FEEDATI di me


Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica

Visualizza gli articoli più recenti

Leggi gli articoli in ordine cronologico


RSS Gordon Urqhuart

RSS Come Ci Vede la Stampa Estera

Cinque Post Presi a Caso

Gli ultimi cinque commenti pubblicati

Views

Nuvola di parole

Due pesi e due misure

Dopo tanto tempo rincomincio a scrivere, stimolata da un commento all’articolo “Chiara Lubich si chiamava Silvia”.

Giovanni mi permette, suo malgrado, di affrontare un argomento a me caro, usando lui stesso come esempio Chiara Luce Badano e la sua morte prematura causata da una forma tumorale.

Non sono mai voluta entrare in merito alla sua beatificazione, alle circostanze della sua morte, alla sua vita ecc. ma ora vorrei spendere qualche parola prendendo il suo caso come esempio.

Giovanni la cita in questi termini:

Una per tutte Chiara Badano, una ragazza che ha saputo trasformare una malattia terribile in occasione di amore. Pur essendo morta 20 anni fa tutt’ora coloro che vengono a conoscere la sua storia trovano motivo di speranza, gioia e forza. Voglia di vivere, insomma. Non per nulla, questa ragazza è stata recentemente beatificata.

Ho letto la storia di questa ragazza con lo stesso interesse con cui ho letto per esempio la storia di Bernadette Soubirous, la cui vita mi ha fortemente affascinato, e con lo stesso interesse con cui ho letto le storie di molti santi. In questo senso aprirei veramente tante strade, sarebbe anche molto interessante poterle a poco a poco percorrere tutte, ma probabilmente non sarà possibile. Mi limito a seguire quella che ho tracciato nel titolo: due pesi e due misure.

Premetto che sono assolutamente convinta che la giovane Chiara Badano abbia vissuto la sua malattia in modo davvero coraggioso e non dubito neppure per un istante del fatto che sia stata in grado di dare gioia, luce e amore a quanti la circondavano. Le mie osservazioni non riguardano lei come persona, la sua sofferenza, la sua capacità di trasformare il dolore. Riguardano qualcosa che è avvenuto OLTRE lei, che è avvenuto ad opera di terze persone, ed è l’uso che viene fatto delle storie di dolore.

Molti anni fa un mio docente della scuola di specializzazione in psichiatria – uno psicanalista junghiano – parlava del processo di individuazione dell’essere umano

1° link

2° link

3° link

In questi link ci sono spiegazioni molto succinte e molto parziali. Jung usava quest’espressione per parlare, fra le altre cose, dello sviluppo spirituale dell’essere umano, non soltanto di quello psicologico. Una crescita armonica secondo quelle che sono le potenzialità innate dell’individuo.

Ricordo che parlava di uno studio, molto “forte”, a cui aveva partecipato o che aveva proprio organizzato. In tale studio era entrato in contatto con bambini ammalati di forme tumorali e prossimi alla morte. Il docente riferiva con molta partecipazione che questi bambini, nell’approssimarsi della propria morte, avevano un’accelerazione molto marcata di questo processo di individuazione.

Le esperienze della vita possono essere utilizzate in molti modi e chi riesce ad utilizzarle per progredire e crescere in questo processo, diventa “speciale”. Diventa speciale perché si stacca lentamente (o velocemente, come capita ai bambini malati di una malattia mortale) da quelli che sono i vincoli delle caratteristiche del gruppo e fa emergere quello che c’è di unico, originale e irripetibile di sé, unica condizione perché l’essere umano possa dare un contributo davvero originale all’umanità. A quel punto le regole di vita emergono dall’interno di se stesso, spontanee e non legate alle convenzioni, emerge il senso del giusto, una capacità di comprensione precedentemente sconosciuta. Gli altri vengono contemporaneamente affascinati e intimoriti da questo tipo di sviluppo, che suscita una strana forma di attrazione e repulsione.

Il processo di individuazione è completamente indipendente dalle proprie convinzioni etiche, filosofiche o religiose. Avviene quando avviene, quando l’essere umano è disponibile a che accada, quando coglie le occasioni della vita, a volte liete ma spesso dolorose, per capire meglio qualcosa di se stesso, farlo emergere e permettere che esso possa anche essere stonato rispetto al contesto di riferimento.

