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Movimento dei focolari – vietato pensare

Inaspettatamente ricevo anche una mail da un’altra ex gen, si chiama Francesca, è veneta anche lei, e ha deciso di aggiungere un altro pezzo del puzzle che a poco a poco si sta delineando, rispetto alla vita all’interno del movimento, ai rapporti fra gli interni e i non appartenenti al movimento, rispetto a quello che succede in chi si allontana. Come Laryssa e come Chiara, anche Francesca è entrata nel movimento per ragioni – per così dire – “genetiche”, portata dentro da ragazzina o da bambina in quanto dei membri della sua famiglia ne facevano parte.

Eccomi. Ho 30 anni e dopo una vita da gen 3 prima e gen 2 dopo, non per mia scelta (molti membri della mia famiglia fanno parte del movimento da anni e io mi ci sono ritrovata dentro per forza di cose), a 22 anni ho deciso di allontanarmi da quel mondo, per riuscire a troncare del tutto a 23 anni.

Ho trovato il blog di Donatella per caso, mentre girovagavo su internet spinta dalla curiosità di vedere se c’era qualcuno che parlava di quello che avevo vissuto anch’io anni prima, ho scambiato qualche messaggio con lei e ho capito che mi avrebbe fatto piacere raccontare anche la mia storia. C’è da dire che, come hanno notato tutti quelli che nella loro vita hanno incontrato e poi abbandonato il movimento, ci sono degli elementi comuni che ritornano con una costanza impressionante: parole, atteggiamenti, sensazioni, pensieri… Di molti di questi aspetti ho deciso di non parlare perché sarebbe una ripetizione di cose già dette da altri, basti solo sapere che mi rispecchio alla perfezione in tutti i racconti che ho letto di persone che hanno abbandonato il movimento!

Tutto sommato sono uscita abbastanza indenne da quel mondo, a differenza di altre persone che hanno avuto seri problemi, sensi di colpa, senso di inadeguatezza, che si sono ritrovate sole e tagliate fuori dalla vita sociale, senza più punti di riferimento, senza meta. Il mio è stato un allontanamento graduale ma inesorabile, tante cose che prima sopportavo o decidevo di ignorare mi sono pian piano diventate intollerabili. La mia enorme fortuna è stata essere quella che sono: una persona che non si accontenta di risposte pronte, che vaglia tutto con la propria testa e il proprio spirito critico, che non da niente per scontato, che crede in se stessa e in quello che prova, piena di dubbi che cerca di risolvere a modo suo e non seguendo il pensiero di massa, indipendente e poco plasmabile, se serve indifferente alle critiche altrui. Tutto questo mi ha salvato, perché mi ha sempre permesso di mantenere una certa autonomia rispetto a quello che mi si voleva inculcare a forza.

Ricordo di aver sempre mal sopportato certi atteggiamenti, modi di pensare e di parlare tipici del movimento.

Mi irritava il gergo che tutti erano invitati ad usare, fatto di termini che io trovavo ridicoli (GIM = gesù in mezzo, accettare o fare la volontà di dio – e su questo aspetto mi soffermerò dopo – farsi uno, zone, zonette, focolare, perni, il bianco, l’unità, amare gesù abbandonato, vivere i colori…) ma di cui avevo intuito lo scopo, cioè creare un legame settario tra chi li usava, un legame che facesse sentire unici – seppur tutti uguali come se fossero stati fatti in serie – quelli che usavano quelle parole, una spirale del tipo:

“solo loro possono capirmi, parliamo la stessa lingua, abbiamo un nostro codice che ci rende speciali”

che induce a parlare sempre più spesso con chi parla lo stesso codice e a prendere le distanze dal resto del mondo.

Mi infastidiva il loro desiderio di avere sotto controllo ogni aspetto della vita di noi gen, tanto da arrivare a imporci di organizzare la nostra settimana con il bianco di unità, con cui andavano discussi e decisi orari di studio, attività extra-studio o lavoro, incontri, uscite con gli amici, e tutto quello che poteva rientrare nella quotidianità.

Accettavo a fatica che mi si dicesse cosa dovevo pensare di questo o di quell’argomento, soprattutto per quanto riguardava scelte personali o modi di sentire propri e intimi, specifici di ciascuna persona.

Mi infastidivano le ingerenze nella vita extra-movimento, che loro vedevano come qualcosa da combattere perché mantenere un legame stabile con il “resto del mondo” era pericoloso (dal loro punto di vista lo era davvero perché avere contatti con gente fuori dal movimento e attività non legate al movimento portava ad allontanarsi momentaneamente da esso, con il rischio di trovare più allettante quel mondo e di cominciare a vedere le cose da altri punti di vista meno assolutistici e meno chiusi).

Una cosa che più di tutte non sopportavo era il loro sentirsi superiori al resto del mondo. Loro, con la scusa che erano illuminati dall’ideale e che agivano seguendo la volontà di dio, pensavano di essere sempre nel giusto e si permettevano le critiche più atroci nei confronti delle persone non facevano parte del movimento, anche se queste ultime non avevano fatto nulla di male. Frasi come

“quel mio collega, poverino, è una bravissima persona, per carità, niente da dire, però sai… non è del movimento”

seguite da sorrisino di pietà nei confronti del ‘bravo collega che però è inferiore perché non conosce il movimento’ mi facevano imbestialire!! Io, che ero cresciuta credendo che fosse giusto rispettare gli altri, di chiunque si trattasse, indipendentemente da religione, lavoro, sesso, razza dovevo sentir dire certe assurdità proprio da quelli che predicavano ama per primo e che si vantavano di essere i migliori, i più caritatevoli, gli eletti… Il motto che ci ripetevano a oltranza era

“ricordatevi che voi non site come gli altri, voi siete NEL mondo, ma non DEL mondo”

e io ogni volta pensavo “mi dispiace per voi ma io mi sento parte del mondo, mi piacciono molte delle cose che esistono su questo mondo, mi piace farne parte, viverci, girarlo, scoprirlo, mi sento integrata in questo mondo e non mi sento superiore agli altri!”

Per anni ho cercato di adattarmi a tutto questo con grande fatica perché lo ritenevo un voler uniformare a tutti i costi le persone e il loro modo di essere con lo scopo di annullare personalità, spirito critico, desideri e diversità individuali. Mettevo a tacere il fastidio che provavo nel dire certe cose che non sentivo mie ma che sapevo che gli altri si aspettavano dicessi, facevo finta di essere d’accordo con ogni cosa che veniva detta (ben presto infatti avevo imparato che i dubbi non erano ammessi, e che veniva totalmente scoraggiata la sana pratica del porsi domande e cercare risposte e soluzioni personali), tralasciavo di raccontare avvenimenti ed esperienze che sapevo non essere gradite… e continuavo la mia vita come volevo io, senza farmi troppo condizionare dal movimento.

