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Dalla parte degli ex:
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Nuvola di parole

La spietatezza – video

Spero di affrontare ancora quest’argomento. Uso la parola “spietatezza” senza darle una connotazione negativa, indicando invece con essa  quella modalità di entrare in relazione col mondo che sia “pulito”, non filtrato. Ci sarebbe ancora tanto da dire, perché in effetti dovrei dedicare un video a parte per spiegare in cosa consistono i “filtri” (o gli schermi, o le maschere che dir si voglia) e in che modo finiamo per costruircene, nell’arco della nostra vita, un buon numero. E dovrei ancora parlare della necessità di essere spietati prima di tutto con noi stessi, come primo e indispensabile passo per recuperare il nostro IO e posizionarlo in modo che costituisca realmente il nostro baricentro. Avrei un’infinità di spunti…

Riflessi: 01. La spietatezza

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Curare o denunciare?

Su Facebook uno dei miei contatti mi ha segnalato un articolo, QUESTO, chiedendomi un parere al riguardo.

Mi ha scritto, infatti:

E’ corretto classificare lo stalking come un disturbo ossessivo compulsivo? Qui sembra accompagnato dal delirio. Si poteva istituire una terapia di contenimento ed evitare la denuncia?

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La serenità di giudizio in psichiatria

Faccio alcune brevi riflessioni a caldo, dopo aver letto questo articolo su Giornalettismo. Premetto che non ho mai lavorato in un carcere, tempo fa mi limitavo a fare delle consulenze a detenuti di una colonia penale che cadeva sotto il territorio della ASL in cui lavoro. Non sono mai entrata in un carcere: i detenuti venivano portati dalla polizia penitenziaria presso la nostra sede, ma nella colonia penale si scontano reati minori.

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L’amore che recide i legami nei movimenti di tipo settario

Dopo aver riportato le esperienze di ex membri del movimento dei focolari, desidero fare qualche considerazione su alcuni aspetti dei movimenti di tipo settario, aspetti che sono straordinariamente simili sia in molti movimenti riconosciuti dalla chiesa cattolica che in molti di quelli che vengono etichettati come “sette” vere e proprie.

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Due pesi e due misure

Dopo tanto tempo rincomincio a scrivere, stimolata da un commento all’articolo “Chiara Lubich si chiamava Silvia”.

Giovanni mi permette, suo malgrado, di affrontare un argomento a me caro, usando lui stesso come esempio Chiara Luce Badano e la sua morte prematura causata da una forma tumorale.

Non sono mai voluta entrare in merito alla sua beatificazione, alle circostanze della sua morte, alla sua vita ecc. ma ora vorrei spendere qualche parola prendendo il suo caso come esempio.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 5° parte

(1° parte)

(2° parte)

(3° parte)

(4° parte)

Chi esce dalla struttura si trova, spesso improvvisamente, sovraccarico di queste emozioni e sentimenti “negativi” e ne viene spaventato a morte. E’ una delle tante ragioni per cui chi esce si sente spesso sbagliato e cattivo, non è la sola ma è una causa importante di questa percezione di sé.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 4° parte

(1° parte)

(2° parte)

(3° parte)

Le parole, come accade per la parola “esperienza”, quando ci si allontana dal movimento hanno due destini: mantengono il significato originario e/o vengono svuotate di ogni significato. Accadono spesso entrambe le cose: la parola mantiene il significato legato al movimento MA quel significato diventa per noi privo di senso e vuoto.

