In questo post ho risposto ad un utente di un forum che ho frequentato per circa tre anni, il quale ha aperto il thread con ciò che riporto in corsivo. Allora tentai di dare una risposta alle domande poste da S._S.

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14.01.2003 Forum di R.

riferimento di S._S.:

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Vi succede mai di entrare in un locale, e per quanto non indossiate una sciarpa color fucsia fosforescente e non vi stiate scomponendo in una fragorosa risata vi pare che tutti vi guardino?

Di tendere l’orecchio per sentire se nell’altra stanza i vostri familiari stanno parlando di voi?

Di immaginare che il vostro partner, uscito a spasso col cane, si stia intrattenendo a fare sesso sfrenato nel tiepido e appannato abitacolo di un auto con una passante trovata lì per lì? O peggio, appostata ad aspettare proprio lui?!

Di assentarvi momentaneamente da un gruppo di amici e temere che si sia parlato male di voi in vostra assenza?

Di temere che i vostri colleghi si lamentino segretamente tra loro del vostro rendimento? Quanta paranoia c’è nella vostra vita?

La trovate normale?

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Il pensiero paranoico è un pensiero patologico, ma per un attimo, fate finta che io non sia psichiatra, lasciamo perdere le forme di paranoia come malattia delirante e seguitemi in un discorso di semplice buonsenso.

La paranoia è tante cose.

E’ fondamentalmente PAURA.

Paura del giudizio, di essere inferiore a tutti, di non essere all’altezza. Paura che si trasforma a poco a poco in sospetto, in certezza…. Cosa potrò fare mai per evitare che scoprano che poca cosa sono io???

E’ FAR SCIVOLARE IL PENSIERO IN LIDI SGANCIATI DAL REALE.

Cosa vuol dire? Vuol dire che prima di diventare paranoici c’è tutta una serie di gradini intermedi in cui si può evitare ciò, ma per qualche ragione non si fa. E si arriva invece ad un punto di non ritorno dove tornare indietro diventa pressoché impossibile. Posso avere dei dubbi sulla buona fede altrui, ma perché scegliere di credere a tali dubbi? Che ne ricavo in fondo? Perché diventa più importante che io non venga preso in giro dalla falsità altrui piuttosto che godere di quello che l’altro, in buona o malafede, vuole donarmi? E allora giù verso una china di sospetto-controllo-certezza del male…..

Paranoia è NON SAPER ACCETTARE LE INCERTEZZE DELLA VITA.

Non tutti ci amano, ma non tutti ci odiano. Il rapporto con un amico può cambiare, l’amore che sembrava eterno può trasformarsi in tenerezza o anche in insofferenza. Tutto cambia nella vita, senza che questo costituisca un tradimento. Cristallizzare la mutevolezza della vita ci espone al pensiero paranoico. Siccome l’amore non è eterno, non esiste, e mi ingannano quelli che mi dicono di amarmi. Siccome le amicizie possono mutare, allora non esistono gli amici, ma solo persone interessate a scoprire i miei punti deboli chissà per quale motivo…

Paranoia è inoltre NON ACCETTARE DI ESSERE PERSONE “BANALI”, NON PARTICOLARMENTE DEGNE DI CURIOSITÀ’ O ATTENZIONE.

Non accetto di essere indifferente, meglio pensare che ridano di me piuttosto che pensare che mi ignorino. Meglio pensare che mi odino piuttosto che constatare che per la maggior parte delle persone (e magari per qualcuno che io amo) io non esisto proprio…. Eppure nella vita in fondo quanto poco importanti siamo! Quanto poco interesse suscitiamo nel prossimo! Ma io, sono disposto ad accettare questo? Sono disposto ad accettare di essere uno fra tanti?

No, S._S., non è normale.

Ma non perché il pensiero paranoico possa essere patologico, solo perché non ci permette di crescere, di maturare, di acquistare quel tanto d’umiltà che ci suggerisce di guardare serenamente il prossimo senza pensare di essere dei grandi o delle nullità.

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