Avevo raggiunto una sorta di compromesso con me stessa: senza mai rinnegare quella che ero, quando stavo in ambienti del movimento o con gente del movimento tenevo nascosti certi miei lati e non parlavo delle mie idee e dei miei pensieri. A dire il vero mi sentivo sempre un po’ inadeguata, mi guardavo intorno e non trovavo nessun altro che vivesse il movimento nel mio stesso modo, con dubbi e domande e insoddisfazioni, sembravano tutti talmente contenti e immersi in quell’ambiente, nessuno aveva cose da chiarire e risposte da trovare, nessuno mai metteva in dubbio qualche aspetto della vita da gen, a tutti andava bene parlare usando quei termini idioti, a tutti andava bene vestirsi come avevano consigliato quelle pope, o leggere quello che aveva consigliato il bianco, o fare le attività – sempre legate al movimento – suggerite da quell’altra volontaria. Non esistevano individui con le proprie unicità, ma c’era solo una lunga serie di ragazzi e ragazze che si somigliavano in modo impressionante in tutto, come dei burattini, dal modo di sorridere a quello di gesticolare, dai locali frequentati alle spese effettuate, dai giudizi inflitti agli altri alla musica che ascoltavano.

L’inizio della rottura è avvenuto quando avevo poco più di 19 anni, con la fine del liceo e l’inizio dell’università ero molto maturata e avevo cominciato ad approfondire alcune amicizie che avevo da poco, bravissime persone che frequento ancora adesso e che sono state importantissime per me perché mi hanno fatto capire quali sono e come sono i rapporti autentici. Insieme a questi amici facevo le cose che fanno tutti i ragazzi di quell’età: serate in compagnia, feste, gite, qualche vacanza…

Più frequentavo questi ragazzi, più mi accorgevo che le persone “fuori” sono più comprensive, più sincere, più spontanee, più gentili, più felici, più serene, più realizzate… più vere! E questo all’inizio (ma solo all’inizio!) un po’ mi scombussolava perché per anni avevano provato a farmi credere che il resto del mondo fosse brutto e cattivo e inferiore e che ci si poteva salvare solo facendo parte del movimento e tagliando piano piano i ponti con tutti gli altri, e anche se non avevo mai dato troppo peso a queste considerazioni, il condizionamento l’avevo subito lo stesso in modo passivo.

Ben presto la voce che frequentavo regolarmente questi amici extra-movimento è arrivata alla bianco della mia unità, prima, e alla popa responsabile di noi gen, poi. All’inizio hanno cercato di indurmi a non frequentare più i miei amici con metodi sottili e con mezze frasi e sorrisini falsi, facendo leva sul fatto che facevo parte del movimento ed ero speciale e non potevo farmi contaminare da gente comune che non condivideva il mio ideale. Credevano di avere di fronte una ragazza come quelle con cui erano abituate ad avere a che fare, pronta a piegarsi ai desideri e alle decisioni dei superiori “per il suo bene” e a lasciare da parte se stessa. Io facevo finta di non cogliere e mi tenevo stretta gli amici. Vedendo che con me quelle tattiche non funzionavano nel tempo si è giunti a frasi del tipo

“le migliori amiche di una gen possono essere solo altre gen”,

“una gen non dovrebbe frequentare spesso persone che non siano del movimento, non fa bene al suo cammino spirituale”,

”le persone che non sono del movimento ci influenzano in modo negativo, perché non sono illuminate dall’ideale”,

”un maschio e una femmina non potranno mai essere amici, non esiste l’amicizia tra ragazzo e ragazza”,

”frequentare dei maschi non fa bene, ti induce ad avere desideri impuri, devi frequentare solo femmine per evitare certi pensieri e certi desideri”,

”il fidanzato di una gen può essere solo un gen, solo così possono vivere il loro amore e la vita di coppia come vuole dio, nella luce dell’ideale e con il supporto del resto del movimento”

… il tutto per cercare di farmi sentire in colpa e di allontanarmi dai miei amici. Nello stesso periodo avevo iniziato anche a fare varie attività (sport e volontariato soprattutto), ovviamente senza chiedere il permesso a nessuno di loro, la mia vita era mia e se una cosa andava bene a me non vedevo perché dovevo discuterne con chi dimostrava di conoscermi così poco e di avere una così bassa considerazione di me, dei miei pensieri e delle mie scelte. Questo aveva aggravato ulteriormente la mia posizione di “ribelle”, di gen che non faceva la volontà di dio e che non si confrontava con bianchi e pope varie prima di prendere qualsiasi decisione e di fare qualsiasi passo. Più loro cercavano di condizionare la mia vita e le mie scelte più io mi sentivo soffocare e mi allontanavo, raccontando sempre meno di me e diventando sempre più insofferente ai loro tentativi di ingabbiarmi e ricondurmi sulla retta via.

Alla fine ho smesso di andare agli incontri e ho smesso di sentire molte persone.

Alcune, quelle che mi volevano davvero bene e mi accettavano così com’ero, anche se agli occhi del movimento ero diventata una da isolare, pericolosa perché non avevo accettato passivamente tutto quello che gli altri avevano deciso per me, hanno continuato a tenersi in contatto con me.

Altre che per anni avevano fatto finta di essermi vicine hanno cominciato a negarsi al telefono quando le chiamavo e a inventarsi scuse per non dover avere a che fare con me. Un atteggiamento di cui avevo sempre sentito parlare riferito alle sette, e che ora mi ritrovato a sperimentare sulla mia pelle.

Nel tempo sono venuta a sapere che su di me giravano certe voci, che ero considerata una poco di buono perché avevo amici maschi al di fuori del movimento e perché nessuno sapeva cosa facevo o avevo fatto con il mio ragazzo, visto che erano cose nostre private che non andavo di certo a raccontare alla gente del movimento. Questo comportamento così scorretto aveva due scopi: far credere che me n’ero andata dal movimento perché appunto ero una persona poco seria, e far capire subdolamente che quello era il trattamento riservato a chi se ne andava.

Mia madre all’inizio non prese bene la cosa, per lei che da sempre faceva parte del movimento era una cosa insopportabile sapere che la propria figlia ne era scappata a gambe levate. Non voleva che continuassi a vedere i miei amici perché secondo lei erano stati loro a causare la rottura tra me e il movimento, li riteneva degli “esempi negativi” nonostante li conoscesse quasi tutti, ed entrava in ballo sempre il solito discorso

“saranno delle persone serie, rispettabili, corrette, ma non sono del movimento…”.

