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Glenn Gould e i non-adatti

Dedico questo post in primo luogo a Mauro, nella speranza di riuscire a farmi capire in una vecchia discussione fra me e lui mai completamente sopita, che talvolta emerge qua e là nei commenti al blog o su Facebook, ma non solo a lui. Ci sono diverse persone a cui è rivolto quanto ho scritto.

Glenn Gould

Tu sai che fra tutti gli interpreti che mi hai fatto conoscere, a me, perfetta ignorante di ogni cosa che ha a che fare con la musica, chi ho preferito in assoluto è stato Glenn Gould. Ci sono altri interpreti con caratteristiche che ricordano Gould, nella mia memoria bizzarra però non ne ho trattenuto il nome, sebbene abbia ben presente il volto e il tipo di musica che suonano.

Glenn Gould era un non-adatto, una persona che senza la musica sarebbe stato un reietto, probabilmente sarebbe finito dimenticato da tutti in un istituto, oppure tenuto in casa da qualche familiare che si sarebbe dedicato a lui per chissà quale ragione, forse anche solo per affetto. E invece era un genio della musica, uno degli interpreti più robusti, ossessivi, perfezionisti, intensi di Bach. Era come una gigantesca e rarissima farfalla che poteva volare e mostrare i propri meravigliosi colori solo attraverso la musica; spente quelle note ritornava ad essere quel bizzarro non-adatto che veniva però trattato con rispetto in virtù di questa sua specialissima capacità. La musica gli aveva dato il lasciapassare, una sorta di diritto di vivere che altrimenti non avrebbe mai potuto avere.

Ho conosciuto persone del suo genere che però, per una serie molto sfortunata di eventi, non hanno potuto esprimere talenti simili. Un uomo con una patologia neurologica congenita che lo ha fatto nascere con un deficit dello sviluppo era un eccellente fisarmonicista, ma è stato colpito da un ictus da giovane e la sua anima, anch’essa una bellissima farfalla, è rimasta bloccata all’interno di una vecchia e brutta lattina vuota fino alla sua morte. Un altro uomo, in passato pianista, è stato devastato da una psicosi che gli ha tolto la possibilità di esprimere il suo talento.

Tutte persone non-adatte, che avevano un mondo vasto e ricchissimo ma non avevano tate possibilità di esprimerlo.

Sono tante le persone così, a volte qualcuno riesce a trovare un canale attraverso il quale far emergere questa ricchezza e di solito questo è un canale artistico, ma talvolta può essere qualcosa di diverso, un impegno sociale, una capacità manuale. Molti non trovano questo canale e succede che per puro caso qualcuno riesce a scoprire in loro un mondo immenso, ma non può fare nulla per rompere quel guscio, spezzare le sbarre di quella prigione.

Ognuno è come è, Mauro. Tu stesso, che sei un esasperato fautore delle teorie genetiste, spesso lo dici, lo affermi “a tuo insindacabile giudizio” come ami ripetere, lo dichiari come verità rivelata. E’ vero, ognuno è come è, sebbene io non sono così assolutista nell’affermare le teorie genetiste, sebbene io consideri l’ambiente come parte importante dello sviluppo dell’essere umano.

Cosa sarebbe stato di Glenn Gould senza un pianoforte? Senza qualcuno che lo instradasse in questa particolarissima forma di espressione? Sarebbe stato solo un povero pazzo come ce ne sono altri.

Ed è proprio per quello che mi piace cercare, frugare nell’animo umano, alla ricerca di qualcosa che a volte non vede nessuno, nella speranza che questo possa servire. E’ per questo che io chiedo a chi mi vuole bene – o a chi DICE di volermene – altrettanta comprensione, altrettanta attenzione. La stessa che io dò, non di più (in fondo non è poi così tanta) ma neanche di meno. Senza interpretazioni, semplicemente così com’è, nuda e cruda. Perché ho avuto spesso la sensazione che senza le mie parole, senza questa strada così particolare della psichiatria, anch’io sarei stata una non-adatta, inutile per tutto e per tutti. Egoismo, altruismo, nel mio vocabolario sono parole vuote. Esiste solo il proprio mondo e la propria ricchezza e lo sforzo di trovare un canale per permettere che questo esca fuori e diventi un bene comune.

