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Nuvola di parole

Non siamo rettili

Ti hanno detto che devi sorridere sempre. Sempre, ma non troppo. Non devi ridere a squarciagola, gridare la tua gioia al cielo, abbracciare con trasporto chi ami, baciare qualcuno solo perché ti guarda e sorride.

Ti hanno detto che non devi piangere. Anzi, no, piangi pure davanti ai film, piangi quando ascolti una canzone lacrimevole. Ma non puoi piangere perché sei triste e non puoi restare nel lutto per più di due giorni: il mondo va avanti, perdio!

Ti hanno ingannato, amico mio. Il cuore dell’uomo è fatto per entusiasmi e dolore, per risate e pianti veri, per amare e anche per odiare, ma odiare in modo sincero laddove tu sai che è odio quello che provi e ne soffri.

Ti hanno ingannato con i sorrisi da dentifricio di marca, ti hanno dato i tempi di ogni cosa e hanno tolto a te i tuoi tempi, quelli per cui le tue ferite possano guarire davvero e il tuo entusiasmo scemare dolcemente in una calma serena…

E tu ti allontani spaventato quando le cose non sono come ti hanno insegnato, quando una risata esplode più forte, quando le lacrime sgorgano spontanee per un dolore vissuto, quando il cuore ti batte più forte per l’emozione di ritrovare un vecchio amico o un nuovo amore.

Non siamo rettili, non siamo robot. Siamo umani, solo umani.

Danza un po’, canta un po’, piangi e ridi, accarezza il viso di chi piange e lasciati contagiare dalla gioia di chi ami. Non vivere negli aforismi, per quanto belli, ma sii tu aforisma di te stesso.

_______________________________________________

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 11 commenti

  • Lisa72 ha detto:

    I bambini piangono, urlano, ridono a crepapelle, manifestano violentemente la loro rabbia e esageratamente il loro amore… loro conosco la verità.. noi l’abbiamo scordata…

  • Uyulala ha detto:

    E’ proprio così, Lisa. Ci trasformiamo in esseri senza emozioni, le soffochiamo, le rifiutiamo. E poi magari prendiamo a sprangate uno sconosciuto perché ci ha fregato il parcheggio…

  • Martina ha detto:

    Con queste parole adesso le lacrime me le hai fatte venire tu 🙂 Per anni mi è stato detto di non piangere, gioire, amare, lasciarmi trasportare dalle emozioni. Adesso invece vivo esattamente come dici tu, forse in modo alquanto impulsivo, ma vivo, gioisco, non ho paura di amare, odiare, dire alla gente ciò che provo.
    Un abbraccio donatella, spero di incontrarti di presenza prima o poi 😉

  • Uyulala ha detto:

    Sono riuscita ad approvare il commento dal cell perché la connessione non mi funziona. Grazie martina per le tue parole. Anch’io spero di incontrarti personalmente. Un abbraccio forte.

  • alberto ha detto:

    “Siamo umani, solo umani”
    Ed è proprio per questo che abbiamo filtri e maschere. Gli animali non ne hanno.

  • martina ha detto:

    …sono solo canzonette…

  • Uyulala ha detto:

    Per inciso: la martina dell’ultimo commento non è la stessa Martina del commento di ieri. Nei commenti, oltre alla email, compare l’indirizzo IP. Questo per evitare equivoci

  • Grazie Donatella per la precisazione… ed infatti mi distinguo con un nomignolo… dato che le tue non sono canzonette… non mi sognerei mai…
    Non ti preoccupare per i “disguidi tecnici”, io vi combatto ogni giorno 😀
    Eh sì, vista l’affinità di idee e spirito, direi che una bella chiaccherata a tu-per-tu a questo punto è d’obbligo 😉
    Un abbraccio

  • Uyulala ha detto:

    Martina, anche senza controllare gli IP ero sicura che non fossi tu quella del commento delle canzonette 🙂

  • Paolo C. ha detto:

    E’ curiosa, la nostra società attuale: da un lato soffoca le emozioni – quelle semplici, spontanee -, dall’altro sembra volerle massificare, suscitare a bacchetta associandole a un ‘oggetto’, che sia un partito politico, una squadra di calcio, una nuova fiction, o un prodotto in vetrina nei negozi. In questo modo, sempre più persone – esposte al bombardamento diseducativo di una rappresentazione delle emozioni distorta e immiserita – perdono il contatto con ciò che veramente sentono e la possibilità di esprimerlo in modo maturo e pieno. Si adottano schemi preconfezionati, modalità che non ci appartengono, ma alle quali siamo ormai assuefatti. Questo l’ho riscontrato nel quotidiano in persone che sembravano creare situazioni ‘da soap’ e chiamarti inconsapevolmente a interpretare un ruolo in quella loro messinscena (persone per molti versi tutt’altro che stupide); ma anche – ahimè – in chi aveva termini di riferimento ‘più elevati’, ‘letterari’ (pericolosissimi, questi ultimi), quando non ‘spirituali’.

    L’emozione può liberare o rendere prigionieri, sta a noi esserne consapevoli.

  • Uyulala ha detto:

    Paolo! Bentornato! Mi sono mancati i tuoi commenti acuti e ben centrati. Quello che scrivi è proprio ciò che colgo anch’io, il fatto che stiamo sempre di più dirottando il nostro mondo emotivo verso una sua riproduzione precodificata, finta, superficiale, e ci viene di fatto impedita un’espressione autentica e diretta di noi stessi.
    Grazie di essere di nuovo qui!

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