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Vivere nel movimento dei focolari una vita già tracciata

Con il consenso di Chiara, una ex gen del veneto, pubblico integralmente una testimonianza che ha voluto condividere con me via email. La ringrazio particolarmente perché mi ha consentito di pubblicarla così com’è, senza modifiche atte a renderla non riconoscibile, e di usare il suo nome vero. Che, come spesso capita alle figlie di interni dell’opera, coincide con quello della fondatrice.


Ciao Donatella!

Sono un po’ più piccola di te, ho 28 anni, ma ti capisco tanto, quello che hai scritto sulla tua vita gen e dopo lo provo anch’io.

Io ci sono nata, ho cominciato ad avere dubbi a 19 anni ma il taglio è stato lentissimo, me ne sono andata definitivamente a 26 anni.

Anch’io lavoro nel sociale, educatrice nella disabilità,  sono d’accordo anche sul tuo sfogo riguardo l’organizzazione e la voglia di silenzio nel privato… son contenta di non essere sola in questo, perché è un po’ che mi chiedevo se non fossi esagerata in questa “stanchezza sociale” e bisogno di pace…

Ti ho trovata perché stavo studiando per un corso di musicoterapia, l’argomento era rapporto tra trance e follia e.. mi son messa a pensare se Chiara Lubich non fosse alla fin fine solo una matterella originale! Mi son messa su internet a cercare critiche sul movimento, cosa che non avevo mai fatto, ed eccoti!

Vorrei condividere con te una riflessione su quello che è stato l’elemento preciso che mi ha fatto dire “E ora basta!!” alla vita gen. Non so se ne sei a conoscenza, perché per tanti anni gli interni non ne parlavano più, ma dal 2000 circa in poi il movimento ha usato delle visioni che sembra Chiara avesse avuto nei primi tempi sul paradiso.

E’ stato un tormento! Io ho proprio pensato “Ma questi non sanno più cosa inventarsi, se ora pretendono di basare tutta la loro esistenza, e la nostra, su delle visioni e sulla vita dell’aldilà!” Tra l’altro l’idea sottile che passava è che solo il movimento ti dava la chiave per arrivare li, che anche altri bravi cristiani ci potevano riuscire ma con più fatica.

I focolarini avevano l’accesso facilitato! Il concetto era che Chiara ci aveva già visti tutti in un drappello in cielo davanti a Dio, stava a noi rimanerci. Io avevo 17 anni (poi questo è stato l’argomento principale di congressi e scuolette per anni e anni) e mi sono sentita tanto tanto male.

Pensavo:  “E ora? a 17 anni mi sono state date già tutte le risposte, che io NON HO CHIESTO, e il resto della vita come lo spendo? La ricerca di verità, di significato, di cui dovrebbe essere impregnata l’esistenza, per me è già finita, potrei anche togliermi la vita adesso, non c’è più niente!” Lì ho cominciato a sentirmi sola, perché sembrava che nessun altro pensasse quelle cose…

Tra l’altro era il periodo in cui cominciavo a chiedermi che fare del mio futuro, la mia idea era di andare a Trieste a studiare (io sono veneta) psicologia o pedagogia e avevo non pochi problemi in casa che già mi portavano a guardare a questo progetto come ad un sogno irrealizzabile. Trieste era sia una scelta comoda per l’appoggio di molti miei familiari che vivevano li (i miei non erano certo ricchi e andare a stare da parenti sarebbe stato un bell’aiuto), sia importante per me per capire un po’ le mie radici (mio padre e mia madre sono istriani).

Tu non hai idea di che terrorismo psicologico la mia assistente gen e il mio bianco sono state capaci per farmi desistere in questo progetto! Era successo che Trieste, essendo una città molto vera e impregnata di libertà, aveva “portato” molte gen capitate lì a “perdersi” fino a lasciare il movimento! Invece a Padova tutto l’ambiente universitario era sotto controllo, tra casette gen dove andare a vivere e gruppi studio che diventavano il gruppo con cui facevi tutto, dall’andare al cinema a fare le vacanze a casa di una o dell’altra!

