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Nuvola di parole

La Verità come instancabile ricerca

Prendo spunto da uno scambio di mail che mi ha messo tristezza. Una persona mi ha contattato, un uomo presumo più grande di me, che ha messo davanti a me credenziali di profonda cultura in alcuni campi fra cui di teologia.

Ovviamente non intendo citare brani delle sue mail, senza il suo consenso sarebbe molto disonesto da parte mia. Questo comporta che dovrò riassumere i concetti che mi ha esposto secondo come li ho capiti e non così come sono. E’ un limite, ma comunque intendo usare questo scambio in modo esemplificativo.

Questa persona intendeva mettermi a parte di una verità che per lui era LA VERITÀ. Cattolico profondamente convinto, ha espresso una profonda critica nei confronti della chiesa postconciliare e del relativismo etico, ammonendo che le persone, se non si fossero nuovamente rivolte verso LA VERITÀ, sarebbero state costrette a passare molto tempo in purgatorio o addirittura sarebbero finiti all’inferno. Ho semplificato in un modo vergognoso il discorso di questa persona, discorso che era piuttosto articolato, ma ripeto, non potendo usare le sue parole devo per forza cercare il nocciolo.

LA VERITÀ

cos’è questa VERITÀ di cui la metà della popolazione mondiale si riempie la bocca? I cattolici ne hanno una. Una ne hanno gli ebrei, una i mussulmani. Ne hanno una coloro che seguono in modo assolutistico filosofie non religiose (penso a cos’è successo al pensiero comunista laddove si è trasformato in dittatura). Probabilmente succede qualcosa di analogo anche in molti seguaci delle varie forme dell’induismo, ho l’impressione che nel mondo buddista succeda meno ma non credo che i buddisti ne siano esenti. Ma comunque, in un modo o nell’altro, sono tanti che vivono nella convinzione di seguire questa VERITÀ unica e immutabile.

Perché il discorso di quest’uomo mi ha sostanzialmente messo tristezza? Io conosco questo modo di vedere la vita, quando ero nel movimento dei focolari anche per me le cose erano così. Se voglio mantenere la compassione verso me stessa, necessariamente essa si dilata e trabocca verso coloro che tutt’ora vivono in questa convinzione di essere dalla parte della VERITÀ.

Questa parola rischia di diventare un macigno, pesante come il piombo schiaccia sotto un rullo compressore ogni rapporto umano. Vediamo gli altri non già come sono, non già nelle loro ricchissime sfumature e nella loro inimitabile diversità, ma li vediamo attraverso un filtro monocolore che appiattisce ogni differenza e esclude, caccia via, elimina.

Chi non accetta LA VERITÀ è fuori, dannato, perduto. E’ intrinsecamente malvagio, automaticamente immorale. Viene senza riserve catapultato fra coloro che non dovrebbero esistere, disprezzato, nella migliore delle ipotesi compatito. E tutto senza conoscere nulla, senza guardare in faccia l’essere umano che sta di fronte, senza sapere neppure un rigo della sua biografia, senza sentire un briciolo di empatia per le emozioni dell’altro.

Questo mi mette un’infinita tristezza. Ho conosciuto persone molto diverse fra loro, con idee molto differenti relative a quella che viene chiamata VERITÀ. Ma il fatto che fossero eticamente irreprensibili o al contrario spregiudicate era completamente indipendente da quello in cui credevano, era invece dipendente da altri fattori, perlopiù caratteriali e legate a scelte di vita che comportavano la decisione di vendersi o NON vendersi per denaro, potere, prestigio. Ho conosciuto persone ti tutti i tipi, e tutti sapevano ridere, piangere, amare, odiare.

Mi son spesso chiesta cosa fosse questa stramaledetta VERITÀ e in che modo un blocco di assiomi potesse cancellare fino a questo punto l’umanità dagli occhi di chi la poneva davanti a sé.

Riflessioni che ho fatto tante volte. Prima di uscire dal movimento, quando andavo in “crisi”, tali riflessioni erano prive di parole, sotterranee e dolorose. Dopo, libera da vincoli ideologici, son diventate via via sempre più chiare, si sono arricchite di parole e di concetti.

Nel mio vivere costantemente all’interno di una concezione di armonia fra opposti, mi accorgo che la mia visione rispetto alla VERITÀ è apparentemente contraddittoria.

Forse esiste e non esiste al tempo stesso. Penso che sia un continuo, fluido cercare fra le pieghe della nostra vita, fra le NOSTRE pieghe della NOSTRA vita, un cercare nel continuo confronto con gli altri, con altri pensieri, altre filosofie, altro sentire. Penso che possa esistere solo in una ricerca senza sosta, lunga quanto la nostra stessa vita, lunga oltre la nostra vita in quanto nessuno di noi parte da zero ma raccoglie il testimone della ricerca di chi ci ha preceduto.

E penso che solo così, nel guardare con occhio limpido e puro la realtà e il nostro prossimo, possiamo andare avanti passo dopo passo senza portare sulle nostre spalle il fardello di una VERITÀ monolitica, inerte come una statua di sale, pesante come una macina da mulino, inutile come un frigorifero al polo nord. Ma lasciarci guidare semplicemente dal fluire della nostra costante ricerca, nella piena umiltà che nessuno ha in mano né verità, né soluzioni, che non esiste possibilità per un semplice e piccolo essere umano di stabilire con un giudizio se un altro essere umano è da salvare o dannare. Neppure se il proprio giudizio si appiglia ad un monumentale apparato fideistico.

E concludo invitando chi mi legge a cercare il racconto di Michael Ende (si, proprio quello di “La Storia Infinita”) che ha per titolo “Indicavia”. Si trova nella raccolta “La prigione della libertà“.

Perchè la VIA, e così la VERITÀ, sono sempre strade individuali.

Vorrei concludere con una nota ad A.

Guarda le persone, non le loro idee. E scoprirai che fra coloro che tu chiami “pagani” esistono dei veri santi. Santi senza aureola, santi senza chiese, santi senza riconoscimento alcuno. E proprio per questo, infinitamente più santi.

Buona vita, A.

(N.B.: l’immagine che ho caricato proviene da QUESTO SITO. Qualora avessi violato un diritto di copiryght, sono pronta a rimuovere la foto dal post)

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