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11 Settembre 2001 – una occasione mancata

Nel suo libro “Lettere contro la guerraTiziano Terzani raccolse articoli e considerazioni scaturite dall’attentato alle torri gemelle e, nel primo di questi, apparso mi sembra sul Corriere, definì questo tragico evento come “un’occasione”.  Lessi il libro alcuni mesi dopo la sua uscita e ne rimasi folgorata al punto che, prima e unica volta nella mia vita, scrissi all’autore. Gli scrissi una email che, nonostante le vicissitudini dei miei pc e la fine miseranda della casella postale di allora, conservo tutt’ora. L’ho custodita gelosamente e non so neppure perché ora mi decido a pubblicarla, ma eccola:

Da         Lai Donatella
Data:   mercoledì 14 agosto 2002 16.25
A:         Tiziano Terzani
Oggetto: mi dispiace che la mia e-mail contribuirà ad intasarle la posta elettronica …


Gentile Tiziano Terzani,
mi dispiace che la mia e-mail contribuirà ad intasarle la posta elettronica (suppongo che così le capiti…), ma le scrivo appena dopo terminata la lettura del suo libro “Lettere contro la guerra”. Vorrei poter esprimere con semplici parole ciò che provo ed ho provato durante la lettura del suo libro, anche se alcuni dei suoi articoli già li conoscevo per averli letti quando, a suo tempo, furono pubblicati. Posso solo dire che ogni frase è stata per me una coltellata, ed ora provo un sordo, profondo dolore. Il fatto è che ciò che dice restituisce completezza ad un quadro che non tornava, a dubbi tante volte appena percepiti ma comunque presenti in fondo all’anima. Tutto ciò che esprime, dal profondo della sua esperienza diretta con un mondo che alla maggioranza di noi è dato conoscere solo attraverso i mass-media, lo percepisco intuitivamente vero,, e badi bene non tanto perchè nei suoi riguardi abbia una particolare stima (che pure c’è) nè per alcun altro sentimento del genere, ma solo perchè tutto quadra, tutto coincide, tutto si colloca alla perfezione nel mosaico altrimenti incompleto. Leggo da un sito appena scoperto delle critiche che le avrebbe indirizzato il signor Paolo Guzzanti nelle colonne de “Il Giornale”: comprendo da dove nascono tali critiche, e se la situazione non fosse dolorosa, sarebbe divertente. Le parole vengono tanto spesso usate in modo improprio, ma l’uso più inopportuno che se ne fà oggi è quello di usarle dando loro un segno, negativo o positivo, appiattendo e stiracchiando in una linea retta bidirezionale una realtà invece multidimensionale. Continuo a non riconoscermi come “comunista”, così come non mi riconoscevo come “fascista” all’incirca nel ’78 quando, allora ginnasiale, osavo alle assemblee scolastiche prendere la parola e dire quello che pensavo.
La ringrazio di esistere.

Fui molto sorpresa quando TT mi rispose, e lo fece in tempi brevi. All’epoca non potevo sapere che all’indomani dell’11 Settembre Terzani, malato di cancro, decise di rinunciare al suo isolamento per mettersi in campo e lottare con tutte le sue forze contro la guerra e contro il rischio che questo gravissimo evento diventasse ragione e scusa per perpetrare altri orrori e, da parte degli USA, allargare e radicare come un cancro maligno il loro potere sul mondo intero. Cominciò per lui una lotta anche contro la sua “innominabile concittadina”, ugualmente fiorentina, ugualmente malata di cancro, che però visse gli ultimi anni della sua vita fomentando l’odio antiislamico.

La risposta di TT fa riferimento all’immagine che io allora usavo nelle mie email, era una farfallina viola. Posto qui anche la sua risposta, della quale sono – com’è intuibile – ancora più gelosa.

Da:        Tiziano Terzani
Data:    martedì 20 agosto 2002 16.48
A:         Lai Donatella
Oggetto: Grazie

..gia’ la farfalla in cima al suo messaggio nella bottiglia magica dell’E-mail e’ stata una gioia. poi le sue generosissime parole. Gliene sono gratissimo. Solo sapendo che si e’ letti si ha la voglia di continuare a scrivere.
La capisco bene in quel suo non riuscire a ritrovarsi nelle definizioni altrui. E’ stato sempre cosi anche con me. Non ho visto il sito di cui le parla in cui son riferite le accuse che mi ha rivolto quel Carneade di Guzzanti la cui piu’ bella azione e’ stato mettere al mondo i suoi due bei figli. Qualcuno voleva che lo querelassi o rispondessi. Me ne son guardato bene. Come la mia innominabile concittadina, quella e’ gente che cerca solo la rissa. Io invece cerco di starmene in pace cosi da parlarne con chi anche non vuole altro.
Stia bene, continui a farsi frullare la testa e battere il cuore e mi creda lei non ha affatto contribuito ad intasare la mia posta, ma a farmi sperare nell’umanita’..specie quella che viene dopo di me.
un abbraccio cibernetico
suo
t.t.

