FEEDATI di me


Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica

Visualizza gli articoli più recenti

Leggi gli articoli in ordine cronologico


RSS Gordon Urqhuart

RSS Come Ci Vede la Stampa Estera

Cinque Post Presi a Caso

Gli ultimi cinque commenti pubblicati

Views

Nuvola di parole

Riflettendo attraverso la scomparsa di Marisa Baù

Mi è molto difficile mettere nero su bianco le innumerevoli riflessioni che mi ha scatenato la scomparsa di Marisa Baù, la focolarina trovata morta alla fine di gennaio. Marisa viveva a Montet da molti anni. Nell’articolo di Gordon Urquhart – in inglese – potete trovare fra le altre considerazioni un’analisi della situazione che si crea nelle cittadelle del movimento.

La famiglia non crede che si sia trattato di suicidio, ed è molto comprensibile questo. Si tratta di un’eventualità molto dura da digerire anche nel caso riguardi persone che hanno tutte le caratteristiche e soffrono di disturbi tali da rendere per loro il suicidio una possibilità concreta. Nel caso di una persona che si mostra sempre felice e piena di vita è quasi impossibile immaginare che possa aver fatto un gesto di disperazione estrema.

Non ho idea se l’ipotesi del suicidio sia stata confermata con assoluta certezza, è però vero che le circostanze del ritrovamento del corpo sono state tali da rendere quest’ipotesi assai probabile. Per questa ragione, i miei pensieri e le mie riflessioni hanno seguito un percorso come se il suicidio di Marisa fosse un dato di fatto e non solo un’ipotesi. Di questo mi scuso con i familiari di Marisa – se arriveranno mai a leggere questo mio articolo.

Molte volte ho parlato del fatto che all’interno del movimento frequentemente si sviluppa un falso sé che imprigiona il nostro vero sé, creando una specie di sarcofago esteticamente bellissimo ma finto e rigido. All’interno il nostro vero sé ne viene soffocato, non ha la possibilità di esprimersi e a poco a poco entra in uno stato di ibernazione. A volte muore e resta soltanto il sarcofago, come un guscio vuoto, ma questo porta ad altro ed è un aspetto che non ho voglia di affrontare, almeno per ora.

Parlo invece più volentieri del primo caso, quello in cui il vero sé è soffocato, congelato e insensibile ma ancora vivo. In quel caso si vive una vita improntata al “come se”, una vita in cui tutto dev’essere positivo o rivolto al positivo e i momenti di riflessione, di maturazione e di dubbi vengono visti come “crisi” da risolvere. Di fatto sono dei momenti in cui il sarcofago si incrina e dev’essere riparato velocemente, prima che il surgelato prenda aria e – orrore – possa anche riprendere a vivere, a sentire e a comunicare il proprio malessere.

Tutto questo ha dei livelli di gravità diversi. Diventa molto seria la situazione dei focolarini, soprattutto quelli che vivono per tempi molto lunghi in una cittadella. Mi colpiva molto ciò che ha scritto Gordon in proposito: nelle cittadelle tutti sono membri del movimento, tutti devono “vivere l’ideale”, tutti devono essere “su”. Chi non vive così, viene emarginato, a volte proprio tenuto fisicamente da parte. I contatti con l’esterno sono scarsi e filtrati. Questo capita a tutti i focolarini, non solo agli abitanti delle cittadelle. Questo rende di fatto impossibile a chi si trova in difficoltà poter chiedere aiuto al di fuori di quello standardizzato che ti offre il movimento.

Ci ho pensato spesso in tutto questo tempo che non ho scritto nulla qui nel blog. Molte volte ho detto che gli articoli sul movimento che inserisco hanno lo scopo di dire “non siete soli” agli ex o a chi vuole uscire. Ma in che modo poter comunicare a costoro che esistono persone che hanno passato le stesse sofferenze, se queste persone sono impossibilitate ad accedere al mio sito, a quello di Gordon o al sito “focolare.net”? In che modo queste persone possono chiedere aiuto se non possono disporre di una casella di posta elettronica personale, di un cellulare proprio, se non possono avere neppure un angolo della propria vita completamente privato e non sottoposto al vaglio degli altri focolarini, del capofocolare e di tutte le gerarchie a partire da queste?