C’è qualcosa che tu ricerchi nelle mie parole, posso capire questo viste le nostre passate diatribe, ma come dice una storiella zen, non puoi mettere del the in una tazza già piena. Le tue idee, il tuo modo di vedere la vita, le tue convinzioni e i tuoi paletti sono per te utili, anzi, indispensabili, ma ti rendono troppo “pieno”. Sai, c’è una cosa che ho imparato nella mia esperienza all’interno del movimento dei focolari (non solo una a dire il vero ma ti cito questa), ed è quella di “fare il vuoto” per accogliere l’altro. Ovviamente nel movimento, come per altre cose, lo si diceva ma NON lo si faceva davvero. Io ero molto onesta nel vivere l’ideale e questa cosa un po’ l’ho imparata davvero. Ho scoperto che, con altri termini e altri scopi, è ciò che la psichiatria fenomenologica suggerisce di fare (osservare le manifestazioni fenomeniche rilevandole così come sono).

Resto spesso attonita e basita quando la persona a cui voglio bene mi attribuisce cose che sono solo interpretazioni, senza “guardarmi” veramente. E’ ciò che vivo da sempre, eppure non riesco ad abituarmi, proprio perché io invece cerco di fare questo per chi amo e per chi mi sta accanto. Nel ricercare la felicità, è questo che ho cercato a lungo senza trovarlo mai, una reciprocità di sguardo “puro”, libero da pensieri, schemi, idee, preconcetti. Mi dovrò rassegnare e, anziché pretendere la felicità, accontentarmi di essere almeno serena.

E scrivo queste cose a te perché mi hai stimolato queste riflessioni con i tuoi commenti e il tuo dedicarmi ogni tanto dei brani di Glenn Gould, ma sono pensieri, “spremute dell’anima”, che valgono per molte persone a cui, come a te, io voglio veramente bene.

Anch’io sono una non-adatta alla vita. Anch’io dovrei essere eliminata da questa società che richiede a tutti di sviluppare solo alcune caratteristiche, solo quelle, senza preoccuparsi di far emergere ricchezze diverse e variegate. A mio modo, io cerco di lottare per combattere queste forze di omologazione e rifiuto. A volte ho la sensazione invece che tu, sebbene in modi diversi e con finalità diverse, pensi sia meglio eliminare i non-adatti o piegarli alle esigenze del mondo. Spero di sbagliarmi, Mauro: in fondo ciò che ho apprezzato di più di te è stato il fatto che non eri una persona comune.

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Ci sono 7 commenti

  • Mauro Pittaluga ha detto:

