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Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica

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Nuvola di parole

Vietato Amare

Stiamo vivendo un periodo storico molto strano, soprattutto in Italia, non saprei dire in altre parti del mondo ma probabilmente certe ondate, nelle specifiche caratteristiche, sono presenti un po’ dovunque.

La prima volta che mi resi conto che qualcosa non quadrava fu nell’autunno del 2000. Mi invitarono ad un congresso a Barcellona, città che vidi purtroppo troppo rapidamente in quella circostanza e che ancora non sono riuscita a visitare con calma. Bellissima città sotto tutti i punti di vista, ma ciò che mi colpì in particolare fu la presenza di tante coppie di giovani che si abbracciavano, si baciavano liberamente per strada e che nelle ampie piazze erbose restavano sdraiati a coccolarsi e un po’ a pomiciare serenamente, senza che tutto questo generasse alcuno scandalo.

In quella circostanza mi resi conto di quello che mancava da noi ormai da un po’ di tempo e che, nel corso di questi 11 anni, non ho più ritrovato. Ossia le manifestazioni pubbliche ed esplicite dell’amore fra i ragazzi.

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Dove muore il tocco d’ali delle farfalle

Quanti anni saranno passati? Forse venti, più o meno. La prima volta che vidi quel film fu circa vent’anni fa. L’ho visto altre volte e l’ho rivisto ancora poco fa. Ma quando cerco di scrivere, ormai, mi sento come se dovessi svolgere un tema per qualcun altro e non più esprimere ciò che sento e provo per la pura bellezza della parola e della magia che scatursce nell’immaginario di ognuno mentre legge o ascolta.

Lezioni di piano

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La divisa del Movimento dei Focolari – la bugia che ti sorride

Laryssa mi ha mandato alcune considerazioni rispetto a quella che lei definisce “la bugia del movimento”. Leggendo, mi è venuto in mente quando Chiara diceva che la divisa di un gen, focolarino o volontario era il suo sorriso. E’ così: la caratteristica di un membro del movimento che salta maggiormente agli occhi è proprio questo modo continuo e costante di sorridere. Inserisco le riflessioni di Laryssa qui sotto:

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Non siamo rettili

Ti hanno detto che devi sorridere sempre. Sempre, ma non troppo. Non devi ridere a squarciagola, gridare la tua gioia al cielo, abbracciare con trasporto chi ami, baciare qualcuno solo perché ti guarda e sorride.

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Scambiare le emozioni per amore. Un articolo di Tina Galante

Oggi è S. Valentino. Un S. Valentino triste e vuoto, dove il senso di questo vuoto l’ho trovato in un articolo di Tina Galante – alias Tisbe, che mi ha aperto il senso di alcuni vissuti presenti ormai da troppi mesi nella mia vita.

Invito a leggere SCUSA MA TI CHIAMO OGGETTO. Vorrei averlo scritto io.

Quello che viene descritto a volte lo facciamo, a volte lo subiamo. Ma il più delle volte non siamo in grado di cogliere quello che succede né nel primo né nel secondo caso. Buona lettura… e grazie, Tina.

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AVVISI PER CHI COMMENTA

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La storia di … : Sono praticamente nata nel movimento dei focolari

Ho avuto proprio ieri un contatto con una ex gen che si è offerta di raccontare qualcosa della sua esperienza, perlomeno le parti di questa che le permettevano di non essere riconoscibile. Le ho chiesto di scrivere lei stessa quello che voleva e ora pubblico il suo racconto esattamente come l’ho ricevuto, senza ulteriori commenti. Come al solito, avviso chi legge: non pubblicherò commenti che non siano meno che rispettosi nei confronti dell’esperienza di questa persona. Buona lettura.

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Chi salva una vita salva il mondo intero

E finalmente ci arrivo anch’io, con il mio piccolo anello di una catena iniziata qualche mese fa. Attraverso il banner sottostante arriverete ad un blog da cui, se volete, potrete acquistare un piccolo libro – in versione cartacea o come ebook. Il libro ha come titolo “C’era una volta… Il regno di Ferro di Cavallo”

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 5° parte

(1° parte)

(2° parte)

(3° parte)

(4° parte)

Chi esce dalla struttura si trova, spesso improvvisamente, sovraccarico di queste emozioni e sentimenti “negativi” e ne viene spaventato a morte. E’ una delle tante ragioni per cui chi esce si sente spesso sbagliato e cattivo, non è la sola ma è una causa importante di questa percezione di sé.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 4° parte

(1° parte)

(2° parte)

(3° parte)

Le parole, come accade per la parola “esperienza”, quando ci si allontana dal movimento hanno due destini: mantengono il significato originario e/o vengono svuotate di ogni significato. Accadono spesso entrambe le cose: la parola mantiene il significato legato al movimento MA quel significato diventa per noi privo di senso e vuoto.