Se a Marisa, per una qualsiasi ragione, si fosse incrinato o decisamente rotto il sarcofago, spaccata la maschera col sorriso e con l’entusiasmo stereotipo, si sarebbe trovata in una situazione di gravissima fragilità. A volte non si può più tornare indietro, quando il sarcofago si spacca in modo deciso non si può più riaggiustare. In questo caso, il senso di vuoto interiore e di disperazione è incalcolabile. Non poter comunicare certi stati d’animo quando si è stati abituati a comunicare tutto, a non aver nulla nella propria vita che possa essere riservato e protetto dal giudizio altrui, diventa un’ulteriore fonte di disperazione.

Ecco perché alla fine non mi sembra tanto assurdo che lei possa aver compiuto un gesto così estremo, ecco perché alla fine la sua scomparsa e la sua morte mi hanno colpita tanto. Chi è uscito dal movimento spesso ha timore di esporsi, ha timore di dire pubblicamente “mi chiamo Tal dei Tali, sono uscito/a dal movimento nel… e sono riuscito/a a superare i miei problemi nel seguente modo”. In questi anni ho ricevuto tante lettere. In molti casi erano insulti, talvolta delle minacce velate. Ma molto spesso si trattava di persone che hanno vissuto la stessa disperazione, lo stesso sconforto, lo stesso profondo e incolmabile senso di vuoto che ho descritto nei miei articoli. Chi mi ha scritto ha trovato dei modi per andare avanti nella vita, nonostante le ferite, l’immensa fragilità e la perdita di ogni punto di riferimento. Mi chiedo però quante siano le persone che, alla fine, non ce l’hanno fatta. Questo pensiero continua a tormentarmi da quando è stato trovato il corpo di Marisa. Non so se nel suo caso si sia trattato di suicidio, ma mi è insopportabile l’idea che qualcuno possa arrivare a pensare di farsi fuori perché REALMENTE non riesce a trovare aiuto.

Altri Articoli Che Potrebbero Interessarti:


Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 27 commenti

  • Giuseppina scrive:

    Ti ringrazio tantissimo cara Donatella di questa analisi seppur teribile sulla morte della povera Marisa… Capisco l’isolamento che possono vivere i popi e le pope, del loro completo annullamento… Però non riesco proprio ad accettare in nessuno modo che nessuno si sia accorto, in una cittadella in cui lo scopo principale è quello di farsi uno con l’altro, del profondo disagio e dolore di Marisa… Ma che amore è questo? Quale unità? E’ questo l’Ideale che sbandierano tanto in giro? Mi dispiace ma per me il Vangelo è tutt’altra cosa…Alla fine sai cosa penso? Che della povera Marisa e del suo terribile dolore a tutti è importato tranne che al Movimento dei Focolari!

  • Uyulala scrive:

    Ciao Giusi.
    E’ difficile dire cosa sia successo all’interno del focolare dove viveva Marisa. Il fatto è che quando vivi una realtà orientata all’essere sempre “santi”, tendi ad interpretare in modo errato ciò che non rientra in quella strada. Un po’ come dire che per un idraulico ogni problema ha la forma di un tubo. In alcuni casi ci sarà stata anche malafede, chissà, ma penso che ci siano persone interne al movimento in cui tutto si è svolto in buona fede. Non la considero una giustificazione sufficiente, bada bene. Il nostro dovere di esseri umani è quello di renderci sempre più consapevoli di quello che succede a noi e attorno a noi, in modo diretto, privo di filtri e di giudizi.

  • Elena scrive:

