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Āyurveda, riflessioni di studio 002. Canali di relazioni

Una splendida immagine dell'Albero della Vita (Ho utilizzato una splendida immagine dell’Albero della Vita. Tratto dal sito La Cabalà, a cui rimanda il link della foto. Se i proprietari dell’immagine ritengono che io abbia violato un copyright, possono contattarmi e ottenere la rimozione immediata della foto.)

Riflessioni in libertà del 07.04.2013

La primissima esperienza di Āyurveda l’ho fatta a gennaio 2012 quando ho partecipato ad un seminario esperenziale sulle relazioni. Seminario nel quale fra l’altro avevamo verificato come ci siano dei messaggi che “passano” al di là delle comunicazioni verbali – e spesso anche non verbali – fra le persone. Si tratta di un fenomeno che conosco bene perché comunque viene spiegato in molti modi diversi soprattutto in ambito religioso, ma il discorso sugli Śrotas mi colpisce in particolare perché rende totalmente neutra la spiegazione di quei particolari tipi di comunicazioni non spiegabili fisicamente. Per esempio, ricordo come mi aveva colpito molti anni or sono leggere che Wiesenthal, liberato dal campo di concentramento, aveva la percezione molto nitida che anche sua moglie fosse sopravvissuta, cosa che si rivelò esatta.

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Āyurveda, riflessioni di studio 001. La Realtà è Frattalica

Voglio inserire qui di seguito alcune considerazioni che mi nascono dallo studio che sto facendo di medicina Āyurvedica, nel rileggere gli appunti, ricordare le lezioni, sfogliare disordinatamente qualche libro, e nel ricucire il tutto con la mia banale esperienza. Queste in particolare le ho messe per iscritto il 17.02.2013. Spero di riuscire a scrivere ancora, chissà.

Anni fa sono venuta a conoscenza di questa straordinaria scoperta secondo la quale attraverso un algoritmo si potevano descrivere aspetti della realtà apparentemente irregolari. Su Wikipedia posso trovare qualcosa di abbastanza semplice che mi permette di capire meglio quest’argomento. Soprattutto interessante questo stralcio:

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Movimento dei focolari, l’esperienza di Luce

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email da parte di un ex membro del movimento, una persona non italiana, che ha voluto condividere con me qualcosa della sua esperienza. Ha voluto usare come nick “Luce”, ed io ringrazio Luce per le sue parole. Pubblico il contenuto della email dietro suo esplicito consenso, avendo apportato come uniche modifiche alcune correzioni ortografiche, peraltro assai poche visto che Luce ha scritto in un italiano comprensibilissimo.

Un abbraccio a Luce e a tutti voi.

Buongiorno, Grazie mille d’avere il coraggio che tanti non hanno di parlare in questa maniera chiara, sincera, concisa e precisa su questa dura e incomprensibile realtà che tanti sperimentiamo quando siamo usciti dal movimento, mi sono tanto, tanto, tanto identificata. Io ho pensato tutto questo di cui voi parlate qui su questo sito, dopo che sono uscita dal movimento ma avevo dei momenti in cui pensavo che ero l’unica ad avere questi sentimenti oppure questi pensieri.

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La metafora dei poltergeist – video

La metafora dei poltergeist su Vimeo

E’ da tempo che ci penso, ma in seguito a due chiacchierate con due amici ho cominciato a dar forma ad un concetto che va un po’ contro corrente rispetto a quanto si sente dire. Chi pratica un “cammino di consapevolezza”, che sia attraverso la meditazione, che sia attraverso altro, di solito arriva alla conclusione che certe forze debbano essere cercate dentro di noi (l’energia, la felicità, l’amore ecc.).

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Curare o denunciare?

Su Facebook uno dei miei contatti mi ha segnalato un articolo, QUESTO, chiedendomi un parere al riguardo.

Mi ha scritto, infatti:

E’ corretto classificare lo stalking come un disturbo ossessivo compulsivo? Qui sembra accompagnato dal delirio. Si poteva istituire una terapia di contenimento ed evitare la denuncia?

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La serenità di giudizio in psichiatria

Faccio alcune brevi riflessioni a caldo, dopo aver letto questo articolo su Giornalettismo. Premetto che non ho mai lavorato in un carcere, tempo fa mi limitavo a fare delle consulenze a detenuti di una colonia penale che cadeva sotto il territorio della ASL in cui lavoro. Non sono mai entrata in un carcere: i detenuti venivano portati dalla polizia penitenziaria presso la nostra sede, ma nella colonia penale si scontano reati minori.

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Movimento dei focolari – vietato pensare

Inaspettatamente ricevo anche una mail da un’altra ex gen, si chiama Francesca, è veneta anche lei, e ha deciso di aggiungere un altro pezzo del puzzle che a poco a poco si sta delineando, rispetto alla vita all’interno del movimento, ai rapporti fra gli interni e i non appartenenti al movimento, rispetto a quello che succede in chi si allontana. Come Laryssa e come Chiara, anche Francesca è entrata nel movimento per ragioni – per così dire – “genetiche”, portata dentro da ragazzina o da bambina in quanto dei membri della sua famiglia ne facevano parte.