Da sempre la chiesa ha avuto lo straordinario dono di far rientrare le anomalie causate da questi processi di individuazione quando essi avvenivano in persone di fede cattolica, trasformando gli individui in santi, ovviamente dopo la loro morte. Avendo un’enorme capacità di fare da cassa di risonanza, esalta gli aspetti ad essa favorevoli e minimizza quelli che potrebbero al contrario smentire il suo apparato. Alcuni fra coloro che sono stati proclamati santi dalla chiesa, sono stati davvero delle persone straordinarie, ma il più delle volte il loro essere straordinari andava enormemente al di là delle “virtù cristiane portate all’eroismo”. Si trattava invece di persone che erano state in grado di esprimere la propria peculiare individualità in modo pieno e che son state capaci di costruire qualcosa di innovativo e originale. Leggendo biografie meno di parte, spesso si scoprono cose che non erano affatto in linea con la dottrina della chiesa, ma proprio queste sono le cose che possono far pensare che quel “santo” avesse raggiunto davvero una vetta elevata nel proprio cammino di individuazione.

D’altra parte questo processo può essere intrapreso e percorso in modo pieno da chiunque, a prescindere dalle proprie convinzioni in fatto di fede o filosofie di vita. In tutte le religioni vengono descritte persone speciali, che possono avere definizioni differenti (penso per esempio agli illuminati del buddhismo). E si possono trovare persone straordinarie, piene, mature, ricche di spiritualità, anche negli atei e negli agnostici. Personalmente devo dire che fra costoro mi è capitato di trovarne molto di più, probabilmente perché arrivare ad una filosofia di vita che non prevede una religione è già di per se un atto di individuazione fortissimo (in un contesto a prevalenza cattolica, staccarsi dalla religione maggioritaria molto frequentemente è un modo per far emergere il proprio io autentico, unico e irripetibile).

Ma così come la chiesa è molto brava a fare da cassa di risonanza per gli esseri umani “fedeli”, è altrettanto brava a minimizzare la portata della ricchezza, della saggezza e della maturazione di coloro che non rientrano fra le sue fila. Quand’è possibile, fra l’altro, enfatizza gli aspetti che considera negativi (e che, spesso, sono semplicemente non allineati).

Così succede che una giovane affetta da un cancro muore e diventa beata (e sicuramente arriverà alla santificazione) perché cattolica e perché nel suo processo di maturazione finale ha vissuto la propria crescita spirituale all’interno della struttura della chiesa, mentre altri giovani, o bambini, ugualmente morti in seguito a forme tumorali non vengono neppure presi in considerazione perché le loro maturazioni spirituali sono avvenute fuori dal controllo della chiesa. Due pesi e due misure per un processo ugualmente importante e completamente “neutro” rispetto al fatto che possa avvenire all’interno di un’appartenenza religiosa o meno.

In questo senso il movimento dei focolari, e presumo la maggior parte dei movimenti riconosciuti dalla chiesa, hanno una enorme responsabilità nel favorire queste gravi disuguaglianze, e anziché aiutare la chiesa in un processo di maturazione collettiva, la fanno precipitare sempre di più in una forma di intolleranza che non la rende molto diversa da alcuni modi di vivere l’Islam che qui in occidente tanto critichiamo. Essere capaci di apprezzare coloro che riescono a svilupparsi secondo il proprio vero io, è ciò che consente all’umanità tutta di maturare, assorbendo dai singoli la creatività e la ricchezza che riescono ad esprimere. Ma questo può avvenire se tale riconoscimento, tale attenzione, l’umanità li rivolge a TUTTI coloro che avanzano nella propria individuazione, indipendentemente dal fatto che nel cammino possano preferire una visione teista o non teista, possano preferire di appartenere ad una religione specifica o preferiscano sganciarsene e proseguire indipendentemente da essa.

