Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta. — Tiziano Terzani (prima di morire, al figlio), La fine è il mio inizio
Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica
Guardavo distrattamente dal finestrino del treno scorrere il paesaggio, immersa nei miei pensieri. Eppure quelle immagini, la vista di quei luoghi per me insoliti, è rimasta negli occhi, nella mente e nel cuore.
64 anni fa una ragazzina di 15 anni smise per sempre di annotare i propri pensieri in un piccolo diario che ricevette in dono per il compleanno di due anni prima.
Il caldo si faceva afoso e soffocante. Una polvere sottile e invadente si mischiava al sudore e incollava la pelle alla camicia di lino grigio. L’uomo bevve con parsimonia dalla fiasca dell’acqua e si diresse verso le palme rade che scorgeva in lontananza. La vecchia jeep sobbalzava fra le pietre mentre l’uomo imprecò contro la sorte che non gli aveva permesso di ottenere un fuoristrada più confortevole. Si fermò per un istante e guardò con attenzione la mappa: i punti di riferimento sembravano coincidere e proseguì verso quella che sembrava la direzione giusta.
Anche oggi piove. Una pioggia importante ma non torrenziale, pacata, decisa, come non capitava da molto tempo. Esco tardi dal lavoro e mi infilo nell’auto nuova. Apprezzo solo da poco il piacere di invadere l’abitacolo di note musicali, che divertite e impazzite si insinuano fra le pieghe delle finiture, negli angoli reconditi del cruscotto, e che vibrano nella mia carne attraverso il sedile, il volante.
Fra i commenti del post Chiara Lubich si chiamava Silvia, ne ho trovato due di Martia che molto gentilmente mi ha fornito un punto di vista esterno al movimento di chi ha conosciuto un focolarino. Riporto integralmente i commenti, che mi consentono di fare un discorso che, ahimè, mi verrebbe difficile fare solo in quella sede. Abbiate pazienza perché tutto il discorso è MOLTO LUNGO, ma stavolta non potevo spezzarlo.
Nonostante non sia stata nominata partecipo all’iniziativa che propone Riccardo Gavioso nel post “La Memoria in un Libro” che, come richiesto, ricopio qui sotto:
oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte.
Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia.
Ho trovato il video su Youtube, ce ne sono tanti su questo stile. Alcuni li ho inviati al posto degli auguri. Eppure vederli, ascoltare le musiche, mi mette una tristezza infinita.
Roma rumore di traffico e voci, di passi sull’acciottolato sconnesso. Roma nel profondo di occhi verdi, sguardo di ragazza, perso nel vuoto di pensieri lontani, coda di cavallo, sigaretta fra le dita sottili, seduta rannicchiata sui gradini del Conservatorio.
Il dibattito sull’aborto torna periodicamente a farsi scottante. Accantonato apparentemente dopo il referendum dell’1981, ripreso sporadicamente in varie riprese, rincomincia a far parlare di sé attraverso la discussa legge sulla fecondazione assistita, con tutti i suoi limiti e le critiche che suscita in entrambe le posizioni “estreme” del dibattito.
In questo post affronterò il tema iniziando da un piano personale per estenderlo ad uno più generale in quanto certe posizioni che io, come tutti, assumo nei confronti della società e delle scelte di etica inevitabilmente nascono da ciò che sono, che ho vissuto e che vivo.
E’ uno di quei giorni in cui avrei voglia di esprimere quello che mi passa per la testa e nel cuore, ma in cui mi viene tanto difficile macinare con le parole qualcosa di assolutamente ineffabile e… difficile da esprimere. Ho scritto nel post precedente del film “Ti presento Joe Black”, che ho rivisto stamane. E ieri notte, fino ad un orario indecente, non ho fatto altro che guardare interviste a Tiziano Terzani e al figlio Folco, a guardare la presentazione del libro scritto da Folco sbobinando lunghe conversazioni col padre prima che morisse.
Delicato film interpretato da una giovane Audrey Hepburn, inizia la sua ambientazione in Belgio negli anni ’20.
Gabrielle Van Der Mal è la giovane figlia di un noto chirurgo, essa stessa appassionata delle scienze mediche in un periodo storico in cui non era concesso alle donne di accedere a tale professione. La sua passione si sviluppa specialmente nello studio delle malattie tropicali in quanto il suo più grande desiderio è quello di lavorare nella colonia congolese.
Sono tornata dal mare. Per una strana combinazione mi son svegliata presto e ho deciso, nonostante sia domenica, di andare un po’ al mare. Alle 8.00 ero già in spiaggia. Una spiaggia magicamente vuota, silenziosa, dove lo sguardo poteva spaziare riposandosi all’orizzonte. Il mare era calmo ma non piatto. Una fresca brezza da nord metteva brividi lungo la pelle.
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Sacro Profano
Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…