Questi sono giorni strani. Scrivo così, senza titolo e, se mi è possibile, senza fare nomi in modo che i motori di ricerca non “leggano” l’argomento e il post possa restare semplicemente una sorpresa. La notte tra mercoledì e giovedì sono stata sufficientemente male da dover essere accompagnata al pronto soccorso. Problema risolto da una brava cardiologa, problema che mi ha lasciato molto stanca e con tanti pensieri in testa. Curiosa coincidenza, proprio allora si consumavano le ultime ore di vita di V., e in qualche modo con la sua morte la rete di cui ognuno fa parte ha subito un violento scossone. Scossone che ho sentito anch’io, una fra i tanti.
In questi ultimi giorni sono stata a riposo forzato e ho avuto modo di osservare com’è montato l’interesse per un uomo morto, com’è diventato, quest’uomo, tanto velocemente un pezzo di pongo da plasmare e adattare a tutte le circostanze. Sia da parte di chi lo odiava – ovviamente – ma anche da parte di chi lo amava, di chi diceva di amarlo e di chi credeva di amarlo. Succede a tutti. Finché una persona è in vita, ha la possibilità di rettificare (o perlomeno di CERCARE di farlo) l’immagine che gli altri si creano di lui. Una volta morto, quest’immagine si frantuma in un numero incalcolabile di pezzi e ognuno ne prende uno, lo distorce, lo lima , lo ripulisce e dipinge oppure lo sporca e poi lo presenta agli altri dicendo: “Ecco, questo è Lui/Lei”.
E’ inevitabile. Quando però a morire è un personaggio che, volente o nolente, è diventato un personaggio pubblico, questo lavorìo diventa insopportabile. Ieri, un po’ per ripulirmi il cervello, ho ripreso a guardare le interviste a Tiziano Terzani e a suo figlio Folco. Mi piace Terzani perché è riuscito a parlare talmente tanto e talmente chiaramente che è diventato molto difficile distorcere troppo la sua figura, e la famiglia si è posta attorno a tutto ciò che lui era stato in vita, in modo da non permettere distorsioni e strumentalizzazioni. Ma di casi come il suo ce ne sono pochi. E certo non è il caso di V. Tutti lo conoscono, tutti son stati suoi amici, tutti sanno cosa pensava, cosa sentiva, tutti erano nella sua testa. E che palle!
Ogni essere umano è solo davanti a se stesso, davanti al suo destino e alla morte. Ogni essere umano è sconosciuto anche per se stesso e nella vita non facciamo altro che cercare di darci una definizione, col rischio alla fine di trasformare questa definizione in una maschera rigida, bella o brutta, ma sostanzialmente piatta. E se cerchiamo di non metterci delle maschere, c’è sempre qualcuno che lo fa per noi
Non voglio partecipare a QUESTO funerale, all’imposizione della maschera d’oro sul viso di un Faraone.
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Bellissimo commento
Non si dovrebbe aggiungere altro tranne forse un verso :
Vi è una sorte unica per tutti,
per il giusto e l’empio,
per il puro e l’impuro,
per chi offre sacrifici e per chi non li offre,
per il buono e per il malvagio,
per chi giura e per chi teme di giurare.
(Qoelet)