_______________________________________________

AVVISI PER CHI COMMENTA

Altri Articoli Che Potrebbero Interessarti:

Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 24 commenti

  • Marco ha detto:

    Ciao sicuramente d’accordo sulla descrizione che hai fatto sul processo di individuazione e come questo è portato avanti dalle persone sane e malate, dentro la Chiesa cattolica e fuori di essa. Io credo che sia soprattutto un problema di linguaggi e di traduzioni nelle diverse culture per quanto riguarda la considerazione del santo. Laicamente si può dire che è una persona speciale nel quale è avvenuto pienamente la sua evoluzione che colpisce ancora di più se in situazioni difficili. Proprio per il processo in sè lo ha portato fuori dal gruppo o cultura di appartenena come hai detto tu e questo avviene anche tra i santi cattolici che a questo punto e non a caso oserei dire hanno vissuto vari tipi di persecuzione sotterranea ed eclatante all’interno della chiesa stessa di appartenenza. Nel caso di Bernadette che hai citato potrebbero essere gli interminabili interrogatori ed uno stretto nascondimento. Forse non sarai d’accordo ma anche la stessa Chiara Lubich ha subito lunghe indagini sulla sua spiritualità e il Movimento da lei fondato e poi lei proveniva da un altro gruppo che era la tradizionale Associazione Cattolica. Alla fine, la Chiesa offre queste persone che hanno raggiunto il loro essere speciali come modello di riferimento e esempio a tutti i cattolici. Fuori dalla Chiesa cattolica ci sono molte persone altrettanto speciali e magari in alcuni casi anche di più ma appartengono ad un’altra cultura e mi sembra ovvio che la chiesa non li propone nella definizione di santo cioè modello per i cattolici. Comunque credo che la grandezza di alcune figure come Ghandi ad esempio siano indiscutibili anche all’interno del mondo cristiano. Secondo me Chiara Lubich e Chiara Luce hanno vissuto in maniera parallela ed in circostanze diverse soprattutto una loro grande storia d’amore. Questo è per me l’aspetto più affascinante che può far riflettere e cioè la loro capacità di andare avanti in questo amore, inconsapevoli forse che il loro era anche un processo di individuazione. Sono persone che possiamo ammirare per il loro coraggio di andare avanti nel loro cammino spirituale d’amore. Tutti comunque stiamo facendo il nostro percorso che è anche un processo di individuazione ed ognuno ha i suoi amori più grandi e più piccoli e ciò che gli sta più a cuore.

  • Uyulala ha detto:

    Ciao Marco
    Si, so benissimo del lungo processo intentato a Chiara da parte del… boh credo che si chiamasse ancora Inquisizione ma non ricordo. Apri un discorso complesso. Mi sono spesso chiesta se tante devianze che poi ho verificato nel movimento ci sarebbero state se la chiesa non fosse riuscita a pilotare Chiara in una direzione di pura ortodossia e, alla fine, usarla ai suoi scopi. Di fatto un processo di individuazione che viene ricatturato dal gruppo e ricondotto all’interno di una tradizione rigida e millenaria, smette di essere tale. Alla lunga ripropone in forma apparentemente innovativa cose che non fanno altro che perpetrare errori antichi.
    Da molto tempo mi son fatta l’idea che Chiara sia stata manipolata al fine di usare la sua opera come braccio armato della chiesa, che infatti ha riacquistato un enorme e pericolosissimo potere. E non parlo di potere spirituale (che anche quello sarebbe comunque negativo). Quest’idea ha preso maggior corpo dopo la lettura che ho fatto del libro di Gordon Urquhart, “Le armate del papa” (lui si riferisce anche ad altri 2 movimenti, non solo a quello di Chiara).

    Per quanto riguarda Chiara Badano il discorso è diverso, credo che la sua personale crescita non sia stata deviata dalle manipolazioni che le sono avvenute intorno, non ce n’è stato il tempo…

  • maria ha detto:

    Cara Uyulala,
    leggendo penso due cose innanzitutto. La prima riguarda il processo della beatificazione e santificazione. Credo che solo chi non ha studiato un po’ di storia della chiesa può ritenere che un santo sia una persona che ha vissuto eroicamente…etc etc. Se fosse davvero così allora come mai Oscar Romero, padre Pino Puglisi, don Tonino Bello non sono santi né beati come Chiara Luce? In realtà qualunque studente universitario frequenti un corso di agiografia (vi si può accedere anche da una normale facoltà di Lettere in una grande università, non è così raro), sa bene che dietro alla proclamazione di santi e beati c’è altro. Nella storia della Chiesa ci sono santi proclamati che di santo non hanno effettivamente nulla, così come ci sono persone che hanno segnato svolte epocali e vissuto in modo indubitabilmente eroico che però non sono salite agli “onori degli altari” né mai lo potrebbero attualmente. Il fatto è che una beatificazione è innanzitutto per la chiesa un fatto “didattico”: si individua un “tipo”, un modello in cui i fedeli potranno identificarsi, che potrà efficacemente incarnare quelle virtù che alla chiesa in quel momento interessano dal punto di vista pastorale. Due esempi chiarissimi sono Gianna Beretta Molla e Maria Goretti: due esempi da seguire per le donne cattoliche di quel periodo. Non entro nel merito della effettiva “santità” personale, che nessuno può giudicare! Ma è certo che si tratta soltanto di una delle variabili in gioco nella proclamazione di un santo, e non della più importante: ciò che conta nel mostrare universalmente un modello è appunto la sua valenza comunicativa, pedagogica, tra virgolette potremmo dire “mediatica”. In tutta l’operazione della santificazione conta dunque molto di più in un certo senso l’apparenza, nel senso del carisma, dell’attrattiva, della capacità di coinvolgimento che la storia della persona “santificata” possiede. E conta in questo senso moltissimo l’appartenenza a un certo contesto: la luce, la cornice quando guardiamo quadro ha un peso fondamentale (basti pensare alle polemiche sempre roventi sulla beatificazione di Pio XII).
    Ecco perché dal mio punto di vista non ha alcun senso la beatificazione di chicchessia, e nella chiesa primitiva nessuno si sarebbe mai sognato di pensare che i santi fossero quello che oggi intendono i cattolici: i santi erano i componenti della comunità cristiana, semplicemente.
    La seconda cosa riguarda questo: hai mai pensato di scrivere una “biografia non autorizzata” di Chiara- Silvia Lubich, insieme a tutti quelli che come te hanno idee differenti da quelle “ufficiali” sulla sua vita? Sai che sarebbe davvero un lavoro interessantissimo anche dal punto di vista professionale per te? E io credo che Chiara ne sarebbe estremamente felice…

  • Uyulala ha detto:

    Carissima Maria
    ti dirò che sarebbe molto interessante poter scrivere una biografia non autorizzata. Purtroppo però dovrei accedere a delle fonti che non ho modo di consultare. Di Chiara-Silvia so molte cose perché quand’ero nel movimento circolavano sottobanco delle notizie da non divulgare, ma erano cose che venivano dette con il passaparola e ora come ora non avrei la possibilità di risalire alla fonte originaria. Una delle cose che ricordo molto bene e che mi aveva impressionato tantissimo (avevo infatti tra i 16 e i 17 anni) era che una delle mie compagne ci disse che durante un convegno l’avevano sentita cacciar via… il niente. Sembra che cacciasse via il diavolo. Ora, all’epoca mi aveva fatto venire i brividi questa cosa, ma ora col mestiere che faccio rischio di dare un’interpretazione non troppo mistica a quanto mi avevano riferito. Ma sai, anche questo genere di cose rientrano nel sentito dire e in questo campo sarebbe quantomeno superficiale esprimere le mie interpretazioni.

    Per quanto riguarda i santi, sono pienamente d’accordo con te. Non dubito che ci siano stati dei personaggi che, riconosciuti santi dalla chiesa, in effetti fossero persone straordinarie. Ma di solito l’opera di questi è stata velocemente snaturata. Ora mi attirerò strali di ogni tipo ma voglio esprimere una mia opinione: io ho amato molto la storia di don Bosco (a parte alcune idiosincrasie tremende che aveva). Ha lottato come un leone per sottrarre i bambini dall’incubo del lavoro minorile e ha rischiato la vita per questo. L’origine degli oratori è stata questa. Però poi alla fine nel sistema salesiano gli oratori molto spesso hanno cessato di essere il rifugio per i bambini più poveri, per gli sbandati.

    E poi ci sono i santi proclamati tali per ragioni educative, come dici tu. O per ragioni politiche… Chiara Badano è stata una ragazza che “ha accettato fino in fondo la sua sofferenza” e non assumeva neppure antidolorifici per calmare i tremendi dolori che il tumore le dava. E’ abbastanza evidente che il messaggio che vuole dare la chiesa è legato all’imposizione che tenta di fare rispetto al modo di vivere la fine della propria vita. Ripeto, non entro in merito a ciò che ha vissuto quella ragazza (credo che abbia davvero sofferto tantissimo e probabilmente davvero le sue sofferenze l’hanno fatta crescere). Dico solo che la chiesa, nell’esporre una storia come quella, sembra che sbandieri una cultura della morte e del dolore vissuto in modo masochista. E soprattutto la indichi come l’unica possibile, il che è atroce.