Per fortuna sono riuscita a farle accettare questa cosa e anche di più, sono riuscita a convincerla che le persone che frequentavo per me erano speciali e che mi stavano dando molto di più di quello che mi avevano dato i gen in anni e anni, e che soprattutto erano molto migliori dei gen che avevo conosciuto, perché erano autentiche, vere, rispettavano il prossimo senza le discriminazioni che anche lei aveva visto all’interno del movimento. Altri parenti interni al movimento hanno detto di me che

“non avevo saputo vedere e accettare il progetto che dio aveva pensato per me”

e hanno preso le distanze da me, anche se in maniera velata, cominciando a trattarmi come una povera scema che non aveva capito niente della vita e che non sapeva cosa si perdeva e giudicando le mie scelte con cattiveria e frecciatine continue. Alla fine sono giunti alla conclusione che non ero adatta alla vita del movimento perché facevo parte di quella massa di sfigati che non sono in grado di capire la volontà di dio e di portare avanti il suo progetto di amore tramite il movimento. Sono diventata impermeabile a certi commenti e a certi atteggiamenti, e ho preso sempre più le distanze da loro e dalle loro vite costellate di finti sorrisi, amicizie di circostanza e falsità talmente imponenti che si percepiscono a distanza e mi fanno sentire a disagio.

Qualche anno dopo, quasi per caso, sono venuta a sapere che svariate altre gen avevano abbandonato il movimento. Ho anche saputo che quasi tutte hanno vissuto molto male la cosa perché, come era successo con me, sono state strette in un cerchio di cattiverie, false dicerie, isolamento e sguardi di pietà. Solo che loro non avevano alle spalle una solida base caratteriale e non avevano amici e conoscenze al di fuori del movimento, per cui si erano ritrovate desolatamente sole e abbandonate.

Come ho detto sopra, voglio approfondire quello che nel movimento (in generale nell’intero mondo cattolico, ma nel movimento il concetto è importantissimo e viene tirato in ballo ogni due per tre) viene chiamato

la volontà di dio.

In questa espressione rientra di tutto e di più : le cose belle e brutte che succedono, ma anche quello che il movimento si aspetta che tu faccia proprio perché qualcuno ha deciso che è volontà di dio. Non si sa come qualcuno possa conoscere i piani di dio e il suo volere, ma a quanto pare nel movimento ci sono decine di persone che possono vantarsi di indicare agli altri qual è il volere di dio per loro. Così diventa volontà di dio essere costretti ad andare ad un incontro al quale si pensava di non andare per molti motivi, diventa volontà di dio non mettersi con il ragazzo che ti piace perché secondo la popa non è adatto a te, diventa volontà di dio litigare con tuo padre che non ti lascia andare al congresso.

Ma l’aspetto più abominevole riguarda la volontà di dio intesa come causa scatenante degli avvenimenti. Muore un parente o un amico? Si perde il lavoro? Ad un bambino viene diagnosticato un tumore? E’ tutto volontà di dio, che ha dei piani precisi ma insondabili per ogni singola persona, e non dobbiamo chiederci il perché, ma dobbiamo solo accettare questa sua volontà e anche ringraziarlo per averci dato questi doni, queste sofferenze che avranno sicuramente uno scopo.

Ma solo io ritengo una stortura pazzesca credere che un dio buono e misericordioso come ce lo dipingono abbia la volontà di far morire di cancro un bambino per poter attuare i suoi piani e i suoi misteriosi progetti sulle persone? Solo io ritengo che sia assurdo pensare che dio tra le sue volontà primarie abbia quelle di far soffrire così tante persone? E che per questo meriti pure di essere ringraziato, perché malattie, sofferenza e morte sono suoi doni? Capisco che sia molto meno poetico dire “mio figlio si è ammalato, è successo e basta, sarà una cosa difficile da affrontare ma ce la metteremo tutta” piuttosto che “mio figlio si è ammalato, dio lo ha voluto, è il suo modo di farci capire che siamo speciali, accettiamo la sua volontà, lui ci ama”… ma si può davvero venerare un dio che manderebbe disgrazie, sofferenza e malattie per dimostrare il suo amore?

Nessuno sapeva dare delle risposte concrete e questi miei interrogativi, anzi erano tutti scocciati e infastiditi da queste domande, la volontà di dio secondo loro va solo accettata e non indagata perché noi umani non siamo in grado di capire i piani superiori di dio e il suo modo di dimostrare l’amore ai suoi figli. Avrei dovuto accontentarmi di risposte pronte che qualcuno aveva già deciso essere quelle corrette per tutti. Inutile dire che non ho mai accettato di essere messa a tacere e che i miei dubbi venissero trattati come dei pericoli da non affrontare per nessuna ragione.

Questo è stato uno degli aspetti che per primo ha minato profondamente la mia fiducia nel movimento e nelle persone che ai miei occhi lo rappresentavano. Da lì è pian piano venuto anche il resto.

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Ci sono 26 commenti

  • Laryssa ha detto:

    Non posso che commentare e dire che sono pienamente d’accordo con te, Francesca, pur senza conoscerti.

    Quando tu li guarderai tutti con il sorriso in faccia, quel sorriso che tu avrai a loro sembrerà diabolico, ma non sarà altro che espressione di autentica gioia nell’aver finalmente conosciuto la vita vera.

  • Giuseppina ha detto:

    Ciao Francesca e grazie per il tuo contributo.
    Certo tu sei stata una persona fortunata perchè
    hai un bel carattere, sei forte, intraprendente e sicura di te, ma purtroppo molte sono le persone fragili che si lasciano plasmare e poi crollano a causa di solitudine e sensi di colpa…. Una cosa mi ha colpito molto nel tuo racconto e che io continuo a vivere “la consapevolezza di sapere con quanto disprezzo viene considerata una persona che non è del movimento”… Sono stata nel movimento dai 15 ai 18 anni e poi ho dovuto lasciare, non per colpa mia ma per forza di cose che non ho sto a spiegare ora perchè l’ho già raccontato in altri post del blog di Donatella, ma, nonostante il bianco e l’assistente gen sapessero benissimo la fonte del mio vero problema, ho subito più o meno lo stesso trattamento, inoltre, quando mi hanno ritrovata anni dopo, tutti hanno letteralmente dimenticato che ero stata una Gen e sai perchè? Perchè nel frattempo ero diventata una “Avvita lampadine” o, se preferisci, “una fanatica visionaria”… (per chi non sa di cosa sto parlando, questi sono alcuni dei termini che usano i focolarini (e non solo) per chiamare gli aderenti del Rinnovamento nello Spirito conosciuti anche come Carismatici)… Sapessi quante volte sono stata disprezzata per il mio cammino nel Rinnovamento, soprattutto da sacerdoti focolarini e da popi e pope, tranquillamente in pubblico, senza alcuna vergogna… pensa che io fino a due anni fa ero convinta che fosse colpa mia, che avessi detto o fatto qualcosa di male, ma poi per fortuna ho incontrato su Fb una persona che mi ha fatto conoscere il blog di Donatella ed ho scoperto tutto l’inganno, ma come è stato duro accettarlo però! Un abbraccio grande

  • Elena ha detto:

    Bella esperienza!Grazie.Alcune cose che ho vissuto sono diverse rispetto alla tua, ad esempio nel mio caso si privilegiavano amicizie al di fuori del movimento e che non si creassero legami troppo stretti all’interno. come diceva Chiara no? che non bisognava legarsi troppo ma amare tutti e indistintamente. Avere amicizie al di fuori permetteva anche di estendere le iniziative o di invitare qualcuno agli incontri.Io non ci vedo nessun tipo di secondo fine, chi è infiammato da qualsiasi ideale cerca di trasmetterlo e pensa che sia una cosa che va bene per tutti.
    Nella mia esperienza ancora adesso non ci ho capito assolutamente nulla. Penso che probabilmente abbiamo sbagliato tutti 50 e 50 e che non ne potrò mai parlare davvero profondamente con alcune persone, perchè, semplicemente vediamo le cose in modo diverso, lo dimostra anche il fatto che nessuno ha commentato la mia esperienza anche se in molti l’hanno letta e avranno capito bene chi sono.

