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Connessioni (video)

Connessioni, su Vimeo

Ho registrato un altro video. Parlando a braccio mi escono tanti “ehmmmm”, ma spero comunque di essere riuscita a esprimermi decentemente. La mia visione della vita non è certamente originale: ogni cosa nell’universo è connessa e noi siamo parte di un tutto. In questo ognuno di noi ha una grande responsabilità che, a mio parere, comporta fra le altre cose la disponibilità a conoscere se stessi, il proprio mondo, il proprio IO, il mondo emotivo, affettivo, intellettivo, recuperarlo e liberare da filtri e blocchi i canali comunicativi che ci connettono con gli altri e con tutto l’universo. Parlo nello specifico dell’invidia.

Su vimeo ho pubblicato il video per intero perché era troppo lungo per youtube. Su youtube l’ho pubblicato successivamente in 2 parti.


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Ci sono 8 commenti

  • nicoletta ha detto:

    Ciao Donatella. Ho visto il tuo nuovo video. Fa molto riflettere. Non è certo il tema centrale, però tra le considerazioni che fa venire in mente c’è che probabilmente le persone, quando si parla di sentimenti non sempre completamente positivi come l’invidia, tendono a fare, se ho ben capito, un’operazione di pensiero diversa – in un certo senso opposta – rispetto a quella che si fa quando si legge l’enciclopedia medica (il classico sentire su di sé i sintomi di tutte le patologie, dalla a alla z). Nel caso dell’invidia e simili, la tendenza invece è quella di pensare a se stesso come oggetto, piuttosto che come soggetto del sentimento. Non so se per fortuna o per sfortuna, io ho notato che invece che tendo a pensare subito a me stessa come soggetto attivo, anche quando purtroppo si parla di “difetti”. Insomma tendo a fare spesso esami di coscienza. Spero sia segno di maturità e di senso di responsabilità… spero almeno!

  • Uyulala ha detto:

    Ciao Nicoletta
    Credo che sia importante, prima di guardare le pagliuzze negli occhi altrui, rivolgere il proprio sguardo a se stessi, senz’altro. Intravvedo un rischio che è speculare però: guardare se stessi non tanto per conoscere e per conoscersi quanto per colpevolizzarsi e giudicarsi. La cosa fondamentale, io penso, è quella di liberarsi dai filtri nella valutazione ANCHE di se stessi, di prendere atto di ciò che esiste, riprenderlo all’interno di sé come un qualcosa di proprio, ed usarlo come baricentro. Come dicevo nel video, l’invidia è un’emozione-sentimento che ci mette in contatto con un desiderio e con un bisogno. E’ quello che dobbiamo recuperare, guardare, affrontare. Una volta fatto ciò, l’invidia non ha modo di sopravvivere in quanto tale, così come di solito un dolore cessa non appena ne rimuoviamo la causa.

  • nicoletta ha detto:

    Capisco! Premetto che non vorrei risultare pedante(nel caso avvisami, sul serio!!), però c’è una cosa: ho davvero capito e sono certa che individuare il desiderio o il bisogno che si nasconde dietro un sentimento d’invidia è importantissimo per conoscersi meglio. Però se uno prova invidia, credo sia quasi sempre perché sa che non può verosimilmente ottenere quello che vorrebbe (desiderio o bisogno che sia). Quindi l’invidia è un sentimento che si può cercare di affrontare prendendo consapevolezza di sè ma non sempre risolvere! Non è frequente che le persone imparino a conviverci, più o meno consapevolmente? Non capisco, perciò, quando dici che, una volta riconosciutane la causa (desiderio o bisogno), l’invidia “non ha modo di sopravvivere in quanto tale”… Puoi aiutarmi a capire cosa intendi?

