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Nuvola di parole

Dove muore il tocco d’ali delle farfalle

Quanti anni saranno passati? Forse venti, più o meno. La prima volta che vidi quel film fu circa vent’anni fa. L’ho visto altre volte e l’ho rivisto ancora poco fa. Ma quando cerco di scrivere, ormai, mi sento come se dovessi svolgere un tema per qualcun altro e non più esprimere ciò che sento e provo per la pura bellezza della parola e della magia che scatursce nell’immaginario di ognuno mentre legge o ascolta.

Lezioni di piano

Ecco, Wikipedia mi fa sapere che il film è del ’93. Quindi son diciassette anni, prima che mia figlia esistesse o, forse, esisteva già ma ancora non lo sapevo.

E’ il senso del tempo che passa. Guardo il film come se fosse appena uscito, ne ascolto la musica e la sento arrivare dritta nelle viscere come un fiume di lava bollente.

Tutto molto misurato, ricostruzioni realistiche, eppure le atmosfere sono rarefatte, sospese fra acqua e terra, molli come il fango, pesanti come la pioggia, strane com’è strana l’ampia gonna della giovane donna.

Dieci anni fa andai a Barcellona e allora cominciai a capire che c’era qualcosa che non andava. A Barcellona le piazze brulicavano di ragazzi, spesso sdraiati nell’erba del verde pubblico, a baciarsi e accarezzarsi, indifferenti a tutto tranne che agli occhi del proprio amato, della propria amata. Mi accorsi allora che in Italia non succedeva da anni.

L’incanto di una storia strana, fatta di quel sottile delicato erotismo che può donare solo la passione legata ad un amore difficile, situazioni anomale. Una donna muta, un uomo con il viso tracciato dai segni di guerra dei Maori, un piano rifinito con preziosi intagli abbandonato sulla spiaggia e trasportato nel mezzo della giungla. Un baratto d’amore, le dita con le unghie sporche di terra che sfiorano leggerissime una pelle candida, la paura e il desiderio di spingersi sempre più avanti.

Non c’è più tempo ormai, e non sentiamo più il lieve tocco dell’ala di una farfalla appena poggiata sul dorso della nostra mano. Tutto scivola via come sull’asfalto, e l’acqua vitale delle nostre emozioni più delicate e strane non sembra essere  in grado di penetrare le nostre corazze e nutrire le nostre anime.

E a qualcuno accade di voltarsi indietro a guardare un tempo e un’epoca per certi versi dura e ostile, ma nonostante questo capace di concedere tempo alle poesie e alla musica. E nel tempo della vita umana, all’epoca così breve, quanto più sapevano sentire!

Brigh Star

Datemi ancora quel tempo che volete far scappare così velocemente, il tempo di guardarsi negli occhi e di rabbrividire nel casuale contatto di un braccio o di una mano, datemi il tempo di maturare una poesia nel mio cuore o di arrivare a percepire l’anima del mondo attraverso il leggero spirare di un vento salmastro. Rallentate lo scorrere del tempo, fate tacere questi inutili, invadenti rumori di fondo.

Non fate morire il lieve battito d’ali della nostra effimera esistenza.

_______________________________________________

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 7 commenti

  • Paolo C. ha detto:

    Il ’93 cinematografico mi riporta alla mente Kieslowski: “La doppia vita di Veronica”, “Film Blu”, “Film Rosso”, tutti più o meno di quel periodo. Ne hai visto qualcuno? o qualcosa dal “Decalogo”? Il tuo post comunque – intenso e delicato – mi ha fatto venire voglia di rivedere il film della Campion in una di queste serate di agosto. Grazie.

  • Uyulala ha detto:

    Mi hai dato un ottimo suggerimento per le prossime visioni. No, quei film mi mancano. All’epoca non andavo più tanto al cinema.

  • Paolo C. ha detto:

    Ti consiglierei di iniziare da “La doppia vita di Veronica”, se riesci a procurartelo. “Film enigmatico in bilico tra realtà e mistero, da sentire più che da capire razionalmente” dice il Morandini, ed è vero, si può gustarlo come un “seguito ininterrotto di annotazioni poetiche”, ma la mente, se proprio vuole, può sempre divertirsi a cogliere la fitta trama di rimandi interni, disseminati con cura e maestria. La scelta sta allo spettatore. Fammi sapere cosa ne pensi.

    Ciao
    🙂

  • Paolo C. ha detto:

    Ti consiglierei di iniziare da “La doppia vita di Veronica”, se riesci a procurartelo. “Film enigmatico in bilico tra realtà e mistero, da sentire più che da capire razionalmente” dice il Morandini, ed è vero, si può gustarlo come un “seguito ininterrotto di annotazioni poetiche”, ma la mente, se proprio vuole, può sempre divertirsi a cogliere la fitta trama di rimandi interni, disseminati con cura e maestria. La scelta sta allo spettatore.
    Fammi sapere cosa ne pensi.

    Ciao
    🙂

  • Uyulala ha detto:

    Grazie, spero di trovarlo e poi ti dico!

  • Paolo C. ha detto:

    Mi è venuta in mente un’ultima cosa (anzi due): in questi anni sono uscite due edizioni del dvd, una della BIM (ristampata più volte con varie copertine) e l’altra Cecchi Gori Group: quest’ultima è assolutamente da evitare, poiché si basa su una copia del film in pessimo stato. Quindi dovresti cercare di procurarti quella della BIM.
    Seconda avvertenza: il film è girato in Polonia e Francia, e parlato nelle rispettive lingue: per rimarcare la differenza si è scelto di doppiare in italiano solo la seconda parte (quella più lunga), mentre per la prima – che dura circa mezz’ora – avrai bisogno di inserire i sottotitoli. Te lo dico perché è capitato che qualcuno pensasse di avere a che fare con un dvd difettoso, privo della traccia audio italiana.

    Chiudo qui con i ‘dettagli tecnici’ e ti auguro una buona settimana
    🙂

  • marco exnoglobal ha detto:

    È la paura di ciò che ci può far male, che ci spinge a corazzarci anche contro ciò che ci potrebbe fare del bene.
    Rinunciare al piacere, per evitare il dolore.

    Corrazzarci con una erre sola (la maestra:-)

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