  • Mezzamela ha detto:

    Da uno dei link che hai postato:

    “Quanto piú l’uomo è sottoposto a norme collettive, tanto maggiore è la sua immoralità individuale”.

    Che grande verità!

  • Stefano ha detto:

    “Dico solo che la chiesa, nell’esporre una storia come quella, sembra che sbandieri una cultura della morte e del dolore vissuto in modo masochista. E soprattutto la indichi come l’unica possibile, il che è atroce.”

    Il problema è che questo non lo dice la Chiesa … ma lo diceva Chiara Luce!

    Un essere umano, neppure il più falso di essi, avrebbe potuto sopportare per quel calvario lungo 3 anni nel modo che l’ha vissuto lei!

    Ora ti parlerò con il cuore aperto.

    Perchè lei era felice?
    Perchè?
    Perchè lei era felice veramente (non di quel “falso sorriso” di cui tu parli in un’altro post)?
    Perchè era felice di vivere la più grande sconfitta che uno essere umano può subire, cioè la morte?
    Perchè?
    Sono domande che ogni persona libera da pregiudizi si pone davanti a questa situazione.

    L’esperienza di Chiara Luce non ti infuoca il cuore?
    Non ti infonde la Speranza che forse anche per noi, “tristi del dolore e delle sconfitte”, possa esistere una fonte di felicità che neppure la certezza della morte ti può togliere?

    Sinceramente non me importa nulla se commettesse dei peccati come chiunque altro. Io sono fortemente attratto dalla costanza di felicità che esprimeva e quindi l’unica cosa che rimane da fare è fidarsi … fidarsi di quello che lei ci dice.
    Un po’ come se un amico tornasse dall’America e ti raccontasse tutto quello che ha visto … non ti resta che fidarti e coltivare dentro di te quel fuoco che la testimonianza verace del tuo amico ha acceso!

    Un saluto
    Stefano

  • Uyulala ha detto:

    L’esperienza di Chiara Luce non ti infuoca il cuore? Non ti infonde la Speranza che forse anche per noi, “tristi del dolore e delle sconfitte”, possa esistere una fonte di felicità che neppure la certezza della morte ti può togliere?

    boh, sinceramente no. Sono felice per lei, che abbia trovato il modo di affrontare una situazione di questo genere con tanta forza. Ma non è a lei che mi riferivo quando parlavo di cultura masochistica. E anche qui, Stefano, confondi le parole con la sostanza. E’ OVVIO che la chiesa non direbbe mai una cosa del genere, ma è evidente a chiunque affronti la questione senza pregiudizi che c’è stata una trasformazione del significato del dolore. Io ho avuto modo di assistere all’agonia e alla morte di una ragazza, totalmente atea, che ha vissuto il dolore e la sua morte in un modo non dissimile da quello di Chiara Luce, con la sola differenza che non attribuiva a nessuna divinità il suo processo di maturazione. Neppure lei ha voluto assumere sostanze analgesiche perché voleva restare lucida e gli analgesici le avrebbero offuscato la mente. E’ morta fra le braccia dell’uomo che amava, mentre insieme ricordavano i momenti più belli della loro storia. Ha irradiato luce, gioia e amore senza che questo fosse legato a nessuna religione. Gli effetti del suo amore si sono dilatati nello spazio e nel tempo e hanno cambiato in meglio tutti noi.

    Stefano, Irene era ATEA. Certe cose, certi processi di maturazione sono completamente indipendenti dalla fede religiosa, qualunque essa sia, e anche dal fatto che questa fede esista o no. Solo che la chiesa ha voluto DEL TUTTO ARBITRARIAMENTE appropriarsene.

    Altro esempio è quello di una ragazza buddista, il suo modo di vivere la sua malattia è stato di esempio a tutte le persone che aveva vicino. La sua forza e la sua serenità hanno contagiato tutti. Lei lo attribuiva alla pratica buddista (faceva parte della sokka-gakkai). Per lei quello era il mezzo, così come per Irene il mezzo era l’amore col suo compagno.