    Bellissimo articolo, spiega molto bene la situazione che si crea a livello interiore.
    ti sei espressa benissimo, non preoccuparti.
    spero che “il manto di neve” per Marisa non copra tutto il dolore, lo sporco, lo scomodo come al solito.
    Avere speranza e guardare oltre dando un senso non significa mai voltarsi comodamente dall’altra parte.
    Io non so se si sia trattato di suicidio o peggio, quello che so è che Marisa comunque merita giustizia e merita di essere vista davvero, non coperta di belle parole.
    Potete raccontarvi che è in cielo dal suo sposo ma la realtà non cambia e non so se Dio sarebbe contento di vedere tutto questo. Gesù la chiamerebbe IPOCRISIA. Gesù vedeva davvero le persone, non si voltava dall’altra parte e gli piaceva chiamare le cose con il proprio nome.
    Se ci si trova davanti una ferita aperta e la si copre bene bene con una garza bianca non guarirà mai, anzi, si infetterà.
    Bisogna guardare e sporcarsi le mani per portare le cure necessarie e far sì che guarisca davvero, ma per farlo non bisogna avere paura di ciò che è imperfetto.
    Io spero di cuore che ci sia qualcuno che abbia il coraggio di fare questo.
    Ma in pochi hanno voglia di trovarsi davanti il dolore, perchè è scomodo, brutto, pone domande difficili e obbliga a mettersi in discussione. Allora ci si affretta a dire qualche parola di conforto, magari a sfondo evangelico e a scappare lontano ignorando il baratro di solitudine di chi ci sta accanto.
    Si preferisce stare tranquilli e accontentarsi delle belle maschere anche se si intravvede ben altro dietro.
    Lo abbiamo fatto tutti prima o poi.
    Ma quando è un sistema a incoraggiare questo significa che c’è qualcosa che davvero non va. E quando in questo sistema qualcuno sta così male da manifestare disagio viene liquidato con qualche bella parola e il silenzio.. beh c’è veramente qualcosa che non va. Spero che inviti a riflettere, a svegliarsi, a smettere di voltarsi dall’altra parte. Il disagio c’è, continuare a coprirlo o attribuirlo a persone “fragili” non lo farà certo svanire come per magia.

  • Uyulala scrive:

    Ciao Elena.
    La ragione per cui parlo spesso del movimento dei focolari come un movimento settario, è perché al suo interno si leggono gli avvenimenti solo ed esclusivamente attraverso modalità che permettano il mantenimento dell’omeostasi, dello status quo. Non ho nessuna illusione che possano avvenire cambiamenti tali da rendere più umane le reazioni dei membri. Ma staremo a vedere. In questi casi preferisco scoprire di aver avuto torto

  • Francesca scrive:

    Giuseppina, le domande che hai elencato mi riempiono la testa da quando si è scoperto che Marisa era morta. Non riesco a farmene una ragione, possibile che nessuno abbia guardato davvero negli occhi quell’anima in pena e abbia notato la sua sofferenza? Oppure qualcuno se n’è accorto ma ha fatto finta di niente abbandonando Marisa quando forse era possibile fare qualcosa per lei? Possibile che quell’Ideale che parla di amore, che spinge a essere santi, a considerare tutto come volontà di Dio e ad accettare gli eventi come “Gesù abbandonato che si presenta”, renda in realtà ciechi (o forse incapaci di reagire concretamente?) di fronte ai disagi e alle sofferenze altrui?

  • SILVANA scrive:

    Sono anch’io una ex come dici tu..

    Sebbene alcune esperienze ed emozioni rispecchino quant’ho vissuto, non condivido la visione generale di questo blog poiché già da diversi anni sono passata oltre il rifiuto totale e il disprezzo per il Movimento e i suoi membri.

    Nel caso specifico di Marisa Baù, preferisco che sia la Polizia a occuparsi di analisi e indagini, anche per rispetto per la famiglia che non crede nell’ipotesi del suicidio.
    E preciso che proprio Marisa non ha voluto un cellulare, mentre tutti le proponevano di averne uno personale. E personalmente ho conosciuto diverse pope che avevano cellulare e accesso a internet (anche nelle Cittadelle)..

  • Uyulala scrive:

    Silvana
    nessun disprezzo. Rifiuto si, dell’ideale, di come viene vissuto e di innumerevoli ipocrisie, ma nessun disprezzo. Sulla questione dei cellulari e dell’accesso a internet ti riferisco ciò che ho saputo. E a quanto ne so, comunque, non mi risulta che i popi possano mantenere account privati in internet né che possano per esempio bloccare il telefono ai controlli dei superiori. E comunque le mie sono considerazioni personali.

