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Controllo verso Libertà – istruzione e cultura

I nostri giovani stanno cominciando a lottare. Cominciano gli universitari, occupano gli atenei, organizzano sit-in allo scopo di bloccare il traffico automobilistico e ferroviario. Protestano, per lo più pacificamente ma in modo molto deciso ed energico.

C’è in atto un esplicito tentativo di rendere l’istruzione fruibile solo da pochi, da coloro che possono economicamente permettersi di pagare rette elevate. Sembra che si cerchi di ritornare ad una società costituita da caste rigide, una società dove se nasci da un muratore sei destinato a diventare muratore o tutt’al più operaio metalmeccanico, senza possibilità di riscatto attraverso l’impegno e l’ingegno.

Eppure riflettendo mi sono resa conto che questi tentativi potrebbero produrre risultati piuttosto diversi.

Guardiamo lo scenario fra qualche anno, non certo due o tre ché sono troppo pochi. La casta dirigenziale ha acquisito ogni diritto legale di trasmettere ai propri discendenti il proprio feudo e la maggior parte della popolazione deve rinunciare ad un’istruzione in quanto non possiede i mezzi per proseguire negli studi.

Ad un bel momento però qualcuno ritrova fra le carabattole di famiglia dei vecchi libri. Comincia a leggere, e più legge e più desidera conoscere, più desidera conoscere e più si dà da fare per procurarsi altre letture. Letture che diventeranno disordinate, senza un filo conduttore se non quello della curiosità, della casualità o quello determinato dalle citazioni e dai riferimenti che ogni libro si trascina con sé a mo’ di catenella. Chi comincia incoraggia altre persone a farlo: vuole poter parlare della propria scoperta agli amici, ai parenti, e forse anche ai colleghi di lavoro.

A poco a poco la lettura diventa un interesse via via più diffuso. Dilaga come una specie di epidemia, che fa abbandonare le TV (chissà come si chiameranno nel prossimo futuro?), che fa venire a noia tutto quello che è stato inventato per distrarre e per addormentare le menti.

I cervelli cominciano a poco a poco ad uscire dal proprio torpore. Si stiracchiano, sentendo scorrere nuovo sangue, sentendo il formicolìo serpeggiare lungo tutte le sinapsi fino ad allora mal utilizzate.

Ed ecco che a poco a poco i giovani catturano una cultura diversa, caotica, disordinata, e soprattutto completamente libera. Una cultura che non è pilotata dall’organizzazione accademica e da programmi ministeriali, che non è vincolata al raggiungimento di un voto, che si forma, mattone su mattone, per il semplice gusto di esistere.

La casta ha una preparazione accademica, rigida, è indottrinata, impara a pensare secondo i binari imposti dal ruolo, imposti dalla casta stessa. E si trova come un blocco di granito che a poco a poco viene circondato da un fiume di lava bollente, dal decorso tumultuoso e imprevedibile.

Hot Lava

C’è una continua incessante battaglia nel genere umano fra la volontà di controllo dei propri simili e il bisogno intrinseco di libertà. Grazie a FaceBook ho letto un articolo dal titolo “Un chip sottocutaneo per controllare la popolazione“, all’interno di quest’articolo è riportato un video in cui è descritto il progetto per manipolare e controllare il genere umano. Non mi chiedo tanto il perché vi sia questo desiderio, questo progetto, mi chiedo piuttosto: “Ma chi ve lo fa fare?”

L’essere umano non è controllabile. Se si può esercitare un controllo sui popoli per un certo tempo, anche lungo, se è anche possibile ottenere obbedienza, dedizione, servilismo su un’ampia fascia di popolazione, non si riuscirà mai a ottenere un controllo globale e ci sarà sempre qualcuno abbastanza matto, abbastanza strano, abbastanza incosciente e abbastanza innamorato della vita da sfuggire anche alle maglie più strette.

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