    Attribuire alla fede in dio o in gesù certi passi maturativi e un certo modo di vivere la sofferenza, è crudele, falso e profondamente ingiusto. Ognuno ha il suo modo, e in questo modo gesù potrebbe non entrarci per niente.

  • Stefano ha detto:

    Per prima cosa mi presento … sono Stefano, amante della logica e della ragione e che ama capire il perchè una persona è spinta a dire quello che dice (in questo caso a capire perchè scrivi quel che scrivi) … 😉

    Per questo ti chiedo cortesemente un chiarimento rispetto ad una illogicità che noto nel tuo ultimo messaggio.

    Come ho già detto la Chiesa (in percorso lungo più di 10 anni e non avaro di visioni critiche) non ha fatto altro che accettare quello che i genitori di Chiara Luce (ancora viventi) hanno portato alla luce di quello che la stessa Chiara Luce diceva (su Youtube puoi trovare anche registrazioni della voce di Chiara Luce con cui la Chiesa non ha nulla a che fare).

    L’illogicità che ti chiedo di spiegare meglio è questa:
    tu prima dici che il mezzo utilizzato per vivere queste situazioni per la ragazza buddista erano la pratica buddista, così come per Irene il mezzo era l’amore col suo compagno.
    Poi però dici che è crudele, falso ed ingiusto dire che per Chiara Luce sia Gesù Cristo.
    Scusami, cos’hanno la pratica buddista ed il compagno di Irene che non li rendono crudeli, falsi ed ingiusti?

    Io noto come in tutte e tre queste esperienze si ponga il fatto che l’essere umano sia riuscito a superare questa prova nei modi descritti AFFIDANDOSI!
    Alla pratica buddista, al compagno o a Gesù Cristo … ci si è affidati totalmente alla mani di un essere amorevole.

    Sinceramente non conosco chi e come si possa fare la pratica buddista, ma sicuramente noi tutti non possiamo avere come essere amorevole il compagno di Irene, mentre tutti noi possiamo avere come compagno a cui affidarci Gesù Cristo.
    E’ per questo che ti ho parlato di Speranza donata a tutti da Chiara Luce … perchè, se uno fa esperienza di Gesù Cristo, tutti possono farla 😉

    Saluti
    Stefano

  • Uyulala ha detto:

    Vediamo di capirci, per favore. Come ho scritto nel post, io non sono voluta entrare in merito alla vicenda di Chiara Luce. Detto in parole povere, NON ME NE FREGA NULLA di parlare della sua esperienza in quanto tale. Ho semplicemente parlato di alcune considerazioni che mi sono nate da una concatenazione di idee che includono non tanto Chiara, ma il ruolo che la chiesa svolge nel momento in cui vengono beatificate persone come lei.
    Allora, l’esperienza di gesù NON PUO’ essere condivisibile da tutti, ma solo dai cristiani e, ti dirò una cosa che ti può sconvolgere, nel mondo non tutti sono cristiani.
    L’esperienza buddista è a sua volta un’esperienza non condivisibile da tutti, perché non tutti sono buddisti. L’esperienza di un grande amore umano (non “credere nel compagno di Irene”, suvvia, non far credere di essere stupido visto che è evidente che non lo sei), è un’esperienza che purtroppo non tanti hanno la fortuna di fare, ma ho visto persone che hanno avuto questa fortuna ed è una cosa straordinaria. E arrivo proprio a quello che stavo dicendo: vivere un’esperienza di dolore come un’opportunità di crescita è del tutto sganciato da un’esperienza di fede, qualunque essa sia. E’ un fatto UMANO ASPECIFICO, che può vivere chiunque, anche se ognuno tenderà ad attribuire al proprio modello di riferimento la causa della propria crescita.
    Chiara Luce l’ha attribuita a gesù, e va bene
    C. l’ha attribuita alla recita del nam-myo-ho-ren-ghe-kyo
    Irene non l’ha attribuita al suo compagno, non l’ha attribuita a nulla. L’ha vissuta così e basta, semplicemente col suo compagno l’ha condivisa (è leggermente differente rispetto a quello che hai detto tu.)

    Spiegami un po’, ‘ndo sta l’illogicità? O non è forse un modo che hai trovato per cercare di non vedere ciò che sto dicendo?