    Il tuo post, come ogni pensiero, si può guardare da diversi punti di vista e tu, ne hai benissimo analizzato uno, ma a mio avviso, ne hai tralasciato altri.
    Ma prima di affrontare questo, desidero fare un brevissimo condensato delle mie idee al riguardo, per chi non mi conosce.
    Sono fortemente convinto che al concepimento, la natura, attraverso “il caso”, su cui ha basato la propria strategia evolutiva e adattativa, è come se “buttasse i dadi” in termini genetici, fornendo il nascituro di un genoma che determinerà in maniera preponderante un carattere, che a sua volta determinerà delle scelte più probabili, che a loro volta determineranno “il destino” di questa persona.
    Ovviamente questo non è “matematicamente certo” ma come “direttiva di massima” credo di si.
    Credo anche che, senza accedere a tecniche di manipolazione mentale ipertecniche o esasperate, una persona diciamo nella “norma statistica” (intesa come percentuale maggiore di individui che hanno caratteristiche comuni), sia in grado di affrontare, gestire e spesso risolvere moltissime delle prove che la vita gli presenti.
    In parole più comprensibili intendo che uno che si suicida per amore a 30 anni ha dei problemi, mentre se lo fa un 16enne potrebbe essere più comprensibile anche se in entrambi, alla base c’è “qualcosa che funziona male” o forse troppo bene, comunque non in maniera “media”.
    Questo non è di per sè ne un bene nè un male, in quanto ciascuno ha delle sue proprie caratteristiche che lo portano a valutare gli stessi avvenimenti in maniere diverse reagendo di conseguenza in modi diversi.
    E fin qui nulla di problematico.
    Il problema per me è un altro: l’interazione tra individuo e società.
    E’ ovvio che se siamo tanti come siamo, ci sia bisogno di un “sistema sociale” per cercare di gestire tutti in una maniera non caotica.
    E’ altrettanto scontato che questo sistema, perfetto e attuato bene che possa essere, e non lo è, non sarà a misura di singolo, anche se “i più” riusciranno ad adattarcisi.
    In altre parole, si sacrifica un minimo di libertà individuale in funzione di una possibilità di vita decente in termine di gruppo.
    Anche questo per me è accettabile, visto che se proprio uno volesse, potrebbe anche trasferirsi in posti dove ci sono realtà sociali diverse e dove si può vivere con un pezzo di pane anche senza lavorare molto.
    E’ ovvio che questo è un compromesso che si crea quando molti individui si associano in un gruppo e occorre stabilire delle regole comuni per poterlo gestire al meglio, così com’è ovvio che le regole saranno basate su delle caratteristiche “medie e comuni ai più”, considerando “indesiderati perchè incapaci di adattarsi a queste regole” (= i non-adatti), coloro che non lo riescono o non lo vogliono fare (e anche questo è determinato dalla genetica).
    Io accetto in toto qualsiasi diversità PURCHE’ i suoi effetti restino confinati al singolo che li vive.
    Voglio dire che se io mi commuovo quando ascolto una favola (cosa statisticamente non comune in un uomo adulto) alla fine non creo problemi a nessuno in termini di gruppo sociale, così come non ne creava Glenn Gould che girava col cappotto in pieno agosto, usava sempre e solo la sua seggiola da cucina sfondata anche ai concerti e parlava col suo pianoforte, come fosse stato un essere umano inoltre oscillava com un pendolo, visto che il suo mondo era, presumibilmente, ritmato da un metronomo che lui aveva naturalizzato in sè e che si manifestava con un movimento sincrono di pendolamento che non smetteva mai.
    Però al riguardo devo dire di riconoscere questo meccanismo di pendolamento comune anche ad altre persone che hanno personalità “turbate” a diverso titolo…forse c’è anche un altra ragione.
    Il problema invece nasce nel momento che una persona, in funzione della sua natura (che può anche essere migliore di quella media del gruppo) è incapace o rifiuta le regole del gruppo che ne permettono la convivenza.
    Per fare un esempio, se io avessi una vicina di appartamento che fosse dotatissima nel canto ma soffrisse di insonnia e avesse l’ispirazione a cantare solo di notte, visto che di notte normalmente la gente dorme perchè di giorno lavora, questo comportamento creerebbe grossi problemi.
    Ecco…. è proprio questo il sugo del discorso.