    Io non so se esiste una volontà di Dio anche nelle cose brutte, potrebbe anche esserci interpretando la vita come esperienza che poi porta a un altro livello di esperienza, il perchè non l’ho ancora capito.Anche l’importanza dell’amore nella nostra vita è un mistero grandissimo per me. Quello che so è che il dolore è sacro, va rispettato, la rabbia in certi momenti è rabbia sacrosanta. Non ho mai capito il fatto di doversi mostrare felici quando in realtà si sta passando un periodo orribile, che senso ha?!Risposta:per amare l’altro.Beh.per me l’autenticità ha un valore, non mi offende vedere qualcuno triste o arrabbiato o confuso o diverso o “inadatto” e non ci devo vedere Gesù per amarlo, mi sembra già un miracolo in sè quanto quella persona che ho davanti sia unica, stia cercando, stia camminando proprio come me.Poi magari posso pure ritenerla insopportabile e lei me.Fa parte del gioco.
    Penso che la bellezza non stia nella perfezione, nell’armonia o nell’ordine,nel risultato ad esempio.Sta piuttosto nel cammino, nelle domande, nella passione,nella spontaneità,nell’imperfezione.L’imperfezione è vita! Proprio come un bimbo appena nato ancora tutto sporco, come un bacio scomposto,oppure quando dipingi e ti sporchi tutte le mani, Bellissimo!Forse la perfezione di Dio non è come la intendiamo noi, forse è quello che stupidamente intendiamo come imperfezione (mi sono fatta un po’ trascinare perchè sto scrivendo tutto di getto :)).
    Ho mandato giù tanta amarezza negli anni per quello che è successo ma alla fine oggi posso dire che ho fatto del mio meglio, con gli strumenti che avevo. Le circostanze mi hanno portato a capire una parte di me stessa.uscendo dal movimento, stabilendo che cosa volevo veramente io, ho cominciato a costruire la mia identità.Un po’di nervoso specie davanti a certe frasi ipocrite rimane sempre, più che altro un senso di impotenza come se tornassi ad avere i miei 16 anni.

  • Uyulala ha detto:

    Per la cronaca, Elena ha scritto la sua storia un anno fa esatto, in QUESTO POST

    E’ vero,è stato poco commentato, ma è stato letto bene.

  • Elena ha detto:

    Uh sì è vero, pazzesco, un anno fa! Pochi giorni fa guardando le views a lato nel tuo sito mi sono accorta che la mia esperienza era stata molto letta. per questo l’ho scritto, pensavo che semplicemente non l’avesse letta nessuno, che quello che ho scritto fosse risultato sgradevole e incommentabile. Mi ha colpito molto questa cosa.

  • Uyulala ha detto:

    Ma no, Elena. La tua testimonianza era molto forte, ma probabilmente ho fatto l’errore a metterla in pubblicazione a breve distanza da altri articoli. Ma è stata letta, credimi. E assolutamente non c’è nulla di sgradevole o incommentabile

  • Francesca ha detto:

    per Giuseppina : purtroppo conosco benissimo l’avversione che hanno per qualsiasi altro percorso spirituale/religioso. Tutto quello che non è movimento va disprezzato e deriso. Da ragazzina partecipavo all’ACR,l’unica opportunità di aggregazione per i bambini e i ragazzi del mio paese,e mi hanno praticamente costretta ad allontanarmi…

    per Elena : so che in varie zone d’Italia il movimento presentava delle lievi differenze in come veniva proposto e vissuto. Il Veneto era una delle regioni in cui era più rigido,e questo mi è stato confermato da diverse persone provenienti da altre regioni che per qualche motivo si sono trovate nella realtà del movimento veneto.
    Tu dici che erano incoraggiate le amicizie fuori. Si,ma non erano amicizie indipendenti e fini a se stesse,erano finalizzate a diffondere l’ideale e a trovare nuovi gen,non erano amicizia sincere fondate sull’affetto e sul rispetto. Ricordo molto bene i rapporti che c’erano tra gen e ragazzi per l’unità/giovani per un mondo unito : l’unica cosa che importava di quelle persone era riuscire a farle entrare nel movimento. Se stai con noi sei bravo e buono e presto conoscerai delle cose sensazionali,se torni là fuori vali poco. Ricordo bene anche come i gen prendevano in giro spietatamente davanti a tutti alcuni di questi ragazzi che magari erano un po’ ingenui,sempliciotti,timidi,impacciati,chiusi. Io ci rimanevo malissimo ogni volta che succedevano queste cose,tornavo a casa e piangevo perchè non capivo come delle persone che andavano in giro a raccontare quanto erano brave ad amare potessero trattare in quel modo altri essere umani.
    E quanto insistevano affinchè coltivassimo il nostro grappolo,cioè la nostra lista di amici e conoscenti da cercare di coinvolgere con le iniziative del movimento! Regolarmente il bianco dell’unità o la focolarina di riferimento prendeva visione di questa lista di amici/conoscenti e ci diceva se andava bene o se dovevamo impegnarci di più per “conquistare” altre persone.
    Per molto tempo sono rimasta in contatto con una ragazza a cui ero sinceramente affezionata. Lei era del tutto presa dal movimento,la sua vita ruotava solo intorno al movimento stesso,e nonostante tutto non mi aveva voltato le spalle come avevano fatto in tanti. Credevo che ci tenesse a me e le facesse piacere parlarmi e vedermi,invece poi ho scoperto che facevo solo parte del suo grappolo,che c’era ancora qualche popa che sperava di riuscire a tirarmi nuovamente dentro il movimento e lei era l’incaricata ufficiale per questa missione,perchè ci conoscevamo bene e io mi fidavo di lei…

  • Elena ha detto:

    Per Francesca: è molto molto triste quello che mi dici.. da noi questo non è mai successo e se devo dirti la verità, nessuno ha mai preso in giro nessuno.Fuori. Dentro di sè non lo so.Moltissimi avevano amicizie esterne però è ovvio che nessuno che sia all’esterno può capire quella che diventa la tua filosofia di vita, il linguaggio ecc.. Una mia compagna del liceo la chiamava “La setta degli Hippie” XD
    Sai cosa? Nella logica del movimento è implicito un certo senso di superiorità, questo si vede molto bene in un raccontino dei gen 3: “C’era un mio compagno di classe con cui nessuno parla e io ho visto Gesù in lui e mi sono messo a parlare con lui e sono andato a trovarlo” come dire che siccome è l’ultimo sfigato e io sono un gen allora addirittura ci parlo e vedo Gesù in lui. Questo che cos’è se non senso di superiorità?! Si vede moltissimo anche nel concetto di vocazione e nei talenti, c’è sempre questa spinta a dare il massimo che spinge puntualmente le persone, specie quelle giovani, a molteplici crisi. è simile alla logica americana legata al risultato e al successo della media classe protestante, per intenderci una cosa alla “Settimo Cielo” (il telefilm). Le crisi nascono dal fatto che qualunque cosa tu faccia nella vita è una missione o una vocazione e questo toglie leggerezza al tutto, sei tipo un cavaliere investito di un grande onore e ne devi essere all’altezza.Nel periodo in cui c’ero io l’Arte era la massima aspirazione possibile e prima ancora la politica.
    Comunque capisco come ti sei sentita, da quel che alcune persone mi hanno detto scusandosi successivamente io ero perfino “spiata” da alcune mie amicizie che poi riferivano alla mia responsabile quel che dicevo. Che profonda profonda tristezza che della gente si abbassi fino a questo punto per niente.

  • Mariela ha detto:

    Io ricordo avere letto l´esperienza di Elena, tanto tempo fa. Ricordo che era piena di esperienze concrete, fatti vissuti. Una buona spiegazione di cosa é l´inferno di essere un gen.

    Io seguo questo blog da un tempo, e di solito é stato solo Donatella a raccontare la sua esperienza come gen e le sue opinioni come psichiatra. Avvolche qualche “ex” viene a dare una lunga opinione su teologia/Ideale, oppure un breve racconto a modo di commento sulla sua esperienza all´interno. Pochissimi hanno il coraggio.

    Ricordo che mi ha piaciuto il coraggio di questa Elena, perché era una delle prime ragazze in dare la faccia (anche la lettera di Mabel era di quel tempo, poi sono venute le altre – anche da donne)

    Da parte mia non mi ha venuto in mente scrivere un commento. Cosa dire quando qualcuno soffre? si, certo, é un dolore passato, ma lo stesso era un dolore! una esperienza della vita!. Avvolte non ci sono parole. E da parte mia, il silenzio dice molto.
    Forse, anche gli interni si sono sentiti male… neppure loro hanno commentato la sua esperienza. Loro sanno che é vero tutto quanto raccontava Elena. Anche per loro é meglio restare zitti per non peggiorare la situazione.

    Anche con la lettera di Mabel fu la stessa cosa… molti critivacano il fatto che una lettera “privata” sia stata pubblicata. Ma non si ha parlato molto sul contenuto.

    Cosí come il libro di questa popa olandesa… qualcuno era in dissacordo col titolo…

    Allora, Elena, stai contenta, il tuo scritto é stato fatto benissimo, fino al punto che nessuno ti ha giudicata. Anzi nessuno ha avuto un coraggio come il tuo.

  • Uyulala ha detto:

    E’ vero, Mariela, sai che non ci avevo fatto caso? Le critiche molto spesso sono state sulla forma, molto meno sui contenuti. Oppure, ancora peggio, sulle persone…

  • Mariela ha detto:

    Lo scritto di Francesca é molto interessante, si vede che in zone piú grandi lo spionaggio é piú “organizzato”. In zone piú piccole questo seguimento é piú personale, ma lo stesso malintezionato.
    Leggendo lei, credo che una delle cose piú difficile é l´uscire dal movimento. Dentro del movimento, come interno, si soffre la propria “incapacita di restare nell´amore” ma é una lotta interna, personale, rispettata, perché si dice di colui che sofre: “Dio lavora in lei/lui”.
    Ma uscirne é difficile! é proprio una maledizione quando ti dicono che dall´Ideale non puoi fuggire perché dio/l`ideale é dappertutto!!!
    E se si pensa nelle cose concrette, per alcuni focolarini é difficile (anche nel senso materiale) uscire dal focolare, siccome hanno datto legalmente tutti suoi beni(denaro, patrimoni hereditario, la casa dei genitori, ecc).

    (Io non so come mai mi credemo “speciale”… nella mia lingua “speciale” vuole dire anche: deficiente mentale… e comunque era orgogliosa!!!!)per fortuna mi sono curata.

  • Uyulala ha detto:

    Mariela, per fortuna dal movimento si può uscire, anche mentalmente. Secondo me il trucco è quello di imparare a vedere con ironia tutto quello che si fa, si dice e si pensa nel movimento. Con il fatto che ogni istante della tua vita dev’essere piena di ideale, alla fine tutto diventa pesantissimo, non ti puoi rilassare un attimo, non puoi divertirti se non all’interno di quei canoni. Mi ricordo che ad un certo punto, dopo essermene andata dal movimento, ho sperimentato un senso di sollievo e di leggerezza che mi era sconosciuto. Finalmente potevo fare, dire e pensare quello che aveva a che fare con ME e non con qualcosa di “suggerito” dall’esterno, potevo ridere anche alle battute “scorrette”, mi sono finalmente sentita come gli altri, né superiore né inferiore. Che meraviglia!!!

  • Francesca ha detto:

    Donatella,le ultime due frasi che hai scritto…quel senso di sollievo e di leggerezza,la possibilità di poter essere finalmente spontanei…me li ricordo benissimo,per i primi mesi post-movimento ero quasi inebriata da quelle sensazioni. Potevo essere me stessa senza il timore che qualcuno mi giudicasse perchè non ero una gen modello e perchè mi esprimevo a modo mio. Come hai detto tu,mi sono finalmente sentita come gli altri.