L’11 settembre è di fatto un’occasione mancata. L’occasione che il mondo ha avuto, per un breve lasso di tempo, di interrogarsi e riflettere, di comprendere COSA davvero era successo e quanto l’invadenza presuntuosa e arrogante dell’occidente stava minando alle radici la possibilità di una convivenza pacifica e fertile di culture diverse, diverse lingue, diversi modi di intendere la vita.

“Lettere contro la guerra” è stato di fatto censurato negli USA. Ha prevalso l’idea monolitica e guerrafondaia della Fallaci, che ha avuto come cassa di risonanza la nazione più potente del mondo.

Sono passati nove anni esatti da QUELL’11 settembre. Il mondo ha subìto un degrado culturale e umano che non mi sarei mai aspettata, ma che avrei dovuto prevedere, ben sapendo che la via più facile è quella in discesa che porta al buio e non quella in salita che permette, alla fine, di raggiungere la cima del monte da dove poter vedere meravigliosi panorami.

Il mondo si prepara non alla guerra ma alla propria morte, frammentata in miriadi di piccoli e grandi conflitti in cui si oppongono ideologie e pseudo-religioni ormai completamente svuotate, come in un tragico gioco di bambini crudeli che, senza capire fino in fondo ciò che stanno facendo, torturano e uccidono un animale.

Un tempo il rischio era costituito proprio dalla pesantezza delle ideologie, ma a poco a poco di esse non è rimasto che un fragile involucro di cartone che copre il Nulla assoluto dove l’umanità viene risucchiata come nella metafora della “Storia Infinita”.

E in questo Nulla finisce anche la nostra speranza di poterci guardare in faccia da uomini e donne, con la ricchezza del nostro essere, la profondità di ognuna delle nostre caratteristiche, senza aver paura che la diversità dell’altro debba per forza essere una minaccia alla nostra, ma anzi un utile confronto per ampliare, estendere la nostra ricchezza integrandola per assonanze o differenze con quella dell’Altro.

Ogni 11 settembre, da quello di nove anni fa, può diventare un’occasione. Per anni ho lasciato all’interno delle mie dita queste considerazioni, troppo acerbe per trovare la strada della tastiera, ma ora è giunto il momento di parlare e di farlo con ogni mezzo possibile.

Il 9 Settembre 2010 il porto di Gaza viene bombardato nell’indifferenza del mondo intero. Vittorio Arrigoni era là vicino ed ha subìto l’offesa ai timpani e all’anima, ed ha avuto come primissima preoccupazione quella di testimoniare – ancora una volta – ciò che nessuno più vuole testimoniare: come l’essere umano sia spinto alla disumanità da questi gusci ideologici pieni del Nulla. Vik firma ogni suo scritto, ormai da molti anni, con la frase “Restiamo umani”.

Da anni ormai lo considero l’erede spirituale di Tiziano Terzani, capace di assistere a inimmaginabili orrori senza venirne risucchiato, come Atreyu, quasi che avesse addosso l’Auryn. Forse lui stesso lo ignora, ma di Terzani ne ha raccolto il testimone, decidendo di non tacere, di non far finta che ciò che succede non sia altro che un eco lontana di un pensiero sgradevole da scacciare.

E Gaza ormai è diventata parente e figlia di questo 11 settembre, schiacciata dal peso di un anti-islamismo ideologicamente vuoto e orrendamente disumano, incapace di andare al di là di luoghi comuni e di verificare, momento per momento, la realtà della situazione così com’è.

E come Gaza, quante Palestine al mondo sono ignote, volutamente dimenticate, risucchiate da interessi astratti, lontani come galassie, le cui logiche calpestano le dignità di uomini, donne, bambini, ognuno col loro mondo, con la propria peculiare ricchezza, con i loro diritti di gioia, libertà, gioco, amore?

Ancora una volta l’11 settembre è giunto come richiamo per urlare al mondo intero la necessità di fare marcia indietro, per piangere lacrime di sale davanti agli occhi vuoti e gli sguardi spenti di gente addestrata a vedere solo categorie e non persone, a pensare solo per luoghi comuni e non attingere al proprio insondabile universo.

Non facciamo passare anche questo 11 settembre come l’ennesima occasione mancata, lasciamo che le parole di chi ha rinunciato alla propria importanza personale ci avvolgano col loro calore, perché esse non arrivano dalla persona il cui nome è Tiziano Terzani o Vittorio Arrigoni, ma attraverso di loro ci arrivano dall’essenza stessa del nostro essere parte dell’Universo intero.

Dedico a Vittorio Arrigoni questo articolo, scritto con l’ansia di chi ogni giorno teme per la sua vita, e dedico a lui e alla sua famiglia la mia stessa paura, i miei pensieri, la mia solidarietà, il mio affetto, la mia ammirazione.

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