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Orgoglio e pregiudizio in Vaticano – riflessioni ed excursus – seconda parte – digressioni varie

(Prima parte)

Le mie riflessioni esulano abbondantemente dal contenuto del libro, che peraltro mi è piaciuto tantissimo, che mi ha fatto riflettere profondamente e che mi ha commossa in molti punti, ma mi hanno anche aperto la strada alla ragione profonda e radicale per cui io non sono più cristiana e con tutta probabilità non lo sarò mai più.

Un dio che si fa uomo è un tema che ricorre in altre religioni sotto forme diverse, alcune simili a quella cristiana, altre differenti, ed è comunque il tema legato ad una domanda molto difficile che si pone l’uomo che vuole credere nell’esistenza di qualcosa e/o qualcuno che trascenda la vita materiale. Può un dio capire veramente, nel profondo e nei dettagli, la vita e le sofferenze del genere umano?

Il mithraismo ha affrontato questo attraverso un’incarnazione del dio Mithra, l’induismo parla della discesa di un dio in forma umana attraverso un Avatar (che non ha nulla a che vedere né con il film né con le immagini che noi utenti di internet usiamo nei vari social networks, siti, forum e blog). Questo per fare due esempi. I

n campo moderno, a volte alcuni film mostrano qualcosa di analogo: la discesa del trascendente nella vita immanente è rappresentata in modo straordinario dal bellissimo film “Il cielo sopra Berlino di” Wim Wenders; l’incarnazione della Morte stessa in un essere umano nel film “Ti presento Joe Black” di Martin Brest (leggo che è un remarke, ma l’originale io non l’ho visto).

C’è un bisogno profondo e assoluto da parte dell’uomo di sentirsi compreso fino all’ultima molecola del proprio corpo, più che della propria anima, dall’entità suprema in cui crede e questo ha reso la metafora cristiana decisamente vincente per due millenni.

Parlo di metafora, perché la mia idea è che siano in fondo delle metafore quelle dell’incarnazione di una divinità o di un’entità trascendente. Il problema, a mio parere, nasce quando si prende per assolutamente reale la metafora, senza lasciare spazi ai dubbi. Il problema è proprio la mancanza di dubbi che in una religione apre la strada all’intolleranza e alla tendenza a creare barriere e divisioni. E’ probabilmente il male genetico delle religioni rivelate, la cellula cancerogena che finisce per divorare l’autenticità della fede stessa.

Non voglio dire che sia sbagliato credere nella divinità di Gesù, né che sia un errore pensare che Rama sia sceso fra gli uomini o, per parlare di religioni in cui non è prevista l’incarnazione, che Maometto o Bahaullah siano gli ultimi profeti. Voglio dire che secondo me è un errore crederci senza il minimo margine di dubbio, senza pensare che è solo UNO dei tanti modi di percepire la vita, la possibilità di esistenze al di là di esso, la sede delle ragioni per vivere nonostante l’abisso di nulla che è costituito dalla sofferenza, dalla malattia e dalla morte.

Come dicevo, il libro è scritto sulla base di lunghi colloqui fra due cristiani. Al di là delle diversissime esperienze che l’uno e l’altro hanno fatto, resta questa certezza incrollabile che mi mette in allarme. L’umiltà reale e tangibile, genuina e autentica raggiunta dal cardinale a mio parere non basta. E’ già un enorme passo avanti, indubbiamente, ma non basta. Chi segue una fede, un’ideologia e/o una filosofia di vita mantiene inevitabilmente il terreno dell’intolleranza ben arato se esclude dal proprio cuore e dalla propria anima il seme del dubbio, l’interrogativo che permette di guardare ciò che è “altro” come un qualcosa che ha e può avere pari dignità rispetto al PROPRIO pensiero, alla propria fede, filosofia ecc.

Un brano, piccolissimo, mi ha colpito molto nel libro proprio per questa ragione. Si tratta di un cenno molto rapido e breve alla legge del karma nel buddhismo. Il cardinale accenna rapidamente al fatto che le persone che soffrono per la povertà, per malattie, per uno status sociale sfavorevole vengano considerate e si considerino colpevoli in quanto nelle vite precedenti avrebbero vissuto in modo da meritarsi questo karma. Questo è vero, ma è anche vero che è un’interpretazione della legge karmica semplicistica, popolare e tradizionale che non risponde alla complessità di quest’aspetto nel buddhismo, né più né meno di quanto non possa corrispondere l’equivalenza fra ”muori col peccato mortale, ergo vai all’inferno” tipico del cattolicesimo, in cui un povero disgraziato che abbia vissuto in modo normalmente onesto la propria vita debba finire all’inferno per un’ultima cazzata.

Perché un uomo palesemente così colto e sensibile non ha trovato modo di andare al di là degli aspetti semplicistici di una religione diversa dalla sua? Questa è una domanda che mi rimane aperta e le risposte che posso dare sono per ovvi motivi delle interpretazioni del tutto personali. Io penso infatti che la ragione risieda proprio in quel campo arato di cui parlavo. Quel frammento impercettibile di intolleranza che resta in chi ha e mantiene comunque una fede granitica e incrollabile, sebbene attraverso la sua fede sia capace di esprimere in modo vasto e caldo un grande amore.

Continuerò in seguito questo discorso.

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Ci sono 2 commenti

  • lourdes ha detto:

    NON CONFONDIAMO LE IDEE DI METTERE GESU’ CON GLI
    ALTRI CREDI CHE SONO SOLO FILOSOFIE MISTO MAGIA ESOTERISMO
    TIPICHE DELLE RELIGIONI ORIENTALI.
    GESU’ HA DIMOSTRATO DI ESSERE DIO E FIGLIO UNIGENITO
    FACENTE PARTE DELLA S.S TRINITA’ COMPOSTA DA
    PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO.
    MISCHIARE CRISTIANESIMO E PAGANISMO, NEW AGE E ESOTERISMO
    E TIPICO DELL’ INFERNO PER CONFONDERE LE ACQUE.
    RIFLETTIAMO!!! il vaticano con i sui innumerevoli
    scandali in tutte le epoche ha fatto divenire poco
    credibile il vangelo !!! la verita’ e’ che l’uomo di oggi
    rifiuta la croce simbolo di sofferenza per salvarsi , ecco
    il perche’ vogliamo credere di piu alle altri fede piu ad
    aqua e rose solo per alimentare il nostro ego tipo
    massaggi. meditazioni ed altro per stare in pace con
    la nostra coscienza

  • Uyulala ha detto:

    1. scrivere in maiuscolo equivale a urlare e per l’ennesima volta invito coloro che commentano ad attenersi alle regole della netiquette, riconosciute da tutto il mondo di internet da che esiste la rete.

    2. quello che dici, scusa la franchezza, lo vedo come un mucchio di orribili distorsioni portatori solo di male e di dolore. L’unica cosa su cui sono d’accordo con te è la critica che fai al vaticano. Per tutto il resto, sinceramente io vedo solo l’intolleranza superba e spocchiosa di chi crede – a torto – di avere sempre la verità in tasca. Mi spiace, ma nella vita nessuno può veramente dire di avere la verità in tasca e gli unici modi degni di rispetto di vivere la vita sono quelli aperti, tolleranti e, appunto, rispettosi delle opinioni altrui e dell’altrui modo di intendere l’esistenza. Ogni religione, ogni filosofia, l’ateismo e l’agnosticismo hanno uguale dignità e diritto di esistere perchè nessuno può sapere quale sia la verità. A mio parere, se verità esiste, essa è molto, molto, MOLTO al di sopra di qualunque credo.

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