    Se questa cantante fosse una persona che pur dotata “riuscisse a capire” che cantando di notte disturba gli altri, potrebbe trovare altre soluzioni per continuare a fare quello che lei vuole senza disturbare nessuno, tipo trovarsi una casa in un bosco…che so…
    Ma nel momento che questa persona volesse “imporre” agli altri il proprio standard perchè per lei normale o si sentisse “vittima incompresa” perchè gli altri non capiscono la sua arte, allora questo sarebbe un disturbo anche grave della personalità che creerebbe un danno potenziale al sistema sociale.
    Cio’ nonstante sarebbe sempre e comunque fuori discussione il talento di questa cantante….ma alla fine sarebbe anche bello considerare che tante persone, pur senza talenti particolari, ma che affrontano e combattono ogni giorno le loro vite, debbano poter dormire in pace.
    Con questo piccolo esempio, ho solo voluto evidenziare che in un contesto sociale non si può prescindere da regole che ne permettano la sopravvivenza civile e non si può permettere a persone che non accettino queste regole di poter “caricare” questa loro caratteristica sull’intera comunità.
    E’ ovvio che è anche tutto relativo per cui, un delinquente costituzionale, in un sistema sociale sia un “non adatto”, ma in un campo di guerriglieri, sarebbe perfettamente “adatto”.
    L'”Adatto” è solo riferito all’utilizzo che si vuole fare di questa persona.
    Per cui c’è una capacità di “adattamento” che secondo me non preclude, nelle persone sane (volendo intendere non patologicamente malate e con una percezione della realtà normale) dalla possibilità di essere anche speciali in capi specifici.
    Mentre di solito c’è una presunzione, da parte delle persone “diverse” di imporre il loro standard di vita agli altri.
    Parlando di te invece, io per quanto ti abbia conosciuta, credo che tu abbia il non comune dono di “percepire” ciò che le persone desiderano e in determinati casi, di riuscire anche a darglielo, almeno per periodi di tempo limitati e finchè tu ne ottenga in qualche modo un ritorno.
    Limitati perchè, alla lunga, il recitare una parte che pur per la tua natura ti venga spontanea e ti sembri vera, è sempre un “lavoro” e costa stress che deve essere ripagato da un ritorno proporzionale.
    Nel momento che il “ritorno” non sia più abbastanza appagante o che trovi un’altra situazione PIU’ appagante, allora trovi qualche ragione per interrompere questo rapporto.
    Questa non è una cosa speciale: lo fanno più o meno tutti!
    Ciò che invece è speciale è quello di saper riuscire a interpretare i sogni di una persona e realizzarli…e questo crea dipendenza, perchè all’altro sembra di aver trovato uno che FINALMENTE lo capisca davvero e ne valuti correttamente i pregi!
    Questo alla fine è anche quello che vorresti tu, evidenziato nella tua frase scritta in blu….
    Certo, tu parli di amore, in quella frase, ma prima dici anche che che “le parole egoismo e altruismo sono vuote”….
    Questo non sembrerebbe molto coerente, perchè l’amore dovrebbe essere altruismo puro, ma se non lo fosse allora conterrebbe anche dell’egoismo e non sarebbe più amore…
    Come vedi anche qui occorrerebbe il compromesso per riuscire a far coesistere tutte le cose insieme….
    Basterebbe accettare che l’amore altro non sia che una personale gratificazione temporanea o permanente della realizzazione e del soddisfacimento di un proprio bisogno per fare subito quadrare i conti, ma allora anche l’amore perderebbe quell’aura di assoluto che normalmente ci si associa e diventerebbe una della tante pulsioni mentali o sensoriali da soddisfare….
    Però hai molto ragione quando affermi che anche io sono un non-adatto, visto che tu mi hai voluto come amico e come ben sappiamo, “dio li fa e poi li accompagna” ;-))
    Ma il fatto di avere caratteristiche “speciali” non giustifica alla fine e potendo, il fatto di vivere una vita negativa e senza gioia, ma semmai il contrario!
    La persona “eccentrica” è disolito felice della propria vita e non “mugugna” o rimuguna in continuazione le stesse cose per anni al solo scopo di farsi del male.
    Questo io lo considero “malato” e pur non escludendo queste persone dalla società, credo che come ogni malato, dovrebbero essere curate, perchè l’unica certezza che ho è che la salute porta gioia e non depressione, salvo casi temporanei dovuti a gravi episodi non risolvibili.
    Spero con questo di aver risposto al tuo articolo.