  • Francesca scrive:

    Silvana, ho conosciuto diverse persone che vivevano nelle cittadelle (con alcune sono ancora in contatto), se volevi comunicare con loro dovevi mandare una mail all’indirizzo generico del focolare in cui stavano perchè non avevano un account personale, mentre se volevi telefonare dovevi far riferimento al numero di telefono del focolare. Credo che il possesso di telefoni e pc strettamente personali faccia parte di quel superfluo che i popi vogliono evitare. Poi non so se la scelta di avere o meno un account email e/o un telefonino personale sia lasciata al singolo focolarino…

  • Giuseppina scrive:

    Cara Silvana nessuno qui vuole giudicare il movimento e i suoi aderenti, è solo che la vicenda di Marisa ci ha colpito moltissimo e, come diceva Francesca, la mente ci ha spinto a farci mille domande… Anche io non accetto l’idea del suicidio è per questo che mi sono domandata come fosse possibile che una persona come Marisa abbia potuto fare un passo del genere… se davvero di suicidio s’è trattato quanto dolore si celava nel suo cuore poverina? Ma se così non è stato io grido che Marisa merita giustizia. Non lo credi anche tu? La verità Silvana, vogliamo solo la verità e questo credo che Marisa e la sua famiglia se lo meritino.

  • dolly scrive:

    Io sono una persona del movimento dei focolari. Non sono una focolarina consacrata, ma comunque faccio parte del movimento. Ho conosciuto il movimento dei focolari nell’ 85, quando avevo 18 anni, e adesso ne ho 45.
    Per motivi che non hanno a che fare con l’incontro coi focolarini, da 20 anni (cioè dal’ 92) sono in cura per una depressione che mi è stata riconosciuta e cominciata a curare con ben sei anni di ritardo da quando ebbi il primo periodo molto serio. Questo, unito al fatto che ho dovuto penare per anni per trovare gli specialisti giusti che riuscissero a capirci qualcosa del mio malessere, ha fatto sì che io sia tuttora in cura e, considerato il tutto, anche nella migliore delle ipotesi so bene che almeno una visita ogni tre-quattro mesi dal mio psichiatra-psicoterapeuta non me la toglierà nessuno finchè avrò vita.
    Perchè scrivo questo? Perchè semplicemente voglio dire ciò che io ho toccato “con mano” nei rapporti con le persone del movimento in relazione al mio problema di salute.
    Quando la mia depressione è scoppiata, ho parlato del mio malessere proprio con una focolarina consacrata (come lo era Marisa) che era ed è un medico anche se non psichiatra. E’ stata proprio questa focolarina a sospettare che avessi della depressione e mi ha messo in contatto con una specialista.
    La maggior parte delle persone del movimento che conoscevo non capivano quasi niente di come stavo e lo capivano ancor meno i miei stessi familiari che NON SONO del movimento. Ma ho anche trovato delle focolarine (poche ma l’ho trovate!) che seppur non capivano perchè stassi così male, mi sono state vicino con un’amore sconfinato e innumerevoli volte mi hanno supportato non solo spiritualmente, ma anche moralmente e psicologicamente. E questo perchè vedevano in me un volto di Gesù Abbandonato, una sorella (anche se non di sangue) che stava soffrendo enormemente e che si sentiva un “macigno” spropositato sulle spalle. E tante volte, anzi, un’infinità di volte quando mi sentivo schiacciare da questo enorme “macigno”, si sono fatte UNO con me aiutandomi non poco a portare questo immenso dolore da cui mi sentivo schiacciare.
    Solo chi ha provato sulla sua pelle cos’è la depressione può capire come talvolta è forte l’angoscia che ti attanaglia alla gola, il vuoto che hai dentro che ti porta alla disperazione più assoluta in cui l’unica “via d’uscita” possibile ti sembra solo la morte. Solo chi l’ha provato può capire la “tentazione” (l’ho messa fra virgolette perchè, che una persona sia credente o meno, suicidarsi è sempre un’atto autolesionista anche se la persona che lo fa non ne è quasi mai consapevole) di prendere un bel po’ di farmaci con l’intenzione di addormentarsi e non svegliarsi mai più. In 20 anni di depressione io l’ho provato e non so dirvi quanto.
    Perchè sono viva?
    Perchè se non ci fossero state proprio quelle tre focolarine che mi hanno fatto sentire il loro amore costantemente in tutti questi anni, che hanno condiviso con me anche i momenti più bui e atroci, io adesso non sarei quì a scrivere questo post né su questo blog, né su altri blog esistenti su questa Terra.
    Questa è stata ed è la mia esperienza.
    E questo NON VUOLE ESSERE AFFATTO una “difesa” strenua del movimento dei focolari. Il movimento dei focolari è fatto di persone umane e ogni persona umana ha i suoi pregi e i suoi limiti, così come ognuno ha una proprio sensibilità e una propria capacità di comprensione che varia da persona a persona.
    L’ideale dell’unità di cui vuole farsi portatore il movimento dei focolari è vero, il Vangelo è vero, ma è portato avanti da persone umane che non sempre riescono a capire tutto, che possono anche sbagliare proprio perchè umane e quindi limitate.
    Anch’io purtroppo temo, considerato soprattutto ciò che è stato detto sul suo stato di salute (negli ultimi mesi era dimagrita senza motivo, lei che era già magra, aveva ricorrenti febbri anche se basse di cui stava facendo degli accertamenti, c’erano stati degli atteggiamenti scostanti che non aveva mai avuto in precedenza in tutta la sua vita, ecc.), che Marisa abbia fatto un gesto estremo.
    Ma vi chiedo sinceramente e con profonda umiltà, anche nel caso che le persone intorno a Marisa non abbiano capito che lei stava passando un periodo così difficile, di non fare di tutto questo tragico avvenimento una situazione generale di tutto il movimento dei focolari. Perchè così non è.
    Sarebbe come dire, perchè ci sono stati vari gravi fatti di sacerdoti pedofili a livello internazionale, che tutta la Chiesa Cattolica sia un’insieme di persone subdole che abusano del loro status sociale per approfittarsi dei più deboli, che tutti i sacerdoti del mondo abbiano seri problemi psichici.
    Lo sconcerto è tanto e vi assicuro che questa vicenda mi ha toccato e scosso nel profondo anche se io non sapevo nemmeno che esistesse una Marisa Baù finchè non ho saputo della sua scomparsa da persone proprio del movimento.
    Che io sappia, in quasi 70 anni di vita del movimento dei focolari questo è il primo caso di una persona laica consacrata suicida e il dolore è immenso per tante persone che ne fanno parte anche per chi, come me, non conosceva personalmente Marisa.
    Prima di dare e scrivere forti giudizi negativi, vi chiedo e vi prego con tutto il cuore di riflettere un po’ di più e poi di farlo con un po’ più di rispetto di quello che io ho potuto leggere su questo blog.
    Grazie a chi avrà avuto la pazienza e la disponibilità d’animo di leggere questo mio post fino in fondo.
    Dolly

