Dieci anni fa lavoravo già da un anno a S. Gavino, dove lavoro tutt’ora. Stavamo ancora nella vecchia sede ed io allora avevo il turno di mattina. Dieci anni fa era di martedì infatti. Torno a casa, come sempre da quando ho il primo turno, intorno alle 15. Ero sola, prendo qualcosa da mangiare, lo metto in un vassoio e vado in salotto. Accendo la TV e guardo un canale, mi sembra RAI2 ma non ne sono sicura. Sono abbastanza distratta: stanca e affamata all’epoca usavo la TV più per evitare di pensare che per un reale interesse. La scena che mi si para dinanzi è strana e all’inizio io penso ad un film. Vedo una giornalista a cui qualcuno fa la traduzione simultanea ma non riesco a capire, ancora. Un filmato alle sue spalle mostra una delle due Twin Towers che appare come decapitata, in fiamme. E’ un attimo, si sente un boato, la giornalista ha un sussulto e si volta: un aereo sfreccia e trapassa l’altra torre, che sembra fatta di burro. Comincio a realizzare che non si tratta di un film. Smetto di mangiare senza accorgermene e rimango col boccone ancora fra lingua e palato.
Ho ben presente la situazione di buio in cui d’un tratto mi son trovata immersa. E’ la stessa che ho provato alla notizia della morte di qualcuno a cui volevo veramente bene. Un buio silenzioso, come se le informazioni che recepivo dall’esterno cadessero inghiottite da un buco nero. Si succedono le immagini, concitate, attonite, scioccate. Le torri in fiamme, il Pentagono, le urla della gente. Ancora le torri, la gente che esce a fiumana dagli intestini dei due palazzi. E poi, con una strana lentezza, le torri si sgretolano dall’alto una alla volta, implodendo e crollando su se stesse.
Nel frattempo arrivava il mio compagno. Riesco a dirgli: “E’ successo qualcosa di tremendo”. Si siede accanto a me e guardiamo senza parole quello spettacolo così dannatamente simile ad uno dei tanti film catastrofici. Ma quello è vero, è tutto vero, e la veridicità di ciò che sta succedendo è tangibile e martella le nostre viscere e il nostro cervello con forti, veloci colpi ritmici.
Da allora il mondo non è più lo stesso. Allora vivevamo un periodo in cui la speranza poteva sorreggerci. Ora tutto è cambiato, è cambiato nelle viscere più profonde delle nostre anime, delle nostre menti.
Perché non fu solo la distruzione delle torri, fatto gravissimo certamente, ma le conseguenze che questo ha portato in un’escalation di diffidenza e di violenza, in un’esasperata polarizzazione di pseudo-ideologie, nel sovvertimento delle priorità che ha portato, lentamente, a spostare dai primi posti l’umanità, l’amore, la fratellanza, la curiosità, l’ascolto.
Il mondo è peggiorato, lentamente, come descritto dalla metafora della “rana lessa”. Non siamo più gli stessi. Siamo peggiorati, intristiti, incattiviti. E questo non è colpa dell’11 settembre 2001, è colpa nostra, del modo con cui le nazioni e i popoli hanno reagito a questi eventi.
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11 Settembre 2001 – 11 Settembre 2011…
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