  • Arnaldo ha detto:

    Ciao, sono stato Gen 3 e poi Gen 2 dal 1977 al 1994, da allora sono un Volontario. Nella mia esperienza nel movimento non mi sono mai sentito obbligato a fare qualcosa, mai sentito controllato, mai meno che assolutamente libero. Ho avuto periodi (brevi) di sospensione della presenza attiva nel movimento, legati alla mia crescita personale, e periodi di super-impegno, fino a 5 o 6 sere alla settimana in occasione di iniziative particolarmente importanti. Sempre credo di aver mantenuto libertà di coscienza e capacità critica su di me, sui miei compagni di unità e di nucleo, sul movimento in generale e sui tanti responsabili che ho conosciuto direttamente e con cui ho avuto uno schietto rapporto personale. Ho avuto sempre tante amicizie al di fuori della cerchia movimentesca e non sono mai state ostacolate, anzi sia nei messaggi espliciti di Chiara che nella prassi mia edei miei compagni tali amicizie sono sempre state incentivate. Unico limite per me è stato in certi periodi l’attivismo (in senso non negativo) nelle attività del movimento che non mi lasciava tanto tempo. Perciò mi è difficile immedesimarmi nei racconto di quanti esprimono pesanti critche su questo forum. Anche se spesso ho intravisto certi comportamenti qui riportati in membri del movimento particolarmente “sensibili” a certe involontarie suggestioni. Sono interessato però a capire meglio quanto viene qui espresso e, eventualmente a fare il possibile per evitare certe storture, sempre possibili in qualsiasi organizzazione umana. Saluto tutti con affetto, Arnaldo

  • Uyulala ha detto:

    Arnaldo grazie per il tuo commento, ben felice che per te l’esperienza sia diversa. E ben felice che non escludi a priori che la nostra sia stata come la descriviamo…

  • Arnaldo ha detto:

    Voglio aggiungere, per circostanziare meglio la mia esperienza, che ho 44 anni, sono sposato, ho 3 figli e sono sardo. Ho vissuto l’esperienza del movimento a Sassari, Cagliari, Iglesias con responsabilità a livello cittadino, diocesano e regionale. Ancora saluti a tutti. Arnaldo

  • Arnaldo ha detto:

    Le cose che ho potuto leggere sul sito e su quello olandese sono evidentemente molto pesanti e indubbiamente vere nel senso che corrispondono al vissuto reale delle persone che le raccontano.

    Nutro però degli seri dubbi sulla realtà oggettiva. E questo senza nessun rifiuto aprioristico.

    Nella mia esperienza personale ho visto molti “ex” chiudersi a riccio dopo una cattiva esperienza fatta con una o più persone del movimento che – siamo tutti semplicemente umani – aveva/no sbagliato più o meno gravemente.

    Sta di fatto che molte persone a volte confondono la fede in Dio e “l’Ideale” (che altro non è che la vita evangelica) con la fede nella struttura e nelle persone del movimento; a quel punto se qualcuno fallisce, tutto sembra falso e da buttare all’aria.

    Molte persone hanno aspettative troppo forti nei confronti dei compagni di viaggio, degli amici, dei fratelli e … quando queste aspettative non si realizzano esattamente secondo le attese, talvolta, rifiutano anche il “salvagente” o la mano che gli vengono tesa.

    Inoltre tutte le grandi scelte della vita comportano dei rischi, non solo la vocazione al focolare ma anche sposarsi, avere dei figli, trasferirsi in una nuova città sono scelte che quando si rivelano sbagliate hanno un costo molto alto a livello psicologico ed anche economico.

    E in genere non c’è nessuno che ci possa tirare fuori dall’impasse. Si tratta di scelte personali e personale deve necessariamente essere il percorso a ritroso.

    Di fronte ai racconti, ripeto credibili, di tanti ex sul tuo sito, ce ne sono tanti altri di ex focolarini che quando hanno scelto di “cambiare strada” uscendo dal focolare sono stati aiutati a trovare lavoro, rientrare a casa, curarsi se era necessario e se si sono magari sposati sono rimasti nel movimento inserendosi in altre diramazioni.

    Io ne ho conosciuto personalmente diversi. A Cagliari, Milano, Brescia, ecc.

    Riguardo poi alle tante depressioni che secondo te sarebbero indotte dall’appartenenza al movimento, mi chiedo se tu abbia a disposizione qualche dato epidemiologico o se ti basi solo su qualche assunto ancora da dimostrare.

    Grazie, comunque di questo scambio di idee in amicizia.
    Con affetto, Arnaldo

  • Uyulala ha detto:

    Arnaldo non credere che sia solo l’effetto di esperienze personali. Sebbene ci siano situazioni più blande o persone che stanno bene nel movimento (o in altri movimenti), certe esperienze sono TROPPO simili fra loro in persone provenienti da luoghi e culture diverse.
    Per quanto riguarda la faccenda del dato epidemiologico, è abbastanza intuitivo che per fare una ricerca del genere ci vogliono mezzi. Inoltre non è così semplice studiare il fenomeno: la stragrande maggioranza degli ex non vuole uscire allo scoperto. Hanno paura.

  • catimini ha detto:

    Cara Uyulala,
    leggendo i commenti di Arnaldo io mi chiedo, e non é una domanda retorica: ma Arnaldo SA che c’é un limite di età per diventare focolarino/a? E questo limite non é, come ci aspetteremmo per aumentare la consapevolezza e la maturità della scelta un limite verso il basso, ma è invece un limite verso l’alto. Ovvero chi “sceglie” di entrare in Focolare non può farlo al di sopra di una certa età, e il motivo è che la sua verginità fisica dev’essere certa, perché il voto è di verginità e non di celibato, e da quello che ne so per maggior sicurezza si deve trattare di un ragazzo/a cresciuto nel Movimento. Da quello che ne so: io non ho mai fatto parte di questo Movimento, però grazie al Cielo le notizie ultimamente girano… e grazie al Cielo so di molti cattolici che sentendo una notizia del genere rimangono esterefatti, perché una regola del genere pare proprio limitare al massimo la “scelta personale”, come la chiama Arnaldo. Mi domando se Arnaldo sa, conosce questa regola del suo Movimento, perché se la conosce non riesco a trovare un altro senso logico nel suo commento se non il tentativo molto poco onesto di giustificare ad ogni costo, agli occhi di chi non sa, qualcosa che non merita giustificazioni. A maggior ragione non le merita in una Chiesa in cui per annunciare il Vangelo il Concilio ha indicato tutt’altre strade che il plagio.
    Se invece non la conosce, come spero, allora è in buona fede e però mi domando: ma perché dopo tanti anni non sa queste cose, e si sanno invece fuori??? Non so se è più grave la prima o la seconda ipotesi…
    Io credo che uno “studio epidemiologico” apparirà purtroppo soltanto après coup, quando saranno esaurite le ragioni politiche ed economiche che hanno motivato il fiorire di Movimenti in un tessuto sociale come quello dei cattolici italiana. Solo qualche decennio fa c’erano Vescovi che si opponevano in tutti i modi alla penetrazione dei Movimenti nelle parrocchie, oggi nella maggior parte dei casi vengono trattati con tutti gli onori del caso, con pochissime eccezioni, per non parlare dei Vescovi che sono innanzitutto espressione di un Movimento. Dall’alto dunque non possono giungere aiuti di nessun tipo. E’ solo dal basso che qualcosa si può fare in questo momento. Quando leggo il blog di Vergani sento un miscuglio di sensazioni… ma una sopra tutte rimane: la gratitudine per il suo coraggio. Anche lui, come te, per me è un testimone del Vangelo, in questo tempo in cui la Rete trasforma la realtà. E vorrei che altri ex trovassero il vostro coraggio, anche se mi rendo conto che è difficilissimo… un bacio

  • Uyulala ha detto:

    Carissima Catimini, ho detto molto spesso, qua e là, che il movimento è fatto a strati. Sono tante le cose che gli interni non sanno. Nonostante certe cose siano proprio scritte nella spiritualità del movimento, di fatto non c’è mai una vera comunicazione. Gli interni non sanno tantissime cose, che molto spesso si vengono invece a sapere dal di fuori. Tenere le cose nascoste è una preoccupazione costante. Sono abbastanza convinta che Arnaldo sia in buona fede. Probabilmente neppure i focolarini sanno che si scelgono solo i giovani. Credo che lo sappiano solo gli organizzatori.