  • Uyulala scrive:

    Dolly
    mi fa piacere per te che nel tuo caso le persone si siano comportate in altro modo. Ho avuto proprio stasera una brutta caduta e ho il polso destro fratturato. Cercherò di dirti qualcosa con calma ma ora non ci riesco. Buona notte

  • SILVANA scrive:

    Grazie Dolly per la tua lettera molto toccante.

    Riguardo telefoni e comunicazioni, vorrei solo aggiungere che un’amica che è stata alla scuola per Popi a Loppiano mi ha confermato ieri sera che usava telefonino e internet tranquillamente (mail, facebook, ecc..)

  • Uyulala scrive:

    Vedi Silvana, questo tuo atteggiamento lo trovo veramente sgradevole. Nel blog, ma non solo nel mio, anche in quello focolare.net e negli scritti di Gordon, ci sono molte testimonianze di dolore, di dolore grave e intenso. E’ una cosa che grida vendetta al cospetto di Dio il fatto che gli interni del movimento e i loro strenui difensori facciano queste assurde classificazioni del dolore. Quello vissuto all’interno di certi canoni è da comprendere e gli altri invece sono da denigrare, minimizzare e svalutare? Non preoccupatevi voi tutti che fate due pesi e due misure: la ruota gira e ce n’è per tutti

  • Francesca scrive:

    Silvana mi dispiace che tu non riesca a essere obbiettiva, la lettera di Dolly è toccante perchè combacia con i tuoi sentimenti mentre le numerose testimonianze presenti in questo blog (che io ritengo altrettanto toccanti, se non di più) it infastidiscono, le reputi attacchi al movimento, cattiverie, solo perchè è troppo difficile ammettere che così tante persone possano aver vissuto delle esperienze negative all’interno del movimento. Credo che sia così per tutti all’inizio, ma non è giusto dare più valore alle voci che concordano con la nostra e scartare tutte le altre voci dissidenti.

