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La divisa del Movimento dei Focolari – la bugia che ti sorride

Laryssa mi ha mandato alcune considerazioni rispetto a quella che lei definisce “la bugia del movimento”. Leggendo, mi è venuto in mente quando Chiara diceva che la divisa di un gen, focolarino o volontario era il suo sorriso. E’ così: la caratteristica di un membro del movimento che salta maggiormente agli occhi è proprio questo modo continuo e costante di sorridere. Inserisco le riflessioni di Laryssa qui sotto:

La bugia che ti sorride

Tanti hanno abbracciato il movimento dei focolari con allegria e spirito di iniziativa. Altri, invece, (a mio parere i più fortunati e i più attenti) lo hanno esaminato con spirito critico.

Quello che piace ma che spesso anche inquieta un estraneo al movimento, è il sorriso che abbonda sulla bocca dei membri. Per alcuni, è un sorriso autentico. Per altri, si tratta di un sorriso falso.

Non è nessuna delle due cose.

Il focolarino è convinto di avere un sorriso vero. Tale sorriso, però, diventa poi falso, perché a forza di sorridere si perde il gusto e il senso di quell’atto, che dovrebbe essere manifestazione di felicità. E, si sa, la felicità non bacia tutti, non sempre, almeno.

Succede quindi che egli si ritrovi a sorridere per osmosi: tutti gli altri sorridono, e lo fa anche lui.

Il sorriso, all’interno del movimento, diventa simbolo della felicità portata dall’amore di dio in terra.

Se ricolleghiamo questo sorriso perenne e anche un po’ finto a quello che dovrebbe simboleggiare, cioè la gioia di vivere secondo una certa volontà di dio, questo tipo di vita a lungo andare porta a diventare esseri stereotipati su modello del “buon focolarino” o del “buon gen/volontario”, di certo non così felici come vogliono sembrare. Detto in altre parole: siamo tutti esseri umani, a volte felici, a volte no. La felicità, infatti, la apprezziamo proprio perché non è una costante della nostra vita, bensì un sentimento intermittente, del quale capiamo l’importanza proprio quando non c’è.

Un elemento interessante della religione cristiana, ma soprattutto del movimento dei focolari, è quello della bugia. La bugia è molto spesso edulcorata, proprio come questo sorriso costante.

Spiegheremo in breve il suo funzionamento:

Uno dei sette comandamenti è “Non mentire”.

Ma io ho bisogno di nascondere qualcosa a una persona a me cara. Facciamo l’esempio che ho una figlia piccola, che mi chiede se Babbo Natale esiste o no. Io non ho nessun interesse a risponderle, perché mi piace il sorriso sulla sua bocca quando scarta i regali, e mi piace quando lei, stupita, si chiede come avrà fatto Babbo Natale a leggere nel suo pensiero e a capire che quello era proprio il dono che voleva lei.

Allora mi trovo in conflitto. Dio mi dice di non mentire, però io vorrei tanto farlo. Come fare?

La soluzione è semplice: dal momento che il comandamento dice “non mentire”, ma non include anche “non modificare la realtà e non nascondere i fatti”, il genitore dirà a sua figlia che risponderà alla domanda della figlia il giorno seguente. La figlia puntualmente ritornerà ponendo dopo 24 ore la stessa domanda, e il genitore darà la stessa risposta, finché la figlia si dimenticherà di chiederlo o si stancherà.

E così funziona anche il movimento: tutte le risposte che non si vogliono dare, non si danno. La giustificazione? Dio un giorno ti darà la risposta.

Condivido in pieno le riflessioni di Laryssa, le sue osservazioni coincidono perfettamente con le mie nonostante abbiamo frequentato il movimento in periodi molto diversi (non vorrei sbagliarmi, ma credo che quando io me ne sono andata lei non fosse manco nata…).

Ho spesso notato che gli appartenenti al movimento operano su se stessi molto frequentemente un meccanismo di rimozione e negazione. Tutto ciò che è negativo, triste e “down” viene rimosso e negato, e questo destino lo subiscono anche i sentimenti e le emozioni. Mi riservo di parlare con calma dell’aspetto legato a quella parte della spiritualità del movimento che viene sintetizzata come “Gesù Abbandonato” (G.A., con le caratteristiche manie delle sigle) e “Maria Desolata” (in questo caso che io mi ricordi non ci sono sigle). Mi limito qui a far cenno al fatto che ogni evento negativo, ogni sentimento e ogni emozione che non siano “allineati” con la divisa, devono essere velocemente superati e trasformati in modo che, alla fine, ciò che deve emergere è soltanto il sorriso. Spero di parlare di questo, dei gravi danni che ha portato il vivere con questa modalità maniacale i dolori e le difficoltà della vita, ma per ora mi limito a questo accenno.

