo aiutare tanti altri “quasi nati nel movimento”… anch’io ho fatto un’esperienza simile e sono molto contento che ora sono “fuori”… doppo che si fa il salto e si esce bisogna avere un po di pazzienza con noi stessi perché no eravamo quasi più abbituati a vivere nel mondo ma dopo…si gode diversamente la libertà riaquistata per la qualle siamo stati creati…
    Ti faccio tanti auguri!
    francesco

  • Laryssa ha detto:

    Caro Francesco,
    sono contento che ti sia piaciuta la mia esperienza. A me è servito molto leggere online opinioni di persone che hanno vissuto quello che ho vissuto io. Purtroppo, tanti ancora che ne sono usciti soffrono, senza saper perchè, e senza conoscere le gravi conseguenze psicologiche che porta questo movimento.

  • chiara ha detto:

    Ciao! Sono Chiara, 28 anni, stessa esperienza… peggiorata dal fatto che mia mamma è stata focolarina consacrata, ha mollato solo per gravi problemi di salute, senza mettere mai in discussione niente, e dopo tanti anni ha fatto una famiglia. Ti dico solo che avrò sentito decine di volte la frase “non dovevo avere una famiglia io, e ancor più figli, non è la mia vocazione”.
    Vita da gen 4, 3, 2… per fortuna a 19 anni è cominciata la ribellione, leeenta, molto lenta, ne sono uscita a 26 anni, quando sono andata a convivere finalmente fregandomene di tutto (ho paura che non riuscirò mai a sposarmi…mi viene crisi di panico se ci penso!) La mia fortuna è stata avere sempre un atteggiamento critico, spesso in silenzio, ma dentro di me le domande obiettive me le sono sempre fatte, e ho sempre guardato all’esterno con curiosità.
    Adesso a volte è dura, sono bloccata emotivamente, mi vengono crisi d’angoscia e mi sento un po un piccolo pulcino nel mondo, ma credo sia tutto piu per il rapporto con mia madre che col movimento, che mi ha laciato tanto vuoto, ma assolutamente colmabile! Ciao! e…”sentiti libera!!” (ti ricorda qualcosa?” 🙂 Chià

  • Uyulala ha detto:

    Ciao Chiara
    Grazie per il tuo commento, lo segnalo subito a Laryssa, ne sarà molto contenta 🙂

  • Laryssa ha detto:

    Commento segnalato! 🙂

    Ciao Chiara,
    Mi sembri molto simile a me: io sono ultra critica, e super curiosa, ed è proprio questo che verso i 18 e 19 anni mi ha fatto dire basta. Da lì, è nata la mia curiosità verso il modo e il mio desiderio di recuperare tutto il tempo perduto. Prima non facevo mai nulla, ora sono iperattiva.
    Appena troverò un lavoro serio, andrò anche io a convivere: mi hai fatto pensare che anche il matrimonio proprio mi angoscia… e dire che prima mi piaceva così tanto come idea…
    E’ bello che persone come me e te parlino delle proprie esperienze: così forse, libereranno altri “pulcini”dal loro guscio…

    L.

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