    Il problema di fondo secondo me sta tutto qui: “mi hanno supportato…perchè vedevano in me un volto di Gesù Abbandonato”. Quindi Dollu non ti hanno aiutata perchè semplicemente eri una persona che stava male e necessitava di aiuto, hanno avuto bisogno di ricorre all’artificio di vedere in te qualcos’altro e solo dopo ti hanno aiutata. Non si può aiutare e amare una persona solo perchè appunto è una persona? Forse che un essere umano che sta male può essere aiutato solo se si riesce a vedere Gesù in lui? L’amore puro e vero non ha bisogno di tutti questi costrutti…
    Se io sto male, i miei amici e le persone che mi vogliono bene mi aiutano non perchè si sforzano di vedere in me Gesù, ma perchè sono Francesca, la loro amica, la persona a cui sono affezionati, in quel momento mi serve una mano ed è spontaneo venirmi in soccorso. Non hanno bisogno di trucchetti per riuscire a supportarmi e volermi bene! Il concetto del “ti amo e ti aiuto perchè in te vedo Gesù” secondo me è pericolosissimo, le persone vanno amate perchè sono esseri umani e basta, meritano amore e aiuto perchè sono esseri umani, non perchè si fa finta che siano Gesù!!

  • Francesca scrive:

    Perdonate gli errori che ho fatto nel commento precedente scrivendo di fretta…

  • Uyulala scrive:

    Grazie Francesca. Hai espresso una delle cose più importanti che volevo dire a Dolly. (con la sinistra sono impacciatissima)

  • Elena scrive:

    Francesca ha espresso esattamente ciò che volevo dire io. Nel vangelo quando Gesù dice “ogni cosa che avrete fatto al più piccolo di voi l’avrete fatta a me” non intendeva dire che siamo così indegni che per poterci amare è necessario che qualcuno si sforzi di vedere lui in noi.Forse invece di fronte a persone che dedicavano solamente a Gesù perchè considerato migliore degli altri lui voleva sottolineare che ogni persona è un valore, ognuno è importante e che invece di occuparsi di lui preferiva che ci si occupasse di chi aveva bisogno, dei più piccoli cioè delle persone che hanno molto bisogno perchè sono spesso ignorate e lasciate sole. è una visione molto diversa.
    Ma se io dico che per amare qualcuno ci devo vedere Gesù, mi metto davvero su un piedistallo, considero l’altro così “messo male” che devo pensare che c’è Gesù in lui in modo da trovare qualcosa di positivo e amarlo..

    Le mie parole sono state molto dure non perchè io ce l’abbia strenuamente con il movimento o abbia come mio obbiettivo nella vita di distruggerlo.Assolutamente no. Io penso che le persone abbiano il totale diritto di essere libere, fare i propri percorsi e le proprie scelte, stare dove si sentono meglio.
    Noi scrivendo queste cose stiamo semplicemente dicendo: “se tu non ti senti a tuo agio, se non ti senti veramente amato, se vedi che ci sono cose che non vanno all’interno del movimento o da qualsiasi altra parte, sappi che non sei solo, che ci siamo passati anche noi e siccome ci siamo sentiti soli e non vogliamo che questa solitudine continui possiamo darti un supporto con le nostre esperienze”.
    Avendo riscontrato disagi molto simili in tante persone di culture diverse, città diverse ma con in comune il fatto di aver fatto parte di questo movimento abbiamo cercato di capire e di dare una risposta.
    Perchè la risposta che invece ha dato Chiara Lubich non lascia davvero molta apertura al dialogo, la ricordo:
    (intervista del 1997 all’Espresso)

    “-E quelli che se ne vanno via? Di motivi critici ne avranno.
    «Quelli che ci lasciano lo fanno perché non hanno voluto morire: non hanno voluto rinnegare se stessi e prendere la croce. Oppure perché sono psicologicamente inabili alla vita del movimento. Oppure perché sono stati soverchiati dalle tentazioni».”

    Chiara è considerata la fondatrice del movimento e la sua parola è tenuta in grande considerazione anche perchè si ritiene che sia portatrice di verità spirituale, di un carisma.
    Un sistema costruito su convinzioni come quelle espresse da questa intervista non lascia grande spazio e non da molto sostegno a chi riscontra problemi all’interno del movimento.
    Inoltre, e mi attengo all’intervista di Chi l’ha visto: Marisa era in crisi all’interno del movimento, c’era la volontà di trasferirla altrove e lei non era d’accordo, la sera prima di sparire ne aveva discusso con la sua responsabile di Montet.
    E questo è indice di disagio.
    La famiglia non si era nemmeno accorta di questo disagio, perchè lontana ed esterna, ma anche perchè nella spiritualità del movimento si incoraggia a nascondere il dolore con il sorriso, ad abbracciarlo e andare oltre.