    Grazie per le tue risposte 🙂 sono sempre molto precise e attente.

  • Arnaldo ha detto:

    Non so da dove Catimini abbia preso le sue informazioni ma posso assicurare che sono assolutamente inesatte.

    Per diventare focolarino a vita comune (cioè che sceglie di vivere le sua vita in una comunità maschile o femminile), al seguito di Gesù in una forma di vita particolare dunque, è necessario essere maggiorenni, possibilmente aver completato gli studi ed avere un lavoro, avere un’età inferiore ai 30 anni circa (ma ci sono le eccezioni) e non c’entra assolutamente nulla essere vergini o essere cresciuti in una famiglia del movimento.

    Anzi spesso le vocazioni più radicali sorgono proprio in persone che hanno vissuto a lungo lontano da Dio ed hanno incontrato il movimento magari in un momento particolare della loro vita in cui erano alla ricerca di qualcosa di grande e bello per cui valesse la pena di spendere l’esistenza.

    Non c’è niente di segreto in questo così come non c’è proprio nulla di segreto in nessuna delle regole interne del movimento, che per Statuto devono tutte essere sottoposte ad una Regola che le comprende e le supera tutte: “la mutua (reciproca) e continua carità (amore)” come si legge nelle prime pagine dei nostri Regolamenti.

    Chi basa le proprie considerazioni sul sentito dire sbaglia facilmente.
    Ciao, Arnaldo

  • Arnaldo ha detto:

    Aggiungo che è prevista un’età massima perchè diventare focolarino non è solo rispondere ad un sentimento ma richiede che si orienti tutta la propria vita al servizio dei prossimi in una modalità particolare. E’ prevista una scuola di almeno 2 anni in cui si studia teologia ma anche lingue, sociologia, ecc. (bisogna considerare che i focolarini come dei missionari possono essere mandati in un qualsiasi paese del mondo), poi si fanno i voti temporanei di povertà, castità ed obbedienza (ma da noi l’obbedienza non è cieca ma frutto del rapporto di unità – cioè d’amore – con il responsabile, cioè se non c’è amore, non c’è obbedienza) e si prova la vita del focolare. Solo dopo alcuni anni si possono pronunciare i voti perpetui.
    Vorrei dire anche qualcosa sul rapporto tra i sessi nel movimento. Anch’io nei primi tempi del mio impegno in esso trovavo che c’era qualcosa di strano. Poi, leggendo anche i documenti storici, ho capito che una certa separazione – a dire il vero molto parziale – era frutto anche di richieste della Chiesa che all’inizio (eravamo in epoca preconciliare) vedeva con diffidenza la promiscuità apostolica nella prima comunità a Trento. Ora comunque le cose sono molto diverse e tutte le esperienze si portano avanti insieme, uomini e donne, grandi e piccoli, senza distinzioni. Ancora ciao a tutti, Arnaldo

  • Fabrizia ha detto:

    Anna, più che di intelligenza in senso razionale io parlerei di intelligenza emotiva che consiste nel riconoscere, accettare e vivere le emozioni, sia le proprie che quelle altrui vissute in una relazione interpersonale. Il riconoscimento delle emozioni consente una maggior gestione che non vuol dire controllo, ma semplicemente capacità di identificare ciò che può aiutare ad essere più produttivi e liberi.
    L’intelligenza emotiva comprende la consapevolezza di sé che ci aiuta a dare un senso e un nome anche alle emozioni negative consentendoci di comprende anche la cause e/o le circostanze che le hanno causate. Questo significa, e non è facile, capacità di valutare obbiettivamente i propri limiti per far forza solo sulle proprie risorse.
    Io credo, invero, che il movimento “suggerisca” molte risposte, in seno all’ideale, sul dover essere più che sull’essere in senso tale. E questo è rassicurante, da un certo punto di vista, perché dice come mostrarsi, comportarsi, vestirsi, rapportarsi a spese, però, di una individualità indifferenziata, sacrificata e “aggiustata” in un universale astratto e irraggiungibile, l’ideale appunto.
    Dice Hannah Arendt, un grande studiosa morta nel 1975, che è la singolarità che si mostra come tale che permette che vi sia uno spazio pubblico, cioè condivisibile. Una esistenza impostata nell’obbedienza, nella inconsapevole sottomissione a regole e giudizi, ci rende uomini senza qualità, senza il potere della libertà, senza il vero agire.
    Forse per questo si scelgono solo i giovani per il movimento, la loro verginità è nel spirito, nel pensiero e nel corpo.
    Essere e apparire, dice la Arendt, coincidono, dovrebbero coincidere. Ma un apparenza forte e vincolante (il dover essere delle sette) nasconde l’essere e il voler essere.
    Non me ne faccio nulla di una grande intelligenza perché solo la volontà è libera.
    fabrizia
    (Donatella non hai risposto alla mia ultima domanda, sei sparita. a presto).

  • alessandra ha detto:

    Vorrei fare alcune considerazioni sul movimento.Ho letto le pagine di questo blog dedicate al movimento e le ho trovate molto interessanti.
    Esistono popoli primitivi in cui l’ostilità e la violenza sono ridotti al minimo e dove la guerra ha un ruolo insignificante, dove generalmente vi è diffusa la collaborazione e la proprietà personale ridotta solo agli oggetti in uso.
    Sono società che non conoscono prticamente l’invidia e esaltano la vita. Sono società primitive studiate dagli antropologi in cui l’elemento femminile è tenuto i grande considerazione.E sistono altre società primitive che chiameremo distruttive in cui l’aggressività è particolarmente sviluppata,la competitività altissima ,le guerre sono frequenti (descritte da vari antropologi)
    L’utopia focolarinami sembra diretta a realizzare una società del primo tipo.In questa utopia mi sembra di scorgere la ricerca di un di percorso personale di perfezionamento (ascesi) che poi è tipica dell’induismo, dl buddismo ecc.per arrivare al distacco dal proprio Ego.