Laryssa sottolinea come la felicità sia un’esperienza intermittente. E’ probabile che particolari pratiche di meditazione la rendano un’esperienza continuativa, come spesso dichiarano per esempio i monaci buddisti, ma francamente penso che in linea di massima la realtà dell’esistenza umana sia quella di un continuo alternarsi di esperienze, emozioni e sensazioni, di vissuti, di relazioni che spaziano in tutta la gamma colorimetrica, mentre la “divisa del sorriso” alla fine diventa noiosamente monocromatica.

A proposito della bugia, argomento che ci è capitato talvolta di affrontare in chat con Laryssa, l’aspetto della menzogna è gravemente importante in tutte le organizzazioni in cui si prevede che l’adepto debba ispirarsi ad un “dover essere” invece che esplorare e far emergere ciò che è. E’ importante perché poco a poco si impara a mentire a noi stessi, e lo si fa talmente bene che diventa quasi impossibile, alla lunga, distinguere fra i propri pensieri, le proprie emozioni, la propria stessa natura autentica e tutto ciò che viene indotto attraverso questo esasperato spirito di emulazione.

Tengo a precisare che l’emulazione non è di per se sbagliata, diventa fortemente dannosa quando questa porta all’annullamento di sé per diventare qualcos’altro.

Questa propensione alla menzogna non si manifesta soltanto con le modalità descritte da Laryssa, ma assume molte forme. Una che colpiva me, soprattutto, è la tendenza a caricare di ragionamenti iperlogici ciò che si vuole dimostrare vero quando la realtà dei fatti molto pragmaticamente sta mostrando che è falso. E’ un po’ la vecchia storia del Paradosso di Zenone, in cui con la logica è possibile dimostrare qualcosa di palesemente assurdo e falso.

Ma lascio qui le mie riflessioni, nella speranza che siano state suscitate le vostre. Ringrazio Laryssa per il suo contributo e la sua amicizia.

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Ci sono 6 commenti

  • Sabrina scrive:

    Ciao, faccio parte del Movimento dei Focolari dall’età di 11 anni, autonomamente, senza condizionamenti. Adesso ho 18 anni e mi ritengo soddisfatta della mia scelta. E’ vero che Chiara ha detto che la nostra divisa deve essere il sorriso ma, per mia esperienza personale, posso assicurarvi che questo non significa di certo nascondere il dolore, o meglio, nascondersi dietro a falsi sorrisi per nascondere il dolore. Il sorriso di cui parla Chiara è un sorriso consapevole di una grande novità: Gesù si è sacrificato per la nostra vita e quindi è uno come noi, uno che ha vissuto tante sofferenze. La novità consiste nel fatto che possiamo trovare consolazione, comprensione, abbandono totale in Colui che si è fatto crocifiggere per noi. E da qui si può affrontare il dolore in maniera più consapevole, più serena, perchè si ha la consapevolezza di non essere mai soli e di capire che tante persone al mondo confidano in Lui e che sono in unità con noi per qualsiasi difficoltà della vita. Il dolore è importantissimo, perchè senza di esso non si potrà mai scoprire la vera felicità, non si potrà mai trovare davvero Gesù Abbandonato, quel Gesù che si nasconde dietro ad ogni momento buio e che è pronto a dirti: “Sono con te e ti amo immensamente”. Un sorriso spontaneo può essere la dimostrazione di questa grande scoperta. Ma ciò non significa negare completamente qualsiasi dolore, diventare monocromatici o addirittura dover essere qualcuno che non corrisponde davvero alla propria personalità. Ciascuno è libero di reagire ai propri dolori in modi diversi, ma sicuramente, alemno per quanto mi riguarda, dopo questa scoperta, affronto il dolore con molta più fede e serenità, senza nessunoo che mi obbliga ad essere chi non sono. Perchè penso che Gesù, prima di tutto, sia libertà totale.