    Se per te va bene usare come modello di riferimento Gesù, chi ti dice niente?
    Ciò che mi fa specie, è la pretesa di svalutare e tagliar fuori da esperienze straordinarie tutti coloro che non le vivono facendo riferimento ai modelli cristiani. A me non importa un bel niente se tu, dovendo avere un male doloroso, ti riferirai a gesù. Se questo ti permettesse di vivere al meglio una situazione difficile, sono contenta per te. Ma non pretendere (parlo a te, ma parlo alla molta parte delle persone del movimento e a buona parte dei cattolici) di avere in mano la chiave per la verità assoluta perché semplicemente questa è una presunzione bella e buona.

  • Stefano ha detto:

    Dato che non mi piace dare spettacolo, e non vorrei rendere la cosa pesate per chi vuole commentare, posso risponderti via mail?
    Se rispondo alla mail che mi arriva di solito perchè ho fatto la sottoscrizione del post, riusciresti a leggerla?

    Ste

  • Uyulala ha detto:

    ti mando io una mail. Devo farti un avviso (pubblico): non sono molto disponibile a tentativi di convincimento. Ne ho avuti fin troppi e solitamente li lascio cadere.

  • Mezzamela ha detto:

    A fanatic is one who can’t change his mind and won’t change the subject.

    Sir Winston Churchill

  • Uyulala ha detto:

    Mezzamela 🙂

    (N.B.: tutto tace…)

  • alessandra ha detto:

    aforisma per aforisma questo é indicato per churchil:)”Generalizzare vuol dire essere idioti”.[William Blake (1757 – 1827) Pittore e poeta britannico]

  • Uyulala ha detto:

    Buffo però, nel momento in cui Blake dice questo, sta operando una generalizzazione.

  • alessandra ha detto:

    Giusto!

    chi generalizza è un idiota
    l’uomo generalizza
    l’uomo è un idiota

  • Uyulala ha detto:

    Non c’è problema, con tutto quello che l’essere umano sta facendo alla natura, arriverà tranquillamente il momento in cui la Terra se lo scrollerà dalle spalle. Anche senza che generalizzi, l’uomo è comunque un idiota.

  • alessandra ha detto:

    ok

  • Mezzamela ha detto:

    Generalizzare può anche significare realizzare una propria visione della realtà, delle cose, dell’umanità basata sulle proprie esperienze e sulla propria capacità di deduzione.
    Non c’è nulla di male, anzi guai a non averne una.
    Quello che è idiota è credere che la propria visione sia la sola oggettivamente vera.
    Contrapporre aforismi ad altri è invece puro sofisma.

  • Uyulala ha detto:

    Mezzamela sono perfettamente d’accordo con te. Fra l’altro l’uso di generalizzazioni e di semplificazioni è il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni sensoriali, è la ragione per cui quando vediamo un animale lo classifichiamo automaticamente come “cane” oppure “gatto”: abbiamo creato una mappa mentale – che è una generalizzazione, appunto, delle caratteristiche salienti di gruppi di animali e abbiamo dato un nome a ciascuno di questi gruppi. Poi, io ho i MIEI gatti, e li riconoscerò fra gli altri, essi continueranno ad essere “gatti”, ma saranno “Oscar” e “Scheggia”, i MIEI gatti. E così anche per chi costruisce mappe topografiche: deve generalizzare altrimenti sarebbe impossibile poterne usare una. Ci saranno simboli e non foto, per esempio, e segni convenzionali – generici – per indicare case, monumenti, alberghi, musei etc., segni che saranno press’a poco identici in tutte le cartine.

    Solo che ognuno di noi, se non è proprio stupido, sa perfettamente che la realtà del singolo gatto non equivale al concetto astratto di gatto, sebbene vi somigli, e sa anche che quando vado a visitare una chiesa segnata nella cartina, non troverà un rettangolo con una croce sopra.

    Noi funzioniamo così, diventiamo stupidi quando, come dice un detto Zen, confondiamo la luna con il dito che la indica.

