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Rompo il mio silenzio sollecitata da uno scambio avvenuto su Facebook, in seguito alla condivisione di un articolo, QUESTO. La discussione è QUI, su Facebook,   avrei voluto contribuire direttamente là, ma credo che l’argomento mi porterebbe via un numero di parole superiore alla voglia di leggerle in un commento. Vedo un po’ se riesco a racimolare qualche idea.

Capisco bene la posizione di chi non vede un’esistenza al di là di quella su questo microscopico sassolino nell’Universo, sasso che noi chiamiamo Terra. E mi rendo conto che si tratta di un punto di vista molto serio e ben difficile da confutare. E io in fondo non voglio neppure farlo. Vorrei però lasciare delle considerazioni sparse che spero poi si coagulino in un mio pensiero centrale che ora come ora non sono sicura di esprimere a parole.

La mia idea è che l’uomo dia troppo per scontato la propria centralità, e questo si esprime anche in àmbiti dove magari non sembrerebbe che succeda così. Parto da lontano. Ognuno di noi è semplicemente calato in se stesso, bene o male, con soddisfazione o con dolore ma di fatto è così. Lasciamo per un attimo perdere le teorie sulla vita al di là di quella materiale e concentriamoci per ora su questa biologica. Io ho un corpo – o io SONO un corpo, non è lo stesso concetto ma facciamo finta di si. Il corpo è un confine fra il mio “sé” e il mondo esterno. E facciamo finta, anche qui, che il mondo esterno sia una realtà, sennò precipitiamo in una discussione filosofica che non finirebbe più. In che modo io entro in contatto col mondo esterno? Con i miei sensi, non si scappa. Con questi cinque (anche se in verità sono sei) sensi: vista, udito, tatto, olfatto e gusto – in più mettiamoci il senso dell’equilibrio che è un senso un po’ particolare perché è determinato da un insieme di percezioni diverse che vengono assemblate ed elaborate fra nuclei della base, cervelletto e varie zone dell’encefalo. Abbiamo noi la possibilità di entrare in contatto col mondo in maniera diversa se non attraverso i nostri sensi? La risposta è NO, senza possibilità di smentita. Anche le strumentazioni più sofisticate devono comunque essere lette dai nostri sensi, sono state tarate sui nostri sensi e sono comunque convertite sempre in qualcosa di intellegibile ai nostri sensi. Tanto per dirla scomodando gli studi delle scuole dell’obbligo: io non potrò mai sapere in che modo un pippistrello percepisce gli ostacoli né che tipo di risposta dà il cervello di un cane al suo olfatto. Ma posso ragionevolmente pensare che l’organizzazione del mondo di un pipistrello o di un cane siano piuttosto diverse dalla nostra, figuriamoci poi cosa può succedere in esseri viventi molto più lontani da noi come un insetto o un animale marino coloniale come i coralli.

 Noi diamo per scontato che il nostro funzionamento sia “La verità”. Non è così. Il nostro è sicuramente un funzionamento sotto molti profili raffinato ma sotto altri molto rudimentale rispetto ad altri animali, che hanno i sensi più sviluppati dei nostri. In qualche modo il nostro cervello ci costruisce un mondo complesso, articolato e molto ricco partendo da percezioni meno sviluppate e più rudimentali. Non abbiamo la vista di un rapace, l’olfatto di un lupo, il senso dell’orientamento di un uccello migratore, l’udito di un pipistrello (si capisce che mi piacciono i pipistrelli?) e così via, però dai nostri imperfetti e limitati sensi siamo partiti e siamo diventati la specie dominante su questo povero nostro Pianeta. O una sua infestazione, se vogliamo.

Questo discorso per arrivare a fare qualche considerazione su alcune nostre funzioni mentali, fra cui anche la logica, il ragionamento. La logica non esiste. E’ un modo di funzionare del nostro cervello, al pari di tanti altri quali l’intuito, la fantasia, il sogno, le capacità artistiche e così via. Non esistono in quanto “oggetti” ma in quanto funzioni, sarebbe molto meglio poter usare dei verbi piuttosto che dei sostantivi, come “raziocinare” (non so neppure se questo verbo esista a dire il vero), intuire, fantasticare, sognare, creare. In quanto funzioni del nostro cervello, io non sono sicura che una di queste sia più importante, di fatto, rispetto a tutte le altre. Magari la “logica”, la “ragione”, è quella che ci dà maggiormente la sensazione di sicurezza, quella che ci dà l’illusione di poter controllare il mondo, di comprenderne i meccanismi, quella che ci illude di poter estrarre le regole del funzionamento del mondo esterno, mentre alla fin fine è solo un modo che il nostro cervello si è creato per organizzare in modo coerente ciò che percepiamo con i nostri sensi. Abbiamo un modo di organizzare la realtà esterna che più o meno è condiviso, e questo ci permette – o ci dà l’illusione – di comunicare fra di noi. Ma in fondo posso io sapere se ciò che percepisco e a cui dò il nome di “colore rosso” venga visto dagli altri esattamente come lo vedo io? No, non posso saperlo. Devo giocare al gioco del “come se”. Vivo, cresco, mi muovo in questo sasso, mangio, respiro, mi accoppio, faccio figli, invecchio e muoio “come se” la mia vita fosse condivisa e condivisibile dagli altri.