Mi hanno letteralmente rotto le palle cercando di convincermi ad iscrivermi a Padova e mi hanno derisa davanti ad un gruppo in cui c’erano anche persone che non conoscevo bene, per la mia idea di andare a Trieste. Eravamo al centro congressi di Castelgandolfo (una prigione. 18 congressi, mai vista Roma! Un giorno stavo per prendere il treno e scappare!), mi ricordo ancora, in sala A a far comunione d’anima… è stata la prima volta che ho pensato: “E se mi alzassi, salutassi tutte e uscissi da qui?”

Non l’ho fatto, ma è stato BELLISSIMO E IMPORTANTISSIMO per me poterlo pensare! Cioè, essere convinta, capire e sentire nel profondo che avevo scelta! Che potevo non essere d’accordo, anche offendermi, rispetto quello che mi veniva detto!

Da lì pian piano ho visto tutto con altri occhi.. per fortuna ho sempre fatto quello che volevo, come quando ho cominciato ad andare a lezione di pianoforte, strumento che ho sempre adorato, e la mia capa mi ha detto che il piano non serve a niente perché non è trasportabile e non puoi portarlo agli incontri ed era meglio che imparassi la chitarra! Ho cominciato a raccontare poco della mia vita e delle mie scelte, non raccontavo delle mie vere amicizie, delle mie storie amorose, di casa mia, (argomento sul quale sfogarmi mi avrebbe fatto anche bene, ma percepivo che a loro non fregava molto, perché i miei non erano di serie A, come i focolarini sposati o i volontari). Sono andata a Trieste, ho scelto da sola tutto pur tornando nei week end in veneto e partecipando ancora alla vita gen. Un giorno è arrivata il bianco a dirmi che “non mi capivano più, non sapevano bene cosa fare con me” etc e io non capivo chi era questo “loro” che non mi capiva e mi sembrava che mi trattassero da malata!! Ho mollato il movimento in veneto e ho fatto parte per un po d’anni di quello di Trieste, che ti devo dire è un po’ diverso, infatti non è super ben visto dalle altre zone, perché “concede” molta più libertà ed è più semplice in tutto, molta meno struttura. Ho mollato definitivamente due anni fa perché stavo insieme ad un gen e stavamo cominciando a parlare di matrimonio… Come spiegarti? Come Rose in Titanic, ho visto tutta la mia esistenza da quel momento in poi come se l’avessi già vissuta. Avrei saputo descriverti il giorno del matrimonio minuto per minuto e tutte le scelte da lì in avanti, tutte le domeniche, le persone frequentate…tutto. Volevo molto bene a quel ragazzo ma non volevo una vita così. E sposarlo e vivere con lui mollando il movimento non era possibile, perché la sua vita ne è intrisa a livello di rapporti e di impegni (di idee no, ragione con la sua testa per fortuna). Ho lasciato lui e con lui tutti. Tutte le mie conoscenze,tutte le mie amicizie, i ritmi della mia giornata, tutti i luoghi che frequentavo di più. E la città è diventata come se fossero due città in una! C’è una Trieste dove i gen si trovano, fanno gli incontri, frequentano certi locali etc e c’è una Trieste dove vivo io ora, con altre persone, un altro ragazzo, altri luoghi e… questi due mondi non si incontrano quasi mai! E’ impressionante ma è così, il movimento crea non solo vite parallele ma veri e propri mondi, città, strade paralleli!

Ora l’unica parte difficile della mia vita è il rapporto con mia mamma, che mi vede con un piede già nella fossa dell’inferno!! Normalmente riesco a riderci su, a volte mi prende lo sconforto per questa fortissima incomunicabilità, questa incolmabile distanza tra me e la persona che mi ha dato la vita ma che vivrà per sempre, ne sono sicura, col paraocchi più spesso che ci sia.

Grazie della possibilità di buttare giù queste righe, così facendo si staccano pian piano dal mio cuore, dalla mia testa, dal mio inconscio (il 50 % dei miei sogni avviene in ambienti del movimento…)

un bacione grande!

Chià (a volte vorrei cambiare nome…)

Ringrazio ancora una volta Chiara per le sue parole e per aver descritto con tanta precisione quello che le è successo all’interno del movimento.

