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Focolarini e uso di cellulari e internet

Poco dopo aver pubblicato l’articolo relativo alla morte di Marisa Baù ho come al solito ricevuto vari commenti e mail. Ci sono due tematiche di cui vorrei parlare, conto di parlarne in distinti post.

Uno dei temi lo si trova anche nei commenti al blog di Gordon, e riguarda il quesito se ai focolarini (ossia ai consacrati che vivono nelle piccole comunità chiamate focolari) sia permesso avere un cellulare proprio e avere una email personale.

Con il permesso della persona che mi scrive, riporto il contenuto di una email.:

carissima Uyulala, sono una ex focolarina sposata; sono uscita di focolare circa 10 anni fa’ dopo piu’ di 25 anni di appartenenza al movimento.  Le vostre esperienze sono state le mie, purtroppo mi dispiace dirlo andarmene è stato una liberazione; non ti sto a raccontare la mia storia, troppo lunga e ormai storia passata , ma quello che leggo sul tuo blog è tragicamente e assurdamente tutto vero! In questi anni ho avuto alcuni incontri sporadici e formali con alcuni del movimento… grandi sorrisi ma niente di importante. Solo ultimamente ho riallacciato i rapporti con una popa secondo me un po’ speciale… con lei ci sentiamo di tanto in tanto, ci frequentiamo in ambienti “neutri” insomma una bella amicizia credo senza secondi fini da parte sua. Frequentandola mi sono accorta che lei usa normalmente un suo cellulare ed ha una sua mail personale che non è quella del focolare dove vive. Ci tenevo a dirti cio’ perchè ho letto alcuni commenti riguardo la scomparsa di Marisa Bau’ dove si afferma che alle focolarine è vietato avere cellulare e mail personali. Penso che per dovere di verita’ sia importante raccontare come siano veramente le cose e non solo criticare per partito preso o per le esperienze negative che abbiamo vissuto. Puo’ anche essre che il caso di questa popa sia una eccezione ma comunque ci tenevo a segnalare la cosa. Un grande grazie per la tua attenzione.

In seguito a questa mail c’è stato un breve carteggio alla fine del quale io e questa persona ci siamo trovate sostanzialmente d’accordo su molte cose.

Più che nel mio post, in quello di Gordon sembra che diventasse fondamentale il dilemma se i focolarini siano o meno autorizzati a possedere un cellulare proprio o ad avere una casella email personale. Questo, suppongo, è legato ad un altro quesito: era Marisa nelle condizioni logistiche di chiedere aiuto a persone al di fuori dal movimento (come per esempio i familiari)? Lascerei da parte la risposta a questo quesito: io non sono certo nella posizione per cercare di darne una.

Nei miei primi articoli, quelli che ho scritto poco dopo la morte di Chiara, ho accennato anche al fatto che il percorso all’interno del movimento è costituito in modo del tutto nascosto da un misto di indottrinamento e auto-indottrinamento.  Per questa ragione gli aspetti coercitivi sono molto nascosti e coperti da un impianto formale spesso inattaccabile. Per fare un esempio, è difficile che nel movimento ci si possa sentire apostrofare con un ordine diretto come: “Tu devi darmi la password per la tua email”. E’ assai più probabile che la faccenda venga affrontata in modo più indiretto, su vari piani e in momenti diversi. Per esempio durante un incontro il capofocolare potrebbe dire genericamente che in quel periodo sarebbe bello approfondire l’aspetto del “rosso” (mettere in comune ogni cosa, materiale e spirituale) e potrebbe chiedere ad ognuno dei focolarini in che modo vivono il rosso e quali possono essere i limiti “umani” per viverlo in pieno. In un secondo tempo, durante un successivo incontro, potrebbe proporre un “momento della verità”  in cui il malcapitato viene sottoposto al cosiddetto “purgatorio” – ossia tutti gli altri a turno gli dicono le sue mancanze – e al cosiddetto “paradiso” – in cui tutti parlano degli aspetti positivi che il soggetto mette in atto per vivere l’ideale del movimento. In quella circostanza potrebbe scegliere il focolarino che ancora non ha dato la password e concentrare il “purgatorio” su quel tema. Infine durante gli incontri a tu per tu con il capofocolare il discorso verrebbe portato sempre su quel tema per affrontare “con Gesù in Mezzo” questa mancanza. Senza contare poi il ruolo svolto dagli altri focolarini: in ogni comunità di ogni genere, religiosa e non, ci sono i leccaculo e i carrieristi e non credo che nei focolari siano sprovvisti dell’articolo.

Alla fine di tutto questo, considerando che i focolarini hanno spesso una vita quasi del tutto dedicata al movimento (e per Marisa non esisteva il “quasi” visto che abitava a Montet da 15 anni), che sono immersi 24 ore al giorno in quel clima, non sembra così strano che il focolarino decida “in piena libertà” di dare la password della propria casella email al capofocolare.

Io ho ipotizzato un meccanismo legato a quello specifico contenuto, ma tenete presente che un tale modo di procedere è tipico, con tutti i correttivi del caso, per tutti gli interni, consacrati e non.

Nessuna coercizione, solo un lento e costante lavoro, fatto più o meno sempre con le stesse modalità, che induce l’individuo a “scegliere”.

L’aspetto meramente formale del possesso di un oggetto proprio o di un accesso a internet potrebbe quindi nascondere una realtà di ben diversa sostanza. Come per ogni cosa nella vita mi sembra fondamentale attivare una vista più acuta ed andare al di là dello scintillìo delle apparenze e dei sorrisi smaglianti.

N.B.: i commenti sono chiusi. Chi volesse scrivermi, può utilizzate l’apposito form. Visto però il numero di email che ricevo potrei non riuscire a rispondere a tutti.

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