    Mi viene da pensare, che l’esperimento dei focolarini sia una utopia diretta in questa direzione (cioè quella di realizzare una società priva di ostilità)ancheper la valorizzazione data all’elemento femminile (la dirigente è ancora adesso una donna e il movimento si ispira a Maria).
    Credo che la Lubich sia una mistica alla pari di S.Giovanni della Croce, di Maister Eickart, ed è ormai noto che i concetti espressi nel cristianesimo mistico sono gli stessi presenti nel taoismo e nell’induismo .
    La Lubich ha cercato di diffondere il suo entusiasmo per Dio a tutti , mi sembra di capire che abbia tracciato n percorso per permettere a ciscuna persona di arrivare a quel distacco delle cose terrene che è solo degli illuminati
    ed è qui che nascono i problemi:la purificazione e l’ascesi , la sublimazione degli istinti rischiano di essere banalizzate se i maestri non sono all’altezza e se i discepoli hanno umane fragilità che non vengono accolte e comprese.. Il percorso svolto all’interno di un organismo umano (famiglia, scuola, ospedale, chuesa, club ecc )finisce cioè
    a dover sottostare alle regole del sociale.E nel sociale esistono (Ovunque, e mi riferisco infatti a qualsiasi gruppo umano) i modelli di riferimento e i ruoli dai quali è difficile fare a meno se non a prezzo della solitudine.
    Ora come giustamente si osserva inoltre negli organismi umani si trovano con assoluta naturalità
    Meccanismi (volontà di potenza ) di esercizio di potere sugli altri che poco hanno a che vedere con l’amore e il rispetto dell’altro.Ma le tecniche di purificazioen (previste anche ad es nelle meditazioni yoga e nelriconoscer La potenza dell’altro rispetto all’io) permettono di direzionare queste pulsioni.Dopo un’analisi spassionatamente sincera del soggetto,e ilriconoscimento di queste pulsioni si assiste alla loro trasformazione.
    Ma come sempre accade nelle cose umane il bene rischia sempre di trasformarsi in male ed è vero che ogni religione rischia di capovolgersi in una pura struttura di potere,in quel formalismo rituale che diventa opprimente strumento di dominio delle coscienze e che Gesù combatteva col nome di fariseismo

    Tuttavia devo convenire che tale movimento raccoglie energie ed intenzioni sicuramente benefiche e che molti degli interventi nel sito sono stati coraggiosi, come quello di Pietro e Arnaldo, pieni di accenti di verità.
    e d’altra parte non posso fare che fare a meno di osservare che si non possono legittimamente generalizzare” le testimonianze degli ex ( per quanto egualmente sentite e sincere ) e dare loro un significato superiore al racconto di una sofferenza narcisistica fatta al proprio fragile Io.
    Racconti che mi ricordano esperienze simili sopporate ,nella mia adolescenza, in un collegio svizzero e laico.Probabilmente nei movimenti religiosi non si dovrebbe entrare troppo giovani a differenza di quanto afferma, se ho ben capito Arnaldo.
    Ma è vero che non si può diventare focolarini in tarda etaà ? la testimonianza di Pietro era diversa , lui mi sembra che fosse entrato da adulto
    Cordiali saluti a tutti soprattutto a catimini e aPietro

  • Uyulala ha detto:

    Arnaldo, Catimini non credo che si basi sul sentito dire, perché anche dall’interno si può osservare che focolarino di solito può diventarlo un giovane. Le eccezioni ci sono dappertutto, ma la regola è un’altra. Intanto: i giovani sono più idealisti e più manipolabili. I 2 anni nelle cittadelle (Loppiano, Montet o altre) costituiscono una situazione di isolamento e separazione dalla realtà comune che è proprio ideale per operare un indottrinamento serrato (mi capitava di vedere le gen che, andate a Loppiano, ne tornavano completamente rincoglionite, perdevano proprio le capacità di ragionare e decidere autonomamente… mi ricordo che questa cosa mi colpiva tantissimo anche allora).
    La prassi per i voti è semplicemente un obbligo dettato dal diritto canonico e va rispettato se si vuole rimanere nelle braccia della chiesa cattolica. Tutti gli ordini religiosi riconducibili ad un ordine monastico DEVONO seguire quelle tappe. Non è una scelta del movimento.

    Catimini non parlava di essere cresciuti in una famiglia del movimento, ma di essere “tirati su” all’interno del movimento. Nel senso: se una ragazza vuole diventare trappista, non ha bisogno di appartenere ad una comunità trappista in precedenza, farà la sua strada direttamente attraverso il postulato, il noviziato e i voti definitivi. Nel movimento non è così: devi essere stato “qualcos’altro” prima di diventare focolarino (gen, volontario), ma comunque devi essere un interno.

    Per quanto riguarda le regole: un conto sono le regole scritte, un conto sono quelle non scritte. Alle prime bisogna attenersi per poter restare all’interno della chiesa, ma spesso sono più importanti le seconde. Questo ovviamente vale per qualunque tipo di organizzazione.

    Per l’ennesima volta ribadisco che sono tante le cose di cui gli interni non sono a conoscenza, perché la comunicazione è ben lontana da quella ideale descritta dal “rosso”. E’ al contrario fortemente bloccata al punto da rasentare in alcuni casi un livello omertoso. Ma tant’è, mi pare ovvio che sto dicendo qualcosa per cui un interno si straccerà le vesti e griderà allo scandalo, ma io ricordo BENISSIMO, come il messaggio che ci veniva costantemente dato (da tutti) è che non bisogna mai dire tutto perché alcune persone potevano non essere “pronte”, ricordo bene che anche le esperienze da raccontare in pubblico venivano addomesticate, perché, per far saltare fuori gli aspetti dell’ideale, ne si forzavano alcuni aspetti e in alcuni casi le si stravolgevano proprio. Il livello di questo “addomesticamento” era variabile a seconda dell’onestà dell’assistente, ma c’era sempre. Alla fine diventava talmente un’abitudine presentare in modo addomesticato le esperienze, che lo si faceva spontaneamente anche senza l’intervento dei superiori… eppure in fondo devo dire che io sono stata fortunata perché ho vissuto il periodo del movimento in un ambiente relativamente onesto, in cui la stragrande maggioranza delle persone era veramente in buona fede.

    Per inciso: questo non è un “sentito dire”

  • Uyulala ha detto:

    Alessandra questo è l’ultimo tuo intervento che approverò.

    La ragione sta in questa frase:

    e d’altra parte non posso fare che fare a meno di osservare che si non possono legittimamente generalizzare” le testimonianze degli ex ( per quanto egualmente sentite e sincere ) e dare loro un significato superiore al racconto di una sofferenza narcisistica fatta al proprio fragile Io.

    1. le esperienze degli ex non sono più o meno generalizzabili, ma sono generali
    2. ma come ti permetti di giudicare cose che non conosci? Ne ho veramente le palle piene di sentir attribuire alla vittima la colpa di quello che ha subito.

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