  • Uyulala ha detto:

    In effetti per ragioni di spazio e di tempo ho riassunto un processo piuttosto complesso. Il primo passo è riconoscere il sentimento-emozione, accettare che si tratta proprio di quello e non di altro. Una volta che ci rendiamo conto di questo, succedono alcune cose o ne succedono altre.
    1. Possiamo mantenere lo sguardo sull’altro e vedere che, per esempio, il mio vicino di casa ha un tenore di vita notevolmente superiore al mio, pensare che non se lo merita e che dovrebbe avere una punizione per questo, dopo di che posso arrivare a pensare che io sono in diritto di dare quella punizione al mio vicino di casa e comincerò a fare dei dispetti per rendergli la vita impossibile.
    2. Possiamo invece rivolgere lo sguardo verso l’interno, scoprire i nostri desideri, capire i nostri pensieri, renderci conto del fatto che, ingiusta o meno, la situazione è quella e nessuno ha il diritto di perseguitare il prossimo. Proverò vergogna per i miei pensieri e la vergogna sarà ciò che mi farà dissolvere l’invidia in quanto tale. A quel punto potrò davvero verificare se posso o meno soddisfare i miei desideri

    Ovviamente nulla è mai davvero così schematico, ma per dare un’idea…

  • nicoletta ha detto:

    Grazie Donatella! dietro il primo caso più che una “sana” invidia ci sia una volontà da “giustiziere”! fa paura! comunque grazie davvero!

  • alessandra ha detto:

    bellissima discussione:
    vorrei comprendere meglio. Allora l’invidia è unsentimento
    che potrebbe non essere negativo se accolto e se vengono compresi i motivi che l’abbiano scatenato.
    Chi soffre di invidia sente che la vita gli deve qualcosa.
    Forse da bambino è stato esautorato dall’arrivo di un fratellino . Forse una madre distratta gli ha creato la sensazione di un vuoto che non riesce mai a riempire.
    Ora però lui sà che l’invidia verso la felicità altrui è qualcosa di sbagliato e allora l’avere dentro di sè un sentimento così riprovevole non è ammesso dalla società.
    E allora trasferisco con un tranfert( si dice così) la mia invidia sull’altro che de ve per forza esser una persona riprovevolmente fortunata e odiabile.
    Questo è il meccanismo?
    Se riesco però a d esercitare il distacco da questo sentimento ad acettarmi anche se provo invidia a ringraziare la parte di me che prova invidia perchè voleva qualcosa di buono per me, riuscirò a dissolvere questo terribile sentimento di invidia.
    Dunque conoscendo queste cose , dunque conoscendo…l’uomo può essere migliore

  • Uyulala ha detto:

    Alessandra.
    L’invidia ce l’abbiamo TUTTI, a prescindere dal fatto che la vita sia stata generosa o meno con noi. L’invidia nasce quando vediamo che qualcun altro ha qualcosa che noi non abbiamo, sia di materiale che di astratto (una qualità per esempio). E’ un sentimento e un’emozione che abbiamo proprio tutti al 100%. Ma c’è chi la vive cercando di distruggere l’altro e chi la vive cercando di farne un uso positivo. Dal sentimento non dobbiamo staccarcene, anzi! E’ nostro, dobbiamo riconoscere che è nostro, dobbiamo guardarlo in faccia, dargli il nome corretto e imparare da esso qualcosa che ci riguarda. A quel punto si trasformerà da una fonte di sofferenza ad un’occasione di crescita.

  • alessandra ha detto:

    Davvero l’invidia è presente in tutti, proprio tutti?Arisrtotele diceva che l’invidia si prova solo per persone con le quali si può entrare in competizione.
    Posso invidiare il successo di una mia compagna di scuola ma non invidio minimamente la Montalcini ola Curie , che anzi sono per me dei miti.
    Gli altri vizi(lussuria, gola,ecc. )non sono presenti in tutti gli uominima l’invidia la provano proprio tutti?
    In ogni modo è giusto quello che dici,bisogna riuscire trasformare l’invidia in una santa invidia.
    E’ sicuramente positivo uscire da noi stessi e apprezzare il bene negli altri.
    <l'emulazione nel bene è positiva.mentre esiste una invidia solamente distruttiva che nasce dal impulso di morte. Siccome il bambino non riesce ad avere quello che ritiene suo di diritto finisce per sviluppare sentimenti distruttivi.
    esistono studi per evitare che accada questo ? quanto può essere responsabile di queste reazioni l'atteggiamento ambivalente della madre?Certo che la psicoanalisi è affascinante!
    "INvidio" :)Uyulala che conosce e l'ha studiata

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