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Tao Te Ching – 13 – Considera una grande afflizione come il tuo IO

Favore e disgrazia sono come paura

Considera una grande afflizione come il tuo IO.

Perché si dice: “Favore e disgrazia sono come paura”?

Il favore crea la possibilità della caduta.

Ottenerlo comporta la paura, perderlo comporta la paura.

Per questo si dice che favore e disgrazia sono come la paura.

Perché si dice: “Considera una grande afflizione come il tuo IO”?

La ragione per cui ho una grande afflizione è che ho un IO.

Se non avessi un IO, come potrei avere un’afflizione?

Perciò, se dai valore a te stesso quanto al mondo, ti si può consegnare il mondo,

se ami te stesso quanto il mondo, ti si può affidare il mondo.

_________________________________________________

Prendo questo brano dall’edizione del Tao Te Ching curata da Augusto Shantena Sabbadini, edizioni Urra – i classici. (trovate una breve recensione su Goodreads, qui). Sto leggendo molto lentamente quest’edizione perché propone traduzioni alternative e dà interpretazioni che trovo chiare e condivisibili. Il brano è commentato da pagina 125 a pagina 132.

Rimando alle spiegazioni del libro per un’analisi del testo, dato che io non sono in grado di farla e Sabbadini è immensamente più adatto di me per un tale lavoro. Mi limito perciò a condividere delle riflessioni personali che mi sono nate dal brano del Tao Te Ching e dalle relative spiegazioni.

Nel Tao spesso si trovano riuniti dei concetti contraddittori. In questo caso sembra che “favore e disgrazia” portino entrambi allo stesso risultato. In un certo senso è così. Per il Taoismo, molto spesso il segno – negativo o positivo – dei fatti della vita, delle azioni, delle situazioni, è un’attribuzione umana e non un dato di fatto. In questo senso, chi ricerca il favore (la fortuna, il successo) è ugualmente sottoposto ad ansia rispetto a coloro che subiscono disgrazie. Entrambe le esperienze sono accomunate dal fatto che possano essere vissute solo in quanto l’essere umano è dotato di un IO, della consapevolezza di se stesso.

Nella seconda parte del testo trovo espresso un concetto molto importante, un concetto che è facilmente reperibile anche nel vangelo quando leggiamo “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma qui è molto più esteso in quanto l’eguaglianza tra “interno” ed “esterno” non è limitata al genere umano ma al “mondo”. Esiste un’artificiosa divisione fra egoismo ed altruismo, che frattura in modo drammatico la nostra sostanziale unità fra noi e il mondo esterno. Il Taoismo ci insegna che è uno degli opposti che genera l’altro: un eccesso di bene genera il male, un eccesso di male genera il bene. L’esasperazione della ricerca dell’altruismo genera inevitabilmente l’egoismo e quest’ultimo richiama l’altruismo quand’è arrivato al suo massimo. Il simbolo del TAO, straordinario mandala, ci ricorda proprio questo: quando lo Yang giunge al massimo della sua estensione, racchiude in sé il seme dello Yin, quando è lo Yin a raggiungere il massimo della sua ampiezza, ha in sé il seme dello Yang.

Nel momento in cui il nostro reale e autentico interesse si rivolge verso il nostro IO, verso l’interno, se risuoniamo in armonia con l’Universo siamo automaticamente in grado di occuparci dell’Universo stesso perché non esiste una reale separazione fra io e il mondo, ma esiste una frattura che l’essere umano crea artificialmente.

Solo a colui che è bene integrato con se stesso può essere consegnato il mondo. A mio parere è fondamentale una costante attenzione verso i proprio IO, non tanto un “lavoro su se stessi” che è un modo di intendere che rischia di operare un’ulteriore frattura (fra io osservante e io osservato). Quello che penso essere importante è invece un’opera di ascolto e di sensibilizzazione verso noi stessi, che ci può portare a capirci, a comprendere le nostre reazioni, il nostro modo di funzionare fisico, psichico, spirituale e affettivo, un’attenzione che cerchi di ridurre il più possibile le aree in ombra, uno sguardo verso noi stessi che venga effettuato con coraggio, anche a costo di rischiare di scoprire ciò che non vogliamo vedere. E fatto questo, arriva il momento in cui impareremo ad amare noi stessi per quello che siamo, con severità e indulgenza insieme, perché io penso che si possa amare solo se si conosce.

Ecco che, con questo, diventiamo capaci di dilatare il nostro sguardo perché noi siamo il mondo e il mondo è noi, senza distinzioni, ed acquisiamo la capacità di agire nel nostro interno come all’esterno, trattando tutto e tutti con lo stesso rispetto che abbiamo per noi stessi ed amare tutto e tutti perché ogni cosa è un riflesso di noi stessi e noi siamo lo specchio del Tutto.

Tale modo di “respirare col respiro dell’Universo” ci fa svanire come d’incanto i pregiudizi e i giudizi stessi, perché il nostro sguardo è privo dei filtri legati all’esistenza di quella frattura IO-MONDO di cui parlavo.

Accennavo prima al superamento della frattura che porta a “egoismo e altruismo”. Voglio fare un esempio molto concreto a tale riguardo: un rapporto sessuale vissuto in modo sereno ed equilibrato.

La sessualità molto spesso ci permette di evidenziare in modo chiaro ed inequivocabile dei meccanismi che in altri campi sono di più difficile interpretazione. In questo caso mi riferisco al fatto che l’appagamento sessuale è legato al superamento di questa dicotomia fra egoismo e altruismo. I partner per poter godere appieno del rapporto devono agire in modo da appagare SIA se stessi CHE l’altro, è esperienza abbastanza comune infatti che il piacere dell’altro esasperi il proprio e viceversa in una escalation che può portare ad un’unione di corpo, anima, mente e spirito, in cui non esiste più il confine fra sé e l’altro.

Nello stesso modo, sebbene in forma meno esplicita, quando entriamo in questo stato di superamento delle fratture fra noi e il mondo, siamo capaci di dare e di ricevere al massimo. Questo vale nel nostro lavoro, nelle relazioni con gli altri, nel rapporto con la natura, nel rispetto dell’ambiente. A partire dalle piccole cose: mi verrà naturale infatti aver cura di mantenere pulito un parco, evitare di buttare una carta di caramella per strada, mantenere un atteggiamento calmo quando faccio una fila in banca o quando sono nell’auto in un ingorgo cittadino. Mantengo il respiro in sintonia con quella parte dell’Universo che abito in quel momento, divento parte di esso e, consapevole del mio IO, non ho bisogno di fratturare quest’armonia per poterlo percepire, non ho bisogno di respingere il mondo per via della mia insicurezza su me stesso, su ciò che sono, su ciò che provo.

N.B.: le mie sono osservazioni e riflessioni personali. Non possono in alcun modo sostituire un’interpretazione del testo del Tao Te Ching.

_______________________________________________

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