  • Uyulala ha detto:

    Mauro, sono abbastanza disfatta dal lavoro per non essere in grado di rispondere a tutto (hai fatto un discorso che avrebbe riempito 3 post…), ma vorrei prendere la parte che riguarda ciò che conosci del mio carattere. Parlo in termini impersonali, nonostante tutto. Una persona ha tante sfaccettature di carattere che non possono emergere tutte contemporaneamente e non tutte possono essere mostrate a tutti. Ci sono delle situazioni magiche in cui l’incontro fra due persone è pressocché totale e completo, in cui in un istante si intuisce dell’altro quasi ogni cosa, Ma si tratta di un intuito, qualcosa di impalpabile e, direi, liquido.

    Ogni tentativo di capire, circoscrivere e definire questo, è destinato a dare come risultato quello di sbagliare completamente, perché certi aspetti della conoscenza umana restano nel campo dell’ineffabile e dell’intuitivo, sebbene ce ne siano altri che possano essere propri del campo del razionale.

    Mettiamo il caso che una persona ha fatto un’esperienza così globale con un’altra, un’esperienza meravigliosa, indescrivibile, e che cominci, grazie a questa esperienza, a credere che l’altro ti possa vedere veramente per come sei dentro, anche meglio di te stesso. Questa persona comincerà lentamente ad adattarsi alla visione che l’altro ha di lei, nella convinzione che questa sia corretta. Non parlo di cose volontarie, parlo di un lento e progressivo adattamento fatto per amore, per fiducia, per tante ragioni, soprattutto per sentirsi accettata e degna. Ci saranno molti aspetti di quella persona che corrisponderanno all’idea che l’altro si è fatto, molti aspetti che NON corrisponderanno e tutta una serie di sfaccettature che sembrano essere escluse dalla visione dell’interlocutore.

    Ecco, a poco a poco la situazione diventa sempre più rigida, ma in modo impercettibile, direi quasi “dolce”. A poco a poco quell’esperienza di conoscenza intuitiva, liquida, diventa meno frequente. Si, c’è un aspetto della relazione che si fa più radicato, questo è vero. Ma anche più rigido. A poco a poco tante cose nel rapporto vengono più o meno delicatamente escluse. Soprattutto vengono esclusi gli aspetti più ombrosi e difficili, più spinosi, rendendo anche gli altri, anche quelli veri, di fatto non autentici.

    Nessuna recita in tutto questo, solo che non ci può essere il giorno senza la notte, il bianco senza il nero, l’estate senza l’inverno. E quando si cerca di escludere notte, nero e inverno, non abbiamo più estati, bianco o giornate, ma solo una cosa finta… perché monca.

    E poi succede che esplode tutto all’improvviso, esplode male, senza possibilità di ritorno.

    E succede anche che chi è stato così scottato mostri successivamente quasi solo le spine, quasi solo gli aspetti in ombra, per contrasto, perchè… boh… forse per la legge del pendolo. E neanche questo va bene, alla fine, perché se si è gratificata troppo una persona non è giusto dare addosso a chi non c’entra nulla.

  • Mauro Pittaluga ha detto:

    Direi che nella tua allegoria, una delle due persone si è liberamente “temporanemente modificata”, per verificare se la visione lei ritenesse che l’altro aveva di lei, fosse corretta…in quanto sembrava migliore della propria e per un certo tempo, la cosa sembra aver anche funzionato….
    Poi sembra che sia successo qualcosa, ma non si capisce cosa, che lentamente abbia modificato questo equilibrio, che mi pare di capire sia riconducibile alla fine, a un rifiuto da parte della persona che si era modificata di continuare a farlo….
    Sembrerebbe che la verifica di questa visione, abbia dato un risultato errato o che sia mancata la motivazione iniziale.
    A questo punto, se ho capito bene, la persona che si era liberamente modificata, decide di non volerlo più fare e accusa la controparte di non accettarla per come è….particolarmente di non accettare la parte “oscura” de sè…e fa esplodere tutto e poi, non contenta, si vendica su chi gli si avvicina perchè ritiene di essere stata ferita!
    Non so se ho capito bene….ma se è corretta questa visione, lascio a te i commenti!
    Comunque, quello che secondo me non è stato detto è che nelle persone equilibrate, occorre che le parti “solari” e “notturne” siano equivalenti e abbiano una normale alternanza, salvo grandi problemi comunque transitori.
    Quando una persona ha una preponderanza della parte “notturna” e anche quando viene il sole cerca la notte, secondo me, è bene che si associ a persone come lei…e che non possa pretendere di essere capita da chi ama il giorno.
    Come in natura esistono i pipistrelli e i canarini, anche tra gli uomini credo che sia così….
    Resta da stabilire se Glenn Gould avrebbe sopportato di vivere con uno come lui, visto che lui era “il sole e la luna” del suo cielo!