  • Uyulala scrive:

    🙂 grazie per la tua testimonianza, Sabrina.
    Penso che tu abbia già capito, comunque, che io non credo affatto che Gesù sia morto per noi. E non lo vorrei neppure, sinceramente è una responsabilità che trovo disumana. Ma se per te va bene così, ben felice che questo ti gratifichi.

  • Mezzamela scrive:

    C’è chi crede e chi non crede.
    E c’è che come me ascolta e cerca di capire.
    Mi pongo domande su chi crede,
    e mi pongo domande su chi non crede.
    Io, come Tommaso, dubito.
    E trovo molte ragioni per cui credere,
    e altrettante per non credere.
    Dietro il credere ed il non credere c’è la “verità”:
    una parola grossa, troppo grossa per me.
    Anziché il “credere”, mi è più proprio lo “sperare”.
    Sperare che il dolore abbia un senso.
    Sperare che la vita non finisca con la morte.
    Sperare che al di là della materia ci sia lo spirito.
    Sperare…

  • Uyulala scrive:

    Molto bello, Mezzamela, grazie 🙂

  • Laryssa scrive:

    Rispondo anche io a Sabrina, pur se con ritardo:
    prima di tutto, voglio complimentarmi con la tua innocenza e, per dirlo con le parole del movimento, purezza. Devo ammettere che ero anche io così, e un po’ invidio questa ingenuità tipica della tua età e forse anche della tua appartenenza al movimento. Mi piace molto.
    Voglio però esporre una serie di mie riflessioni:
    ad un movimento si aderisce più o meno arbitrariamente, ma tutto quel che facciamo nella nostra vita ci condiziona in qualche modo. Non hai mai sentito nessuno agli incontri dire che il movimento gli ha cambiato la vita? Questa è già una forma di condizionamento. Che sia positiva o negativa, non sta a me giudicarlo. Magari la scelta di appartenere al movimento è arbitraria, ma tutte le conseguenze dell’appartenenza non le riterrei proprio tali.
    Per come la vedo io, si crede di non soffrire, offrendo il dolore a dio, ma questa è solo una forma di repressione del dolore. Che a volte sfocia in famiglia in episodi di rabbia violenta (che tanti membri si guardano bene dal raccontare agli incontri). Piangere, urlare, arrabbiarsi sono un bellissimo modo di sfogarsi, spesso però sottovalutato dal movimento.
    Un’altra cosa: se gesù è veramente uno come noi, perchè vedere gesù nell’altro? Perchè invece non vedere l’altro in tutta la sua interezza, come una persona unica e irripetibile, e non come uno stereotipato gesù?
    Quando un sorriso è spontaneo, quando invece non lo è? Io a volte agli incontri mi ritrovavo a piangere di commozione o ridere sguaiatamente senza motivo. Ricordo un giorno in cui tutti ridevamo insieme senza capire perchè. Sicuramente a prima vista è un sentimento bellissimo e tanti loderebbero chi è capace di creare una tale situazione. Ma è veramente spontaneità questa? Il bello di un sentimento, non sta forse nella sua unicità e nella sua rarità (non è che tutti i giorni si rida o si pianga continuamente e a intermittenza)?
    Tutte queste risposte non mi sono mai state date.
    Questo mio messaggio non è un attacco, ma un invito al dialogo e a capire cosa muove certi pensieri nella mente dei membri del movimento. Perchè io queste cose non le ho mai capite né condivise.

  • Lorenzo scrive:

    Ciao, anche io faccio parte del movimento da tanti anni esinceramente non ho mai avvertito tutti questi condizionamenti. Ho attraversato anche momenti personli difficili, ma non mi sono mai sentito giudicato, anzi ho ricevuto consigli che mi hanno aiutato spiritualmente e umanamente. Per il problema del linguaggio che si usa (con le relative sigle) penso sia anche un fatto di praticità che viene usato in tutti i settori, ma che evitiamo sempre quando siamo con persone che non ci conoscono. Quanto al tema di Gesò abbandonato, c’è già un po’ tutto nel Vangelo, Chiara lo ha solo rimesso in evidenza, ma già tanti santi lo hanno fatto. Certo come per tutti, anche per noi non è facile vivere accettare o addirittura amare le difficoltà o i dolori fisici, ma fa parte della logica del cristianesimo e almeno ci proviamo anche se con tanti fallimenti. Un caro saluto.

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