Noi non sappiamo più come chiamare ciò che viviamo perché non possiamo usare la parola “esperienza”.

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Commenti disabilitati su L’incapacità di decodificare le emozioni – 4° parte

L’incapacità di decodificare le emozioni – 3° parte

(1° parte)

(2° parte)

Quando si esce dal movimento ci si trova in una situazione stranissima. Da un lato si respira un inaspettato senso di libertà, si acquista rapidamente la capacità di vedere gli altri, la vita e gli avvenimenti in modo limpido e non filtrato e questo genera sorpresa, sensazione di irrealtà, euforia, paura. D’altro canto ci si ritrova completamente nudi e privi di punti di riferimento. Si cercano, di solito, altri punti di riferimento. Normalmente questi sono costituiti dalla religione vissuta in modo più comune, più simile ai fedeli non appartenenti ai movimenti. Spesso la si studia per cercare di capire oppure per trovare uno spazio all’interno della fede che sia rispondente alla propria vita interiore. Quest’operazione non riesce a tutti. Spesso ci si rivolge ad altro – altre religioni, altre filosofie – e qualche volta ci si ritrova, semplicemente, staccati da tutto e da tutti in un oceano di emozioni vissute in solitudine.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 2° parte

(1° parte)

La conseguenza di cui voglio parlare almeno per accenni, è che a poco a poco la lettura “mistica” del proprio mondo emotivo si frappone e copre, occulta e seppellisce la percezione diretta delle sensazioni e delle emozioni, impedendo loro di trovare una strada diretta attraverso parole più generalmente condivise.

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L’incapacità di decodificare le emozioni – 1° parte

Comincio a pubblicare a puntate un articolo che, ahimè, è lunghissimo e la cui lettura sarebbe improponibile tutta d’un fiato. Ancora una volta, le mie osservazioni nascono dalla conoscenza che ho avuto in questi (quasi) 2 anni di persone che hanno lasciato il movimento dei focolari. Ciò che descrivo è, comunque, legato a forme piuttosto importanti di scompensi generati da quest’esperienza. C’è chi è riuscito a mantenere nonostante tutto un equilibrio interiore accettabile e ha potuto ricostruire la propria vita con meno difficoltà e fatica.

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Le mille trappole della parola AMORE

Ho cominciato quest’articolo con l’idea di parlare di una cosa in un certo modo per un certo scopo. Ho proseguito così, lasciando che le mie dita sfiorassero i tasti, trasformando a poco a poco l’articolo in qualcosa di slegato e strano. Non voglio rielaborarlo. Se dovesse succedere che il discorso originario mi nasca in modo limpido in un secondo momento, lo metterò in un post a parte.

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Nell’anno della Tigre

Io sono nata nell’anno della tigre. Anche il 1962 lo era e io mi sono trovata ad avere per segni zoodiacali ben due felini come totem: il Leone e la Tigre.

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Nello scorrere immobile dell’illusione del tempo

L’oracolo lo guardò con occhi lontani e liquidi.  Il suo sguardo trapanava il cranio e si depositava oltre la nuca, al di là del monte e dietro i confini dell’orizzonte.

Parlava con voce piatta e monotona ed ogni parola era pesante come il granito dello strano trono su cui era seduto.

Io morirò e le tue parole non avranno più senso alcuno. Dei mille pensieri non uno resterà legato alla tua mente. Io morirò e l’estate lascerà il posto all’autunno gonfio di mosto e foglie ingiallite. Morirò nelle tue rughe ogni anno più profonde, nelle tue ossa più rigide e nei tuoi muscoli sempre più deboli. Io morirò e non vedrai più quegli occhi che hai amato tanto, e la tua vita si riempirà di “se avessi detto”, “se avessi fatto”.

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Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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