Eccomi. Ho 30 anni e dopo una vita da gen 3 prima e gen 2 dopo, non per mia scelta (molti membri della mia famiglia fanno parte del movimento da anni e io mi ci sono ritrovata dentro per forza di cose), a 22 anni ho deciso di allontanarmi da quel mondo, per riuscire a troncare del tutto a 23 anni.

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Vivere nel movimento dei focolari una vita già tracciata

Con il consenso di Chiara, una ex gen del veneto, pubblico integralmente una testimonianza che ha voluto condividere con me via email. La ringrazio particolarmente perché mi ha consentito di pubblicarla così com’è, senza modifiche atte a renderla non riconoscibile, e di usare il suo nome vero. Che, come spesso capita alle figlie di interni dell’opera, coincide con quello della fondatrice.

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La Verità come instancabile ricerca

Prendo spunto da uno scambio di mail che mi ha messo tristezza. Una persona mi ha contattato, un uomo presumo più grande di me, che ha messo davanti a me credenziali di profonda cultura in alcuni campi fra cui di teologia.

Ovviamente non intendo citare brani delle sue mail, senza il suo consenso sarebbe molto disonesto da parte mia. Questo comporta che dovrò riassumere i concetti che mi ha esposto secondo come li ho capiti e non così come sono. E’ un limite, ma comunque intendo usare questo scambio in modo esemplificativo.

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“Farsi UNO” e la sindrome di Zelig

Ok, è da parecchio tempo che non scrivo. Intendevo approfondire miriadi di argomenti ma al lato pratico i pensieri prendevano altre strade e non si incarnavano nei tasti del mio laptop. Ma stamattina ho letto un aforisma di Woody Allen e mi è venuto in mente – per l’ennesima volta – il film “Zelig”.

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La divisa del Movimento dei Focolari – la bugia che ti sorride

Laryssa mi ha mandato alcune considerazioni rispetto a quella che lei definisce “la bugia del movimento”. Leggendo, mi è venuto in mente quando Chiara diceva che la divisa di un gen, focolarino o volontario era il suo sorriso. E’ così: la caratteristica di un membro del movimento che salta maggiormente agli occhi è proprio questo modo continuo e costante di sorridere. Inserisco le riflessioni di Laryssa qui sotto:

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Orgoglio e pregiudizio in Vaticano – riflessioni ed excursus – terza parte – pregiudizi

(Prima parte)

(Seconda parte)

Fin qui ho parlato riferendomi a coloro che appartengono comunque ad una religione o a un pensiero di fede. L’argomento diventa ancora più complesso quando si riferisce a coloro che non sentono il bisogno di spiegazioni trascendenti per colmare le paure rispetto alla malattia, alla sofferenza e alla morte.

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Orgoglio e pregiudizio in Vaticano – riflessioni ed excursus – seconda parte – digressioni varie

(Prima parte)

Le mie riflessioni esulano abbondantemente dal contenuto del libro, che peraltro mi è piaciuto tantissimo, che mi ha fatto riflettere profondamente e che mi ha commossa in molti punti, ma mi hanno anche aperto la strada alla ragione profonda e radicale per cui io non sono più cristiana e con tutta probabilità non lo sarò mai più.

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Orgoglio e pregiudizio in Vaticano – riflessioni ed excursus – prima parte

Anonimo – Olivier Le Gendre
Orgoglio e pregiudizio in Vaticano (Confession d’un cardinal)


Ho finito di leggere ieri questo libro-intervista e mi accingo a scrivere non tanto una recensione quanto le mie riflessioni al riguardo.

Il libro è stato scritto da Olivier Le Gendre, scrittore cattolico, in seguito a tre serie di colloqui svoltisi nell’arco del 2005 in tre parti del mondo: Roma, Avignone e un luogo non precisato del sud-est asiatico. L’interlocutore, anonimo, è un cardinale di oltre ottant’anni che ha vissuto attivamente fasi cruciali della vita della chiesa nell’arco degli ultimi 40-45 anni.

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L’ideale del movimento dei focolari. Cosa possiamo recuperare. Gesu’ In Mezzo – terza parte

(Prima parte)

(Seconda parte)

Mi è capitato di avere momenti di comunione simili a quelle sperimentate nelle unità GEN, anche con persone piuttosto diverse da me e anche con chi non condivideva il mio stile di vita o le mie idee. Succede per lo più in un rapporto a due, al di fuori dal movimento non mi è più capitato con più di un’altra persona. Si verificava quando entrambi siamo stati capaci di ascoltare in modo “pulito” l’altra persona, senza preconcetti e senza giudizi, disposti entrambi ad accogliere l’altro così com’è. Così ho imparato, per esempio, che è molto più difficile con persone con le quali le aree di condivisione sono di meno. Questo perché ci sono molti pregiudizi da superare da parte di entrambi e accettare un modo di vivere molto diverso dal proprio non è semplice.

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Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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