N.B.: La storia di Chiara ha aspetti simili a quella di Laryssa, anche lei nata da genitori interni del movimento.


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Ci sono 16 commenti

  • […] mazzo di fiori freschi Gli ultimi cinque commenti pubblicatiSacro Profano » Vivere nel movimento dei focolari una vita già tracciata su La storia di … : Sono praticamente nata nel movimento dei focolariUyulala su Chiara Lubich […]

  • Laryssa ha detto:

    Cara Chiara,

    come non capirti!
    Come non capire il paraocchi più spesso che ci sia di tua madre,
    le scelte imposte per lungo tempo,
    la mente offuscata.
    Per fortuna, c’è chi riesce a rialzarsi, o, per meglio dire, a ribellarsi definitivamente.
    Ed ha una marcia in più.

    L.

  • Mezzamela ha detto:

    Queste madri, che vedono così lontano, che vogliono il meglio ed il massimo per le loro figlie, ma che non sanno fare una cosa tanto semplice: guardare nei loro occhi e scoprirne la tristezza, il bisogno di libertà, il bisogno di essere amate per come sono.
    Queste madri che non sanno amare.

  • siriana ha detto:

    mezzamela parli per te? che poesia nelle parole che dici

  • Uyulala ha detto:

    Sai Siriana, purtroppo è vero che esistono genitori così (ovviamente non solo madri…). E non parlo solo delle madri o dei padri del movimento. Ci sono persone che sono completamente inadatte a fare i genitori e che invece sono convinti di essere perfetti, di fare il meglio per i propri figli.
    L’amore materno – o paterno – sono tutt’altro che innati. Ci vuole molta consapevolezza di se stessi per poter guardare un figlio così com’è e non così come vorremmo che fosse…

  • chiara ha detto:

    Grazie per aver letto e per i commenti! Ogni tanto mi chiedo che valori cercherò di trasmettere io ai miei figli, che messaggi vorrò che passino nella mia famiglia! E’ difficile immaginarsi fuori dal modello da cui si proviene. Tutta la mia famiglia è credente, papà lo era (è morto 8 anni fa) in maniera semplice e senza entrare nel movimento, quindi ho anche un bell’esempio nella mia storia di come essere cristiani. Però ora mi pare di non credere più a niente… l’esistenza di Dio la sento ancora dentro e fuori di me, ma si ferma lì! A volte credo che il senso di tutto può c’entrare con la visione cristiana della vita, a volte mi pare che la vita vada avanti così, senza senso, come va va… Ho tempo per capirmi e pensarci, ma trasmetterò ai miei figli la religione cristiana? li battezzerò?Li manderò a catechismo come fa mia cugina con i suoi chiarendo che vuole che imparino quelle cose e poi da grandi sceglieranno?

  • Laryssa ha detto:

    Chiara, questo purtroppo è quello che mi chiedo anche io… il mio ragazzo è credente, cristiano cattolico, quindi penso che, essendo poi la religione cristiana l’unica religione che conosco abbastanza bene da poter spiegare e insegnare in qualche modo, forse potrei fare come tua cugina, mandare tutti al catechismo e spiegare ai miei figli che esiste dio e che più di 2000 anni fa hanno ucciso una persona che diceva di essere suo figlio, senza esaltare nulla. Non penso che potrei insegnare qualcosa di diverso ai miei figli, non avendo io una religione ben precisa (mi piace molto il sufismo, ma anche la reincarnazione in un certo senso…). Spiegherei anche che esistono altre religioni e gliele farei conoscere, magari con qualche libro. Così loro capiranno che cosa è la religione e chissà, magari avranno un rapporto sano con essa, sicuramente molto migliore del mio.
    Ma ancora, ovviamente e per fortuna, manca molto tempo all’arrivo di figli (almeno spero), perciò faccio in tempo a cambiare idea 1000 volte. :p

  • Uyulala ha detto:

    Sapete, in effetti ciò che succede con i figli spesso è legato a com’è il figlio più che a tante teorie che possiamo costruirci sopra. Personalmente penso che l’insegnamento più efficace sia la coerenza e l’esempio, qualunque siano i valori in cui crediamo. Con mia figlia non mi sono preoccupata più di tanto. E’ cresciuta molto libera e i valori li ha trovati spontaneamente in sé. Lei è atea (la prima volta che le ho sentito dire “dio non c’è” aveva circa due anni…), molto attenta alle problematiche sociali, è una persona schietta e leale e odia le ingiustizie. Dal momento che non le ho “insegnato” nulla, probabilmente lei ha avuto la possibilità di far emergere ciò che è veramente.
    Ma sull’insegnamento di una religione io ero fin dall’inizio contraria. Ho lasciato che i miei parenti provassero a farlo, ma hanno ottenuto solo che lei si allontanasse di più.

  • Elena ha detto:

    Che bello questo articolo, grazie! Mia madre mi ha perseguitato per anni dopo che ho lasciato il movimento, poi ha capito. Ma per circa tre anni abbiamo litigato ogni settimana per questo argomento. Poi quando ho smesso di andare a messa perchè mi dava una fortissima ansia, non mi parlava per tutto il giorno, ma d’altra parte pur credendo profondamente in Dio andare a messa per me significa riaprire le porte a un mondo di sensi di colpa, paure, angosce.Lo faccio molto raramente e appena sento che sto perdendo l’equilibrio scappo 🙂 Penso che tu abbia avuto molto coraggio nel fare le scelte che hai fatto, ti ammiro per questo, non hai scelto di compiacere chi avevi intorno, hai scelto di essere autentica e felice. Mi ha fatto ridere la parte su castel gandolfo perchè l’ultima volta che sono andata a un congresso, ricordo di aver avuto un piccolo attacco di panico proprio perchè mi sentivo in trappola, allora ho abbandonato una conferenza e sono uscita, ricordo di aver camminato nel parco, di essere arrivata a un cancello e di aver guardato fuori le macchine che passavano, la vita che scorreva, lì mi sono resa conto con sorpresa e dispiacere che volevo essere fuori di lì.Mi sentivo così male che ho messo il viso tra le sbarre e ho respirato. Poi piano piano è passata.

  • chiara ha detto:

    Caspita Elena… beh, attacchi di panico agli incontri per fortuna mai pervenuti! Però negli ultimi due congressi (ne ho fatti tipo 18 in tutta la mia vita… uff!) scappavo spessissimo! Chiedevo il programma della giornata, decidevo cosa non volevo assolutamente sentire (di solito robe su sessualità e su visioni del paradiso) e mi facevo il giro del lago ascoltando i gemelli diversi nell’i-pod!
    Invece ansia a messa tantissima. negli ultimi due anni sono andata una volta, e perchè volevo io e basta, passeggiavo e sono entrata in una chiesa, punto. Con mia mamma devo fare come un’adolescente: quando vado a trovarla uno o due giorni o evito la domenica, o fingo di andare da sola e vado a farmi un giro ( però entro in chiesa, cerco con lo sguardo qualcuno che conosco così dopo dico di averlo visto!) E’ l’unico modo per vivere il resto della giornata serenamente e visto che ci vado 3-4 volte all’anno tanto vale! poi in realtà lo trovo molto divertente!!

  • Elisa ha detto:

    Grazie dei vostri contributi. Anch’io sono stata una gen, tra i 15 ed i 24 anni, anche se la mia storia è stata un po’ diversa dalla vostra: i miei non sono mai stati nel movimento, e sono sempre stata molto acuta ed difficile da addomesticare…

    Diciamo che sono lentamente scivolata fuori dal movimento dopo la laurea, quando ho iniziato a viaggiare, a lavorare all’estero [e devo dire, che ringraziero’ a vita la mia bianco di unità, che mi capi’ fino in fondo ed ed incoraggio’ a partire, nonostante l’assistente gen storcesse il naso e tutte le pope mi guardassero come un’anima in partenza per la terra degli esseri dannati).

    Trasferitami a Londra, ho continuato 1 anno con le gen del posto. Poi trasferitami nuovamente,ho smesso di cercare il movimento. E ho chiuso quell’esperienza in un cassetto, prendendo sempre piu’ in mano la mia vita.