  • Uyulala ha detto:

    Tempo fa ad una persona che ho amato molto raccontai una favola, la favola del bambino che aveva un semplice desiderio, di un gioco molto modesto. Era la favola dello slittino, e raccontai di come a volte resta un desideio molto piccolo e molto banale, ma per noi fondamentale, e a causa di questo desiderio restiamo perennemente insoddisfatti.

    E’ giusto alternare luci ed ombre, ma alcune persone rifuggono dall’ombra e restano perennemente insoddisfatte perché non sanno guardare qual è il bisogno, foss’anche piccolo e banale (anche se a volte non lo è), perché esso è nascosto in quella parte ombrosa. E per non voler affrontare l’ombra invitano, a volte in modo molto deciso, le persone che hanno accanto a fare lo stesso. E’ un atto libero seguire o non seguire, ma il più delle volte si fa una scelta senza essere ben consapevoli di quello che comporta per il nostro equilibrio.

    Quando esiste una scottatura, anche la carezza più delicata ci fa reagire con vivacità.

    Vedo che la tua tazza di the è sempre piena…

  • Mauro Pittaluga ha detto:

    Ho impiegato tutta la vita a riempire la mia tazza di the e la considero la mia ricchezza.
    (L’allegoria sta per tazza=volume minimo necessario per vivere e the=esperienze e vissuto.)
    Non sarei disposto a vuotarla per nulla al mondo ma solo a scambiare il mio the con quello di un’altra persona che abbia la tazza piena anch’essa, in quando una tazza vuota non può dare nulla a nessuno…
    Se poi tu ritieni che il tuo the sia migliore del mio allora è un’altra cosa….
    Io volendo, posso solo darti quello che ho e non posso trasformare il mio the in vino solo perchè tu lo desideri….
    Ancora una cosa…io non rifuggo dall’ombra o dalla notte, solo non la cerco che è diverso e comunque ho vissuto almeno 5 anni della mia vita nella notte più scura della mia esistenza guardando quella che credo tu definisca la mia ombra, ogni minuto di ogni giorno di questo tempo.
    Ma delle mie convinzioni non è cambiato nulla….salvo intristirmi….il perchè non lo so…o forse si…

  • Uyulala ha detto:

    La metafora che ho usato ha dei riferimenti completamente diversi da quelli che hai letto tu. La tazza è la nostra mente e il the vecchio sono i nostri pregiudizi. Per imparare qualcosa di nuovo bisogna liberare la mente da pregiudizi e idee preconcette. La metafora non è mia, è zen.

    A volte molta sofferenza nasce dal fatto che non si vuole liberare la mente da idee troppo rigide. Forse, vuotando la tazza e accogliendo the nuovo, si potrebbero scoprire tante cose…

    Ma a volte si preferisce interpretare. E interpretando, molto facilmente la comunicazione viene distorta e stravolta. Ed è un peccato davvero, perché non sempre ciò che sembra triste, lo è davvero, magari è solo una dolce e crepuscolare bellezza tranquilla. Quasi mai le cose sono come sembrano, credo che tu lo sappia bene.

    Gli equivoci si accumulano di giorno in giorno finché il loro peso schiaccia le nostre spalle.

    Nessuno è innocente, io credo, proprio nessuno.

  • […] solo a lui. Ci sono diverse persone a cui è rivolto quanto ho scritto. Tu blog: sacro profano | leggi l'articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un commento […]

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