Noi non sappiamo più come chiamare ciò che viviamo perché non possiamo usare la parola “esperienza”.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 3° parte

(1° parte)

(2° parte)

Quando si esce dal movimento ci si trova in una situazione stranissima. Da un lato si respira un inaspettato senso di libertà, si acquista rapidamente la capacità di vedere gli altri, la vita e gli avvenimenti in modo limpido e non filtrato e questo genera sorpresa, sensazione di irrealtà, euforia, paura. D’altro canto ci si ritrova completamente nudi e privi di punti di riferimento. Si cercano, di solito, altri punti di riferimento. Normalmente questi sono costituiti dalla religione vissuta in modo più comune, più simile ai fedeli non appartenenti ai movimenti. Spesso la si studia per cercare di capire oppure per trovare uno spazio all’interno della fede che sia rispondente alla propria vita interiore. Quest’operazione non riesce a tutti. Spesso ci si rivolge ad altro – altre religioni, altre filosofie – e qualche volta ci si ritrova, semplicemente, staccati da tutto e da tutti in un oceano di emozioni vissute in solitudine.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 2° parte

(1° parte)

La conseguenza di cui voglio parlare almeno per accenni, è che a poco a poco la lettura “mistica” del proprio mondo emotivo si frappone e copre, occulta e seppellisce la percezione diretta delle sensazioni e delle emozioni, impedendo loro di trovare una strada diretta attraverso parole più generalmente condivise.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 1° parte

Comincio a pubblicare a puntate un articolo che, ahimè, è lunghissimo e la cui lettura sarebbe improponibile tutta d’un fiato. Ancora una volta, le mie osservazioni nascono dalla conoscenza che ho avuto in questi (quasi) 2 anni di persone che hanno lasciato il movimento dei focolari. Ciò che descrivo è, comunque, legato a forme piuttosto importanti di scompensi generati da quest’esperienza. C’è chi è riuscito a mantenere nonostante tutto un equilibrio interiore accettabile e ha potuto ricostruire la propria vita con meno difficoltà e fatica.

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L’individuazione – l’acquisizione progressiva di consapevolezza

Vorrei buttare giù delle riflessioni, forse senza capo né coda, che nascono sempre dall’aver conosciuto e condiviso alcuni aspetti della vita nel movimento e di ciò che è successo in seguito in chi se n’è andato.

Probabilmente il movimento dei focolari c’entra, nel mio discorso, in modo abbastanza marginale e più per il fatto che è stato lo stimolo per una riflessione di respiro più ampio.

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Dorian Gray, Oscar Wilde e la gravità del peccato di ipocrisia

A volte scrivo per lenire un dolore. Cerco qualcosa che mi consenta di ricavare da questo un insegnamento. Questo insegnamento l’ho già avuto molti anni fa ma ogni tanto mi si ripresenta in forma nuova.

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S.L.A.

Oggi scrivo per la prima volta un post, dopo aver formattato il mio vecchio computer e prima di aver recuperato tutto ciò che erano le caratteristiche di prima.

Non amo le sigle e gli acrostici. Non li capisco. Non li riconosco quasi mai. Preferisco di solito recitare come un rosario tutte le parole che lo compongono. Questo è ciò che pensavo mentre percorrevamo la strada per quella visita domiciliare che avrei volentieri voluto evitare.

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Di come sia opportuno non condividere le proprie idee

Mia figlia è in 1° liceo scientifico. Ha quasi 14 anni. Oggi è arrivata perché voleva parlare un po’ con me. Durante un’assemblea (si, le fanno ancora) c’è stata una discussione tra lei e un compagno di classe.

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Luce di candela

Lo guardo sempre con molta tenerezza. Nel suo sguardo quasi mai c’è la fissità della pupilla tipica di chi ha il suo stesso male. A volte si, certo, quando le voci prendono il sopravvento e l’angoscia di infiniti pensieri sparsi si coagula in deliri, quando visoni notturne come fantasmi superano le pareti per accalcarsi attorno a lui.

Ha lo sguardo limpido come quello di un bimbo. Quando sorride ha una dolcezza infinita. Ripenso a quel giorno in cui mi descrisse le sue allucinazioni più poetiche. Mi dice che quando va alla messa ogni persona si trasforma in un globo di luce che pulsa quando vengono recitate le preghiere corali.

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Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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