    Ma so, che tante cose, tante esperienze, tante delusioni, tante lacrime, sono chiuse in quel cassetto. Tante cose che mi hanno impedito per anni di vivere le mie emozioni, i miei sentimenti. Di apprezzare ed imparare dalle mie debolezze. In questo blog sento vibrare tutto quello che ho vissuto in quegli anni. Rivivo l’atmosfera di plastica dei congressi gen, la pressione ed il sentirsi costantemente sotto esame delle scuolette gen. Anni in cui mi sono sentita inadeguata perchè non volevo saperne nè di sposare un gen, nè di entrare in focolare: volevo solo VIVERE. Anni in cui persone minime e problematiche sostenevano attacchi psicologici quotidiani contro di me, camuffando la propria necessità di riconoscimento personale sotto l’etichetta “volotà di Dio”. Anni in cui mi sono sentita accusare di non voler mettere i miei talenti aal servizio di Dio, solo perche’ volevo scegliere da sola che fare della mia vita (una gen, anzi, una bianco gen, non puo’ fare cosi’). Pressioni, da cui solo le mie capacità, la mia vogia di spingere oltre la mia personale frontiera del possibile, mi hanno salvata

    Non dico che il movimento sia il Male: ho conosciuto persone meravigliose, che sono ancora nella mia vita. Alcune di loro, stressatissime, insoddisfatte di matrimoni accettati perchè “era l’ora, per una gen, di sposarsi”, e frantumate tra l’insoddisfazione e le difficoltà e la paura di perdere tutto, gli amici e l’onore. Altre sono serene, e stanno bene li’. Ma alcune situazioni che ho vissuto, determinate tecniche, situazioni, pratiche, non sono giustificabili.

    Grazie, perchè mi aiutate a sbirciare in quel cassetto, a riconciliarmi con alcune esperienze che ho vissuto, delle quali vorrei tanto parlare, ma è cosi’ difficile trovare degli ex disposti a confrontarsi senza rancore verso l’opera…

    Grazie

  • Uyulala ha detto:

    Ciao Elisa, non so cosa stia succedendo ai commenti, ma ogni tanto sembra che non rispondano al comando di approvazione. Comunque ho letto con attenzione quanto mi dici. Il livello di problematiche che si sviluppano all’interno del movimento è evidentemente variabile e dipende da molti fattori. Spesso ho notato, fra l’altro, che ci sono tante persone veramente buone, persone che sono buone NONOSTANTE il movimento e non grazie ad esso. Non posso che ringraziare costoro di esistere. E ringrazio te per questa tua testimonianza.

  • Mezzamela ha detto:

    Scusami, ma non capisco cosa intendi per ” … buone NONOSTANTE il movimento”.
    Potresti spiegarti meglio?

  • Uyulala ha detto:

    Mezzamela, il livello di controllo all’interno del movimento è molto alto, e così la spinta all’omologazione. Questo provoca molto frequentemente delle situazioni piuttosto strane sul piano psicologico. Le persone si sentono realizzate perché DEVONO sentirsi realizzate e non perché lo siano realmente. E di conseguenza vivono in uno stato di frustrazione che non ammettono neppure a loro stessi. Tutto ciò potrebbe generare comportamenti di sottile perfidia – e in effetti spesso li genera – eppure sono tante le persone che riescono a restare sinceramente buone nonostante queste sottili ma implacabili pressioni interne.

  • chandelli cantti ha detto:

    Carissime tutte,

    Gostaria muito de saber se vocês acham que abrindo o coração dessa maneira se é uma ajuda pra vocês e se ajudam as pessoas que por acaso leem esses desabafos???

    Acho que todas as experiências dolorosas deixam marcas,servem para nosso crescimento interior e não pra ser jogadas fora assim como voces estão fazendo…

    podem responder em italiano.
    Até breve,

    Chandelli

  • Uyulala ha detto:

    Ti rispondo in Italiano. Ogni esperienza, bella o brutta, può essere usata per la propria crescita individuale. MA questo non significa che le persone devono tacere e non denunciare i soprusi. Son due livelli completamente differenti.

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