Arrivo quindi al punto. La logica e la ragione ci danno degli ancoraggi che ci appaiono più solidi di altri, ma rimangono sempre dei modi di funzionare della mente, e ciò che vedo, odo, tocco, annuso e gusto non è che una fetta molto piccola di ciò che è universalmente percepibile, non foss’altro per il fatto che altri animali possono percepire cose per noi ignote. Abbiamo una certa idea del mondo degli ultrasuoni, dell’estensione della luce al di là dello spettro per noi visibile, ma non possiamo sapere nulla di altri sistemi di percezione che non rientrano per nulla nel nostro campo immaginativo, neppure per deduzione indiretta. Ma credo che non sia difficile pensare che le dimensioni possibili siano virtualmente infinite e che la realtà non sia solamente quella che cade sotto i nostri sensi.

Arrivo alla fine al nocciolo, a ciò che ha suscitato le mie considerazioni: è possibile pensare che tutto ciò che noi inquadriamo sotto l’immenso mantello della parola “spiritualità” non sia altro che frutto di conoscenze ottenute attraverso vie diverse da quelle fornite dai sistemi logici di pensiero, che in qualche modo li ampliano e li dilatano, ma che per ragioni intuibili non sono “dimostrabili” secondo i criteri che noi ci siamo dati e che chiamiamo erroneamente obiettivi. L’obiettività non esiste, i dati oggettivi non esistono perché tutto passa attraverso le nostre percezioni. Tutt’al più ci possono essere cose condivise da un elevato numero di esseri umani e altre cose che non raggiungono una condivisibilità altrettanto ampia. Questo vale anche per tutto ciò che concerne i discorsi sull’anima, la vita oltre la vita, il destino della nostra coscienza quando la nostra esistenza biologica cessa. Io comprendo bene i discorsi di chi considera l’esistente solo ciò che colpisce i nostri sensi, ma non mi trovo d’accordo proprio per le ragioni che ho esposto. Io non so cosa esista al di là di ciò che vediamo, tocchiamo, udiamo ecc., posso solo scegliere in cosa credere o non credere, cosa mi risuona interiormente (stavo per scrivere “nell’anima”), cosa percepisco come vero, al di là del fatto che poi questo “vero” esista come realtà universale o meno.

Per cui io sono propensa a credere che sia vero che esista una coscienza universale, che si frammenta e si incarna nelle varie forme di esistenza materiale di ogni genere, compresa quella inorganica, e che questo sia un modo per raccogliere esperienze. Così come credo nell’esistenza dell’anima ma non credo che si tratti di un qualcosa che somigli a quanto indicato nella religione cattolica. Credo che l’anima sia solo uno degli aspetti di questa coscienza universale, credo nella reincarnazione ma non credo che si reincarni il nostro IO, credo che ciò che si reincarni sia qualcosa di diverso, più impersonale.

Questo modo di considerare la vita mi ha rilassato molto. Io raccolgo esperienze, le faccio e le faccio fare, creo nel mio infimo un pezzetto di mondo attraverso la perturbazione creata dalla mia esistenza. E poi, prima o poi, tornerò ad essere parte di un tutto, perdendo definitivamente la mia individualità. Il mio compito è raccogliere esperienze, magari anche conoscenze se mi riesce. Non desidero niente di più. L’IO non esiste, è solo un’illusione. Posso anche mettermi tranquilla.

N.B.: La foto delle mele è lì perché mi piace. Il mondo vegetale è l’esempio più straordinario di come la vita possa avere aspetti e – probabilmente – una visione del mondo parecchio diversa da quella umana.

EDIT del 21.09.2014: leggo un articolo che trovo molto correlato: LINK

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