  • SILVANA scrive:

    Francesca e Uyulala,

    non giudico né classifico le testimonianze di nessuno.. Non mi pare di aver detto che quella di Dolly (che non fa che esprimere il suo punto di vista) fosse più o meno toccante delle altre.
    È veramente sgradevole essere fraintesa e giudicata, ma penso che il problema stia nel fatto che non riesco a essere abbastanza comprensibile limitandomi a scrivendo poche righe.

    E sono anche convinta che se ci parlassimo a 4 occhi, arriveremmo alle stesse conclusioni.

    PEACE e buona giornata

  • Uyulala scrive:

    Silvana, e lo dico a te ma lo dico anche più in generale. Non è una questione di dire le cose a 4 occhi o per iscritto. E’ il sistematico rifiuto anche soltanto di CREDERE che le nostre parole esprimessero esattamente quello che trovi scritto. E’ il fatto di attribuire sistematicamente a fattori quali quelli elencati da Elena (e lei ha citato le parole di Chiara, mica dell’ultimo arrivato). Quello sarebbe amore? Non ho mai visto nulla di più lontano, altroché. Ho trovato molto più amore – e amore molto più concreto e diretto – nelle persone che ho conosciuto fuori.

  • Francesca scrive:

    Da quello che ho visto nessuno ha la minima intenzione di distruggere il movimento. Chi ha deciso di raccontare la sua esperienza l’ha fatto senza secondi fini, ma solo appunto per raccontare un’esperienza e per lasciare un messaggio a chi eventualmente si trovasse nella stessa situazione: non preoccuparti se ti senti a disagio, può succedere, non sei l’unico, non è sbagliato ragionare e arrivare a non condividere parte o tutto di quello che si vive nel movimento.
    Mi dispiace che “dall’altra parte” non ci sia l’umiltà necessaria per accettare le esperienze negative e per considerarle un punto di partenza per provare a riflettere su quegli aspetti che ritornano uguali in tutte le testimonianze, ma che le testimonianze vengano quasi sempre bollate come atti di cattiveria, di ripicca, o sfoghi di persone che non hanno capito niente del movimento e dell’ideale e che non hanno saputo viverlo come andava vissuto (cose che mi sono sentita dire personalmente)…

  • Giuseppina scrive:

    Dolly so benissimo cosa sia la depressione, ci sono passata più di una volta ma purtroppo devo dirti che a me tutta questa unità, che fortunatamente hai trovato te, non è stata concessa e sai perchè? Perchè a causa di problemi in famiglia non riuscivo ad fare il passaggio da pre-gen a Gen. La capozona, il mio bianco, tutti sapevano benissimo che non era colpa mia, io volevo essere una focolarina con tutta me stessa ma i problemi a casa erano troppo enormi (perdonami se non te ne parlo pubblicamente perchè sono cose davvero gravi e che fanno ancora male)… chi mi ha aiutato allora? Delle “avvita-lampadine” o “fanatiche visionarie” ( non so voi come li chiamate ma qui è così che chiamavamo i famosi “carismatici”)… bella unità vero?…

  • Walter scrive:

    ciao a tutte

    ma nella vita oltre a elargire consigli e sostenervi tra di voi, fate anche qualcosa d’altro.
    se c’é una cosa che ho imparato dall’ideale d’unità é proprio quella di ricominciare sempre, perché solo amando (come Gesù si ha la Luce)
    Buona quaresima a tutti
    Walter

  • Uyulala scrive:

    Ciao Walter.
    Si, facciamo tante altre cose.
    Per inciso, non essendo cristiana l’augurio – peraltro di dubbio gusto – di buona quaresima per quel che riguarda me casca nel vuoto.
    Buona vita

  • dolly scrive:

    Cara Giuseppina
    non devi assolutamente scusarti se non mi parli apertamente dei tuoi problemi familiari, hai tutto il diritto alla tua privacy! Io credo ugualmente a quanto scrivi, che volevi essere una focolarina con tutta te stessa e mi spiace davvero tanto che non sono riusciti a capirti fino in fondo. Non dubito affatto che ne hai sofferto moltissimo. Tanto più che, da quanto scrivi, tu non avevi nessuna responsabilità.
    Io sono una semplice persona che conosce e frequenta il movimento, non ho nessun incarico di responsabilità, ma se può servire, come persona del movimento dei focolari ti chiedo sinceramente perdono se altre persone del movimento ti hanno fatto soffrire.
    Ti auguro davvero che tu possa trovare delle persone, movimento o non movimento, che ti amano e ti accolgono per come sei tu, al di là di quelli che sono o erano i problemi nella tua famiglia. Anzi, magari se possibile che ti aiutino anche a “risarcire” le ferite che ti porti dentro e tu possa ritrovare finalmente la serenità.
    Non so chi tu sia, quanti anni hai, dove abiti e cosa fai e allo stesso modo tu non conosci niente di me a parte quanto ho scritto di quella che è stata la mia esperienza personale, ma spero vorrai credermi che anche se solo attraverso questo blog ti sono vicina con tutto il cuore.
    Ti invio un forte abbraccio.
    Dolly.

  • Uyulala scrive:

    Per Adalberto:
    io eviterei di essere così categorica in quest’analisi. Sebbene a livello teorico possa concordare con alcune delle cose che esprimi, preferisco sempre evitare di assolutizzare certi discorsi. Inoltre, parlando più in generale del suicidio, nella mia esperienza di psichiatra ho potuto constatare che chi si suicida a volte lo fa durante la fase acuta di un disturbo psichiatrico. Molti disturbi psichiatrici insorgono indipendentemente dai fattori di vita perché sono malattie, alla stessa stregua di quelle fisiche. Le mie considerazioni sulla morte di Marisa nascono dall’impatto emotivo che la sua morte ha avuto su di me e non tanto da una riflessione razionale, che avrebbe richiesto uno sviluppo più ampio e dilatato

    Per Dolly:
    ti ringrazio per le tue parole. Avrei veramente tante cose da dire ma, come ti ho già scritto, non sono in piena forma e potrei non riuscire ad esprimermi con la delicatezza che meriti.

  • Uyulala scrive:

    Per il commentatore che si firma Adalberto Maria Merli:
    ho un suo commento in coda di moderazione. Poiché esiste un artista, attore e doppiatore, che porta questo nome, ho voluto fare una verifica e ho inviato una mail all’indirizzo riportato nel sito ufficiale. Ho dei dubbi riguardo al fatto che il sig. Merli abbia commentato questo blog e mi sembra piuttosto improbabile che si tratti di un caso di omonimia.
    Probabilmente esagero in prudenza, ma vorrei comunque ricordare che il furto d’identità è un reato penale, che ogni commento lascia traccia in termini di indirizzo IP, host e Whois.

    Attendo quindi una risposta da parte del sig. Merli e nel frattempo chiudo i commenti

  • Uyulala scrive:

    Mi sono trovata in una imprevista quanto sgradevole situazione. Mi ha risposto il signor Merli, quello vero, il quale ha confermato i miei sospetti. Ho prontamente rimosso il commento che portava la firma falsa. Devo ancora decidere se segnalare questo fatto alla Polizia Postale. I commenti resteranno chiusi.

    Ecco il sito ufficiale del VERO Adalberto Maria Merli:
    http://www.adalbertomariamerli.it/

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

Ci sono 424 articoli e 2,877 commenti.

RSS Pensieri Liquidi

Cerca in questo blog

Da Leggere Prima dell’Uso

Categorie

Creative Commons License

Creative Commons License
I contenuti di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.



Sito Non raggiungibile


Protected by Copyscape Originality Checker

Lottiamo insieme contro il neuroblastoma



Comprate il libro



Social Networks




Donatella's bookshelf: read

Il Respiro Del Grande Spirito - Canti Degli Indiani d'AmericaDove soffia il vento - Il volto più antico e profondo della cultura "pellerossa" - con una suggestiva documentazione fotograficaUna storia degli Indiani del Nord America - gli uomini dalla pelle rossa - un popolo di guerrieri e mistici innamorati della loro terraDal Popolo degli Uomini - Canti, miti, narrazioni, preghiere degli Indiani del NordamericaMolte vite, un solo amoreMolte Vite, Molti Maestri

More of Donatella's books »
Donatella's  book recommendations, reviews, quotes, book clubs, book trivia, book lists


ViviStats



Flag Counter