  • alessandra ha detto:

    Sempre sulla sofistica delle generalizzazioni:

    Ma forse churchil da buon generalista non conosceva ancora la storiella del tacchino
    «Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.[1]»

    Cioè concordo con Yulala che L’aspetto negativo consiste nel fatto che – normalmente e salvo rare eccezioni – ci si ferma all’osservazione induttiva, e le ipotesi che ne nascono vengono spesso assunte a verità, costruendo talvolta teorie mai verificate

  • Uyulala ha detto:

    Beh visto che stiamo giocando al gioco delle storielline, riporto a memoria (e quindi sicuramente ci saranno delle imprecisioni) un aneddoto dal valore simbolico che riguarda colui che portò il buddismo nel Tibet, Padmasambhava. Si dice che all’epoca in Tibet si discutesse fra gruppi di filosofi alcuni dei quali sostenevano il teismo e altri il non-teismo. Discutevano usando argomentazioni logiche, quando il Maestro fece un gesto e fece crollare la montagna addosso uccidendoli tutti. La storiella (come molte nella tradizione orientale, soprattutto del buddismo tibetano) ha un valore allegorico e significa che la cruda realtà schiaccia la mente e la sterile logica.

  • alessandra ha detto:

    Visto che la storia zen mi conforta nella convinzione di quanto sbagliamo neel considerare scientifici enunciati vaghi(metafisici?) con i quali pretendiamo di spiegare il tutto e il nulla, mi permetto di raccontarvi il seguito :

    Esisteva in un allevamento un tacchino particolarmente inquieto.
    Ogni giorno gli veniva puntualmente portato il cibo, ma nello sguardo del fattore non vedeva alcuna simpatia.
    Osservava che la stessa persona che gli forniva nutrimento maneggiava spesso strumenti taglienti, ed una volta lo vide addirittura servirsene ai danni di una povera gallina nel recinto accanto al suo.
    L’intera faccenda lo rendeva sospettoso, così ne parlò con i suoi compagni.

    – Amici, qua c’è qualcosa che non va bene.
    E’ vero, abbiamo ogni giorno cibo a sufficienza, nessuno ci maltratta, ma sento che c’è qualcosa dietro.
    Ieri ho visto una gallina venire uccisa dal fattore, forse potrebbe capitare anche a noi un giorno.

    – Sei sempre il solito paranoico.
    Siamo qua da anni, non abbiamo mai patito la fame, il buon fattore ci ha persino costruito una tettoia per ripararci dalla pioggia; e possiamo anche distrarci con le belle tacchinelle che ci fanno compagnia.
    Sei proprio un ingrato, dovresti essere riconoscente per tutto quello che ti viene dato.
    La verità è che stiamo bene, e da quando mi ricordo è sempre stato così.

    Venne la vigilia di Natale, e per il pranzo festivo il fattore scelse il tacchino inquieto.

    – Non se ne stava mai buono e mi rendeva nervosi anche gli altri tacchini.
    Disse il fattore ai suoi ospiti a pranzo.

    Per churchil-mela osservo,chiedendo scusa per l’ennesima citazione, che un un grande filosofo ha riflettuto sull’eticità e sull’immoralità delle norme collettive ed infine L’eticità è stata per l’appunto da lui considerata come la coscienza divenuta cosciente di se stessa realizzata nelle istituzioni storico-politiche di un popolo.

  • Uyulala ha detto:

    Alessandra poi mi dovrai spiegare perché ce l’hai tanto con Churchil. Se non fosse per lui l’Europa sarebbe ancora sotto il regime nazista.

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

Ci sono 448 articoli e 2,874 commenti.

RSS Pensieri Liquidi

Cerca in questo blog

Da Leggere Prima dell’Uso

Categorie

Creative Commons License

Creative Commons License
I contenuti di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.



Sito Non raggiungibile


Protected by Copyscape Originality Checker

Lottiamo insieme contro il neuroblastoma



Comprate il libro



Social Networks




Donatella's bookshelf: read

Il Respiro Del Grande Spirito - Canti Degli Indiani d'AmericaDove soffia il vento - Il volto più antico e profondo della cultura "pellerossa" - con una suggestiva documentazione fotograficaUna storia degli Indiani del Nord America - gli uomini dalla pelle rossa - un popolo di guerrieri e mistici innamorati della loro terraDal Popolo degli Uomini - Canti, miti, narrazioni, preghiere degli Indiani del NordamericaMolte vite, un solo amoreMolte Vite, Molti Maestri

More of Donatella's books »
Donatella's  book recommendations, reviews, quotes, book clubs, book trivia, book lists


ViviStats



Flag Counter